I Naviganti 29: Rainbow (racconto su Star Trek: Enterprise)   2 comments

Dedicato a mia Madre

Rating: NC-17

Genere: Romanzo – avventura

Riassunto: L’Enterprise recupera alcune capsule di salvataggio. In una di queste c’è una vecchia conoscenza di Trip.

Spoilers: Tutta Enterprise e qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Paramount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro.

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You’re not alone
Oh oh and now I’m where I belong
We’re not alone
Oh oh I’ll hold your heart
and never let go

I’ve said it a thousand times
And now a thousand one
We’ll never part
I’ll never stray again from you

(Green Day – “Stray Heart”)

You are not an enemy anymore
There’s a ray of light upon your face now
You can heal my heart without me knowing
I can cry in front of you
‘cause you’re not afraid to face my weakness.

When we’ll wake up
Some morning rain
Will wash away our pain
‘cause it never began for us
It’ll never end for us.

(Elisa – “Rainbow”)

(4 agosto 2013)

(T’Pol)

«T’Pol?»
La voce del capitano Archer si insinua di botto nella mia mente. Mi giro verso destra, notan-do che mi sta guardando interrogativamente.
«T’Pol? Sta bene?»
«Sì, sto bene.» Devo aver passato dieci minuti buoni a fissare un angolo della consolle. Non riesco a concentrarmi, mi sembra che in plancia faccia troppo caldo.
«Allora, si unirà a noi per la serata cinema?» mi chiede Archer. Dal suo tono, temo che mi abbia già fatto questa domanda un paio di volte.
«No, credo che andrò a letto presto.»

Ho bisogno di uscire di qui. Lancio un’occhiata ai dati che stavo cercando inutilmente di analizzare. La mia mente non è qui. È inutile insistere nel cercare di lavorare. Lascio la postazione scientifica all’ufficiale del turno gamma.
«Se ci ripensa, ci vediamo là.» dice Archer.
«Sì, capitano.» rispondo, un po’ in fretta. Devo trovare Trip. È l’unico che può risolvere il problema.
Vado dritta in sala mensa, so che molto probabilmente è lì. Infatti sta aiutando a sistemare le sedie per la serata cinema e intanto chiacchiera allegramente con Reed. Non posso fare a meno di lasciare che la mia mente faccia considerazioni poco vulcaniane su di lui. È in abiti civili, indossa dei pantaloni di cotone e una t-shirt azzurra come i suoi occhi. Gli indumenti sono abbastanza attillati da poter vedere i suoi muscoli…. mi sto spingendo un po’ troppo ol-tre e, quando lui mi vede, m’impongo di mettere un freno a questi pensieri.
Mi sorride e si avvicina a me. «Il film inizia tra una decina di minuti.»
«Hai un attimo di tempo per me?»
Lui annuisce. «Certo, che succede?»
Lo prendo delicatamente per un braccio e lo tiro leggermente più lontano dagli altri. «Ho….» Indugio un istante. «Ho il pon-farr.»
A quel punto è lui che mi spinge delicatamente ancora più indietro. «E me lo dici così?»
Sono confusa. «E come dovrei dirtelo?»
Lui fa una leggera risata. «D’accordo. Ah…. risolviamo subito o dopo il film?»
«Credo di poter resistere un paio d’ore.» Dieci minuti sono troppo pochi. Mi fermo e lo fisso: «Perché il film non dura più di due ore, vero?»
«No, poco più di un’ora e mezza.»
«Prendiamocela con calma.» Contegno vulcaniano. O almeno ci tento.
«Come preferisci.» Lui mi sorride e ritorna a mettere a posto le sedie. Io prendo un profondo respiro, quello che F’Ral chiama il suo “lato B” mi eccita ancora di più. Decido di concen-trarmi sul capire perché F’Ral usi quell’espressione, “lato B”, così magari riesco a togliermelo dalla mente. No, pekh. Non funziona.

(Archer)

Un segnale di soccorso mi ha fatto arrivare tardi alla serata cinema. Ho ordinato ad Hutchi-son di cambiare rotta per raggiungere la fonte del segnale. Siamo piuttosto distanti, quindi è possibile che un’altra nave ci anticipi. In ogni caso, siamo diretti verso una zona poco esplo-rata, troveremo di certo qualcosa di interessante.
Quando entro in sala mensa, vedo che tutte le prime file sono occupate. Va bene così, an-che meglio: mi siedo accanto a Hoshi. Lei mi sorride e mi passa una scodella piena di pop-corn. «Grazie.» sussurro. «È già successo qualcosa di importante?»
«No, è appena iniziato.»
Le sorrido e, in quel momento, con la coda dell’occhio noto qualcosa che non avevo visto prima. Nell’angolo in fondo alla mensa, un paio di metri più indietro dell’ultima fila, ci sono Trip e T’Pol. È strano, lui è un appassionato di cinema e di solito si piazza molto più avanti. Lancio un’occhiata furtiva per capire il motivo di una tale posizione, ma noto “solo” T’Pol che prende la mano di Trip nella sua. Non passa nemmeno mezz’ora che, in silenzio, i miei due ufficiali si alzano ed escono.
Ora capisco quella risposta di T’Pol: “a letto presto.”

