I Naviganti 30: Caitiango (racconto su Star Trek: Enterprise)   1 comment

Dedicato a mia Madre

Rating: PG-13

Genere: Romanzo – avventura

Riassunto: : L’Enterprise arriva nei pressi di un pianeta che ospita dei Giochi Sportivi. Tutti (o quasi) si iscrivono entusiasti. F’Ral vorrebbe partecipare a una gara di, danza, ma sull’Enterprise, pare non ci sia nessuno che sa ballare….

Spoilers: Tutta Enterprise e qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Paramount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro.

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I want to be a hunter again
I want to see the world alone again
To take a chance on life again
So let me go, let me leave, let me go.
(Dido – “Hunter”)

Io non ho paura e voglio viverti per come sei
E fino all’ultimo momento penserò che sia per sempre.
(Biagio Antonacci – “Ritorno ad Amare”)

Vorrei liberarti l’anima, nel blu dei giorni tuoi
E fingere che ci sarò.
(Giorgia – “Di Sole e d’Azzurro”)

Let me be the only one
To keep you from the cold.
(Annie Lennox – “Love Song for a Vampire”)

(F’Ral)

Fisso il monitor senza nemmeno fare le fusa. Siamo chiusi nella gondola, da troppo tempo. Anche se amo gli spazi stretti per infilarmici e stare tranquilla, amo anche poterne uscire quando mi pare e piace e questa gondola è un po’ troppo piccola, per i miei gusti, e al momento anche un po’ troppo calda. E sì, se io dico che fa caldo, gente, fa davvero caldo.
Ma al momento tutto questo, compresa la tempesta neutronica, sono passati in secondo piano.
Trip e T’Pol sono usciti dalla gondola per andare a sistemare il motore, che per qualche strana ragione è partito. Trip dice che loro due sono gli unici sulla nave che possono porre rimedio alla situazione.
Li sto controllando dal monitor, con il fiato sospeso.
Poi, di colpo, il pilone che sorregge la gondola si gonfia, viene colpito da un’onda formatasi all’improvviso, la paratia s’increspa e poi esplode.
Posso solo rimanere a fissare i corpi carbonizzati di Trip e T’Pol che fluttuano nello spazio, prima di prendere un respiro e urlare.
«MIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAO!»

Spingo le coperte da parte. «Miao miao miao miao miao miao miao miao!»
Mi tiro a sedere, annaspo alla ricerca della luce sopra il letto e, quando vedo che sono nel mio alloggio, mi tiro in piedi ed esco di corsa.

(T’Pol)

Sento un rumore in sottofondo, che mi porta dal sonno al dormiveglia. Negli ultimi cinque giorni, sia io che Trip, assieme a un’altra decina di tecnici abbiamo fatto tripli turni per sistemare il motore che aveva preso una “brutta botta”, come ha detto Trip.
Questa notte, per questo, abbiamo entrambi bisogno di dormire.
Ho deciso di ignorare il campanello.
Suona di nuovo.
Apro un occhio e lancio uno sguardo all’orologio.
«Ma che ore sono?» biascica Trip, semi-addormentato.
«Le 5:30.» rispondo.
Il campanello suona ancora.
«Lo ignoriamo?» mi chiede lui.
Un altro suono.
«No….» Accendo una luce debole sopra il letto. «Avanti.»
A quel punto entra una nota furia pelosa che si lancia sul letto e butta le braccia al collo a Trip. Ho superato la fase di gelosia, ormai so perfettamente che è un gesto più che platonico, non ho più problemi con le dimostrazioni di affetto di F’Ral. Mi lascio cadere indietro sul cuscino.
«Ma che hai, F’Ral?» chiede lui.
«Ho fatto un brutto sogno!» esclama lei.
Trip le dà una carezza tra le orecchie. «Sì, ma era solo un sogno, stai tranquilla!»
Mi chiedo perché F’Ral sia venuta qui dopo un incubo e ricevo subito la risposta. «No, è brutto, ho sognato che voi due morivate e mhmhmmm mhmhmm mmmhmm mm.» F’Ral mugugna l’ultima frase contro la spalla di Trip, poi si gira e abbraccia in quel modo esagerato anche me.
«Trip ha ragione.» le dico, battendole una mano sulla spalla. «È solo un sogno. Torna a letto.»
«Sì, ma ho paura che se mi riaddormento rifaccio il sogno!»
Sì, ma sono le 5:30 di mattina! Sospiro. «Ho capito, infilati sotto.» È l’unico modo per riuscire a dormire. Alzo le coperte e F’Ral non se lo fa ripetere. S’infila sotto le coperte, appoggia la fronte alla mia spalla e mi prende il braccio.
«Grazie!» Sfrega la fronte contro di me (in termine caitian “sfr-frà”). «Scusate, lo so che avevo promesso di non fare più la terza incomoda!»
«Sì, F’Ral.» dico, leggermente spazientita, mentre spengo la luce. Poi appoggio una mano alla sua. «Però ora dormi.»
«Ok.»
Resta in silenzio per qualche istante, poi dice: «Trip?»
«Mphf?» risponde lui.
«Abbraccio comune.»
Lui ride leggermente, si gira e abbraccia sia me che lei.
Bene, finalmente ora possiamo andare avanti a dormire.
Però devo ammettere una cosa. Avere F’Ral nel letto è piacevole: è calda, morbida e fa delle fusa stupende. Penso che Trip abbia percepito questo mio pensiero, perché si mette a ridere sottovoce.
Lascio andare un leggero sorriso, poi finalmente, al suon di fusa, ci addormentiamo tutti e tre.

(Trip)

Se Archer non mi lascia sbarcare, lo lego, lo imbavaglio, lo chiudo in una cassa e lo spedisco a Seles Goknor, che mi aveva confessato di apprezzare anche il mio capitano.
Dopo tanto girare, dopo cinque giorni passati quasi esclusivamente in sala macchine a risistemare i motori, con F’Ral che poveretta si addormentava seduta sulla sedia con la guancia appoggiata a qualsiasi spalla le si avvicinasse abbastanza (c’era Hess che lavorava con la mano destra e con la sinistra accarezzava la testa di F’Ral, e per di più così facendo dice di aver lavorato anche meglio) ora io pretendo di sbarcare sulla base stellare Merygat. [Ci sono già stati nel racconto con Leyla Hack, la spasimante di Reed.]
Mi sono alzato presto per dare un’ultima controllata ai motori, nel pomeriggio arriviamo alla base. Ci siamo già stati un paio di volte, è meta delle prime spedizioni dei cadetti della Flotta e c’è una piccola pacifica comunità interplanetaria.
Abbiamo saputo da poche ore che la Columbia è approdata lì ieri, sarà bello rivedere il capitano Hernandez, anche se non credo che la sezione ingegneria farà di tutto per vedermi, dato che credo che abbiano fatto una festa, quando me ne sono tornato sull’Enterprise. Ero considerato un tiranno e mi hanno odiato. Intanto ho fatto partire la Columbia con tutto quel che serviva perfettamente in ordine, quindi credo che il capo ingegnere mi abbia apprezzato.
L’interfono trilla: «Archer a Tucker.»
Rispondo. «Sono in sala macchina.»
«Vieni a fare colazione con me?»
Lancio un’occhiata alla diagnostica. «Dieci minuti e arrivo.» Ottimo, così gli dico che scenderò su Merygat.

(T’Pol)

Sento Trip alzarsi e giro la testa per guardarlo. «Hai dormito abbastanza?»
«Sì, vado in sala macchine per l’ultimo controllo prima di arrivare su Merygat.» Mi sorride e va in bagno.
Ora mi alzo anch’io…. se riesco. F’Ral si è impossessata del mio braccio sinistro. Si è raggomitolata al mio fianco, mi ha preso il braccio e si è addormentata pesantemente. Quando dorme è silenziosa e tranquilla. Rimango qualche minuto a godermi il caldo a letto, poi le metto una mano tra le orecchie, accarezzandole la testa. «Svegliati, F’Ral.» la chiamo.
«Frrr, miuf, mao, fr.» risponde lei. Apre gli occhi, mi sorride, ma non lascia la presa.
«Sì, F’Ral, ok, “miao”.» dico. «Ma ho bisogno del braccio.»
F’Ral scoppia a ridere e mi lascia andare il braccio. «Lo sai che hai detto “paperella”?»
«Non ho detto “paperella”.» ribatto.
«Sì, hai detto “miao”, che significa “paperella”.»
«Non ho detto “miao”.»
«Sì che l’hai detto. Ma non “miao”, ma “miao”».
A dire la verità non sento la differenza.
«Sì, hai detto “miao”.» dice Trip, che nel frattempo è uscito dal bagno.
«E tu ora hai detto “salamella”.»
Trip ride e scuote la testa. «Torna nel tuo alloggio, F’Ral. Forza, vai.»
Lei si stira in quel modo incredibile che sa fare solo lei, quindi si mette a quattro zampe e cammina fino ai piedi del letto. «Grazie per avermi fatto dormire con voi. Ancora.» Quindi si alza in piedi e esce con la sua andatura elegante ed assolutamente silenziosa.
Trip sospira e mi sorride. «Che tipa.»
Io ancora non mi sono alzata dal letto, mi giro sul fianco sinistro. «Devo ammettere che mi piacciono molto le sue fusa.»
«Sì. Dovremmo prendere un gattino.»
«Penso che ci dia già abbastanza da fare F’Ral.» Mi alzo, anche se un po’ a fatica. «E speriamo che non prenda il vizio di venire a dormire da noi, perché altrimenti possiamo dire addio alla nostra vita sessuale.»

(F’Ral)

Trip mi aveva detto che mi avrebbe fatto fare un giro veloce di Merygat, ma io ho deciso di lasciarlo in pace. Non penso che ci siano particolari rischi, su questa stazione, inoltre T’Pol è con lui. Quindi, dato che non sono molto brava a girare in posti nuovi da sola, mi sono affibbiata a Hoshi e Travis.
Loro sono stati molto gentili, abbiamo girato un po’ per la stazione e poi a noi si è unita anche Eleanor, abbiamo pranzato e siamo andati a vedere lo sbarco dei nuovi cadetti. Piacerebbe tanto anche a me, un giorno, far parte della Flotta Astrale. Anche perché, non volendo tornare su Cait, nel mio futuro non vedo molto altro. Be’, per un certo periodo nella mia vita avevo pensato di trasferirmi su Vulcano, dove almeno la gente è logica, ma il problema è che ai Vulcaniani non piace essere toccati e non hanno senso dell’umorismo. A parte T’Pol: mi chiedo se ce l’ha di suo o l’ha preso da Trip.
Mi allontano dal tavolo dov’è seduto il gruppo per andare a prendere da bere, quando una donna in abiti civili si avvicina a me.
«Ciao.» mi dice con una sua voce acuta. «Tu sei la Caitian, giusto?»
«Ah….» Mi guardo in giro: sta proprio parlando con me? Be’, sì, in effetti, anche se non l’ho mai vista in questo modo, io sono in effetti “la Caitian”. Rispondo. «Sì.»
«Conosci Trip Tucker, vero?»
«S-sì….?» balbetto. «C’è un bel po’ di personale della Flotta Astrale, qui….»
«Sì, ma ci sono anche altre navi…. mentre solo quella con Trip ha una Caitian a bordo.»
«Ah, be’, questo è vero.»
«Potresti portargli un messaggio da parte mia?»
Esito. «Ho…. ho il comunicatore, se vuoi….»
«No.» mi interrompe lei. «Potresti solo dirgli che Lisa è qui su Merygat?»
«”Lisa”?»
«Lui sa chi sono.» Mi sorride e se ne va.
Mi chiedo se devo dirlo davvero a Trip, se è meglio non dirglielo…. non ne ho idea. Torno al tavolo, continuando a pensare a quella donna.
«Non hai preso il succo di frutta?» mi chiede Travis.
«Eh?» faccio. Poi mi ricordo che ero andata a prendere da bere, prima di incrociare la strana tipa. «Che papera.»
«Stai bene?» mi chiede Hoshi.
«Sì, sì, vado a prendere il succo.» Mi alzo in fretta e scappo via. Cos’è che vorrà quella tipa da Trip? Be’, in ogni caso, non penso che sia pericolosa.

(Trip)

Quando vedo T’Pol entrare nel nostro alloggio con uno scatolone, le vado incontro per aiutarla. Lo prendo dalle sue mani, è piuttosto pesante. Non che lei facesse tanta fatica, ma come diceva mia nonna: la parità dei sessi non significa che la cavalleria debba morire.
«Cos’è?» le chiedo.
«Non lo so, è arrivato con la posta, è per te.»
Leggo l’etichetta sul lato. «Ah, è da parte dei miei.» Prendo per mano T’Pol e la tiro sul letto, prima che lei pensi di doversene andare, quindi apro la scatola.
All’interno c’è un contenitore di alluminio blu. «Biscotti.» dico, senza nemmeno aprirla.
«Fatti da tua madre?»
«No, sono danesi, provali, sono buoni.»
T’Pol prende la scatola che le passo e la apre.
«Sono pieni di burro.» la avverto, ma lei ne prende comunque uno.
«Hai ragione, sono molto buoni.» risponde lei.
Estraggo un sacco, piuttosto pesante, e lo appoggio direttamente sul letto. Sono curioso e anche T’Pol lo è. Le sorrido e apro il sacco.
«Che bella.» dice, quando tiro fuori una coperta di lana. «L’ha fatta tua madre?»
«Sì, mi viene in mente che stava facendo questi fiori,» Indico il motivo della coperta. «l’ultima volta che sono andato a trovare i miei, ma non credevo fosse per….» Prendo il biglietto che c’è appuntato alla coperta e lo leggo: «”Per Trip eT’Pol, per calde notti insieme.”»
T’Pol passa la mano sul motivo a fiore esagonale. «È stata gentilissima…. e la coperta è davvero bellissima.»
Lancio uno sguardo nello scatolone ed estraggo un altro sacco uguale, ma grande la metà. Oh no, non dirmi che è una coperta per un bambino. Mia madre non può avere avuto un’idea così pessima!
«Non lo apri?» Alzo lo sguardo su T’Pol, riconoscendo nel suo sguardo la sua solita curiosità.
«Ah, sì, certo….» Apro il sacco di poco, cercando subito la spilla con il biglietto e tiro mentalmente un sospiro di sollievo quando leggo il biglietto. «”Per F’Ral”.»
«Tua madre ha fatto una coperta per F’Ral?»
«Penso che se la sia presa a cuore.»
T’Pol si avvicina a me. «Come te, d’altra parte.»
«Disse quella che l’ha invitata due volte a dormire nel nostro letto.» la prendo in giro.
Lei appoggia la guancia alla mia spalla e sbircia nel sacco. Io lo apro un po’ di più. Entrambe le coperte hanno lo stesso stile (tutto arcobaleno) di mia madre. «Sono davvero belle. Come le fa?»
«Non lo so, ma mia madre è sempre impegnata in qualche hobby. Tempo fa mi aveva detto che voleva rifare alcune delle cose che si sono vaporizzate nell’attacco xindi.» Ci alziamo e togliamo le scatole e la coperta per F’Ral dal letto e stendiamo la nostra sul letto. È davvero bellissima.
«Non è certamente lo standard della Flotta.» dico. «Ma non è un problema, tu ti sei fatta dare una dispensa per accendere candele, questo è niente a confronto.»
«Non ho mai avuto un letto completamente standard, non ricordi?»
Le sorrido. È vero, sul letto, nel suo vecchio alloggio, aveva cuscini e coperte vulcaniane. Vedo che T’Pol rimane ferma. «Che c’è?» le chiedo.
«E talmente bella che non riesco a smettere di guardarla.»
«È di sicuro anche calda.»
Ci svestiamo e ci infiliamo sotto le coperte, abbracciandoci. Restiamo così, fermi, per qualche minuto, poi T’Pol si gira e apre il cassetto del comodino.
«Che c’è?» chiedo.
«È mezzanotte e un minuto.»
«C’è un film che si intitola così, è carino.»
Lei mi passa una bustina azzurra. «Trip.»
«Eh?» chiedo, prendendo la bustina.
«Buon compleanno.»
Cavolo. È già il 19 marzo? Me ne ero completamente dimenticato!
Lei si china in avanti e mi dà un bacio sulle labbra. Io apro la bustina e trovo una sottile fotografia che ci ritrae assieme, molto vicini. «Che bella.»
«È un supporto speciale. Si attacca alla stoffa come il velcro. Quindi puoi metterla nel taschino dell’uniforme, nessuno si accorgerà che c’è e non si attacca alle altre cose che metti sempre in tasca.»
Pragmatica e pratica come sempre. La bacio. «Lo terrò sempre nel taschino sul cuore. Grazie.»
Lei si appoggia al mio petto, quindi allunga una mano sulla coperta. «È anche morbida.»
«F’Ral ne andrà matta.»
«Allora è un davvero bene che tua madre l’abbia fatta anche per lei.»
Scoppio a ridere. «È vero….»

(F’Ral)

«Sei a testa in giù, F’Ral.» Trip mi sorride.
Stavo facendo il ponte, quando lui ha suonato alla mia porta, e sono rimasta in questa posizione, quando è entrato.
«O lo sei tu.» rispondo e mi tiro in piedi.
«Ho una cosa da darti.» mi porge un pacco voluminoso. «È da parte di mia madre.»
«Oh, che dolce!» esclama. «Tu hai preso da lei o è dolce anche tuo padre?» Appoggio il pacco sulla scrivania e inizio ad aprirlo, con quella che M’Rif chiamava “lentezza esasperante”.
«No, direi che ho preso da mia madre.» Ride.
«Che….» Rimango senza parole…. e per me è strano, eh…. quando estraggo una coperta di lana a fiori. «È….»
«È fatta a mano. A maglia…. o all’uncinetto, non lo so.»
«All’uncinetto.» rispondo, senza togliere lo sguardo dalla coperta.
«Sai come si fa?»
«Sì…. ma non avevo mai visto delle piastrelle a forma di fiore….» La apro. «È mestramiragliovisa!»
«È che?!» chiede lui.
«La adoro!» Me la avvolgo intorno, portandomela anche sopra alle orecchie. È di lana morbidissima e sembra un prato fiorito.
Trip mi sorride. «Sembri una madonnina, così.»
Rido. «È stupenda…. e tua madre è straordinaria…. ti prego, ringraziala da parte mia, alla prima occasione lo farò di persona.»
Lui annuisce. «Ti lascio alla tua ginnastica.»
«Grazie, Trip…. è un regalo troppo bello!»
Quando esce mi ricordo che dovevo dirgli di quella tipa, Lisa. Be’, domani, adesso non posso fare altro che stendere la coperta bella bella nella mia “cesta” e infilarmi sotto le coperte. Che bello è come dormire su un prato, come quando ero su Cait!