(Trip)

A pochi minuti dall’inizio del film, T’Pol mi prende la mano. Sorrido. Ricordo ancora la prima volta che l’ha fatto. È stato durante il viaggio di ritorno sulla Terra, dopo la missione contro gli Xindi. Mi aveva stupito. La sento muoversi sulla sedia. Si sposta per stare più vicina a me, la sua mano è più calda del solito. Continuando a guardare il film, appoggia la guancia alla mia spalla per qualche minuto, quindi si gira e appoggia la mano destra alla mia coscia, poi lentamente la lascia scivolare tra le mie gambe. «T’Pol.» sussurro. «Che ne dici se–»
Non mi lascia finire. «Sì. Non ce la faccio più.»
Ci alziamo e in silenzio ci defiliamo dalla sala mensa prima che qualcuno inizi coi commen-ti o ci gridi un “prendetevi una camera!”.
Nei corridoi quasi corriamo, poi, appena la porta dell’alloggio si chiude, T’Pol mi spinge contro la paratia (non troppo delicatamente, in realtà), si preme contro di me e mi bacia, la-sciando che la mano destra riprenda il suo percorso. «Meglio che mi tolgo i vestiti, prima che me li strappi.» scherzo. Per metà.
«Sì, meglio.» Si stacca da me a forza e va verso il letto, spogliandosi.
Mi prende per mano e mi tira sul letto di scatto, così che finisco direttamente sopra di lei. L’ultima cosa che riesco pensare, prima di lasciarmi andare completamente, è che meglio continuare ad andare regolarmente in palestra, se voglio sopravvivere ai pon-farr di T’Pol.

(T’Pol)

Sento la febbre del sangue che si placa, ma non smettiamo. Voglio che anche Trip sia soddi-sfatto da questo incontro…. anche perché ho sempre la speranza che per qualche ragione l’anticoncezionale di cui lui fa uso possa non funzionare. Ho comunque smesso di parlarglie-ne, non tocco più il discorso. Continuo a pensarci, ma non esterno nulla.
Lo bacio in continuazione, in qualsiasi punto della sua pelle mi ritrovo a portata di labbra, mentre si muove sopra di me. Gli metto le braccia intorno alle spalle, stringendolo. Stai con me, Trip, non andartene.
Niente fusione mentale oggi.
«Mi spiace per il film.» dico, quando, alla fine, lui si sdraia accanto a me.
«Ah, non fa niente, l’ho visto un sacco di volte.» mi risponde. Mi mette una mano intorno ai fianchi e chiude gli occhi. «Tra un minuto prendo i vestiti.» Di solito è Trip che si occupa di recuperare i vestiti e reinfilarmeli. Stasera non m’interessa restare nuda, mi piace sentire la sua pelle contro la mia.
«Non fa niente.» gli rispondo, accarezzandogli una guancia. «Va bene così.»
Lui infila le dita tra i miei capelli. «Stai bene ora?»
Lo bacio sulle labbra. «Sto benissimo.» Mi accoccolo tra le sue braccia. Per qualche mese, almeno, non dovrei avere più il pon-farr. È molto più semplice, per i Vulcaniani normali, te-nere il conto di quando può arrivare. Io non ho ancora trovato uno schema. Sarà che non l’ho nemmeno trovato nei “cicli di accoppiamento” di Trip. Sembrano del tutto casuali e secondo alcune teorie, sono questi che influenzano i pon-farr in chi, come me, si è unito a un alieno.
«Sei pensierosa.» mi dice. «Che c’è?»
«Niente.» Appoggio la fronte al suo collo. Voglio stare così per sempre, insieme, tranquilli, a letto, a coccolarci…. Ma in quel momento ricevo una chiamata dall’interfono. Sospiro. Premo il pulsante sopra il letto. È Baird. «C’è una chiamata per lei, comandante. Da Vulcano.»
Mi tiro a sedere. «La prendo nel mio alloggio, grazie.»
«I vestiti.» mi ricorda Trip.
«Sì….» Mi guardo in giro. Dovrei reinfilarmi la mia tuta, ma Trip coglie al volo quel che sto pensando: è troppo lungo. Mi lancia la sua maglietta e io me la infilo velocemente. È larga, ma l’importante è che mi copra completamente. Lui mi guarda con un sorriso enorme. Sì, lo so a cosa sta pensando: solo qualche anno fa non mi sarei mai sognata di rispondere a una chiamata vestita così.
«Comunque eri in vestaglia, la prima volta che abbiamo fatto neuropressione.» Si gira sul fianco. «Vuoi che ti lasci sola?»
«Non è necessario.» Mi siedo alla scrivania e accendo il terminale. Sono abbastanza stupita dalla persona che mi trovo davanti. «Zio Selok.»
«T’Pol, è gradevole rivederti. Purtroppo le circostanze non sono le migliori.»
«Che cosa succede?»
«Vontik sta molto male. I medici dicono che non ha ancora molto da vivere. Ha espresso il desiderio di avere intorno tutti i suoi…. bambini, prima di liberare il suo katra.»
Esito qualche istante. «Cercherò di esserci. Grazie di avermi avvertito.» Saluto mio zio e chiudo il collegamento.
Trip mi guarda preoccupato.
Mi alzo e vado a sedermi sul letto accanto a lui. «Selok è il fratello di mia madre, il primo fi-glio di mia nonna.»
«E Vontik?»
«Fratello di mio nonno materno. Sono decenni che non vedo entrambi.»
«Perché ha detto “i suoi bambini”?»
«È un espressione che usava per tutti i suoi nipoti, me compresa. Io poi ero l’unica figlia femmina dell’unica sua nipote femmina, aveva una sorta di preferenza nei miei confronti, fin-ché non è andato a vivere con la moglie su una piccola colonia vulcaniana. Ero piccola, me lo ricordo appena.» Sospiro. «Devo andare a parlare con Archer.»
Lui mi prende tra le braccia e mi trascina sul letto, sopra di sé. «Ti aiuto a vestirti?»
«No, faccio con calma, gli lascio finire il film.»
«Mi dispiace per il tuo prozio.»
Mi alzo appena e gli accarezzo il viso. «Sono molti anni che abbiamo perso i contatti.»
«Vuoi che venga con te?»
«No.» Mi alzo per vestirmi, scacciando la strana tentazione di uscire così, senza biancheria intima e scalza, con addosso solo una maglietta di Trip. «No, l’Enterprise ha bisogno del suo capo ingegnere e poi io e te abbiamo già assistito a troppi funerali assieme.» In realtà c’è an-che un altro motivo: Trip l’ha detto di me, tempo fa, una cosa su cui l’ha fatto riflettere suo padre. Gli ha detto che io, ogni tanto, ho bisogno di una pausa. Non è così, è lui che, come sua madre, ha bisogno di una pausa, soprattutto dopo che negli ultimi mesi la sua compagna vulcaniana è diventata ossessiva. Santo Sole, mi mancherà da morire.
Ho finito di vestirmi. Gli do un altro bacio e mi decido ad uscire. Aspetterò la fine del film in sala mensa.