(Trip)

Quasi tutto l’equipaggio è ancora su Merygat. Io sono tornato a bordo un po’ prima per controllare in motori, domani partiremo e io voglio essere certo che tutto sia in ordine, dopo la revisione da parte della squadra dei tecnici della base.
Non è che non mi fido, ma quando lascio i miei motori ad altri, ogni tanto ne viene fuori qualche disastro.
Ok, è vero, questa volta sembra tutto a posto. Salgo sopra il motore per controllare l’intermix. Mentre sono in ginocchio, smanettando dentro al pannello, qualcuno entra in sala macchine.
«Ohi, ciao.»
Quando sento quella voce, quel tipo di saluto, mi blocco e sento i brividi lungo la spina dorsale. Mi alzo leggermente e sbircio oltre il motore. Il viso rotondo e sorridente, incorniciato da lunghissimi capelli biondi, conferma il mio dubbio.
«Non saluti una vecchia amica?»
Ancora non riesco a dire niente.
«Non è stato facile trovarti, alla fine ho convinto uno della tua squadra a permettermi di salire a bordo.» Lei sale sulla passerella davanti al motore. Sempre con quel sorriso incredibilmente perfetto.
«Ah, ciao Lisa.» rispondo.
«Avevo chiesto alla tua gatta ti dirti che ero su Merygat, ma deve essersene dimenticata.»
“La mia gatta”? T’Pol non è…. Ah, no, si riferisce a F’Ral. Ma non è la mia gatta. Non è mia.
«Che….. che cosa…. ci fai qui?»
«Sono diciotto anni che non ci vediamo e l’unica cosa che mi sai dire è questa?» Ride, una risatina cristallina, perfetta. «Dai, scendi, lo sai che non ho mai amato questi cosi.»
Ho la tentazione di rimanere sopra il motore proprio perché so che lei non li ama. «Ho…. da fare. E tu non dovresti essere qui, è un’area riservata.»
Lei scuote la testa, i suoi capelli ondeggiano per qualche secondo, poi ritornano nella perfetta piega drittissima. «Su, vieni, parliamo un po’.»
Sospiro. Scendo dal motore e mi avvio verso l’uscita. «Mi hai sempre detto che odiavi i viaggi interstellari.»
«Si può cambiare idea, non credi?» Fa per prendermi sottobraccio, ma io svicolo.
«Lisa….» Scuoto la testa e mi fermo prima di aprire la porta. «Tu mi hai lasciato, perché io ero entrato nella Flotta Astrale.» Lei fa un’espressione così ferita che mi sento un verme ad averle detto una frase così brusca. «Senti, io non volevo….»
«Oh, no, non c’è problema.» Mi sorride e apre la porta, tenendola perché io passi.
«Dimmi cosa ti porta qui.» Cerco di rimediare, ma…. non ho voglia di parlare con lei.
Lei si ferma.
«Che c’è?» chiedo.
«Devo parlarti di una cosa.»
Mi blocco. Non ha un tono rassicurante. Mi fa venire un po’ paura.
«È meglio che stiamo un attimo qui.» continua lei.
Per “qui” intende nella camera di sicurezza tra la sala macchine e il resto della nave. Un piccolo spazio dove non ci si sta in due senza invadere l’uno lo spazio vitale dell’altro. «Lisa…. mi stai facendo preoccupare.» Scaccio quel pensiero, dico proprio *quello*.
«No, non c’è niente di cui preoccuparsi.» Lei sorride, di nuovo quel sorriso perfetto. A quel punto si inginocchia davanti a me.
«Lisa!» protesto.
«Voglio solo–»
Proprio mentre sporge una mano in avanti, la porta di ingresso si apre.
«Trip, sei hai finito la diagno–»
Lisa alzo lo sguardo, sorridente, rimanendo in ginocchio: «Oh, buongiorno, lei deve essere il primo ufficiale, il comandante T’Pol.»
«Sì, io devo essere lei.» risponde T’Pol, incespicando leggermente sulle parole. «Scusate se vi ho interrotto.»
«No, T’Pol!» esclamo, ma non posso muovermi senza sbattere contro Lisa, per cui non faccio in tempo a fermare T’Pol, prima che lei si giri e chiuda il portello.
«Riprendiamo da dove abbiamo lasciato?» chiede Lisa, ancora inginocchiata a bloccarmi il passo.
«NO!» esclamo. «Io non riprendo niente con te, Lisa!» La scavalco e mi avvio verso l’uscita.
«Sono venuta fin qui apposta per te!» esclama lei.
Mi fermo, mi giro e la fisso. «Io sto con T’Pol.»
«Non pensavo fosse una cosa seria.» Ride ancora e io devo resistere all’impulso di tirarle uno schiaffo. Be’, in realtà non faccio una gran fatica a resistere, perché su questo mio padre (e anche mia madre) mi ha fatto un gran lavaggio del cervello – mai, assolutamente mai, picchiare una donna. Faccio fatica persino a fare gli allenamenti con T’Pol (non parliamo poi delle volte che mi son fatto mettere al tappeto da Hoshi), anche se so benissimo se lei sa difendersi meglio di me. T’Pol, giusto. Devo trovarla.
«È serissima.» Mi fermo, prendo un profondo respiro e poi le chiedo: «Senti, sei venuta fin qui perché quando stavamo insieme ti ho per caso messa incinta?»
«Cosa?» risponde lei.
«Sì, sei qui perché abbiamo un figlio e io non lo sapevo, e ora il bambino…. il ragazzo ha…. che ne so, bisogno di midollo osseo?»
«No, non ho avuto un figlio da te. Cioè, non ne ho proprio avuti. Sono qui perché voglio rimettermi con te.»
Tiro un sospiro di sollievo. «No.» le rispondo. «Sto bene con T’Pol e non voglio più rivederti.»
«Così mi fai soffrire.»
ARGH! «E non pensi che abbia sofferto anch’io, quando mi hai lasciato solo perché mi ero arruolato?»
«”Solo”?!» Lei ride ancora. «Non è una scelta da niente.»
«Ti sei accorta che io sono un astronauta, e che non vivrò per sempre felice e contento sulla Terra? Voglio viaggiare!»
Lei sospira, ma sempre con un sorriso. «Va bene.» Mentre si allontana da me si gira e mi sorride, strizzandomi l’occhio.
Scuoto la testa. Oh pekh. Devo trovare T’Pol.

(F’Ral)

«E poi c’è l’intermix per la regolazione–»
«F’Ral.» Archer mi interrompe. «Basta così.»
«Ma devo ancora dire–»
«F’Ral, già io penso che questo esame sia un’assurdità, tanto più che te l’ho dovuto fare io.»
«Perché? Tu sei quello più alto in grado qui, ho sentito che il capo della stazione di Merygat è un comandante, quindi–»
«F’Ral!»
Mi metto una mano davanti alla bocca. «Scusa.» sussurro.
«Lavori da otto mesi sull’Enterprise, so che la conosci perfettamente. Se ci fosse stato un minimo di problema, l’avrei saputo da Trip, invece i rapporti che stila sulla sua squadra comprendono note molto positive su di te. Fusa comprese.»
«Trip scrive rapporti?»
Jonathan non risponde subito. «Non tutti quelli che dovrebbe, ma sì, e tutti sull’Enterprise sappiamo che sei brava.» Digita qualcosa sul terminale. «Data la tua richiesta, il CAFA ha imposto un esame preliminare, io ho dovuto fartelo, ma l’hai superato egregiamente. Mi basta così.» Estrae il modulo dati. «Dirò a Hoshi di inviare i tuoi risultati al dipartimento di comunicazioni di Merygat, così verrà inoltrato presto sulla Terra.»
«Pensi che potrò entrare a far parte della Flotta Astrale?»
Lui mi rivolge un sorriso esasperato. «F’Ral, mi hai già fatto questa domanda diecimila volte.»
Io sbatto le ciglia. «Mi ripeti la risposta un’altra volta?»
Archer ride. «Sono sicuro che, con le tue conoscenze, con la mia lettera di presentazione e con il desiderio della Flotta Astrale di arruolare alieni, non avrai problemi.»
«E per quanto ti riguarda….» lo incalzo.
«E per quanto mi riguarda, fai già parte del mio equipaggio.» Scuote la testa, sorridendo. «Ora vattene. È un ordine.»
«Grazie, capitano. Ciao, buona notte.»
Che bello!

(Trip)

«T’Pol!»
Mi ci sono voluti dieci minuti buoni per ritrovare T’Pol. Alla fine l’ho beccata in corridoio, proprio vicino al nostro alloggio.
«Comandante Tucker.»
Ahi, gelido inverno vulcaniano.
«Andiamo, T’Pol, posso spiegare.»
Lei si gira e mi guarda. «Non c’è nulla da spiegare.»
«Sei passata da “Trip” a “Comandante Tucker”, direi che qualcosa che non va c’è.»
«È il suo grado.»
Alzo gli occhi al cielo. «Possiamo parlare un attimo?»
Si ferma e incrocia le braccia.
«Non è come sembra. Quella è una mia ex, mi ha mollato anni fa e…. e voleva riprendere.»
Mi interrompe. «Mi sembra una bella cosa, ma eviterei di fare sesso orale in sala macchine.»
«Non stavamo facendo sesso orale!» esclamo. Be’, l’intenzione di Lisa era ovviamente quella, ma l’avrei fermata ben prima.
«Senti, Trip.» riprende lei. Uh, ha usato il mio soprannome, è una cosa buona. Credo. «Non sono arrabbiata con te. Ma quello che è successo poco fa mi ha fatto riflettere e…. io non voglio più stare con te.»
Mi appoggio alla paratia perché penso che cadrò. «Ma cosa dici?»
«È qualcosa a cui stavo pensando da tempo e stasera ho…. avuto la conferma.»
Allungo una mano verso di lei, ma T’Pol mi schiva. «Non…. non c’è niente con Lisa.»
«Trip….» Sospira e abbassa lo sguardo. «Io voglio farmi una famiglia, ed è evidente che io e te non potremo mai…. averne una. Quindi, credo che, se anche tu trovassi una compagna umana, sarebbe meglio.»
«E cosa hai intenzione di fare? Tornare su Vulcano e fare pace con Koss?! È assurdo, T’Pol!»
«Forse farò così o forse troverò un altro marito vulcaniano. Tu puoi tornare con Lisa, sono certa che starete bene, insieme.»
Non so cosa rispondere. Mi ha completamente spiazzato, sembra pure sincera e certa di quel che dice.
«Andrò a dormire in un altro alloggio, così tu…. potrai stare nel nostro…. nostro ex alloggio e poi penseremo a come dividerci meglio.»
«No, non c’è….» Cerco di dirle di tenerselo, ma ormai lei è andata e io riesco appena a pestare la mano sul pannello per aprire la porta. Mi lascio cadere sul letto. Sospiro. Secondo me è solo un po’ arrabbiata, le passerà.
Almeno spero.
Pekh.

(F’Ral)

Sto quasi per addormentarmi quando sento il campanello. Sono le undici passate, chi è che è?…. Miauff…. «Avanti!» Accendo la luce soffusa sopra il letto e vedo T’Pol entrare.
«Ehi, ciao.» le dico. C’è qualcosa che non va, mi sa. «Che cosa è successo?»
«Ah, io…. mi chiedevo se posso dormire qui, stanotte.»
Si sta vendicando? No, mi sa che non sta bene. «Sì, certo, ma…. hai litigato con Trip?»
Lei non risponde, va a sedersi sulla panca imbottita. «Io….» Sospira. «L’ho lasciato.»
«Tu…. miauz frslaz!» esclamo, in caitian. Poi traduco: «Tu sei tutta matta!»
«È meglio così.» mi dice.
«No, è meglio così un tazzo! Sei la sua guardiana, cosa c’era di meglio e più comodo che esserne pure la fidanzata?! E al di là di questo, come fai a farti scappare uno così?!» Mi blocco. T’Pol è decisamente abbattuta, non ho mai visto un Vulcaniano depresso come lei ora. Mi pento un po’ di averle detto quelle cose, anche se ne sono convinta. Alzo le coperte. «Dai, vieni qui…. vorrai mica dormire sulla panca, eh?»
Lei non se lo fa ripetere due volte e si infila sotto le coperte, di fianco a me. Io non sono un genio della psicologia (né caitian, né tanto meno vulcaniana), ma non ci vuole una laurea per sentire “a pelo” che T’Pol sta da cani.
Le prendo le mani tra le mie (ha sempre le mani fredde) e faccio qualche secondo le fusa, so che è un suono che le piace moltissimo e la aiuta a rilassarsi. «Ok, cos’è successo?»
«Gli ho detto che non voglio più stare con lui.»
«E perché?»
«Ha rincontrato una sua ex fidanzata…. penso che dovrebbero stare insieme.»
«Su Merygat?»
T’Pol annuisce. «Lisa.»
«Oh, santo Sole. Quella che mi ha avvicinato l’altro giorno.»
«Ha avvicinato te?»
«Sì, mi ha chiesto di dire a Trip che era sulla stazione, ma io mi son dimenticata di riferirglielo. Una sua ex?»
«Sì, penso la prima storia seria.»
Rimango in silenzio per qualche istante, poi dico: «E scusa, lui è interessato a rimettersi con lei?»
«Erano impegnati in un’attività intima, quando li ho visti.»
Sospiro. Ma possibile che Trip sia così pirla? Metto un braccio intorno alle spalle di T’Pol. «Molto intima?»
Lei annuisce.
«Non è che era lei che gli è saltata addosso? No, te lo chiedo perché mi sembra che succeda abbastanza spesso. Voglio dire, carino com’è ci credo che tutti gli saltano addosso.»
Si sposta un po’ verso di me. «Be’…. forse.»
«E quindi, non potevi dargli una chance di spiegarsi?»
Scuote la testa. «No, non è questione di quello che stavano facendo, è che…. giusto che Trip stia con una donna della sua razza.»
«Tazzata.» rispondo. «Scusa la parolaccia, ma secondo me voi due state bene insieme.»
Lei rimane in silenzio qualche instante. «Forse però non basta…. F’Ral, puoi fare le fusa?»
«Certo.» le sorrido. Quel che mi ha chiesto è un segnale che significa “basta parlare, voglio rilassarmi”. Ci ripenserà domani.
Chiudo gli occhi, pensando di dormire….
E invece, suona di nuovo in campanello.
«Ignoralo.» si affretta a dire T’Pol.
E io credo di aver capito perché: sarà di sicuro Trip.
«No. Avanti!» esclamo.
«Scusa se ti disturbo, F’Ral.» Ovviamente è Trip. «Ma devo parlare con T’Pol.»
«Sì, lo immaginavo.»
T’Pol non si alza. «Non ho niente da dirti.»
Trip prende T’Pol per un braccio. «Dai, vieni, non stiamo qui a rompere le scatole a F’Ral.»
«No, non mi muovo da qui.»
«Perché non mi credi quando ti dico che non è successo niente con Lisa? Si era messa lì, ma non mi aveva nemmeno toccato, io stavo per andarmene, quando sei arrivata tu.»
Lei sospira. «Non c’entra, ti ho già detto perché non voglio più stare con te.»
«Sì, e sono stato circa venti minuti nel nostro alloggio a ragionarci e ho capito che è una gran stronzata. Forza, vieni.» Tira T’Pol delicatamente, ma con decisione, costringendola a mettersi a sedere.
«Ti ho detto di no!» esclama lei. «Non voglio più stare con te…. io ora…. ora sto con F’Ral!»
«Cosa?!» rispondo io, mettendomi a sedere.
T’Pol mi abbraccia. «Sto con lei, quindi non posso più stare con te.»
«No, non tiratemi in mezzo!» esclamo.
«Sai che ti dico?» ribatte Trip, ignorandomi. Mi strappa dalle braccia di T’Pol e dice: «Non puoi stare con F’Ral, perché lei sta con me.»
«ALT ALT ALT ALT!» urlo. «Ripeto: non mettetemi in mezzo. Anzi, sapete che vi dico?» Scavalco la sponda del letto. «Vi lascio qui, prendetevi pure il mio letto, così vi vendicate, io vado a dormire da un’altra parte, ma risolvete questa cosa, perché così non vi sopporto, né uno né l’altra.» Faccio un passo verso la porta, poi torno vicino al letto e prendo la coperta a fiori. «Questa però non ve la lascio.» Così dicendo, mi avvolgo nella coperta ed esco.
Il problema ora è…. dove vado? Ho promesso che non mi sarei più infilata nel loro letto, non mi va di dormire in palestra, quindi….

(Archer)

«Avanti….» sussurro. Ho un sonno bestiale, cos’è che succede?
«Ciao capitano. Ciao Porthos.»
F’Ral. È l’unica che mi saluta così. I primi tempi evitava il mio alloggio come la peste, poi si è abituata a Porthos (e lui a lei) e ora vanno d’accordo. Non è che siano proprio amici, ma almeno F’Ral non scappa quando lo vede.
Apro gli occhi quando la sento salire sul mio letto. È avvolta in una coperta a fiori, che sa tanto di regalo da Gracie Tucker.
«Cosa c’è F’Ral?»
«Trip e T’Pol hanno litigato, così ora stanno parlando nel mio letto.» Si sdraia accanto a me.
«F’Ral….»
«Sì, due minuti. Senti, io non so più cosa fare con quei due. Sono incasinati di brutto.»
Mi giro sul fianco, per guardarla. «Sì, sono incasinati, è vero.»
«Che faccio?»
«Niente. Lasciali nel loro brodo.»
Lei mi prende il braccio tra le mani. «Non dovrei far qualcosa per dar loro una mano?»
Sospiro. «F’Ral, io li conosco da anni, hanno fatto la loro prima litigata un giorno dopo la partenza dell’Enterprise, da quando stanno insieme si saranno lasciati e ripresi un centinaio di volte e mi aspetto che succeda ancora altrettante volte, non ci faccio nemmeno più caso, ormai.»
«Dici che torneranno insieme?» mi chiede lei. Ha la voce leggermente assonnata e la cosa mi preoccupa.
«Già. Non hai detto che sono andati nel tuo letto a parlare?»
«Sì….»
«Bene, allora tu vai nel loro letto a dormire.»
Lei scuote la testa, tenendo il mio braccio. «No, ho promesso che non sarei più andata nel loro letto.»
«Sì, ma ci sono un sacco di altri letti vuoti. Se vuoi, ti ci accompagno.»
«No, dai, due minuti e me ne vado.» Comincia a fare le fusa…. ed è vero quello che ho sentito dire da tanti altri…. le sue fusa sono straordinariamente rilassanti.
«Va bene, due minuti.» replico. Poi, dopo un attimo di silenzio aggiungo: «Quanto durano due minuti caitian?»
«Quanto quelli terresti.» risponde lei, la voce sempre più assonnata. «Ma io stavo parlando di minuti pelluriani.»
«E questi due minuti quanto durano?»
«Circa otto ore.» Mi sorride.
Scuoto la testa. «F’Ral, non si può fare.»
«Dai, prometto che non lo dico a nessuno. Se no poi tutti i membri dell’equipaggio vogliono dormire una notte nel lettone con il capitano.»
Rido. «Ho capito.» La copro. Non c’è nulla da fare, stanotte tocca a me.
«Oh, bello caldino.» risponde lei. Ha sempre il mio braccio in ostaggio, fa le fusa e ha un’aria angelica. «E poi è bello grande, il letto, non come quello di Hoshi.»
«Hoshi?!» esclamo. «Hai dormito con Hoshi?»
«Lei mi insegna la lingua terrestre, io le insegno il caitian. Una sera abbiamo studiato fino a tardi e alla fine ci siamo addormentate nel suo letto.» Alza lo sguardo. «Ma seriamente, cosa c’è di male?»
Le sorrido e le do una carezza tra le orecchie, alla quale mi risponde con un sorriso appagato. «Niente, F’Ral. Probabilmente avete ragione voi Caitian.»
«Psì…. buona notte, capitano.» dice, ormai addormentata. «Buona notte, Porthos.»

(F’Ral)

Sento una voce che mi sta chiamando, ma non ho la minima voglia di svegliarmi.
«F’Ral, su, svegliati. F’Ral! Ho bisogno del mio braccio!»
Apro un occhio. «Ah, ciao capitano.» dico. Poi mi sveglio del tutto e gli lascio andare il braccio. «Dormito bene?»
«Sì, molto bene.» mi risponde lui. «Dai, alzati e torna nel tuo alloggio.»
«Sì….» Rotolo sul letto e mi tiro in piedi. «Grazie della dormita. Ci vediamo più tardi.» Prima di uscire gli ricordo: «Rimanda Lisa a terra. Meglio non averla in giro.»
Lui ride e mi risponde: «Sì, capitano.»
Mi tiro la coperta sopra le orecchie ed esco. Per fortuna non incontro nessuno, soprattutto Malcolm. È un bravo ragazzo, ma ho sempre evitato di dormire con lui perché temo che potrebbe farsi strane idee. Già una volta penso che abbia scambiato il mio invito a vedere un film per una richiesta di fidanzamento. E non è che non mi piaccia, è carino, ha una bella voce, ma…. non è proprio il mio tipo. Non che mi sia infilata nel letto di molte persone qui sull’Enterprise, con Jonathan sono quattro, se escludiamo Trip e Malcolm da bambini. Apro la porta del mio alloggio. «Ragazzi, è ora di alzarsi.» dico ai due avvinghiati nel mio letto. Penso che abbiano fatto pace. «Su, tornatevene nel vostro alloggio, devo lavarmi e cambiarmi.»
«D’accordo.» risponde Trip sbadigliando. «Dove hai dormito?»
«Da Jonathan.» Poi mi blocco. «Ops. Non dovevo dirlo. Rimanga tra noi, è un segreto.»
«Perché?» chiede T’Pol. Ha l’aria ancora assonnata (ho idea che non abbiano dormito molto) ed è spettinata. È tenera.
«Perché se no poi tutti vogliono dormire con lui.»
Trip scoppia a ridere. «Me lo immagino proprio Malcolm a dormire accoccolato nel letto di Jonathan.»
«Voi Terrestri siete strani, e i Vulcaniani anche di più.» rispondo. «O forse sono io a essere strana.»
«Grazie dell’aiuto, F’Ral.» mi dice T’Pol, prima che entrambi escano.
Archer dice che questa non sarà l’ultima litigata che faranno. Be’, forse è meglio litigare un po’ ed avere una relazione viva, piuttosto di quel topo morto di rapporto che c’era tra me e Smirn. Spero in ogni caso di non trovarmici più in mezzo a una litigata di questi due. Li adoro, ma come sono incasinati….

(Archer)

«È confermato?» Dimmi di no.
T’Pol annuisce.
«Dannazione.» sussurro.
«Capitano.» mi richiama il mio primo ufficiale. «Siamo pronti per un’evenienza come questa. Il comandante Tucker ha installato bagni e docce perfettamente funzionanti in entrambe le gondole.»
C’è un pochino di orgoglio verso Trip in quella frase, o sbaglio? «Sì, lo so….Ma non è una bella esperienza.» Sospiro. «D’accordo. T’Pol, Malcolm, siete in comando per l’evacuazione. Useremo la gondola di dritta.» Anche se entrambe le gondole possono essere usate allo scopo di ripararci dalla tempesta neutronica, preferisco non dividere l’equipaggio. Staremo un po’ stretti, ma è meglio stare tutti insieme.
Va bene, sono passati più di cinque anni dall’ultima volta che ci siamo dovuti rifugiare in una gondola, ma speravo che non sarebbe più successo. «Travis, invertiamo la rotta…. Dobbiamo recuperare più tempo possibile.»
«Sì, signore.»
La sua voce è bassa, ha vissuto già due volte questa esperienza…. una volta da bambino. Immagino che non sia facile.
La plancia è caduta in un silenzio completo, che d’un tratto viene interrotto dal rumore soffuso e ritmico delle fusa di F’Ral. Mi alzo e vado verso la consolle scientifica, dove la Caitian è rimasta sola. Sta guardando i dati della tempesta e leggendo una descrizione scientifica presa dal database vulcaniano.
«F’Ral?»
Lei alza lo sguardo, i suoi occhioni verdi rivelano una certa inquietudine. Ricordo che mi ha spiegato che i Caitian fanno le fusa sia quando sono felici che quando sono agitati o non stanno bene.
«Capitano?»
«Abbiamo già affrontato una tempesta di questo tipo, stai tranquilla. Ce la siamo cavati.»
Lei sorride. Ha un sorriso dolcissimo, che passa anche dagli occhi, un sorriso per il quale le si perdona tutto. Anche di avermi fatto addormentare un braccio ieri notte. «Sì, mi fido.» Poi sospira, si china in avanti e mi dice: «Posso parlarti un minuto in privato?»
Annuisco. «Signor Mayweather, la plancia è sua.»
Scendiamo velocemente nel mio ufficio. «Che c’è, F’Ral?»
«Io non sono una superstiziosa, capitano, altrimenti non sarei su questa nave. E non credo a certe cose, ma l’altroieri ho sognato proprio che eravamo chiusi nella gondola.»
Esito un istante. Nemmeno io credo a certe cose, ma non vorrei nemmeno insultare F’Ral. Diciamocelo: i Caitian sono uno dei pochi popoli con cui i rapporti sono partiti bene e con cui continuano a essere ottimi. Non voglio che le cose cambino solo perché ho insultato la cultura della figlia di un importante ministro, che poi comunque è ormai divenuta una mia cara amica. «Stai…. leggendo i rapporti delle missioni precedenti, giusto?»
Lei annuisce.
«Forse ti è semplicemente rimasta in mente quella missione. E poi, come hai letto, è finita bene.»
«Sì, ma tu, Trip, Malcolm e T’Pol avete dovuto arrostirvi i neuroni per alcuni minuti.»
Le metto una mano sulla spalla. «Stai tranquilla, andrà tutto bene.»
Lei alza lo sguardo su di me. «Non farai uscire Trip?»
Scuoto la testa. «No, se non sarà assolutamente necessario.»
«Ho sognato che lui e T’Pol uscivano e morivano.»
«Non succederà.»
«Speriamo di poter stare tranquilli per quelle venticinque ore.»
«Venticinque?» chiedo.
«Sì, i sensori hanno finito la scansione quando T’Pol era già andata via.»
«È una buona notizia, l’altra volta siamo stati rinchiusi nella passerella molto più a lungo.»
«^Miuf.^» replica lei, con tono avvilito.
Le do una carezza sulla testa, tra le orecchie. «Andiamo, abbiamo un sacco di cose da fare.»

(F’Ral)

Non è che non mi piaccia stare in un luogo chiuso e un po’ stretto, affollato di persone che non si fanno problemi se cerco un contatto…. è che non mi piace esserci chiusa a forza. C’è un detto, tra il mio popolo: i Caitian vogliono stare dall’altra parte della porta chiusa. Qualunque essa sia. Infatti le preferiamo aperte.
Mi giro lentamente, non voglio svegliare Hoshi. Abbiamo condiviso la branda, piuttosto piccola anche per formati mignon come noi due.
Miuf.
Mi sento depressa. E anche un pochino inutile. Stiamo galleggiando ad impulso nella tempesta, Trip controlla i motori da remoto e mi ha detto che non c’è niente da fare, quindi mi ha ordinato di andare a dormire.
Sospiro. Non ci riesco, ho un freddo cane e sono agitata. Se non avessi fatto il sogno, forse sarei un po’ meno agitata o forse lo stesso, non lo so, che casino.
Mi alzo. Scusa Hoshi, ma qui fa troppo freddo, devo trovare un punto un pochino più caldo. Mi metto a girare tra l’equipaggio addormentato, avvolta nel sacco a pelo. Stanno dormendo tutti tranquillamente. Io ho una grande fiducia in Archer e nella sua nave, ma la sfiga è sempre in agguato dietro l’angolo.
Sento un pochino più di caldo e mi accorgo che sono quasi arrivata all’estremità frontale della gondola. Probabilmente i collettori di Bussard sono ancora un po’ caldi e rilasciano calore in questa zona. Oltrepasso la postazione di comando, sorridendo a Travis che è seduto su un paio di casse, a un timone che per ora non serve a nulla. Faccio ancora qualche metro e finalmente sento la temperatura alzarsi di quel poco che mi va bene per riuscire a dormire con solo il sacco a pelo. Mi infilo nell’apertura e vedo T’Pol che dorme e, sul lato opposto del cubicolo, Jonathan che legge su un PADD.
«^Miu.^» sussurro.
«F’Ral, che ci fai sveglia?» mi chiede lui.
Scrollo le spalle. «Ho freddo di là. Qui fa più caldo.»
«Siamo più vicini ai collettori Bussard.» conferma lui.
Io annuisco, poi vado a sdraiarmi con il sacco a pelo di fianco a lui.
«F’Ral.» mi dice, con voce di avvertimento. Lo so già cosa sta per dire: non posso stare qui.
«Ma io ho freddo!»
«Sì, ma questa è la zona riservata agli ufficiali più alti in grado. Sulle navi caitian dormite così, tutti insieme?»
«Mai dormito col capitano, ma non avevo capitani carini come te.»
Archer sospira e scuote la testa. «Dai, F’Ral, vai via. Non è opportuno.»
Sfodero lo sguardo da gatta dolce, ma questa volta non ha effetto. «Ok.» dico. Quindi rotolo nel sacco a pelo fino ad arrivare accanto a T’Pol.
«F’Ral….» dice di nuovo Archer. Non so se alla fine gli dispiaccia dovermi tarpare le ali della mia natura caitian o sia in fondo divertito.
«^Miao….^» dico io. Ah ah, in Caitian: così non capisci che ho detto: “per favore.”
T’Pol apre gli occhi. Mi spiace, non volevo svegliarla. Sfila un braccio dal sacco a pelo e mi tira verso di sé, quindi, con la mia fronte appoggiata alla sua spalla, chiude gli occhi.
«No, T’Pol!» esclama Archer. «Non le dia corda, per favore!»
La Vulcaniano riapre gli occhi: «Non è colpa mia, capitano.» si giustifica. «È lei che si è messa a fare le fusa.»
«Come fosse una giustificazione.» borbotta il capitano, ma evidentemente rinuncia a questa battaglia persa e si rimette a leggere.
Mentre vado avanti a fare le fusa, T’Pol si riaddormenta. Sono certa che le faccia piacere avere vicino una Caitian calda, in questa fredda e gelida gondola, in un momento senza il Trippino accanto a lei.

(T’Pol)

Mi sveglio con una spalla calda e una fredda. Su quella calda c’è appoggiata la fronte di F’ral, che è un vero e proprio scaldino vivente. Lancio un’occhiata al capitano: anche lui sta dormendo. Mi alzo lentamente, per non svegliare nessuno ed esco.
Quando entro nel cubicolo, Trip si gira e mi sorride.
«Che ci fai sveglia?» mi chiede
«Non riuscivo a dormire.» rispondo. Mi siedo accanto a lui, per terra perché in questa sala macchine non abbiamo nessun lusso. «Ti do una mano.» Raccolgo il PADD e lo connetto con la sua consolle. «Nel giro di poche ore dovremmo essere fuori.»
«Speriamo, perché mi son dimenticato di portarmi un cuscino qui dentro e ho il culo quadro.»
«Vai a dormire un po’.»
Scuote la testa. «Tranquilla. Per ora sto bene. Intermix?»
Guardo sul PADD. «Nei valori. Pressione laterale alta.»
«Ok…. È un peccato che non siamo riusciti a raggiungere quel pianeta.» Si riferisce a quello che avevo scovato poco prima che si manifestasse la tempesta. «Aveva delle tracce di curvatura promettenti.»
«Torneremo indietro, se il capitano lo riterrà opportuno.»
«Tu suggerisciglielo.»
Certo che lo farò, anche fosse solo per far piacere a te. Mi avvicino a lui fino a che le nostre spalle si toccano.
«Mi piacerebbe vedere i cantieri dei motori a curvatura.» prosegue Trip.
«Avrai un po’ di tempo anche per me?»
«Ma certo.» Mi sorride.
Decido di fare una cosa che lo stupisce: mi sdraio a terra, appoggiando la testa alla sua coscia. «Ti do fastidio?»
«No, assolutamente. Stai lì quanto vuoi.»
Lo faccio solo perché non c’è in giro nessuno. Altrimenti non mi sarei mi sognata di fare una cosa del genere.
«Compressione flusso?» mi chiede.
«Nella media.»
Sta andando tutto bene. Restiamo così per alcuni minuti, poi mi iniziano a chiudersi gli occhi. Si china in avanti e mi bacia sulla tempia. «Torna a dormire. Qui è tutto sotto controllo, tra qualche ora Hess mi darà il cambio e verrò da te.»
Annuisco. Mi è tornato il sonno. La sua presenza è tranquillizzante. «Se hai bisogno chiamami.» Ma forse non ce ne sarà bisogno. Che magari davvero questa volta non succeda niente di male?

(Trip)

«È diventato un po’ affollato, qui dentro.» sussurro, mentre stendo il mio sacco a pelo nel poco spazio che è rimasto tra Archer e T’Pol (tra lei e la paratia c’è F’Ral, che non dovrebbe essere qui).
«Devi dare la colpa alla tua ragazza.» mi risponde Jonathan. «È lei che ha incoraggiato F’Ral a restare.»
Mi rintano nel sacco a pelo. «T’Pol è innamorata di F’Ral.» Lancio un’occhiata alle due donne, che dormono pacificamente.
«Diciamo che lo siamo un po’ tutti.» replica lui. «Anche se T’Pol ha davvero una vera mania per te.»
Sorrido. «Chi l’avrebbe detto, la prima volta che ci siamo trovati in questa stessa situazione.» Rimango in silenzio per qualche istante. «Travis ha detto che dovrebbero mancare poco più di cinque ore. Ho lasciato il posto a Hess che era ansiosa di sperimentare la consolle-cubicolo.» Sento un movimento e mi giro per vedere T’Pol che appoggia la testa alla mia spalla.
«Speriamo che non ci siano novità, prima di uscire dalla tempesta.» continua Jonathan sottovoce.
«Speriamo.» Do una carezza sui capelli a T’Pol. «Mi piacerebbe che per una volta le cose andassero lisce e senza particolari problemi.» Non che avere incontrato la tempesta sia stato un bene…. ma almeno cavarcela senza troppi danni.
«^Miau?^» chiede F’Ral, alzandosi sulle quattro zampe, con uno sguardo assonnato. «Miuf, avete fatto il gruppo voi tre e mi avete lasciata qui sola soletta al freddo.» dice con voce imbronciata.
T’Pol batte sulla sua spalla. «No, vieni qui, F’Ral, appoggiati a me.» È vero, è lei che la incoraggia!
E figuriamoci se la Caitian se lo fa ripetere. In realtà quello diviso, ora, è solo il capitano, ma evidentemente gli va bene così.
Ho sonno, così decido di chiudere gli occhi per quel che mi sembra un solo minuto, ma quando li riapro Archer e T’Pol si stanno alzando. «Che succede?»
«Siamo fuori dalla tempesta.»
«Miao!» esclama F’Ral allegramente.
«Ah, di già?» Mi sento stanco morto, non so alla fine quanto abbia dormito, non molto, ma comunque mi tiro anch’io a sedere. «Bene!» È andato tutto piuttosto liscio, nessun inconveniente. Strano!
F’Ral abbraccia T’Pol, poi me e anche Archer, dicendo “miou”. Io rido. «Che vuol dire quella parola?» Non mi azzardo a ripeterla, perché le inflessioni della lingua caitian sono così sottili che basta un minimo per sbagliare.
«Vi voglio bene!»
Le sorrido e le do una carezza tra le orecchie, ho scoperto che le piace tantissimo.
«L’Enterprise sta bene? È tutta intera? Stiamo tutti bene? Possiamo uscire?» chiede la Caitian a raffica.
«Quattro “sì”, F’Ral, prendi le tue cose, ce ne torniamo alla solita routine.» risponde Archer.
In effetti è strano che tutto sia andato bene e si sia risolto così in fretta. Ma non mi lamento. «Torniamo verso quel pianeta che ha scovato T’Pol?» chiedo.
Il capitano sorride. «Sì, Trip, tranquillo. Andiamo là.» Mi batte una mano sulla spalla, mentre usciamo dalla gondola.
Bene. Sono proprio curioso di vedere com’è.