(F’Ral)

Abbiamo lasciato T’Pol su un mercantile in rotta verso una colonia vulcaniana e ci stiamo dirigendo verso il segnale di soccorso. Sono seduta alla stazione scientifica, come momenta-neo ufficiale scientifico al posto di T’Pol: Archer mi permette di fare qualche turno, per mette-re a frutto ciò che ho appreso con T’Pol. «Ci siamo quasi, capitano.» dico. «Dobbiamo correg-gere la rotta 1,2 a dritta.»
Travis immette le correzioni di rotta.
«Siamo nel raggio delle comunicazioni.» dice Hoshi.
Archer annuisce e lei apre la comunicazione. «Qui è l’astronave terrestre Enterprise. Stiamo arrivando in vostro aiuto. Saremo lì in….»
«Undici minuti.» rispondo io. Con un po’ di imbarazzo aggiungo: «Circa.» T’Pol non ha mai detto “circa”….
«Grazie.» torna la risposta. «Vi aspet–» La comunicazione s’interrompe di colpo.
«Che succede, Hoshi?»
«Le loro comunicazioni si sono bloccate. Probabilmente un guasto, capitano.»
Jonathan annuisce. «Va bene, cerchiamo di arrivare al più presto.»
Otto minuti dopo, siamo arrivati in una vasta area piena di detriti. Ci sono quattro capsule di salvataggio e Malcolm sta per aprire l’hangar di lancio per raccoglierle. Il capitano chiama Phlox e Trip perché li raggiunga lì.
Io sorrido, appoggio la guancia a una mano e sospiro contenta. Mi piace proprio stare a bordo di questa nave. «Come sono teneri gli Umani.»

(Trip)

Tre delle quattro capsule si sono aperte da sole. Ne sono usciti in tutto i cinque componenti dell’equipaggio della nave, alieni umanoidi, dall’aspetto e il carattere mite, che vengono da un pianeta vicino chiamato Havelan. A bordo c’erano solo loro sei e un passeggero, che si è salvato sulla quarta capsula, che si rifiuta di aprirsi. Quindi tocca a me tentarci.
«È il nostro unico passeggero.» dice il capitano havelano. «Per noi sarebbe tremendo se mo-risse.»
«Non si preoccupi,» risponde Archer. «il mio capo ingegnere non avrà problemi ad aprire la capsula.»
Almeno spero.
«Per noi l’ospite è sacro più di qualsiasi altra cosa.» continua l’Havelano.
Smanetto sul portello per non più di quattro minuti, poi, con un bel “click” sonoro, non de-ludo le aspettative di Jonathan. Insieme a lui e a due Havelani facciamo scorrere il portello per liberare l’ospite…. il quale esce dalla capsula con un gran sorriso e, rivolto a me, esclama: «Ciao, bellissimo!»
….Oh – no.
«Ci si rivede, bel ragazzo, dev’essere destino.»
Gli Havelani aiutano Seles Goknor a uscire dalla capsula, mentre io faccio un paio di passi indietro e un altro paio per mettermi di fianco ad Archer. «Bentornato a bordo, signor Go-knor.» dico.
«”Signor Goknor”?!» esclama lui. «Cos’è tutta questa formalità, dopo che ci siamo baciati in sala macchine e dopo che abbiamo condiviso quei momenti così romantici al bagno turco?»
Mi gratto una tempia, un po’ imbarazzato: «Be’, qui non c’è più bisogno di me e io devo giusto tornare al lavoro.»
«Ci vediamo dopo!» esclama lui.
Quel che c’è di buono è che pare che gli Havelani non abbiano dato troppo peso alle parole di Goknor, tutti indaffarati a controllare che stesse bene.
Ma mi chiedo una cosa: perché, quando incontro Goknor, T’Pol non è mai nei paraggi?!