(Hoshi)

«Miao, Hoshi.»
«Miao, F’Ral.» Sorrido alla Caitian e la invito a sedersi al tavolo con me. Parliamo in Caitian, una lingua che mi piace moltissimo.
«^Scusa se ti ho lasciato sola, questa notte, ma avevo troppo freddo.^»
«^Non c’è problema.^» Le sorrido. «^Hai trovato un posto più caldo?^»
F’Ral annuisce, mentre mangia del riso soffiato con latte (apprezza molto la cucina terrestre). «^Mi sono infilata tra T’Pol e Jonathan, dopo un po’ è arrivato anche Trip.^»
«^Wow.^» Rido. Mi ha detto che è normale dormire assieme, tra amici, sul suo pianeta. «^Ma si dorme sempre tutti insieme su Cait?^»
«^Solo quando abbiamo freddo.^» mi risponde. «^Poi non tutti i Caitian lo apprezzano, c’è chi preferisce tenere le distanze. Per me… be’, dipende da chi ho vicino.^»
«^Immagino.^» La prima volta che F’Ral si è accoccolata sul mio letto mi era sembrata una cosa strana, poi ci ho fatto l’abitudine. In fondo ha ragione lei, che male c’è? Solo che…. be’, io non lo farei con altri amici. C’è da dire che F’Ral rende tutto così naturale e innocente che non si fanno pensieri strani. Però l’idea mi viene. «^E nessuno fraintende mai?^»
«^Per ora non mi è mai capitato. Anche se….^»
Quando F’Ral si interrompe, sollevo lo sguardo dal mio piatto. «^Qualcosa non va?^»
«^Be’…. non è che ho proprio dormito nel letto di tutti, su questa nave. Solo con te, Jonathan, Trip e T’Pol.^»
Di’ poco, penso io, anche se ricordo a me stessa che F’Ral è una Caitian, la sua cultura è molto diversa dalla nostra. Certo, T’Pol…. non so, fino a qualche anno fa non avrei mai potuto immaginare che nemmeno si facesse sfiorare da F’Ral, figuriamoci dormire nello stesso letto.
F’Ral si china un po’ in avanti. «^Ho un po’ paura che il tenente Reed abbia qualche idea di voler iniziare una relazione romantica con me…. tu lo conosci meglio…. secondo te è possibile o sono completamente fuori strada?^»
Oh caspita. Non ha del tutto torto, a pensarci bene. Alcuni atteggiamenti di Malcolm potrebbero far pensare a qualcosa del genere. E poi lui aveva già frainteso con me, anni fa…. «^Non te lo so assicurare….^» Resto vaga nella mia risposta, perché in effetti non saprei cosa dirle. «^Ma tu saresti interessata?^»
Lei scuote la testa. «^Voi siete straordinari e voglio un grande bene a tutti, ma non c’è interesse romantico da parte mia.^» Mangia un po’ del suo riso, poi mi chiede: «^E tu?^»
«Mhm?» mugugno.
«^Mire romantiche su qualcuno?^»
Penso di essere arrossita leggermente. Devo anche aver rivolto un veloce sguardo alla persona in questione, perché F’Ral lancia un’occhiata furtiva nella stessa direzione.
«Julia McKenzie?» chiede F’Ral e per poco io non sputo il tè.
Il fatto è che l’ha detto con una naturalezza incredibile. «Ma no, Takashi Kimura.» In effetti sono seduti vicini.
«Un MACO, quindi.»
Abbiamo smesso di parlare Caitian e questo non ci dà più la privacy di prima.
«E lui? Che ne pensa?»
«Non gli ho ancora detto niente. Devo ancora…. ragionarci.»
F’Ral annuisce. «Ah, ti capisco. Sono stata innamorata del ragazzo che abitava di fronte alla finestra di camera mia per anni e penso che ancora non sappia che mi piaceva.»
Bene, una bella occasione per cambiare discorso. «Che tipo era?»
F’Ral fa un sorrisone che nasconde una risata. «La versione caitian di Trip, ma con gli occhi verdi.»

(Archer)

«Canale di comunicazione aperto, signore.»
Sullo schermo appare un alieno verde-grigiastro, dalla pelle squamosa. Ha l’aria un po’ minacciosa, ma ho imparato a non farmi influenzare dalla prima impressione. «Buongiorno, benvenuti.» Mi dice velocemente, senza nemmeno lasciarmi il tempo di presentarmi. «Numero di iscrizione, prego.»
Lancio un’occhiata a Hoshi che scuote la testa.
«Temo di non avere un numero di iscrizione.»
«Alt, alt.» mi ferma il mio interlocutore. Digita qualcosa sulla sua consolle, poi guarda alternativamente me e quelli che immagino siano i risultati della ricerca. «Non siete Patragani. Bene. Ne avete a bordo?»
Scuoto la testa. «No.»
«Perfetto. Allora, volete fare l’iscrizione?»
«Ah, mi scusi, ma…. iscrizione a cosa?»
L’alieno sorride. «Ai Quindicesimi Giochi Sportivi del Settore Carsiano! Pensavo foste qui per questo! Siete arrivati qui per caso?»
Annuisco. «Siamo esploratori.»
«Se vi piace lo sport, questo è il pianeta giusto da esplorare. Ma c’è bisogno che vi iscriviate come nave, dopo ogni membro del suo equipaggio potrà scegliere la competizione che preferisce. Abbiamo diverse discipline, di solito ce n’è per accontentare tutti.»
«Certo!» esclamo, con entusiasmo. Che bello, finalmente un’occasione per fare vero sport.
Forniamo i nostri dati e concordiamo tutto il necessario, quindi ci viene assegnato un attracco allo spazio-porto. Dopo un breve discorso all’equipaggio, darò la possibilità a tutti di sbarcare.
Sono proprio curioso di vedere se hanno uno sport simile alla pallanuoto.

(Trip)

Su questo pianeta c’è poco o niente di interessante sulla curvatura, le tracce che T’Pol aveva scovato erano delle navi in arrivo qui per le competizioni sportive. In ogni caso è un pianeta che mi sta piacendo molto. Siamo arrivati appena in tempo, perché le gare di qualificazione iniziano domani. L’equipaggio si è sparpagliato per guardare le decine di sport in cui potremo competere, ci sono già molte squadre aliene che si stanno allenando.
Alcuni sport sono completamente diversi da qualsiasi altro gioco che io abbia mai visto, altri simili. Ho visto una specie di pallacanestro, ma ho deciso di rinunciare quando ho notato che quasi tutte le squadre in gara erano di specie alte più di due metri e mezzo.
Quando finalmente siamo arrivati a quello che, in pratica, è baseball, riesco a convincere Travis, Rostov, Hess e un altro gruppetto, a iscriverci come squadra. Travis non era molto convinto, avendo già sottoscritto una gara di scalate, ma gli orari non coincidono, così potrà fare entrambe le competizioni.
Arrivati alla hall centrale ritroviamo T’Pol, Hoshi e F’Ral.
«Trovato qualcosa?»
«Io e il comandante T’Pol ci siamo iscritte a una gara di arti marziali.» mi risponde Sato sorridendo.
Sorrido: «Wow. Vi direi “fategli il culo”, ma non credo che ce ne sia bisogno.» Ho come l’impressione che T’Pol non fosse troppo dell’idea di gareggiare, ma Hoshi deve averla convinta.
«Dov’è il capitano?» chiede Hess.
Hoshi indica dietro di sé: dalla balconata possiamo vedere una grande piscina.
«Pallanuoto.»
«Qualcosa di simile, per quel che ho capito c’è anche un po’ di wrestling e un po’ di corsa ad ostacoli.» risponde Hoshi.
E lui è già a mollo. Ho idea che non lo rivedremo per diverse ore. «F’Ral? Tu a cosa ti sei iscritta?»
«Ah, io…. niente.»
Hoshi sospira. «Comandante, la convinca lei che può iscriversi alla competizione acrobatica.»
«Ma no.» risponde F’Ral. «Sono troppo bravi, cose da circo, non da ginnastica artistica.»
«Be’, allora devi iscriverti all’altra competizione.» ribatte Hoshi.
«Ma non ho un partner.» obietta la Caitian.
«Ehi, aspettate: quale altra competizione?» chiede Travis.
«Una competizione di ballo.» risponde Hoshi. «F’Ral ci tiene molto: qualcuno di voi sa ballare?»
Ci guardiamo tra di noi e scuotiamo la testa. «Hoshi, tu non sai ballare?» chiedo.
«Purtroppo no. Haynem e Bennett erano bravissimi, ricordate?»
Già, avevano fatto più di una volta un breve spettacolo di danza per l’equipaggio, ma sono sbarcati ormai da tempo, dato che Bennett era incinta.
«Chiediamo agli altri,» insiste Hoshi. «dobbiamo trovarle qualcuno!»

(F’Ral)

Miuf. Forse dovrei dare retta a Hoshi e iscrivermi alla competizione acrobatica. Tanto non mi interessa vincere, voglio solo giocare. Bevo il mio drink al latte guardando il cielo che sta iniziando a tingersi di rosa. Arrivata la notte le iscrizioni saranno chiuse. Nessuno sull’Enterprise sa ballare. Nessuno ha mai fatto un corso di danza. Comunque, questa è una competizione a coppie, se non si è in due, non si può partecipare. Trip mi ha proposto di entrare nella sua squadra di baseball e io ho accettato, ma solo come riserva. Il baseball sembra carino, ma io non sono mai stata molto interessata a sport di quel tipo.
Mi sento un po’ depressa. A me piace molto fare sport, ma qui la maggior parte dei giochi sembra essere di forza (che io non ho), più che di agilità e grazia. Non è che dovrebbe interessarmi molto, non ero mai particolarmente brava nelle gare, raramente ho vinto una medaglia (per questo poi ho studiato Scienze). Mi piaceva gareggiare. Ma qui non posso nemmeno partecipare. Faccio scorrere di nuovo la lista delle discipline, ma ancora una volta non trovo niente che sarei in grado o vorrei fare.
Vedo Hoshi, Trip e T’Pol arrivare verso di me e sorrido. Su col morale, non devi fare la depressa della nave, è brutto!

(Trip)

Mi siedo al tavolo con F’ral, T’Pol e Hoshi. «Hai trovato qualcuno?»
La Caitian scuote la testa. «Anche le coppie aliene sono tutte già fatte.»
«Se vuoi posso tentarci io.» le propongo. In fondo Al mi ha dato lezioni di danza, due o tre secoli fa.
«Ma no, figurati. Al limite mi iscrivo a tiro al bersaglio.» Batte sul PADD. «Non è che ho una gran mira, ma meglio di niente. Malcolm si è iscritto a questa?»
Scuoto la testa. «Malcolm non si è iscritto a niente, è chiuso in armeria a sistemare cose che ha già sistemato ottanta volte nelle ultime due ore.»
«Dovremmo tirarlo fuori di lì e convincerlo a iscriversi a una delle gare di tiro al bersaglio.»
«Temo che se ci tentassimo, si incatenerebbe alla paratia.» risponde Hoshi.
«Smontiamo la paratia.» propone F’Ral.
Rido. «Lascia stare, è una battaglia persa.» Quando Malcolm si fissa su qualcosa, è difficile fargli cambiare idea e nonostante sia cambiato molto, dai primi tempi della missione, è pur sempre il solito Reed tendenzialmente solitario e schivo.
«Ragazzi!» esclama Hoshi, all’improvviso, interrompendo la conversazione. Poi indica vagamente dietro di me.
Io mi giro e sgrano gli occhi. «Ehi, ma ci vedo bene?» Mi gito verso F’Ral. «C’è un Caitian, F’Ral!»
Lei lo sta già guardando, a bocca aperta.
«Lo chiamiamo, così–»
La mia frase viene interrotta da un urletto di F’Ral. «No!» Mi si appiccica addosso, aggrappandosi al mio braccio come se ne andasse della sua vita. «Non chiamarlo, nascondimi, ti prego!»
Mi giro verso di lei: «Lo conosci?»
«No.»
«E allora perché non presentarti?» chiede Hoshi.
F’Ral va in panico. «No, no, non vedete com’è? No, no!»
Io gli lancio un altro sguardo. «E com’è?» domando, senza capire tutta l’agitazione di F’Ral.
«Bianco e nero perfettamente simmetrico, è bellissimo!» spiega lei. Io lo guardo ancora e sinceramente non mi sembra che sia poi così più bello rispetto a F’Ral. Anzi.
«Allora vai a conoscerlo.» esclama Hoshi.
«No, no, uno così non mi si filerebbe mai! Io, tutta arancione tigrata non simmetrica, senza nemmeno il bianco!»
«Stronzate.» borbotto io, ma decido di assecondarla. Non è che si può spingerla troppo.
C’è però un’altra persona al tavolo che non la pensa così. «Mi scusi!» esclama Hoshi, alzando un braccio in segno di saluto.
Il Caitian si gira e ci sorride.
«Oh no!» geme F’Ral.
«Eccola!» esclama il Caitian, quando arriva vicino a noi. «Cercavo proprio te, mi era stato detto che c’era un’altra Caitian sul pianeta.»
«Ah no.» risponde F’Ral. «Cioè, sì. Miao.»
«Miao anche a te. Mi chiamo Snurf, vengo da Fruas.»
«Oh Fruas.» replica F’Ral.
Il Caitian bianco e nero le sorride. «Tu devi essere F’Ral, la figlia del ministro Norf di Milif.»
«Sì….» F’Ral sembra drogata.
«Perché non ti siedi con noi?» gli chiedo. Se non è F’Ral a fare le prime mosse, le farò io per lei.
«Grazie!» Lui si siede tra me e T’Pol, mentre io rimango tra lui e F’Ral, che è ancora appiccicata a me. «Sei una sorta di leggenda tra chi di noi vuole viaggiare.»
«E tu come sei arrivato qui?» chiede Hoshi.
«Un mercantile tellarite mi ha portato fino al sistema solare qui vicino. Poi ieri mi hanno detto che qui si tenevano delle manifestazioni sportive, così sono venuto qui di corsa. Io amo lo sport. Poco fa ho saputo che la nave degli Umani era arrivata.» Si gira e sorride a F’Ral. «Ed era proprio quella su cui servi tu!»
«Oh…. sì….»
È inebetita. Non credevo che l’attrazione verso un maschio (perché è ovvio che è attratta) potesse ridurla in quello stato.
«Io ho fatto pallacanestro, tiro al bersaglio, corsa e ginnastica artistica.»
«Oooohhhh….» sospira F’Ral.
«Mi sono iscritto alle competizioni di salti acrobatici. Anche tu?»
«Ah….» Non era così la prima volta che ha incontrato noi. Quindi vuol dire che ha proprio problemi di relazione con i maschi della sua specie. La cosa è preoccupante.
«No, non s’è iscritta.» risponde Hoshi. «Voleva iscriversi alla competizione di danza, ma nessuno di noi sa ballare.»
Snurf fa un enorme sorriso: «F’Ral!» esclama. «Anch’io volevo iscrivermi ma non ho una partner! Balliamo io e te!»
«No….» biascica lei.
A quel punto le tiro una gomitata. «Voleva dire di sì.» ribatto io.
«Bene, hai già in mente una musica e una coreografia?»
«No….»
«Va bene, non c’è problema!» Snurf si alza e le porge la mano. Io prendo la mano di F’Ral e la metto nella sua. «Ho musica e passi. Dobbiamo solo iscriverci e poi trovare un posto tranquillo per provare.»
«Abbiamo una palestra a bordo dell’Enterprise.» rispondo io, mentre sollevo F’Ral dalla sedia e la spingo verso di lui.
Hoshi sfila il comunicatore. «Chiamo subito per farvi venire a prendere.»
I due Caitian si allontanano per iscriversi alla gara. Sono contento per F’Ral, ha cercato di nascondere la delusione, ma si vedeva benissimo che ci teneva molto a partecipare. Mi giro verso T’Pol. «Che hai?» le chiedo. «Sembri preoccupata.»
Lei scuote la testa.
«Sei preoccupata per come si comporta F’Ral? Sembra un po’ fatta, vero?» propongo.
T’Pol sospira. «In un certo senso.»
Rido. «Credo di aver capito perché sua madre, quando le chiedevano che facoltà voleva scegliesse sua figlia, rispondeva “quella di intendere e di volere”, se è sempre stata così in presenza di un maschio attraente….»
«Credo che F’Ral, nonostante le apparenze, sia piuttosto insicura.»
Annuisco. «Bene, abbiamo sistemato tutti, torniamo a bordo a farci una bella notte di sonno?»

(T’Pol)

«Trip, fermati.» lo chiamo.
«Che c’è?»
Sono sulla porta della palestra e sbircio all’interno. F’Ral e Snurf stanno provando. Il Caitian sembra davvero bravo…. a differenza di F’Ral. È impacciata, rigida, continua a inciampare nei propri piedi e sbaglia continuamente i passi.
«Scusa…. oh, scusa….» continua a biascicare.
«No, tranquilla, sei bravissima!» esclama Snurf, sorridendole. «Ora fai un rulo.»
F’Ral cerca di tendere la gamba destra, ma poi si incespica e si ferma di botto. «No, non ci….»
«Tranquilla, andava bene, ora molinete e battement.»
La Caitian fa un goffo giro intorno al partner, quindi piega un ginocchio e cade a terra. «Scusa, io…. scusa, non so….»
«Va benissimo, tranquilla, dovevo sostenerti meglio io.» Lui sorride e l’aiuta a rialzarti. «Proviamo la combinazione fouettes e casquè?»
F’Ral annuisce, porta il piede destro di lato, poi si blocca di nuovo, Snurl cerca di farla piegare indietro senza successo.
A quel punto non posso più trattenermi. F’Ral non è così imbranata, è sempre stata agile e precisa nei movimenti. Faccio qualche passo in avanti e sento Trip che mi chiama: «T’Pol, cosa fai?!» Lo ignoro. «Scusate se vi interrompo, F’Ral, posso parlarti un minuto?»
«Ah, io….» balbetta.
«Si tratta di una questione veloce, sulla consolle scientifica.»
«Scienze!» esclama lei. «Scusa, torno subito!» Così dicendo riprende la sua normale agilità caitian e si dirige, graziosa e leggera, verso di me. Io le metto un braccio sulle spalle e la spingo fuori dalla porta. «Ma si può sapere che ti prende?» le chiedo.
«Non dovevi parlarmi di Scienze?» ribatte.
«No, era una scusa.» dice Trip.
«Che cosa stai facendo là dentro?» continuo. «Non eri così settimana scorsa, quando abbiamo fatto ginnastica insieme. Eri agile, aggraziata, quel pezzo di coreografia che hai improvvisato era perfetto.»
«È che mi…. Snurf è così bello!»
Sopprimo la rabbia, in fondo non sono affari miei, ma mi dispiace per F’Ral, sta perdendo una bella occasione. «Sarà anche bellissimo, ma in una situazione di emergenza, io non faccio esplodere la nave solo perché c’è Trip in mia presenza.»
Vedo Trip che sgrana gli occhi verso di me, ma non dice nulla.
F’Ral sospira. «Mi sto comportando come una cretina, eh?»
«Sei inebetita. Se ci tieni alla competizione, ora vai dentro e balla come si deve.»
Lei annuisce. «Ok, ce la posso fare.» Respira qualche volta, poi rientra, mantenendo il suo tipico passo aggraziato. «Scusa, Snurf, possiamo…. ehm….» Lancia uno sguardo verso di me e io sussurro: «Forza!»
«Possiamo riprendere dalla promenade?»
«Ma certo!» Lui le sorride, quindi riprendono a ballare e devo dire che mi sembra che la sgridata abbia fatto effetto: ora F’Ral sta ballando bene.
Io e Trip, quindi, incamminiamo verso il nostro alloggio. A un tratto lui ride.
«Che cosa c’è?»
Lui mi prende sottobraccio. «M’è piaciuto il parallelo tra il bellissimo Snurf e me.»
«Mi sembrava appropriato.» ribatto, godendomi il contatto con lui.
«Così, potrei essere una fonte di distrazione, per una mente non disciplinata.» prosegue Trip. È evidentemente divertito e compiaciuto.
«Qualche volta, lo sei stato anche per me.»
Trip apre la porta dell’alloggio e mi lascia entrare per prima. «Non quando stavano distruggendo la Sfera 41, però.»
Sospiro leggermente. Ha ragione. «Da allora sono successe molte cose.» replico. Lui mi sorride e io penso che il paragone con Snurf non sia minimamente adatto, Trip è molto più bello. Be’, in fondo sono standard diversi.
«Sai che facciamo? Una sera tranquilla ci vediamo “Il Pianeta delle Scimmie”.» propone. «Il primo, quello con Charlton Heston.»
«C’entra qualcosa col discorso?»
«Be’, sì, alla fine la protagonista, dall’aspetto decisamente scimmiesco, dice a Heston, che ai tempi era considerato un sex symbol: “Ti bacerei, ma sei così brutto.”»

(Archer)

Sento suonare alla porta del mio alloggio, ma ho un piccolo problema: durante gli allenamenti per la competizione di pallanuoto carsiana, più di una volta qualche componente della squadra avversaria mi ha tirato sott’acqua di botto…. e io ho involontariamente bevuto un sacco. Devo dire che giocano in maniera che sarebbe decisamente sporca, per gli standard della pallanuoto terrestre, però non mi dispiace. Il campanello suona ancora.
«Arrivo!» esclamo, quindi mi chiudo la cerniera, mi lavo le mani ed esco dal bagno. «Avanti.»
Reed entra, con la faccia di quello che è stato richiamato dal preside per aver infilato uno scorpione nella borsa dell’insegnante. Cosa che, sono sicuro al duecento percento, lui non ha mai fatto. «Capitano, voleva vedermi?»
«Sì.» Mi massaggio leggermente l’orecchio sinistro, sembra che l’acqua mi sia entrata fino al cervello. «Ho saputo che lei è l’unico che non si è iscritto a nessuna competizione.»
«Sì, è corretto, capitano.» risponde lui.
«Be’, si iscriva a qualcosa. Non vogliamo offendere i nostri ospiti.»
«Ma signore, qualcuno deve restare a bordo per–»
Lo blocco. «Non si inventi scuse.»
«Nossignore.» risponde lui.
«Quindi scelga qualche vuole: pallacanestro carsiana, scherma, corsa, lancio del peso…. faccia quello che vuole.»
«Ma signore….» balbetta lui.
«Niente “ma”, Malcolm. Entri nella squadra di baseball di Trip o nella mia di pallanuoto carsiana, o faccia una scalata con Travis…. o si iscriva alle arti marziali come hanno fatto T’Pol e Hoshi.»
«Non sono mai stato particolarmente bravo negli sport.» Butta fuori quella frase come fosse un peso.
Non è che ci credo molto. Ok, di sicuro non è il patito di pallanuoto che sono io, né cintura nera di aikido come Hoshi…. né un assiduo frequentatore della palestra come T’Pol e F’Ral. Ma non è nemmeno uno che odia muoversi, ricordo bene i suoi incontri di lotta libera con Hayes. «Andiamo, in difesa personale è sempre stato tra i migliori.»
«Sì, ma non…. capitano….» È sui carboni ardenti, ma non mi importa.
«Tiro al bersaglio. Ce ne sono parecchi tipi. Ne scelga uno e si iscriva. Faccia in fretta, manca meno di un’ora alla chiusura delle iscrizioni.» Poi aggiungo: «È un ordine.»
«Sì, capitano.» risponde, con il tono che userebbe se gli avessi ordinato di chiudersi in cella per quattro mesi a pane e acqua.
«Si divertirà.» gli sorrido, ma lui non sembra esserne comunque convinto. «Può andare.»
Esce con l’aria del condannato alla corte marziale.
Sbatto la mano delicatamente sulla tempia destra, per vedere se dall’orecchio sinistro mi esce ancora acqua. Devo inviare sulla Terra una copia del regolamento della pallanuoto carsiana, dovrebbero fare dei campionati, è bellissima. «Dannazione….» sussurro, quando mi accorgo che devo ancora andare in bagno. Secondo me si gioca in acque diuretiche.
Risolto il problema vescica, esco dall’alloggio per andare a mangiare qualcosa. Sul tragitto, però, noto uno strano agglomerato di equipaggio di fronte alla porta della palestra.
«Che succede?» chiedo.
«Capitano!» esclama Phlox, con un sorriso enorme. Lui si è iscritto a una specie di maratona, una corsa non molto veloce su lunga distanza, con varie difficoltà sul percorso. «Ci sono F’Ral e Snurf che stanno ballando la coreografia che porteranno alle gare di qualificazione domani!»
Sbircio, per quel che riesco con tutta la gente che ho davanti, all’interno della palestra. Wow. Sapevo che F’Ral era brava in ginnastica artistica, ma da qui si direbbe che abbia anche un vero talento per la danza. Che spettacolo!
La coreografia finisce con i due che si tengono per mano, Snurf inginocchiato, con la gamba dietro tesa, davanti a F’Ral. Tutti applaudono e i due fanno un inchino.
«Auguro a tutti una buona gara, domani.» dico ai presenti. «Divertitevi, giocate secondo le regole e, se potete, vincete!»

(Hoshi)

Il primo giro di qualificazioni è andato bene. Per questa turnazione non vengono assegnati né punteggi né voti, è solo “ammessi/non ammessi”. Noi dell’Enterprise siamo passati tutti e, per quel che posso dire nella mia ignoranza in materia, la coppia F’Ral/Snurf è stata molto apprezzata dai giudici e dal pubblico.
Malcolm è stato obbligato dal capitano ad iscriversi a una gara di tiro al bersaglio ed è estremamente infelice, anche se la sua performance è stata, naturalmente, eccezionale. Ha scelto la specialità di phaser con bersaglio in movimento, lo stesso che ha insegnato a me. Io ho potuto assistere alla gara, dato che la mia è finita poco prima. Secondo me non si è nemmeno impegnato.
Ora stiamo andando a recuperare i due Caitian.
«F’Ral è davvero brava a ballare. E anche Snurf.»
Malcolm mugugna un “mhm” imbronciato.
«Sai cosa diceva Balanchine del suo gatto?» gli chiedo.
«Chi è Balanchine?» borbotta lui. Ah, che luna di traverso che ha, giusto per aver dovuto sparare a qualche bersaglio. Cosa dovrei dire io che ho preso a botte diciotto alieni? O T’Pol, che è stata sbattuta fuori dal campo di gioco con una mossa così scorretta che ha meritato la squalifica dell’avversario, nonostante le regole qui siano davvero poco severe.
«George Balanchine era un famoso ballerino e coreografo del XIX secolo. Diceva: “il gatto, ecco un corpo davvero adatto alla danza!”.» Arriviamo finalmente alla pista di ballo. Non vedo l’ora, non sopporto Malcolm quando è così. «Sono carini, insieme, vero?» chiedo, riferendomi a F’Ral e Snurf.
«Sì.» risponde Reed, sempre con quel tono da condannato a morte.
«Chissà, magari Snurf potrebbe stare a bordo dell’Enterprise.» Rido. «Sarebbe proprio quel che il comandante Tucker continua a ripetere: due Caitian per ogni nave!»

(Trip)

Entro nell’alloggio e metto un braccio intorno alle spalle di T’Pol, chinandomi per darle un bacio. Lei trasale e fa una smorfia.
Mi tiro indietro. «Ehi, che c’è?»
«Niente, scusa.» Mi abbraccia. «Ho preso una botta, alle qualificazioni.»
«Fammi vedere.» Le sfilo delicatamente la maglietta. C’è un grosso livido verde sulla sua spalla. «L’hai fatto vedere a Phlox?»
«Sì, ha detto che non è niente di grave. Passerà. Domani posso partecipare al primo turno.»
Le do un bacio sulla spalla. «Sbaglio o giocano un po’ sporco?»
«Hanno regole diverse. Ma il tipo che mi sbattuto fuori dal campo di gioco è stato squalificato per gioco sleale.»
«Neuropressione?» Propongo. Lei annuisce. Ci spogliamo e ci sediamo sul letto. «Stavo pensando che fortunatamente non ci sono né Klingon né Nausicaani nelle competizioni.»
«Probabilmente non sono interessati o non passano di qui. Ho letto il regolamento, gli unici esclusi per legge dai Giochi Sportivi del Settore Carsiano sono i Patragani.»
Scoppio a ridere.«È immaginabile perché.»
«Sì, infatti nel regolamento è espressamente detto che sono esclusi i Patragani maschi, mentre sono ammesse le femmine purché non accompagnate dai maschi oltre la fascia di asteroidi. La vostra partita di baseball com’è andata?»
«Bene, anche se devo ancora fare l’abitudine al fatto che il battitore può essere placcato, prima di arrivare a una base.»

(Archer)

Sto guardando le statistiche dei Giochi Sportivi. I punteggi del mio equipaggio nelle prime turnazioni sono ottimi. Sono passati tutti ai quarti di finale. Anche Phlox, che non avrei mai detto potesse arrivare tra i primi in una corsa.
Devo tenere presente l’importanza dello sport per il benessere del mio equipaggio. Sono più allegri, più uniti, li vedo sprizzare gioia ed energia. Dobbiamo organizzare dei piccoli tornei a bordo, non è difficile creare campi, anche provvisori, per pallavolo, pallacanestro, arti marziali e magari anche arrampicata. O potrei fare un modo che una stiva di carico sia perennemente riservata allo sport.
Porthos mugola.
«Sì, lo so che ti ho trascurato un po’, in questi giorni.» Mi siedo sul letto accanto a lui. «Ma anche tu potevi iscriverti a uno sport!» Rido e gli accarezzo la testa. «Nella corsa li avresti battuti tutti, sai?»
Purtroppo il regolamento proibisce i Giochi a forme di vita “inferiori”. E anche ai Patragani maschi, per ovvie ragioni. In realtà non credo che le Patragane siano mai arrivate fin qui. Per quel che ricordo era già tanto, per loro, andare in orbita. Ho avuto l’accesso allo storico delle competizioni, pare che quando un equipaggio di sette Patragani ha partecipato, ci sia stata una serie di incidenti, non gravi, ma che ha impedito lo svolgersi dei Giochi.
Per permettere al pubblico di seguire più competizioni, ora le gare sono suddivise su diversi orari. Il primo a finire sarà Travis, poi la mia squadra di pallanuoto. Riuscirò a seguire tutte le gare finali del mio equipaggio.
Mi alzo: «Andiamo a fare una passeggiata, Porthos.»
Chissà se F’Ral e Snurf stanno ancora provando in palestra. Hoshi mi ha riferito che hanno cambiato coreografia per i quarti di finale. Sono contento che F’Ral abbia potuto partecipare e soprattutto che abbia trovato un altro Caitian. Sbircio nella palestra, ma decido di non entrare quando vedo i Caitian seduti vicino allo specchio, in quella che, secondo me, è una posizione intima anche per gli standard caitian. Sono carini insieme: sembrano anche innamorati! Li lascio in pace e vado in mensa. Tutto questo movimento mi ha messo appetito.

(F’Ral)

Oh, che bello….
Non avrei mai creduto che un ragazzo bello come Snurf avrebbe potuto trattarmi come una fidanzata.
Seduti di fronte allo specchio, ci teniamo le mani. Io ho la testa appoggiata contro il suo collo. «Non devi prendere una decisione affrettata.» sussurro.
«No, stai tranquilla. A dire la verità speravo proprio di potermi imbarcare su una nave, ma per ora non ne avevo trovata una. E adesso, oltre ad aver trovato la nave, ho trovato te!» Mi dà un bacio tra le orecchie.
Ooooooh….
«Solo che ancora non so cosa potrei fare a bordo. Tu sei un ufficiale scientifico, io non ho studiato Scienze.»
«Be’, che cosa facevi nella vita?»
«Lavoravo come istruttore in una palestra.»
Resto a pensare un po’. «Hai detto che facevi tiro al bersaglio? Quindi saprai usare le armi, i phaser.»
Lui non risponde, quindi alzo lo sguardo. «Snurf?»
«Ehm…. no, è che….» Per la prima volta è lui che sembra impacciato. «Ehm…. era tiro con l’arco.»
«Oh.» rispondo io. «Romantico….»
Lui sospira leggermente. «Forse un po’ inutile su una nave stellare.»
«Sono certa che il capitano potrà trovarti qualcosa di utile.» Mi accoccolo contro di lui.
«Be’, per sport, qualche volta i phaser li ho usati. Ma non sono esperto. Pensi che potrei vederne qualcuno?»
Annuisco. «Dobbiamo chiedere al tenente Reed, lui è l’ufficiale agli armamenti.»
«È quello che ha fatto le scalate?»
«No, lui è Travis. Malcolm ha fatto tiro al bersaglio.»
«È un tuo amico?»
Gli sorrido. «Sì, su questa nave sono tutti miei amici.»
Mi accarezza le orecchie. «Oh, Orecchia di Seta….»
Santo Sole, è la prima volta che qualcuno mi chiama col nome dell’antica divinità della bellezza! Grazie Hoshi…. grazie Trip…. amo anche voi, ma è un amore platonico, invece di Snurf sono proprio completamente innamorata!

(Archer)

Finali!!!!!!!!!!!
Tantissimi di noi sono arrivati alle finali. Non sono tutte strutturate allo stesso modo. A pallanuoto e baseball si affronteranno solo due squadre. Per danza, scalata e un’altra manciata di sport ci saranno una dozzina di concorrenti o coppie.
Non è andata bene per a tutti. Reed si è fatto eliminare alle semifinali – che abbia fatto apposta ne sono praticamente certo. Anzi, sono stupito che sia arrivato alle semifinali. Fisher, che stava facendo una gara di lancio del giavellotto, s’è slogato un polso, quindi il lancio non è venuto, purtroppo. Kelly è stata eliminata ai quarti di finale di salto in lungo. E molti altri hanno perso, ma devo dire che sono tutti felici di aver partecipato, anzi, molti di loro sono addirittura meravigliati dall’aver raggiunto risultati tanto alti.
Naturalmente abbiamo tutti una buona preparazione fisica, ma lo sport è tutt’altra cosa. Non è solo forza e resistenza, è concentrazione, memoria, rispetto delle regole e dell’avversario, gioco di squadra, capacità di combattere.
Prima di andare a dormire voglio incontrare Snurf, poiché F’Ral mi ha detto che vorrebbe restare a bordo.
Lo trovo in palestra, ai pesi. «Signor Snurf?»
«Salve, capitano.» Scende dalla panca e mi viene incontro.
«F’Ral mi ha esposto la sua richiesta di restare a bordo.»
Lui annuisce e sorride. «Sì. Ci terrei molto. Le avrà anche detto che non ho particolari titoli.»
«Sì, ma se è davvero interessato, troveremo un modo.» Gli porgo la mano e lui la stringe. «Ci sarà un po’ di burocrazia da sbrigare. Domani contatterò Cait per parlarne con il presidente. La sua famiglia?»
«Ah, non ho famiglia, ma non c’è problema, potrò contattare io Cait, con calma dopo la fine delle gare. Non voglio che si disturbi.»
«Non si preoccupi, è meglio che sia io a farlo.»
Sorride: «Grazie, capitano.»
Faccio per uscire, ma Snurf mi blocca: «Lei è in una delle squadre finaliste di…. palla-acqua, giusto?»
«Pallanuoto, sì.»
«Mi piacerebbe assistere. A che ora è?»
«Sarà la quarta gara domattina, alle undici.»
Snurf annuisce. «Verrò a fare il tifo per voi.»

(Trip)

Questa non me la sarei persa per niente al mondo: Hoshi contro T’Pol. Sono arrivate entrambe in finale.
Entrano in campo, fanno il tradizionale inchino e la competizione ha inizio.
Per modo di dire. Mi sembra che nessuna delle due stia lottando al suo meglio. Danno colpi poco convinti, schivano più del necessario.
Quando ormai sto pensando che si siano messe d’accordo, Hoshi fa un affondo che atterra T’Pol, se non fosse che lei la trascina a terra con sé.
L’arbitro fischia: primo punto per entrambe.
Si rimettono in piedi, altro affondo di Hoshi, questa volta schivato. T’Pol risponde subito e ancora una volta cadono entrambe.
Iniziano uno scambio di colpi che porta nuovamente a niente, finché, senza accorgersene, finiscono fuori dal campo. L’arbitro fischia ancora, devono riprendere dal centro.
La lotta inizia a farsi interessante, ora, perché sembrano fare sul serio, ma nessuna delle due riesce a mettere a tappeto l’altra senza cadere a sua volta. Alla ventesima caduta l’arbitro fa un lungo fischio e dichiara il pareggio. T’Pol e Hoshi si mettono una di fronte l’altra e fanno l’inchino finale. Mi sembra di vederle scambiarsi un sorriso, ma forse è solo una mia idea.
Tra poco ci sarà la partita di pallanuoto della squadra del capitano, quindi ci spostiamo verso le piscine.
Archer e la sua squadra si tuffano subito in acqua, prima degli avversari. Il gioco parte pochi minuti dopo. Prima di fare goal devono scendere sott’acqua e far passare la palla (che ha, ovviamente, la tendenza a galleggiare) in una porta subacquea. Nel frattempo, però, l’avversario può tenerti sotto, anche se per non più di venticinque secondi. I punti per i nostri aumentano velocemente. Molto bene! Sono bravi.
Ci sono vari momenti in cui c’è una tale quantità di spruzzi d’acqua che non si capisce niente.
L’arbitro fischia un fallo alla squadra avversaria.
«E meno male.» esclamo. «Era ora!»
Archer riesce a segnare un altro punto. La sua squadra sta vincendo, anzi, se ho interpretato bene i segni del punteggio e del tempo sul tabellone, ormai ha vinto. Il fischio finale e i nostri che alzano vittoriosi le braccia al cielo confermano la mia idea.
Dopo l’ultima scalata di Travis ci sarà la nostra partita di baseball. Scendiamo a bordo piscina per congratularci col capitano e la sua squadra.
Mentre siamo lì, un alieno autoctono, vestito in modo sfarzoso, ci raggiunge, seguito da una scorta.
«Salve!» esclama. Ha la stessa apparenza un po’ minacciosa del tipo che ci ha accolto appena arrivati.
Archer si asciuga la faccia e le mani e si fa avanti. «Salve, io sono il capitano Jonathan Archer della nave stellare Enterprise.»
«Sturmtrapfantantaranem.» risponde lui. «È il mio nome.» aggiunge. «Sono il presidente planetario e il sovrintendente dei Giochi Sportivi del Settore Carsiano. Da dove venite?»
«Veniamo dalla Terra.»
«Immagino sia un pianeta dove si pratica moltissimo sport. Siete grandiosi, sono venuto qui apposta per complimentarmi con voi.»
Archer sorride. «Grazie. Ci stiamo divertendo molto.»
«Questo è l’essenziale.»
In effetti noto che anche chi perde non se la prende troppo. Sono tutti contenti, ovviamente lo sono di più se vincono, ma anche i perdenti sono sempre di buon umore. Di sicuro noi stiamo stracciando le altre squadre principalmente perché rispettiamo le regole. Non siamo gli unici che partecipano ai Giochi Sportivi senza avere una vera preparazione sportiva, anzi, la maggior parte delle persone che ho sentito parlare, come noi, fa parte di equipaggi di esploratori.
«Vi lascio andare subito, perché so che avete altre gare in programma, ma vi chiedo, se vorrete, di condividere qualcuno degli sport del vostro pianeta. Siamo sempre aperti a nuove idee: abbiamo raccolto qui alcuni degli sport più amati del settore.»
Jonathan annuisce. «Le farò avere di sicuro qualche idea.»
«Grazie!» replica il presidente. «Ora, scusatemi, devo andare a complimentarmi con i vincitori del tiro al bersaglio.»
Archer lancia un’occhiataccia a Reed, che è mezzo nascosto dietro di me. Sì, la penso come Jonathan: se Malcolm si fosse impegnato, avrebbe ricevuto lui i successivi complimenti.