(Archer)

«Trip!»
Il mio capo ingegnere si ferma appena prima di entrare nel suo alloggio (be’, in realtà, quel-lo che condivide con T’Pol). «Capitano.»
«Ho assegnato a Goknor l’alloggio libero più lontano dal tuo.» Indico la porta. «Dal vostro.»
«Grazie.»
«C’è qualcosa che vuoi dirmi a riguardo?»
Trip esita: «Riguardo Goknor?»
«Il vostro “incontro romantico”.»
Lui si gira e apre la porta dell’alloggio, io lo seguo all’interno.
«Ma niente, è praticamente tutto nella sua immaginazione.» Mi sorride. «Ti ho detto che non avrei fatto niente che non avresti fatto anche tu, e così è stato.»
«D’accordo.» Gli batto una mano sulla spalla. «L’ho invitato a cena assieme agli Haveliani, ti consiglio di non girare da quelle parti.»
Lui annuisce e sorride. «Stai attento anche tu, però.»
«Dovrei assegnarti una guardia del corpo?»
Trip scoppia a ridere: «Non so se l’hai notato, ma ultimamente F’Ral sembra essersi presa questo incarico.»
Annuisco. «È molto protettiva nei tuoi confronti.» Mi giro verso la porta. «Vado, prima che Goknor arrivi qui con la scusa di cercare me.»
Quando arrivo nella mia mensa, Goknor sta parlando con Malcolm. «Gli ultimi aggiorna-menti di Martin Binkley hanno aumentato la portata del 12%.»
«Ho sempre pensato che un giorno o l’altro mi sarei interessato anche alle armi, ma sono proprio fuori dai miei interessi.» stava dicendo l’alieno. «Possiamo dare però un’occhiata ai circuiti di potenza, se le va.»
«Volentieri.» risponde Reed. Poi si rivolge a me per salutarmi: «Capitano.» Quindi si defila.
«Che bell’equipaggio che ha.» mi dice Goknor, mentre entriamo nella mia mensa. Indica va-gamente dietro di sé. «Il tenente Malcolm Reed, che begli occhi.»
Ignoro il commento e gli scosto la sedia. «Prego, si sieda.»
«Anche se io preferisco di gran lunga gli occhi di Trip.» Mi fissa. «Anche i suoi occhi sono davvero belli.»
Sono a disagio. Capisco Tucker. «Tra poco dovrebbe arrivare l’equipaggio havelano.»
«Care persone.» risponde lui. «Trip le ha raccontato come ci siamo divertiti al bagno turco?»
«Ah…. no.» replico.
«Ho come idea che voglia fingere che non sia mai successo, ma mentre eravamo lì, è entrato un Patragano e, per sbaglio, gli ha strappato la salvietta, che era l’unica cosa che aveva ad-dosso.» Sorride, ma poi torna serio. «Capitano, tutti gli Umani condividono questo atteggia-mento così puritano?»
La porta della mensa si apre ed entrano gli Havelani, accompagnati da Taylor, uno dei ca-merieri.
Seles si sporge in avanti e sussurra: «E loro sono anche peggio di voi.»
Meno male!

(F’Ral)

Sbircio all’interno della mensa. «Porta chiusa.» sussurro. «Vieni.» Entro, seguita da Trip. Lo sto difendendo da Goknor, che ora è chiuso nella mensa del capitano con Archer e gli Have-lani.
Io Seles lo trovo molto bello, sinceramente. Ha un bel viso, è alto, capelli castani, muscolo-so al punto giusto, e quelle macchie a forma di fiamma sulla pelle sono affascinanti. Ecco: lui ha il fascino della notte, Trip quello del giorno.
Ci sediamo a un tavolo nell’angolo, dopo aver preso i vassoi con la cena. «Mi piacciono le alette di pollo fritte.» dico, iniziando a mangiarne una con le mani. Nessuno si fa troppi pro-blemi, per fortuna, per il fatto che tendo a mangiare con le mani.
«Preferisco le cosce.» risponde Trip. «Mia madre le fa con le spezie. Quando torniamo sulla Terra, se verrai con noi, sei invitata a pranzo dai miei.»
«Davvero?! Grazie! Sono gentili. Devono essere persone in gamba, visto come sei tu.»
Lui mi sorride. «Sì, lo sono.»
«Facciamo stretching dopo cena?»
Esita qualche istante, poi annuisce. «Ma sì, perché no. In fondo fare ginnastica con te è più divertente.»
Gli sorrido. Finiamo di cenare abbastanza in fretta, intanto che le porte della mensa del ca-pitano sono ancora chiuse, quindi andiamo in palestra.

(Goknor)

Quando entro in palestra, individuo subito il bel Trip e la bella (seppur in maniera comple-tamente diversa) F’Ral. Ci sono solo loro due e stanno facendo stretching. O meglio, F’Ral fa stretching, Trip ride mentre cerca di imitare, senza riuscirci minimamente, le posizioni da contorsionista di lei. Per la verità, anche la Caitian sta ridendo parecchio. Ah, quello che ha appena fatto è chiamato “flick”. È davvero molto snodata. Quando mi avvicino di più a loro, finalmente mi vedono: «Posso unirmi a voi?»
Vedo che Tucker si irrigidisce.
«Intendevo a fare ginnastica, non altro.» Rido e anche lui ride, seppur con una vena di ner-vosismo. «Stai tranquillo, non ho intenzione di attentare alla tua virtù qui, in palestra.»
F’Ral, da stesa, si dà una spinta indietro e, con una capovolta, si rimette in piedi. «Siamo qui già da un po’, è meglio non fare troppa ginnastica.»
Trip annuisce. «Ecco, sì, sento i muscoli che fanno già male.»
«Quella che facevi tu,» dico a Tucker. «era stretching. Ma tu, F’Ral, che facevi?»
«Anch’io stretching…. be’, con un po’ di ginnastica artistica.»
Noto che si sono posizionati in piedi, di fronte a me, molto vicini l’uno all’altra. «C’è un tipo di ginnastica che mi piace molto e che non ci si stanca mai di fare.»
Rido, quando Tucker alza gli occhi al cielo.
«Che ginnastica è?» chiese la Caitian. Naif.
«Ginnastica da letto!» esclamo.
A quel punto, F’Ral crolla a terra.
«Ehi, era solo una battuta!» esclamo, ma anche Trip crolla a terra davanti a me. «Che vi prende?!» esclamo. Mi chino accanto a loro e noto che stanno ancora respirando, ma, a meno che non siano entrambi ottimi attori, devono essere svenuti. Oh cavolo. E adesso? Cosa fac-cio?

(Trip)

Mhm, che bello…. sono appoggiato alla spalla di T’Pol, dovrebbe essere il nostro giorno li-bero, così possiamo stare un po’ a letto a coccolarci. Allungo una mano per accarezzarle i fianchi, ma…. c’è qualcosa di strano. Qualcosa di “poco T’Pol”. Anzi, poco “femmina”, di-ciamo.
Apro gli occhi e mi ritrovo faccia a faccia con…. Seles Goknor! No! Ancora lui!
Lancio un mezzo urlo e mi tiro indietro di scatto.
«Dormivi come un angioletto.»
Gli do una spinta sulla spalla (sulla quale stavo dormendo, porco cane!). Poi mi rendo conto che non siamo in palestra, cioè l’ultimo luogo che ricordo. «Ma…. siamo in una capsula di salvataggio!»
«Sì. Ci stiamo dirigendo verso lo spazio daviano.»
Lo uccido. Io ora uccido Goknor. Così mettiamo la parola fine a tutte le sue stronzate. «Che cazz–?!»
«Ssssshhhhhhh!» Si mette un dito davanti alle labbra. «Vorrai mica svegliare la gatta?» Indica dietro di sé e io mi sporgo leggermente in avanti per guardare. C’è F’Ral che dorme, come sempre mezza attorcigliata, con una guancia appoggiata alla paratia. Le capsule di salvataggio dell’Enterprise sono grandi appena per due e ciò vuol dire che devo stare appiccicato a Seles, anche se la Caitian è piccola.
«Mi vuoi spiegare perché cavolo siamo qui?!» esclamo, sottovoce.
«Mentre eravamo in palestra, i vostri cari ospiti haveliani hanno rilasciato una tossina che vi ha addormentati tutti, nella nave, Umani, Denobulani, Caitian e pure il cosetto scodinzolante del capitano. Hanno preso possesso della nave.»
«E tu ci hai portato qui fuori?! Torniamo subito indietro!»
«Impossibile, questa capsula ha solo un motore a impulso e per arrivare qui ho imboccato un tunnel monodirezionale.»
«Io ti ammazzo!» urlo. Poi mi torna in mente F’Ral e, in una preoccupante sincronia con Se-les, ci giriamo entrambi per guardarla. Sta ancora dormendo. «Spiegami meglio cos’è succes-so.»
«Dopo che voi due siete svenuti, mi sono infiltrato nel computer dell’Enterprise e ho control-lato in giro. Erano tutti svenuti, tranne gli haveliani, che indossavano delle maschere antigas, e me. Rimanere a bordo non avrebbe portato a niente di buono, dato che stavano rinchiu-dendo tutti e che io non avrei fatto in tempo a bypassare tutti i sistemi…. così ho pensato di andare a chiamare aiuto. Restare a bordo non avrebbe risolto niente.»
«Abbiamo affrontato situazioni del genere senza scappare!»
«Miao?» sussurra F’Ral, svegliandosi. «Miruf miuef miu?»
«Stai parlando in Caitian, F’Ral.» l’avverto.
«Ah, sì, scusa.» Lei si gira, appoggia il mento alla spalla di Seles (credo che sia ancora un po’ addormentata) e chiede: «Dove siamo?»
Goknor si gira appena e le sorride. «A pochi metri dalla nave medica daviana Xile.» Indica davanti a noi e guardando fuori dall’oblò vedo un’enorme nave, poco aerodinamica, ma dal-l’aspetto minaccioso.
«Sei certo che siano amici?» chiedo.
«Ah, sì, certo che sono amici.» Seles ride. «È il mio popolo.»
«Cioè, tu sei un….?» F’Ral s’interrompe.
«Un Daviano, sì, vengo da Davia.» Indica al nave. «E conosco il capitano.»
Quando la capsula è all’interno dell’hangar, scendiamo.
«Ciao!» esclama Goknor, salutando i quattro uomini che sono venuti ad accoglierci. «Ci siete proprio tutti!»
Anche gli altri lo salutano allegramente e con la stessa allegria salutano noi due. Due di loro hanno l’aspetto maschile e gli altri due femminile.
Quella che scopro essere l’ufficiale agli armamenti, Magiret, mette un braccio intorno alle spalle di Seles. «Immagino vorrai vedere il capitano.»
«Ci terrei moltissimo.»
F’Ral si avvicina a me. «Come guardia del corpo faccio un po’ schifo, eh?»
«Stai tranquilla. Ho l’impressione che ora che è tra la sua gente, Seles si disinteresserà a me.» Almeno spero.
Usciamo dall’hangar e tre degli ufficiali si dileguano, mentre Magiret apre una porta e ci in-troduce in quella che all’apparenza è una sala riunioni.
C’è una donna – o almeno l’apparenza è quella – in piedi vicino alla finestra. È parecchio più bassa di Seles, ha i capelli rossi e gli occhi azzurri e un’espressione molto seria.
«Gilan!» esclama Seles, avviandosi a gran passi verso di lei che, sempre seria, si scosta sfug-gendo all’abbraccio di lui. Bene, vedo che non sono l’unico che non apprezza le sue atten-zioni. «Ce l’hai ancora con me?» chiede Seles, senza ottenere risposta.
«Immagino che questi siano i superstiti di cui mi hai parlato.» Lascia andare un leggero sorri-so rivolto a noi. «Sono il capitano Gilan Carvex, della nave medica Xile. Benvenuti a bordo.»
«Piacere.» dice F’Ral. «Io mi chiamo F’Ral, sono una Caitian, aiuto ingegnere sull’Enterprise.»
«Io sono Trip Tucker, capo ingegnere–» Non faccio in tempo a finire, perché il capitano da-viano m’interrompe: «Trip Tucker?» chiede. «Quel Trip Tucker?!» esclama, girandosi verso Goknor.
Lui le sorride e alza le spalle.
«Avete proprio un bel coraggio, voi due!» esclama.
Non ho ben capito di cosa stia parlando.
«Andiamo, Gilan!» esclama Seles. «Sono nei guai, la loro nave è stata presa da alieni malva-gi, dobbiamo aiutarli.»
«Arrangiati!» esclama lei. Poi si gira verso di me e, lanciandomi un ultimo sguardo d’odio, esce dalla sala lanciandomi un insulto un po’…. pesante. «Puttana!»
«Ma….?» balbetto.
F’Ral è impietrita, in piedi vicino a me.
«Ma che è preso al capitano?!» esclamo.
Seles, che da quando siamo saliti a bordo ha un sorriso demente stampato in volto, mi ri-sponde: «È il mio partner!»
«Vuoi dire che è tua moglie?!»
Lui scrolla le spalle. «Mia moglie, mio marito, vedila come vuoi.»
«Aspetta!» lo blocco. «Tu sei sposato?»
«Oh, be’, cosa c’entra, Trip?»
«Hai sentito come mi ha chiamato! Che cosa diavolo gli hai raccontato di noi?» Cos’ho ap-pena detto? “Noi”?! «Voglio dire, di quello che…. Seles, io–!»
«Calmati, Trip.» continua lui.
Magiret entra dalla porta con altri due membri dell’equipaggio. «Signor Tucker, signora F’Ral, ho l’ordine di scortarvi in un alloggio. Vi prego di seguirmi.»
Sospiro. Perché mi sembra che tutto ciò non porti a niente di buono? Mi giro verso Goknor: «Hai detto che avresti aiutato l’Enterprise.»
«Tranquillo, il mio co-figlio è capitano di un incrociatore da guerra. Adesso lo chiamo.»
«”Co-figlio”?» chiede F’Ral.
«Fratello, sorella…. come preferisci.»
Ci lasciamo scortare fuori dalle guardie. In che altro casino mi sta cacciando Goknor?!
(Archer)