(T’Pol)

Ho una gran voglia di utilizzare tutte le mosse che non ho usato nell’incontro con Hoshi contro quel malefico alieno che continua a sbattere a terra Trip. Lo odio! Trip mi ha detto che il campo è leggermente più morbido di quelli terrestri e che lui, da ragazzo, aveva giocato a football americano, oltre che a baseball, ma lo stesso non mi piace troppo vederlo così spesso a terra sotto quell’armadio di alieno. In compenso stanno comunque vincendo.
Trip batte la palla fuori campo. Ottimo, è l’unica battuta per cui gli avversari non possono placcarlo. Si gira e mi sorride, quindi alza la mano nel saluto vulcaniano. Io, dagli spalti, rispondo al saluto.
In quel momento, un avversario gli arriva contro e lo sbatte a terra.
«Ma questo è fallo!» grido. Poi mi rendo quello di quel che ho fatto.
Hoshi, seduta accanto a me, sta sorridendo come una pazza. Pazienza, ormai è fatta. Trip non si è fatto male, o così sembra, si rialza in piedi e può fare una battuta aggiuntiva, dato che l’arbitro ha, per fortuna, segnato il fallo. Altro fuori campo e io ne sono proprio contenta.
L’arbitro fischia di nuovo e le persone intorno a me esultato.
«Che cosa succede?» chiedo.
«La partita è finita.» mi risponde Hoshi. «Con questo punto, anche se la squadra avversaria riuscisse a fare tutti gli altri, non potrebbe comunque raggiungere i nostri.»
«Oh, bene!» esclamo e mi avvio con gli altri a salutare gli ennesimi campioni della nostra nave. Non c’è molto tempo, purtroppo, perché tra pochi minuti inizia la finale di corsa di Phlox.

(Trip)

Phlox terzo nella corsa, Travis primo nella scalata, O’Neill seconda al tiro con l’arco e Baird quarto al tiro al bersaglio fisso (sì, qui si prende una medaglia anche se si arriva quarti). Il capitano ha già chiesto ogni quanto si tengono i Giochi, perché non sarebbe male se diventasse un appuntamento fisso per l’Enterprise, visto poi come sta andando. Si tengono ogni anno carsiano, che equivale a circa venti mesi terrestri.
Sono un po’ tutto dolorante, ma sono contento di aver vinto la partita a baseball carsiano. «Dovrò spiegare questo baseball a mio padre, gli piacerebbe anche questa versione. E così, fatto, forse gli piacerebbe anche il golf: lui lo odiava e diceva che l’unico modo per renderlo interessante sarebbe stato quello di permettere a un giocatore di football americano di placcare il golfista mentre sta tirando.»
«Potrebbe essere un’idea per un altro sport per i Giochi.» propone Travis, mentre rimira la propria medaglia. «Che competizioni ci sono ora da vedere?»
«Ci sarebbe tiro al bersaglio mobile, se Malcolm non si fosse fatto eliminare.» risponde Hoshi.
«Non mi sono fatto eliminare.» bofonchia lui, che ha ancora la luna di traverso.
«Sì, certo.» risponde Hoshi. «Andiamo a vederla lo stesso.»
Ci alziamo e ci incamminiamo verso il poligono di tiro.
«Dov’è F’Ral?» chiede T’Pol.
Eccola! Ha la mania di F’Ral! Estraggo il comunicatore. «Vediamo. Trip a F’Ral. Dove sei?»
La Caitian risponde poco dopo, con una voce un po’ tesa. «Sono ai campi di ballo per le prove….»
«Tranquilla.» le rispondo. «Vedrai che andrà tutto bene.»
«No, è che…. hai visto Snurf?»
Mi fermo e mi guardo intorno. «Non è con noi. Pensavo fosse con te.»
«No, sono sbarcata con Jonathan, prima, ma Snurf è rimasto a bordo perché doveva parlare con un suo cugino di Cait…. Ha detto che sarebbe sceso con la navetta di McKenzie, ma lei mi ha detto di non averlo visto…. Ho paura che sia rimasto bloccato a bordo, è piuttosto imbranato coi comunicatori…. anzi diciamo che è proprio una frana…. e tra meno di tre ore inizia la nostra gara!»
«Va bene, calma, F’Ral.» cerco di tranquillizzarla. «Vengo a prenderti a saliamo a bordo a cercarlo. Troviamoci alla Navetta Due. Trip, chiudo.» Mi reinfilo il comunicatore nella tasca. «Vado a prendere F’Ral e saliamo a bordo a cercare Snurf. Voi andate avanti, vi raggiungiamo tra poco.»
«Vuoi che venga con voi?» mi chiede T’Pol.
–Ha la mania di F’Ral!– penso. «No, andiamo e torniamo in un attimo.»
Lei annuisce. «Ci vediamo dopo.»
Mi dirigo velocemente verso i parcheggi della navetta, F’Ral sta arrivando di corsa e io le apro il portello. «Tranquilla, facciamo largamente in tempo.»
«Sì…. grazie.» risponde lei.
Certo che se era sempre così agitata, prima di una gara, capisco perché ha mollato la ginnastica ed è andata a studiare Scienze. Partiamo velocemente e attracchiamo meno di cinque minuti dopo.
«Sarà nell’alloggio degli ospiti.» propongo e ci dirigiamo velocemente là.
F’Ral suona, ma nessuno risponde, così io decido di bypassare il blocco e apro la porta.
«Non è qui!» esclama lei, con voce da panico.
«Calmati, F’Ral.» Le metto una mano sulla spalla. «Vado in plancia a scansionare l’Enterprise per segni di vita caitian. Tu guarda in palestra, sarà lì ad allenarsi. Magari si è perso la navetta.»
Lei annuisce e si allontana borbottando qualcosa sull’utilità di avere un comunicatore e non saperlo usare. Mica ha torto. Arrivo in plancia velocemente e accedo subito alla consolle di T’Pol, avviando la scansione.
Purtroppo, quello che trovo non mi piace.
«Che diavolo ci fa Snurf in armeria?»
Qualcosa dentro di me mi consiglia di non dirlo a F’Ral. Corro verso l’armeria, sperando che la Caitian sia ancora sul ponte della palestra. Quando apro le porte dell’armeria trovo qualcosa che avrebbe fatto prendere un infarto a Malcolm.
Tutti gli armadietti delle armi sono stati forzati e aperti e tutte le armi sono a terra.
Snurf si gira verso di me brandendo un’arma che non ho mai visto. «Fermo!» urla.
No, non è possibile.
«Snurf, che cosa stai facendo?»
«Devi dirmi dove la tenete!»
Faccio un passo avanti, devo riuscire a raggiungere almeno un phaser. Ma il Caitian spara un colpo di avvertimento che sibila troppo vicino alla mia testa, per i miei gusti. Snurf deve avere una mira da campione, dannazione. Altro che tiro con l’arco! Dal rumore metallico capisco che l’arma, qualsiasi essa sia, spara proiettili.
«Ho detto fermo!» urla di nuovo lui.
«Calmati. Possiamo parlarne.»
«No.»
Le porte dell’armeria si aprono e, purtroppo, entra F’Ral. «Ma…. Snurf…. cosa stai…. facendo?»
«Stai zitta!» urla lui. Poi torna a rivolgersi a me. «Mi devi dire dov’è l’arma….»
Scuoto la testa, ma purtroppo temo di aver capito. «Quale arma?»
«Lo sai perfettamente! L’arma più potente del multiverso!»
E infatti è così.
«Non è più a bordo. Non so a chi l’abbia data la Flotta Astrale.» È una palla, non so dove Archer la tenga di preciso, ma so che è a bordo.
«Mi stai mentendo!»
Non è possibile. No, non è possibile! «No che non ti sto mentendo!» Adocchio un phaser che potei raggiungere e decido di provare a prenderlo. Sento di nuovo uno sparo. Non avverto alcun dolore, intravedo qualcosa muoversi vicino a me, ma io ormai ho raggiunto il phaser, lo prendo e sparo contro Snurf. Non so se fosse su uccisione o stordimento, ma Snurf cade a terra.
Mi giro e vedo che anche F’Ral è a terra. «F’Ral?» Mi avvicino a lei e vedo del sangue…. rosso, come quello umano. «Merda, no!» esclamo, girando F’Ral sulla schiena. Non parla, non si muove. Le metto una mano sulla gola e per fortuna sento il battito cardiaco. Ha una ferita alla spalla, ma non so niente di fisiologia caitian, quindi non so quanto sia grave.
Premo la mano sinistra sulla ferita e sfilo il comunicatore. «Tucker a Phlox, emergenza medica a bordo, risalga subito!» Chiudo la comunicazione e ne riapro subito un’altra. «Tucker a Reed. Malcolm, torna subito a bordo con la tua squadra, abbiamo un problema di sicurezza in armeria.»
Lascio il comunicatore a terra e metto la mano tra le orecchie di F’Ral. «Ma dannazione, F’Ral, perché ti sei buttata davanti a me?» sussurro. Lancio un’occhiata a Snurf, che è ancora steso immobile a terra. Ecco, bravo stronzo, rimani incosciente. O morto, per quel che me ne frega. «F’Ral, mi senti?» Le accarezzo il viso. «Per favore, F’Ral…. tieni duro….»
Mi sembra che sia passata un’eternità, quando finalmente la squadra di Reed arriva. Credo che a Malcolm verrà un infarto a vedere l’armeria conciata così, dopo che ha passato gli ultimi giorni a sistemarla un migliaio di volte. Ma al momento non mi interessa. Appena vedo che c’è qualcuno che può controllare Snurf, sollevo F’Ral tra le braccia (è incredibilmente leggera) e corro verso l’infermeria, dove trovo Phlox, T’Pol e Jonathan.
«Cos’è successo?» chiede il medico.
«Quel bastardo di Snurf le ha sparato…. ha usato un’arma a proiettili, ma non so cosa fosse.» Sdraio F’Ral sul lettino, quindi mi allontano per lasciare che Phlox faccia il suo lavoro. «Se la caverà?» chiedo.
Il Denobulano passa velocemente un tricorder sopra la ferita. «Siamo fortunati.» dice. «Il proiettile si è fermato in un punto non vitale. Starà bene.»
Mi avvicino a un lavandino e inizio a lavarmi il sangue dalle mani, poi dovrò togliermi la divisa da baseball che ancora indosso.
«Cos’è successo?» chiede il capitano. «T’Pol mi ha detto che siete tornati a bordo a prendere Snurf. Stavano litigando?»
Scuoto la testa. «Il bastardo cercava l’arma più potente del multiverso. Ha fatto fuori tutti gli armadi in armeria.»
«Come ha fatto a sapere di quell’arma? E poi da quando i Caitian sono bellicosi?»
«Non ne ho idea.»
«L’arma è leggendaria.» risponde T’Pol. «Della sua esistenza in molti ne erano a conoscenza. Quanto al fatto che noi ne siamo in possesso, potrebbe essere stato….» Si interrompe per un secondo, come se stesse per dire “quello stronzo” ma si fosse fermata in tempo. «Sakel.»
Archer annuisce. «Snurf?»
«Gli ho sparato.» rispondo. «Ma non ho idea se sia ancora vivo, non ho controllato che il phaser fosse su stordimento e non ho nemmeno idea di quale sia la differenza di intensità tra stordire e uccidere un Caitian.» Dovrò informarmi, comunque. Non voglio uccidere F’Ral, dovesse capitarmi di spararle anche solo per “togliere di mezzo l’ostaggio”, come nel film “Speed”. E come ha fatto Malcolm con T’Pol, una volta.
Pochi minuti dopo, Phlox viene verso di noi. «È tutto a posto.» ci riferisce.
Tiriamo un sospiro di sollievo.
«Che tipo di arma era?» chiede Archer e Phlox ci mostra il piccolo (per fortuna) proiettile. È molto simile a quello che aveva colpito Bethany, quando siamo stati sul pianeta degli Skagaran.
«Grazie, doc.»
«Le ho fatto una leggera anestesia, si sveglierà tra una mezz’ora.» Quindi esce per andare a visitare Snurf.
«Non ho capito.» riprende T’Pol. «Perché le ha sparato?»
«Non ha sparato a lei. Era innervosito e arrabbiato, quando io ho negato di sapere dove fosse l’arma, ha sparato a me e F’Ral si è buttata davanti a me.» Sospiro. «Mi ha salvato la vita, probabilmente.»
T’Pol mi mette una mano sulla spalla. Anche lei l’ha fatto, una volta. «F’Ral dormirà ancora per un po’, vai a cambiarti.»
Annuisco. Povera la mia F’Ral….

(F’Ral)

Apro gli occhi lentamente. Non sento dolori, non sento niente. Ma quando mi guardo intorno e vedo Trip, Jonathan, Hoshi e T’Pol che mi guardano, capisco che la situazione deve, in qualche modo, essersi risolta.
«State bene?» chiedo.
Archer annuisce sorride. «Dovremmo chiederlo noi a te.»
«Mhm.» mugugno. Fisicamente non posso dire di stare male, ma…. Mi sento di una tristezza allucinante e non posso fare a meno di scoppiare a piangere. «Odiotuttiimaschidell’universotrannequellidiquestanaveeeeeeeeee!»
Trip mi sorride e questo già mi fa stare un pochino meglio.
«Cos’è successo?»
«Dopo che ti sei presa una pallottola al mio posto,» risponde. «ho sparato a Snurf e ho chiamato rinforzi.»
Annuisco. «Cos’è la cosa che voleva?»
«Un’arma non funzionante che abbiamo trovato tempo fa.» mi risponde il capitano. «Non abbiamo mai capito di preciso cosa fosse, ma non era un’arma.»
«Io pensavo che lui mi amasse davvero.» miagolo. «E invece…. era solo per raggiungere quella cosa….» Sospiro. «Ho bisogno di coccole.» Alzo lo sguardo su T’Pol. «Posso?» chiedo, imbronciata.
«Certo.» sussurra lei.
Io mi tiro su lentamente, quindi abbraccio Trip.
Lui ride e mi abbraccia. «Tutte le coccole che vuoi.»
In quel momento entrano Reed e Phlox.
«Bene, vedo che ti sei svegliata.» dice il medico, mentre mi passa un tricorder vicino alla spalla. «Va tutto alla perfezione.»
«Capitano.» chiama Malcolm.
Ho capito che deve dire qualcosa su quel che è successo, quindi li fermo prima che possano andarsene. «Vi prego. Voglio sapere anch’io.»
Reed lancia uno sguardo a Phlox, che risponde: «Be’, Snurf non è un Caitian. O per lo meno, non un Caitian come li conosco io. Non come te, né come M’Ral.»
«Che cosa intende?»
«Ha un DNA diverso. Non troppo diverso, ma come può essere diverso un Umano da un Vulcaniano.»
Io, che sono sempre tra le braccia di Trip, scuoto la testa. «Non può essere.» dico. «È uno Kzinti? Io ho sempre saputo che gli Kzinti erano più grossi e più brutti. Snurf è…. be’, insomma, è bello.»
Il medico annuisce. «Ci sono segni di un recente intervento di chirurgia plastica. Potrebbe avere senso?»
Annuisco. «Eh ma tazzo!» esclamo. «Ops, scusate.» Appoggio la testa alla spalla di Trip, che sta dimostrando una pazienza spropositata nei miei confronti.
«Un infiltrato.» propone Archer. «Ci sono notizie a proposito, su Cait?»
«Non che io sappia.»
«Ora che ci penso….» continua il capitano. «C’era qualcosa che mi era sembrato strano di Snurf: mi dava del lei! Non ci avevo pensato finora…. e inoltre mi ha detto di non aver famiglia e di voler contattare lui il pianeta.»
«Però si è inventato la scusa di avere un cugino da chiamare….» continuo io.
«La seconda volta che è venuto a bordo.» annuisce Jonathan. «Quando non abbiamo controllato se avesse armi.»
Sospiro. «E perderò anche la gara di ballo!» piagnucolo.
«Non è detto. Dobbiamo solo trovarti un altro partner.» T’Pol si avvicina a me. «Puoi gareggiare con uno dei concorrenti che ha perso nei turni precedenti?»
Scuoto la testa. «Non lo so.»
Hoshi prende un PADD, si connette al database dei Giochi, quindi scuote la testa. «No, purtroppo non è permesso a chi è stato eliminato ai turni precedenti di danza di partecipare, anche se con un nuovo partner. Però puoi trovare qualcuno che non ha ancora partecipato alla gara.»
«Figuriamoci, è stato un caso trovare Snurf!» Anzi, probabilmente non lo è stato: il bastardo è stato mandato apposta per farmi innamorare, lui e il suo tazzo di “Orecchia di Seta”.
«Tra quanto inizia la gara?» chiede Malcolm.
«Due ore e quattro minuti.» risponde T’Pol.
«Allora ho perso.»
Trip sospira. «Be’, F’Ral, potrei–»
Reed lo interrompe: «Dottore, ma F’Ral è in grado di ballare?»
Phlox annuisce. «Certo, la ferita è completamente rimarginata. Sconsiglierei acrobazie da ginnastica artistica, ma per la danza non ci sono controindicazioni.»
A quel punto Malcolm si avvicina al letto. «Va bene, allora, F’Ral, ballerò io con te.»
Noto che tutti si girano stupiti a guardarlo. Io non sono stupita, perché dovrei? Ma gli chiedo: «Davvero lo faresti?»
Lui annuisce.
«Scusa, Malcolm.» interviene Trip. «Tu sai ballare?»
Reed sembra arrossire un po’. «So ballare il tango.»
«No, sul serio?!» esclama Trip, che si prende una gomitata da T’Pol.
«Mi pare che quel tipo di ballo sia simile al tango, giusto?»
«Sì, è simile.» rispondo io.
«Bene, allora devi insegnarmi la coreografia.»
«Potremmo cambiarla.» propongo. Non mi va di ballare quella che ballavo con quel bastardo.
«Per me è la stessa cosa. In ogni caso, devo impararla da zero.»
Annuisco. «Hai una musica?»
«Ne ho in mente una bella.» risponde Malcolm. «Trip, mentre io e F’Ral andiamo in palestra a provare, puoi procurarci “Por una cabeza” di Carlos Gardel?»
«Mhm?» fa Trip.
«È quella che Al Pacino balla in “Scent of a Woman”.»
Non capisco di preciso perché, ma ‘sta cosa, per Trip, è perfettamente chiarificatrice. «Ah, sì, quella!» esclama. «Sì, ve la porto subito.» Mi aiuta ad alzarmi dal letto.
«Hai già qualche idea per la coreografia?» chiedo a Reed.
«È una musica particolare. Ti piacerà. Parte con dolcezza, e lì potremmo fare una promenade, quindi un ocho.»
«Sì, bello.» Ci avviamo verso l’uscita.
«Poi inizia con vigore, possiamo passare un abrazo e tu puoi fare un latigo e subito un casqué.»
«Oh bello!»
Mentre esco è come se percepissi gli sguardi stupiti degli altri, rimasti un po’ a bocca aperta. Sento Archer che sussurra: «Wow, si direbbe che Malcolm sappia davvero cos’è il tango.»