Quando mi risveglio ho una brutta sensazione. Oltre a mal di testa e nausea, ho l’impressio-ne di essere legato. Apro gli occhi e mi accorgo che sono sulla mia poltrona in plancia. Come diavolo ho fatto ad addormentarmi lì?
Faccio per alzarmi, ma scopro che la sensazione di essere legato non era solo una sensazio-ne. Le mie caviglie e il mio polso sinistro sono legati alla poltrona.
«Ben risvegliato, capitano.»
Alzo lo sguardo sul capitano havelano, che si sta sfilando una maschera antigas. «Vuole spiegarmi questi?!» Tiro le manette.
«È molto semplice. Da qualche tempo siamo in guerra contro un popolo ostile. Porterà l’En-terprise sul fronte e ci aiuterà a vincere.»
«Non siamo interessati alla guerra. La mia è una nave da esplorazione, non da guerra.»
«Sì, ma è comunque più potente delle nostre.»
«Non lo farò.»
Lui sorride in maniera che mi dà i brividi. «Non credo che vorrà rischiare la vita del suo e-quipaggio.»
Il ricordo di Elizabeth Cutler, che ha perso la vita per una minaccia del genere, e le conse-guenze che ne sono derivate, mi si pianta in mente mentre eseguo lentamente gli ordini del-l’havelano. Vedo che stanno risvegliando Travis, al timone.
Devo escogitare un piano. Devo trovare il modo per riprendere l’Enterprise senza che nes-suno venga ferito. Per lo meno tra i miei.

(Trip)

L’alloggio in cui siamo stati rinchiusi non ha oblò, ha un piccolo bagno e un letto a due piazze non molto grande. Che situazione! E ancora una volta è colpa di Goknor. Sbuffo. Ho un po’ di mal di testa.
«Sei preoccupato per l’Enterprise?» mi chiede F’Ral.
«Sì. Ci sono sempre stato, quando era in pericolo, in un modo o nell’altro.»
«Come quella volta che ti sei trasferito dalla Columbia su un cavo in un campo di curvatura comune alle due navi?»
Annuisco. «Stai leggendo i rapporti delle precedenti missioni?»
Lei si avvicina a me. «Sì. Però non ho capito perché hai chiesto di essere trasferito per un po’ sulla Columbia.»
«Be’…. c’era bisogno di me per mettere a punti i motori.» Mezzo bugia. Il mal di testa mi sta aumentando. Faccio per girarmi verso F’Ral, ma il mondo comincia a girare vorticosamente intorno a me.
«Trip!» F’Ral mi prende per un braccio. «Vieni.» Mi aiuta ad andare verso il letto. «Voi uma-noidi siete tremendamente pesanti lo sapete?»
Ho la nausea. Non riesco a stare in piedi e mi lascio cadere sul letto, dal quale F’Ral ha sco-stato le lenzuola.
«Scotti.» Mi dice. «Hai la febbre altissima.»
«Non è niente….» farfuglio. «Mi passerà. È solo…. è solo il freddo che è tremendo.»
Lei mi rimbocca le coperte. «Vado a cercare aiuto…. siamo su una nave medica, no?»
Svanisce dal mio campo visivo, la sento in sottofondo che impreca, almeno credo, in Caitian contro la porta che non si apre. Ci hanno chiuso dentro.
«Vengo ad aprire….» sussurro, ma non ho le forze di alzarmi, né di controbattere quando lei mi risponde di starmene tranquillo a letto. Sì, credo che dormirò per qualche minuto….

(F’Ral)

Disastro! Trip è bollente, sta male, non si regge in piedi, è già un miracolo che non mi sia caduto sul pavimento. La porta non si apre, ma dopo innumerevoli tentativi riesco a mettermi in comunicazione con Magiret, l’ufficiale agli armamenti, che mi dice che cercherà di manda-re da noi un medico al più presto.
«Hai sentito, Trip?» sussurro.
«Sì….» risponde lui.
«Sta arrivando qualcuno per curarti….» Mi siedo sul letto accanto a lui. Chissà cos’ha…. spe-ro che sia solo un po’ di raffreddamento, qui fa piuttosto freddo, in effetti anch’io ho le zampe gelate, ma lui sembra proprio stare male! Che cavolo di lavoro che sto facendo come sua guardiana, secondo me la me stessa dell’altro universo arriverà qui a prendermi a ceffoni!
«C’è mica un’altra coperta?» riesce a chiedermi Trip.
«No, non ci sono armadi qui…. o almeno, non credo.» Mi alzo per cercare, trovo in effetti un armadio a muro le cui ante si aprono a pressione, ma è vuoto. Allora piego le coperte del-l’altra piazza in modo da poterle stendere sopra Trip e poi mi sdraio dietro di lui e lo abbrac-cio.
«Non lo diciamo a T’Pol….»
«Perché no?» chiedo io. «Ho fatto la stessa cosa con lei, quando eravamo su Oberdan.»
Lui sorride appena, ha gli occhi lucidi per la febbre. «Sei tenera.»
«Cerca di dormire, ora, aspetto io sveglia il dottore.» Abbasso le luci al minimo. Non sono mai stata religiosa, nemmeno i miei genitori lo erano, ma mia nonna sì ed è stata lei ad occu-parsi dell’educazione religiosa di noi bambini. I Caitian credono in un essere superiore, una divinità che nei tempi antichi si pensava vivesse nel Sole, così come gli Umani credevano che il loro dio stesse nel cielo. Ora, mentre sono qui con una paura terribile che Trip abbia preso una qualche malattia letale, mi torna in mente una preghiera che mia nonna ci faceva dire la sera, prima di andare a dormire. Non la dico da anni, eppure ancora la ricordo alla perfezio-ne. «Creatrice Meereslar, progenitrice di tutti noi, che vivi nel Santo Sole….»

(Archer)