(Malcolm)

Speravo che non venisse nessuno a vedere le nostre prove, invece se ci fosse un incendio in palestra saremmo tutti morti, per la folla che si è creata in corridoio. Penso che siano tutti curiosi di vedere ballare me, più che F’Ral.
Respingo a forza la mia parte di ufficiale alla sicurezza, che è ben più potente della mia parte di tanguero.
Sono anni che non pratico, ma devo dire che la memoria motoria funziona bene. Questa musica è sempre stata il mio tango preferito.
Sono sempre stato un tipo da cane, ma devo dire che con F’Ral mi trovo bene e questa canzone è molto adatta a lei (e ai gatti, per la verità). È un alternarsi di dolcezza e forza, velocità e tranquillità.
F’Ral è molto leggera, farle fare i giri, gli appoggi, i passi sospesi è molto facile. E naturalmente è anche bravissima. Ha una grazia e un’eleganza che, detto sinceramente, non ho mai trovato in partner umane.
Fa un giro su sé stessa, tenendomi la mano, poi si ferma e io le vado incontro. Sto praticamente conducendo io, completamente, la danza, ma con lei è tutto così naturale.
Sorrido e mi torna in mente Balanchine. Penso che il coreografo avrebbe trovato nei Caitian un corpo perfetto per la danza!

(F’Ral)

Malcolm è davvero un ottimo tanguero. Non pensavo che fosse un tipo da danza. Mi ha detto che ha studiato solo tango. Non è da poco, comunque. La musica che ha scelto mi piace tantissimo. Mi fa ricordare noi Caitian da piccoli: siamo tranquilli, teneri, un po’ addormentati e poi ti stupiscono saltando di scatto e correndo.
La pista è tutta per noi, così come l’attenzione dagli spalti.
La musica si scioglie nell’aria e noi ci siamo immersi fino alle orecchie.
Promenade, ocho.
Giro intorno a lui, che conduce perfettamente.
La musica cambia ritmo, latigo, abrazo e casquè. E poi torno su, di scatto, come la musica, mi giro, l’abito azzurro che mi ha scovato Hoshi segue alla perfezione i miei passi. (Ne aveva scovato anche uno rosso, ma purtroppo con il mio pelo arancione mi stava malissimo.)
La musica sfuma e io mi ritrovo tra le braccia di Malcolm.
Non so se abbiamo vinto. Non mi importa molto, sinceramente, aver partecipato è la cosa più bella.
Il pubblico esplode in un applauso fortissimo, tanto che mi sembra di sentire i vetri delle tribune d’onore vibrare. Facciamo l’inchino finale, quindi usciamo dalla pista per raggiungere i nostri amici.
«Siete stati grandiosi!» esclama Hoshi, abbracciandomi. «Come va la spalla?»
«Leggermente dolorante, ma è sopportabile.» Lancio un’occhiata ai giudici di gara, quindi prendo Malcolm sottobraccio. «Possiamo anche risalire.»
«Non vuoi sapere quanto avete preso?» mi chiede Trip, stupito.
«No, non importa. Sono contenta così.» Un po’ di fastidio verso Snurf c’è, in realtà. Sono parecchio arrabbiata e non so nemmeno cosa farne di questo sentimento, adesso.
«Be’, io preferirei aspettare.» sussurra Malcolm. «Sono curioso.»
«D’accordo.» Ci sediamo. «Sai come si dice…. la curiosità uccide il Caitian.»
«Ma la soddisfazione….» inizia lui.
«….lo riporta in vita.» concludo io.
Finalmente i giudici hanno deciso. Non se guardare o no.
«Miu.» sussurro. Poi sgrano gli occhi: non ci posso credere! Siamo arrivati…. primi! «Hanno premiato anche l’originalità!» esclamo.
Tutti i nostri amici più vicini ci abbracciano, quasi non ci lasciano andare a prendere le medaglie. Sento un comunicatore che gracchia: «Allora, si può sapere a che posto sono arrivati?!» È Foster, della sicurezza, obbligato a bordo a controllare Snurf. Penso che siano curiosi, più che altro, per Malcolm. Erano tutti stupiti dal fatto che lui fosse così bravo nel tango….
«Sono così contenta!» esclamo, prendendo in mano la medaglia. Poi mi giro e do un bacio sulla guancia a Malcolm. «E tutto grazie a te.»
Lui è vistosamente imbarazzato, ma mi risponde: «Sei stata tu ad arrivare in finale.»
«Sarà.» replico. «Ma questa non l’avrei ottenuta senza di te.»
È ora di tornare a bordo. Sono tutti stanchissimi, quindi, dopo il caos generale della vittoria siamo davvero a pezzi.
Io e Malcolm stiamo camminando da soli verso i nostri alloggi, finendo di commentare la gara. C’è però un cosa che devo chiedergli. «Malcolm…. prima ho sentito che qualcuno diceva….. una frase del tipo “il tango è l’espressione verticale di un desiderio orizzontale….” e insomma…. ecco…. mi chiedevo se….ho avuto l’impressione che a volte tu…. ehm…. fossi interessato romanticamente a me.» Ce l’ho fatta. Com’è stato difficile dirlo!
E mi sa che per lui rispondere è anche più difficile.
«Aehm, ecco…. no…. cioè…. non voglio offenderti, ma…. diciamo che ho avuto la stessa impressione da te, alcune volte, ma poi ho notato che tu avevi gli stessi atteggiamenti con tutti…. quindi immagino che…. cioè….»
«Sì, ho capito. Tipo sfregare la fronte o accoccolarsi.»
«Ecco.» È arrossito di brutto.
«Per i Caitian è cosa normale farlo anche tra amici.» Gli sorrido. «Ti va di essere amici?»
«Ne sarei felicissimo.» E ho idea che vorrebbe aggiungere “e sollevato”.
«A te chi piace?»
«Eh?» balbetta.
«C’è qualcuno sulla nave che ti piace?»
Lui ride leggermente. «Non proprio. Alcune ragazze sono attraenti. Ma non c’è nessuna storia.»
«Per ora.» aggiungo io. «Sono stata piuttosto brava a far riappacificare Trip e T’Pol qualche giorno fa. Magari potrei dare qualche spinta giusta anche per te.»
Lui però cambia discorso: «Hanno litigato?»
«Sì, lo fanno in continuazione.» rispondo. «Li adoro, ma sono così incasinati.»
Malcolm annuisce. «Hai ragione.»
«Ho avuto l’impressione che non volessi dire agli altri che balli il tango.»
«Be’, è una cosa un po’ personale.»
«L’hai imparato per una ragazza?»
«No.» ammette lui. «L’ho imparato perché mi piace. La danza è qualcosa di molto diverso da tutto ciò che ho studiato nella mia vita e il tango, in più, ha quella passione che a volte sento che mi manca.»
Siamo arrivati al mio alloggio. Lo abbraccio. «Grazie di tutto, Malcolm. Sei stato davvero un amico straordinario.»
Lui ricambia l’abbraccio, ma capisco che è ancora imbarazzato dai miei modi caitian, quindi mi freno. «Ci vediamo domani per la cerimonia di chiusura.»
«Certo.» Mi sorride. «A domani.»

(T’Pol)

Ho ancora il corpo dolorante per i vari incontri di arti marziali. Giuro che questa è l’ultima volta che mi faccio convincere da Hoshi a partecipare a una gara del genere. Sì, che poi il capitano ha già deciso che tra venti mesi saremo qui ancora per dare la rivincita a chi non è arrivato in finale.
Non che mi dispiaccia lo sport, ma i partecipanti ai Giochi Sportivi del Settore Carsiano (che per quel che ho potuto notare sono tutti equipaggi di navi stellari che giocano amatorialmente, non sono professionisti) sono abbastanza scorretti. Tanto che molti di noi sono arrivati in finale e si sono presi i complimenti del Presidente proprio perché rispettiamo le regole.
Trip è in sala macchine per il riavvio dei motori, io ho bisogno di una camomilla per non stargli appiccicata addosso. Quando entro in sala mensa noto subito F’Ral sul fondo, accovacciata su una sedia che guarda le stelle fuori dall’oblò.
Prendo la tazza e penso che dovrei lasciarla in pace…. ma mi avvicino a lei.
«Posso farti compagnia?»
Lei si gira e mi sorride. «Certo.»
Sorseggio qualche istante la camomilla. «Non riesci a dormire?»
F’Ral scuote la testa. «Troppi pensieri. È strano per i Caitian non dormire, sai?»
Annuisco. «Anche per i Vulcaniani. L’insonnia è uno stato illogico.»
«Cavoli se lo è.» Sospira e appoggia la fronte all’acciaio trasparente dell’oblò. «Come mai non sei con Trip?»
«Non ha bisogno di me, al momento.»
Lei sorride leggermente. «Invece a me sembra che abbiate costantemente bisogno l’uno dell’altra.»
«Può cavarsela da solo, in sala macchine, adesso.»
«Sai perfettamente cosa voglio dire.» ribatte. «Lui è bello, buono, tenero, dolce…. sarebbe l’uomo perfetto se avesse le orecchie a punta e il pelo bianco e tigrato.»
Io non rispondo. Dopo che io, Reed e Archer abbiamo discusso il “problema Snurf”, ho fatto una richiesta al capitano.
«Trip dice che hai la mania di me.»
Alzo lo sguardo su di lei, quando la sento pronunciare quella frase. «Sei la sua guardiana. Lo siamo entrambe. E l’hai salvato. Devo ringraziarti per questo.»
F’Ral ride leggermente. «Sai, non credo che potesse funzionare con Snurf. Nemmeno se non fosse stato quel tazzone che è. Scusa la parolaccia.»
Nessuno ancora le ha detto che dovrebbe sostituire la T con una C e anch’io decido di lasciar stare.
Poi continua: «Sono stata distratta dal mio compito e Trip ha rischiato la vita. Non può più succedere.»
«Snurf avrebbe trovato un altro modo di salire a bordo.»
Lei alza le spalle. «Forse.» Sospira. «Certo che fare la guardiana di Trip è dura, eh….»
«Oh, certo che lo è.» rispondo. Solo che per me è più facile. Io lo amo. Lo adoro, è l’uomo della mia vita e lui sta con me. F’Ral non ci conosce nemmeno da un anno. Ho finito la camomilla. Tra poco tornerò nel mio alloggio e lì aspetterò Trip. «Sei hai bisogno di aiuto, F’Ral, sai dove trovarci.»
«Voglio parlare con Snurf.» mi dice. «Verreste con me?»
«Pensi che sia la cosa giusta da fare?»
«Sì…. credo di sì. Ho solo paura di non riuscire a spiccicare parola.»
«Ci saremo.» rispondo. Mi alzo in piedi, ma mi fermo. «Ho bisogno anch’io di un favore, F’Ral.»
«Tutto quello che vuoi.» mi sorride.
«Ho chiesto un breve periodo di ferie al capitano. Resterò su Vulcano, ho bisogno di andare a meditare sul Monte Seleya. Ci andrò da sola.»
«Senza Trip?»
Annuisco. «Quindi resterai la sua unica guardiana per un po’. Te la senti?»
«Sì, certo. Voglio dire, mica si fa sparare un continuazione. E poi mi pare che Jonathan abbia intenzione di tornare sulla Terra.»
«Esatto.»
Resta in silenzio per qualche istante, poi mi chiede: «C’è qualcosa che non va con Trip?»
«No…. lui è perfetto. Ho solo bisogno di tornare a casa mia per qualche giorno.» Le mie emozioni stanno iniziando a essere di intralcio, come è stato per F’Ral ciò che provava verso Snurf. Ho bisogno di un periodo di sosta, per ragionare e purificarmi per un po’ da queste emozioni così forti che mi arrivano direttamente dal mio legame con Trip. Non sono abituata e non so ancora gestirle perfettamente….
«T’invidio.» mi risponde. «Piacerebbe anche a me avere voglia di tornare a casa. Voglio dire, su Caitian. Perché ormai….» Indica intorno a sé. «Questa è casa mia.»

(F’Ral)

T’Pol e Trip sono venuti con me nell’area di detenzione. Appena le porte si aprono, Snurf si alza e viene vicino alla porta.
«Ciao, F’Ral.» dice, con quella sua voce dolcissima, e io ho la tentazione di tirargli un pugno. Peccato che di mezzo c’è l’alluminio trasparente, quindi non farei altro che farmi male.
Snurf mi sorride leggermente, poi sposta lo sguardo su T’Pol. «Mi state portando su Vulcano, vero?»
Lei rimane ferma un istante, poi annuisce. «Ma non siamo qui per rispondere alle sue domande.»
Lui torna a guardarmi. «Mi dispiace per quello che ti ho fatto.»
«Non ci credo.» rispondo. «Per chi lavori? So che sei uno Kzinti.»
«Il mio governo cerca quell’arma da tempo.»
Mi sento rizzare il pelo. Una cosa che viene chiamata “l’arma più potente del multiverso” in mano a una razza bellicosa e xenofoba? Non mi piace. «E tu sei l’agente segreto mandato a recuperarla?»
Lui scuote la testa. «No, io ero davvero un istruttore di palestra, F’Ral.»
«E ti hanno assoldato perché io ero una ginnasta?»
Sospira. «Sarebbe stato più facile salire a bordo.»
«Tanto l’arma non c’è.»
Lui ride leggermente, poi guarda Trip. «In realtà la tiene il capitano. Anche se nemmeno il comandante Tucker sa dove sia.»
Tucker guarda T’Pol, ma non si dicono nulla.
«Se eri solo un semplice istruttore, perché hanno preso proprio te…. e perché cavolo hai accettato?»
Snurf abbassa lo sguardo. «Mi avevano promesso una piccola casetta in una pianura delle lande temperate, immersa nella natura, circondata da boschi, lontano da tutti. Pensione a vita.»
«Ma dai.» dice Trip. «Chi vorrebbe vivere così, isolato dal mondo?»
Non dico nulla, ma anch’io, in alcuni periodi della mia vita, ci avrei fatto la firma.
«Un telepate.» risponde Snurf.
«Basta!» urlo. «La storia degli Kzinti telepati è solo una leggenda!»
Lui mi guarda, mi sorride. «Questo è quello che ti ha raccontato tuo padre.» Mette una mano sul vetro e io faccio un passo indietro. «Eri bambina, tuo fratello Anief ti aveva raccontato che Kzinti telepati trasformano i Caitian in zombie.»
No, no, non può essere vero.
«Ti eri chiusa nell’armadio e tuo padre è venuto a tirarti fuori e ti ha detto che era tutto una bugia.»
Mi viene da piangere.
«È vero, non trasformiamo i Caitian in zombie, ma esistiamo.» Alza lo sguardo su T’Pol. «Sentiamo tutto ciò che pensate, anche se non lo vogliamo. Quello che per noi è il disgustoso sapore dei cibi vegetariani.» Poi si gira verso Trip. «La passione che mettete in ogni cosa.» Infine torna a guardare me. «Il senso di solitudine. Il desiderio di amore. E tutte queste tremende e fortissime emozioni ci rendono perennemente depressi.»
«E perché vuoi andare su Vulcano? Per imparare a usare la telepatia meglio?» chiede Trip.
«Per imparare a non sentire. O almeno a non ascoltare.» risponde lui. «In ogni caso, se torno sul mio pianeta, mi giustizieranno.»
Mi giro verso T’Pol. «Potrà restare su Vulcano? Avrà l’asilo politico?»
«Credo di sì.» risponde lei. «Ma non posso assicurare che lo lasceranno in isolamento.»
Snurf sorride leggermente. «Meglio su Vulcano che altrove. Le vostre emozioni represse si sentono meno.» China leggermente la testa. «Grazie.»
«Addio, Snurf.» concludo.
«Sei una bella persona, F’Ral. Spero che troverai qualcun altro che lo capisca, oltre a questi umanoidi.»
Esco dall’area di detenzione, Trip e T’Pol dietro di me. Dopo pochi passi mi fermo, mi appoggio al muro con una spalla. Non riesco più a trattenere le lacrime.
Trip mi abbraccia. «Ti accompagniamo nel tuo alloggio, ora.» sussurra. «Così potrai riposare.»
Annuisco e lo seguo. Quando entriamo nel mio alloggio vado subito a prendere la medaglia d’oro che ho vinto con Malcolm, me la metto al collo e poi la stringo tra le mani.
T’Pol scosta le coperte e io m’infilo a letto. «Mi raccontate una storia?» chiedo.
Trip mi rimbocca le coperte. «Ah…. che storia?»
«Non so, qualsiasi cosa…. basta che non riguardi gli zombie.»
«Vediamo….» Lui si mette a grattarmi leggermente tra le orecchie. Potrei stare così per tutta la vita. «Eh, mhm…. ecco….» Ma perché Trip non è un Caitian?
Poi sento la voce di T’Pol. Si è seduta accanto a me e mi ha messo una mano sulla spalla. «Falor era un mercante molto ricco. Partì per un viaggio per allargare i suoi orizzonti, scoprire nuova conoscenza. Sfidando la tempesta, attraversò il Mar Voroth, raggiunse le spiagge buie di Raal, dove la vecchia T’Para dispensava la verità. Viaggiò sulle colline spazzate dal vento e attraversò le desertiche Pianure di Fuoco per trovare i monaci silenziosi di Kir. Ancora non pago, ritornò a casa, lì narrò le storie di ciò che aveva appreso. Così raggiunse la vera saggezza, donando agli altri la sua conoscenza.(1)»
Sorrido. «È la storia di un insegnante.»
«Sì.» risponde lei.
«Una volta volevo fare la maestra….»
Trip si alza e recupera un PADD dalla mia scrivania (un po’ incasinata come sempre). Digita qualcosa, quindi inizia a leggere: «”Parlaci dell’Insegnamento.” Ed egli disse: “Nessuno può rivelarvi qualcosa se non quello che già si trova semi-addormentato nell’albeggiare della vostra conoscenza. L’insegnante che cammina nell’ombra del tempio, tra i suoi discepoli, dà qualcosa non della sua saggezza ma piuttosto del suo credo e della sua devozione. Se è davvero saggio egli non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma piuttosto vi guida alla soglia della vostra propria mente. L’astronomo può sì parlarvi della sua comprensione dello spazio, ma non può darvi la sua comprensione. Il musicista può sì cantarvi qualcosa del ritmo che è in tutto lo spazio, ma non può darvi l’orecchio che cattura il ritmo, né la voce che lo riecheggia. E colui che è versato nella scienza dei numeri può raccontare qualcosa delle regioni del peso e della misura, ma non può condurvi colà. Poiché la visione di un uomo non presta le sue ali a un altro uomo. E proprio come ciascuno di voi sta da solo nella conoscenza di Dio, così ciascuno di voi deve essere solo nella sua conoscenza di Dio e nella sua comprensione della Terra.”(2)»
«Bello….» Sorrido, ormai addormentata. T’Pol mi dà una carezza sulla guancia, quindi li sento uscire in silenzio. Se resto qui, tranquilla, con loro, starò bene. E loro staranno bene.

(1) Da “Star Trek: Voyager 2×22 – Innocenza”
(2) Da Khalil Gibran, “Il Profeta”

(T’Pol)

«Quindi Snurf verrà portato nello stesso centro di Myra e Shedar?»
«Sì, ma le ragazze possono uscire, lui sarà segregato. Però, per la maggior parte del tempo, sarà abbastanza lontano dagli altri da non sentirne i pensieri.» Apro la porta della casa di mia madre – di casa mia – e la tengo aperta per Trip, che sta portando la mia borsa.
«Alla fine mi fa quasi pena.» mi dice.
«Nonostante abbia ferito F’Ral?»
Lui sospira.
«Sì, lo so.» rispondo. «Anche a me.»
Chiudo la porta. Ho fatto da guida turistica a F’Ral per un paio di ore oggi, facendole visitare il centro di Shi’Kahr. Ora sta cenando con Hoshi e Travis all’ambasciata terrestre. «Hai fame?»
«No, ho mangiato un boccone prima di scendere.» Mi sorride. Potrebbe farmi fare qualsiasi cosa con quel sorriso. «E tu? Hai fame?»
Scuoto la testa e lo abbraccio. «Andiamo in camera mia.»
Tra poco lui tornerà sull’Enterprise, io rimarrò qui a fare i conti con le mie emozioni.
Trip mi sveste, io assecondo i suoi movimenti, lascio che le sue mani ruvide scivolino sulla mia pelle liscia, dandomi brividi di piacere. Poi mi sdraio sul letto, completamente nuda. Trip è in piedi davanti a me, bello come il cielo stellato, forte come il Sole della Fornace. Si spoglia con una lentezza quasi esasperante, ma io aspetto, voglio assaporarmi ogni secondo di questo ultimo incontro prima che lui parta, con l’Enterprise – la mia casa.
Ci uniamo e io mi stringo a lui con tutte le mie forze, mentre ondate di un piacere per nulla vulcaniano invadono il mio corpo.
Catturo le sue labbra in un lungo bacio, poi appoggio la mia mano al suo volto e la fusione mentale mi porta quelle immagini che non capisco, ma che amo. Spirali di color arcobaleno, onde matematiche di qualsiasi sfumatura, esplosioni di stelle bianche e spruzzi di spirali nere.
Poi, sfiniti, ci lasciamo andare, ancora stretti in un abbraccio che vorrei che non finisse mai. Con gli occhi chiusi, appoggio la fronte al suo collo e respiro il suo odore. Mi accarezza i capelli, poi mi bacia sulla fronte.
«Sei certa di voler star qui da sola?»
Annuisco lievemente. No, in realtà non lo sono per niente, ma devo farlo.
«Non mi tradire con qualche Vulcaniano.» scherza.
Io apro gli occhi e lo bacio sulle labbra. «Tu tradiscimi pure, ma resta con me.»
Lui spalanca gli occhi, poi scoppia a ridere.
«Non era una battuta.» replico.
«Allora hai proprio bisogno di meditare. È la cosa più assurda che tu mi abbia detto. Be’, una delle più assurde.»
Gli accarezzo le labbra. «Ho pensato che preferisco condividerti con altri, che perderti.»
«Smettila.»
«Con tutte le persone che ti saltano addosso–» inizio, ma lui mi interrompe.
«Addirittura!» esclama.
«Vuoi che ti faccio un elenco?» domando.
«No.»
«Seles Goknor e consorte. La tua ex Lisa.»
«Quale parte di “no” non era chiara?»
Evito di menzionare i Monarchi di Trekapa e Karen DeCorden, anche se pure loro sono nell’elenco, ma aggiungo: «Pheezal Phlox.»
«Pheelzal Phlox!» esclama lui. Sospira. «Comunque tranquilla, tu mi basti.»
«E ti avanzo?»
Scuote la testa. «No, sei perfetta così come sei.»
Gli accarezzo una guancia. «In ogni caso, ho chiesto a F’Ral di tenerti d’occhio.»
«Ah!» Ride. «Ecco che torna la mania per F’Ral. Mi spieghi com’è ‘sta faccenda?»
«Tutti abbiamo la mania di F’Ral.» rispondo. Ed è vero. So che Archer ha tentato di buttarla fuori dal suo alloggio, quando io e Trip le abbiamo rubato il letto, ma lei si è messa a fare le fusa e gli occhioni dolci e ha conquistato persino il capitano cinofilo.
«Tu ne hai la mania un po’ di più.»
«È…. dolce, buona, tenera, indifesa e molto ingenua. E ti ha già salvato la vita due volte.»
«È vero. Concordo su tutto.»
«Ricordati però che anche tu le hai salvato la vita, quando Snurf le ha sparato.»

(F’Ral)

Io amo gli Umani. Platonicamente, sì, ma li amo. Arrivati sulla Terra il Comando di Flotta mi ha invitato presso la sede di San Francisco, dove mi hanno comunicato che mi avevano accettato. C’è stata una bella cerimonia, mi hanno dato l’uniforme e i gradi da guardiamarina, poi è arrivata M’Ral e siamo andati tutti assieme a festeggiare.
Purtroppo mia sorella è potuta rimanere qui per poco tempo, altrimenti, perdendo diverse coincidenze, il ritorno a casa per lei sarebbe stato molto lungo. Ma è stato davvero bello rivederla e poter condividere con lei questa giornata.
«Tutto bene?»
Mi giro e sorrido a Trip. «Sì, è stata una giornata perfetta.»
Lui mi mette le mani sulle spalle. «Stai veramente bene con l’uniforme della Flotta.»
«Grazie di tutto.»
«Vieni. Vorrai mica restare, vero?»
«Dovrò prendere un alloggio qui, no?»
Trip scuote la testa. «Sei invitata a casa dei miei. Ti piacerà. Andiamo.»
La casa dei Tucker è bellissima. Si trova sulla costa meridionale di uno stato chiamato Mississississipipi…. o qualcosa del genere. Nel giardino anteriore, vicino alla veranda c’è un grande albero bellissimo, dalle foglie larghe, che Gracie mi ha detto che si chiama magnolia e fa dei fiori rosa e bianchi bellissimi. La casa ha una grande cucina vicino a un salotto con tanti divani e un bellissimo bovindo da cui si vede il mare e la spiaggia. Abbiamo cenato sul terrazzo, all’aria fresca che sa di mare.
Io non mi sono nemmeno tolta l’uniforme, mi piace troppo ed è comodissima. E anche se so che non avrei dovuto farlo, ho tenuto la medaglia della gara di danza al collo, nascosta sotto l’uniforme.
Ho sempre voluto sentirmi parte di un gruppo ed è anche per questo che ero entrata nella Flotta Caitian. Peccato che il loro pattugliamento in giro al pianeta non mi bastava più.
«Tuo padre è un ministro su Cait, giusto? Lavora per gli Esteri?» mi chiede Charlie. Assomiglia tantissimo a Trip.
«No, è ministro delle telecomunicazioni planetarie. In famiglia io sono un po’ un caso a parte…. come dite, qui? La pecora nera?»
Charlie annuisce. «Non è detto che sia un male. Solitudine a parte.»
«Già.» dice Gracie. «Ti sentirai sola, l’unica Caitian sull’Enterprise.»
«Ah, be’, qualche volta, ma non spesso. A dire la verità Trip e gli altri mi fanno sempre tanta compagnia.»
«Sì, Trip ha preso da suo padre.» continua Gracie. «Sono tipi socievoli.»
Ho la vaga sensazione che siano dispiaciuti che T’Pol non sia qui con noi. È che, secondo me, lei non è un “tipo socievole”. La capisco, perché in fondo anch’io sono così. E se sono qui a chiacchierare allegramente è solo perché la controparte è riuscita a coinvolgermi.
«Albert vive lontano da qui?» chiedo.
«In Irlanda. Più o meno settemila chilometri da qui.» risponde Gracie. «Una bella cittadina verdeggiante, con tante casette colorate.»
«Dove piove sempre.» aggiunge Charlie.
Gracie scuote la testa leggermente. «Quando Al ha deciso di andare ad abitare là con Maggie ci sembrava così lontano…. poi Trip è diventato capo ingegnere della prima nave a curvatura 5 e, da allora, Kenmare ci sembra dietro l’angolo.»
«Lo posso immaginare.» Continuo a mangiare il gelato al fior di latte con amarena, su cui Gracie ha aggiunto una ciliegina. Trip ha detto che va mangiata per prima, ma sua madre ha detto che si mangia quando si vuole, quindi io la sto lasciando per ultima.
«M’Ral ha ripreso gli studi sul teletrasporto quantico?» mi chiede Trip.
Scuoto la testa. «No, è tornata al teletrasporto classico. Ha appena avuto un posto all’università della capitale.»
«Bene. Con Darix va tutto bene?»
Io sorrido e annuisco. «Sì, sono felici. Darix si è trasferito con lei nella capitale, ha persino trovato un posto come chef in un ristorante.»
«Mi ricordo i manicaretti di Darix.» commenta Trip.
«Quelli di Gracie non hanno niente da invidiare!» esclamo.
Lei mi sorride. «Sei proprio dolce!»

(T’Pol)

Quando arrivo alle pendici dal Monte Seleya prendo un profondo respiro. Mi sento decisamente meglio. All’inizio è stata dura riabituarmi al silenzio, alla quiete e alla vita monastica, ma poi mi è veramente servito stare tranquilla a meditare.
Adesso però non vedo l’ora di tornare sull’Enterprise. Be’…. l’Enterprise, la vita a bordo, la compagnia umana, denobulana e caitian, ma in fondo andrei da qualsiasi parte pur di stare con Trip. Ho già predisposto il ritorno attraverso alcuni passaggi.
Cammino lentamente verso il piccolo ristorante, ho fame. Vorrei mangiare una fetta di torta di noci peacan, ma non credo che ce l’abbiano. Entro, tranquilla e fresca, e cerco un tavolo vuoto. Ne scovo uno sul fondo, dove potrò stare tranquilla a mangiare e guardare il Monte Seleya. Mi siedo e comincio a consultare il menù.
Un cameriere viene a prendere la mia ordinazione, zuppa di plomeek classica. Avrò tempo sull’Enterprise, per mangiare tutti i cibi che Trip vorrà farmi assaggiare. Voglio riabbracciarlo e stare con lui. Per sempre.
Sto per iniziare a mangiare, quando sento una voce nota.
«T’Pol.»
Alzo lo sguardo lentamente, non sapendo di preciso cosa rispondere. Mi esce solo un banale: «Koss.»
Lui indica la sedia vuota al mio tavolo. «Posso sedermi?»
No. Questo è quello che vorrei rispondergli, ma mi limito ad annuire.
Koss si siede di fronte a me e ordina una zuppa ploomik con spezie cavariane. «Non sapevo che fossi tornata su Vulcano.»
«Sono stata alcuni giorni a meditare sul Monte Seleya.» dico, con tono piatto.
«Sto per andarci anch’io, mi sono preso una settimana per meditare. Tornerai sull’Enterprise?»
Annuisco. «Il tuo lavoro come va?»
«Molto bene. Ho avuto l’incarico per la ristrutturazione della sede del Congresso Mondiale.»
«Complimenti. Ma non è quel palazzo antico a Sha’lia?»
Lui annuisce. «Mi sono trasferito là da alcuni mesi.» Riceve il suo ploomik e ne mangia un paio di cucchiai. «Ho trovato moglie, lei abita a Sha’lia.»
Mi fermo appena in tempo dal tirare un sonoro sospiro di sollievo e gridare un “evvai!”. «È un’ottima notizia.»
Lui annuisce. «Sì, T’Sal è un architetto d’interni.»
«Un ottimo connubio.» constato. «Come l’hai conosciuta?»
«Ha arredato la casa di un mio zio.»
Mi sfugge un mezzo sorriso. «Amore a prima vista?»
Qualcosa di simile passa anche sul volto di Koss. «Qualcosa del genere. Siamo altamente compatibili.»
Grandiosooooooooo!!!!
«E di te, cosa mi dici?»
«Su cosa?»
«Stai ancora con il comandante Tucker?»
«Naturalmente.» Chissà come sta, ora. So che andava a stare qualche giorno dai suoi genitori e si sarebbe portato dietro F’Ral. Ci siamo dati questi giorni di tempo, divisi, per stare tranquilli. Ma a parte il periodo di meditazione, lui mi sta mancando da far male. Nonostante quello che gli ho detto, spero che non mi abbia tradito. È vero, preferisco doverlo condividere con altri che perderlo, ma è anche vero che lo vorrei proprio tutto per me. Non credo, in effetti, che abbia avuto incontri romantici. La sua lontananza comincia pesarmi troppo. Mi mancano le sue bellissime labbra, i suoi occhi azzurrissimi, il suo cuore forte e pieno d’amore, le sue braccia che mi sanno stringere al punto giusto.
«Ti trovo bene.» continua Koss.
Annuisco. «Non ho più avuto modo di ringraziarti…. per l’annullamento della nostra unione.»
«Non c’è bisogno che tu lo faccia. Io volevo che tu fossi felice e vedo che lo sei. E io stesso ho avuto modo di trovare una moglie più adatta a me.»
Involontariamente alzo un sopracciglio. Fossi stata umana, probabilmente avrei riso.
«Senza offesa.» ribatte lui.
«Nessuna offesa.» È certamente vero. Così come è vero che lui non va bene per me. Trip è l’unico uomo per me.

(Trip)

È molto piacevole ritrovarsi dopo un po’ di tempo lontani.
T’Pol è accoccolata accanto a me, con una gamba piegata sopra la mia, una mano sul mio petto e la testa appoggiata alla mia spalla.
Sembra tranquilla, molto più di quando ci siamo lasciati. Evidentemente aveva proprio bisogno di quel periodo di meditazione. La sua calma influenza anche me. Alza lo sguardo, mi accarezza la guancia. «Sulla Terra, è andato tutto bene?»
Annuisco e le bacio il palmo della mano. «F’Ral sembrava davvero contenta, anche quando è stata dai miei. Ha parlato un pomeriggio intero con mia madre di uncinetti e filati.»
«Spero abbia dimenticato Snurf.»
«Già. Hai saputo qualcosa di lui?»
«Per ora gli stanno facendo degli esami. È ancora molto stressato.»
Le accarezzo la spalla nuda, quindi la bacio sulla fronte. «Sono sicuro che lo aiuteranno.»
Lei annuisce. «E tu?»
«Ho supervisionato la revisione dei motori dell’Enterprise…. ma non solo.» Sorrido. «Ho dato una mano anche per la Challenger.»
«L’NX-03?»
Annuisco.
«Com’è?»
«Bella, ma l’Enterprise non la batte nessuno.» Le accarezzo i capelli.
«Quindi, tra F’Ral, i tuoi genitori e i motori…. non hai avuto tempo per…. incontri romantici?»
Scoppio a ridere. «No, nessun incontro romantico. Ti sono stato fedele.»
«Meglio così.» Mi passa le dita sul collo e sulle braccia. «Io ho incontrato per caso Koss.»
Ho la tentazione di tirarmi a sedere di scatto, ma mi trattengo. «Koss?»
«Sì. Si è risposato.»
«Ottima notizia!» esclamo. «Quindi anche tu non hai avuto incontri romantici?»
«Assolutamente no. Avevi dubbi?»
Scuoto la testa. «No, in effetti no.» Le sorrido e le accarezzo le guancia. «Mi sembri molto più serena e rilassata ora.» Sarà la meditazione, sarà la notizia del matrimonio di Koss. Spero che duri.
Lei annuisce. «Sì. E ora sto benissimo, qui con te.»

(F’Ral)

«Grazie del ballo, Malcolm.» Sfrego la fronte contro il suo braccio.
«Il piacere è stato mio.» Mi porge il braccio e io lo prendo.
Usciamo dalla palestra. Abbiamo deciso di comune accordo di andare avanti a ballare insieme. Così, un paio di volte alla settimana, ci troviamo di sera in palestra. Camminiamo lentamente, parlando dei passi, della musica, del ritmo, della danza.
È bello poter condividere una passione con qualcuno.
Quando arriviamo davanti al mio alloggio, ci fermiamo. «Replichiamo venerdì sera?»
Malcolm annuisce. «Volentieri. Buona notte.»
Gli sorrido. «Anche a te.»
Lui prosegue verso il suo alloggio, io entro nel mio. Vado subito a farmi una doccia, quindi indosso la mia uniforme, mi metto la medaglia al collo e prendo la medaglietta a forma di IDIC che T’Pol mi ha portato da Vulcano. So che non si dovrebbe dormire con l’uniforme, ma per questa notte mi voglio concedere una piccola indulgenza. Mi raggomitolo sopra la coperta che mi ha fatto Gracie.
Dopo alcuni giorni in cui sono stata davvero male, finalmente ora ho ripreso a stare bene. Non ho dimenticato Snurf…. e nemmeno Smirn. Ma i miei amici dell’Enterprise mi hanno aiutato a superare questi dolori.
Sono la prima Caitian nella Flotta Astrale. Spero che dopo di me ci saranno altri della mia razza. So che gli Umani ci accoglieranno a braccia aperte.
Con questi pensieri belli e positivi mi addormento, come mi diceva mia mamma quando ero bambina: «Dormi, cucciola mia, lascia che i tuoi pensieri si riuniscano alle fusa dell’universo stellato.»

FINE

T’Pol: «Trip, che c’è? Ti vedo preoccupato.»
Trip:m «Be’, in questo racconto non mi è successo nulla di male (a parte nel sogno di F’Ral). Quindi, chissà cosa mi succederà nel prossimo!»

Che fatica!

(21 gennaio 2014 – 26 giugno 2014)

Ispirato dal disegno di Dashinvaine “Trekkie Tango”.

Gli Kzinti (e gli Kzinti telepatici) esistono davvero nell’universo di TAS, sono una specie felinoide:
http://en.memory-alpha.org/wiki/Kzinti
«Gli Kzinti telepati sono Kzinti infelici e nevrotici che hanno uno stato sociale basso.»

Pubblicato 7 novembre 2014 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, Star Trek

Una risposta a “I Naviganti 30: Caitiango (racconto su Star Trek: Enterprise)

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