«Mi sembra evidente.» dico, con molta calma. Non sono abituato a parlare così lentamente, ma anche questo mi farà guadagnare qualche secondo.
«Be’, a me invece non lo sembra proprio!» esclama il capitano havelano, Rocleprol. «Spinga il motore di più!»
Lascio andare un lungo, istrionico sospiro. «Allora non ci siamo intesi.» Pausa. «Se mando l’Enterprise a un fattore di curvatura di 0,1 superiore al 2 senza il comandante Tucker a bor-do, questa nave rischia di esplodere!» Quando Trip non rispondeva alle chiamate sono andato per qualche secondo in panico. Poi uno degli Haveliani ha costretto Fisher a fare un’analisi completa della nave e una capsula di salvataggio è risultata mancante. A parte Phlox non ci sono segni di vita alieni a bordo, quindi non c’è voluto molto a capire che Trip, F’Ral e Go-knor sono scappati. Probabilmente il sonnifero che hanno sparso nella nave (e ancora devo capire come abbiamo fatto, maledizione!) non ha avuto effetto su F’Ral – e probabilmente nemmeno su Goknor – i quali hanno ben pensato di salvare Tucker: da quando F’Ral ha sapu-to di essere la sua guardiana, è diventata leggermente ossessiva a riguardo. C’è di buono che l’assenza di Trip mi permette di prendere la scusa di non superare curvatura 2. O almeno è quello su cui sto puntando.
«Non è possibile che non abbiate un altro ingegnere a bordoni grado di fare andare più ve-loce la nave!» Rocleprol è esasperato.
«Si dà il caso che siano la Caitian, sparita con Tucker, e la Vulcaniana, partita da questa nave alcuni giorni fa.»
L’Haveliano inizia a digitare furiosamente sulla consolle di T’Pol. «Fa niente, rischieremo. Possiamo…. ecco…. se noi…. il controllo…. no, la….»
Bene, è in crisi. Il nostro sistema di curvatura è completamente diverso dal loro. E non sono nemmeno così sicuro che questi Haveliani fossero in grado di comandare una nave loro. Ho il dubbio che le loro capsule di salvataggio siano state espulse da qualcuno esperto, con un piano ben preciso, col solo problema di essersi ritrovati lo scomodo Goknor a bordo.
«Se Tucker non controlla l’intermix mentre T’Pol effettua le correzioni di rotta, al primo gra-nello di sabbia andremo a pezzi.»
L’Haveliano esclama qualcosa che il T.U. non traduce. «Che sia curvatura 2, allora!»
«Signor Mayweather.» dico. «Imposti la rotta. Ah, aspetti…. C’è una tempesta ionica, dovre-mo aggirarla.»
«E poi cos’altro?!» urla Rocleprol.
Controllo sul mio display. Il braccio legato sta iniziando a protestare. «Una gigante rossa…. la sua attrazione gravitazionale ci farà a pezzi se ci passiamo a meno di…. dodici unità astro-nomiche.»
Sento l’Haveliano che borbotta frustrato. Ottimo, non capisce nulla di navigazione interstel-lare.

(F’Ral)

Fortunatamente non è passato più di un quarto d’ora, da quando ho chiamato aiuto, che la dottoressa/capitano Gilan entra nel nostro alloggio/cella.
«Che cosa succede?» chiede. La sua voce è piuttosto fredda.
«Trip sta male.» dico, mettendomi a sedere sul letto.
Lei si siede sul bordo e passa un tricorder (almeno credo che sia tale) vicino a lui.
«Forse è solo un po’ di stanchezza.» dice Tucker, ma si sente anche dalla voce che non sta bene.
«Mhm…. sente freddo, mal di testa, forte stanchezza, dolori articolari?»
«Sì, ha centrato tutto.»
Gilan estrae quel che sembra un cotton-fioc dal kit medico che ha portato con sé. «Tiri fuori la lingua.»
«Cosa?» Trip non fa quasi in tempo a chiedere spiegazioni che lei gli infila il cotton-fioc in bocca e lo sfila. Ho paura che Trip stia per vomitare.
«Non faccia la piaga.» risponde il medico, mentre infila l’estremità umida nel tricorder. «Sì, quel che pensavo.»
«Be’? Cos’è?» chiedo, impaziente.
«Peste guluriana.»
«PESTE?!» esclamiamo assieme.
«Sì, una cosetta da niente, noi Daviani siamo tutti vaccinati, ma anche tutti portatori sani. Si trasmette solo per contatto intimo.»
Tucker sospira e alza gli occhi al cielo. «Dottoressa…. Capitano…. io non ho avuto nessun contatto intimo con suo marito…. voglio dire, con il suo compagno.»
«Lo dicono tutti.» Gilan si alza. «Poi si scopre che al mio compagno son tutti saltati addosso.»
«Non è stato così, ma il contrario. E in ogni caso non c’è stato contatto intimo.»
Lei non sembra convinta. Sospira, riordina il kit medico e poi dice: «Consideriamo intimo anche un bacio.»
Tucker arrossisce.
«Ah, ecco.» Gilan estrae un ipospray. «Questo le allevierà i sintomi, intanto adatterò la cura alla sua fisiologia, non dovrebbe essere un problema…. siamo simili. Anche troppo.» Gli pre-me l’ipospray sul collo.
«E F’Ral? Non sarebbe meglio darle un altro alloggio?»
«No!» esclamo io.
Gilan mi passa un tricorder davanti. «No, la sua fisiologia è immune al batterio della peste guluriana.»
«Bene.» risponde lui.
«Se avete bisogno di qualcosa, potete contattare il mio assistente, Crisal.»
«Possiamo avere qualche cuscino e qualche coperta in più?» chiedo subito.
«Ve lo farò portare.» Quando Gilan si defila, torno a sedersi vicino a Trip. «Come ti senti?»
«Meglio.» Ho ancora un gran freddo.»
Gli rimbocco le coperte e lui mi sorride. «Puoi vedere anche se riesci a contattare l’Enterpri-se?»
«Certo. Ma confido nell’incrociatore del co-figlio di Seles.»

(Archer)

«Una fascia di asteroidi?» chiedo.
«Sì, di diciotto unità astronomiche di spessore.» mi risponde Fisher.
«Possiamo attraversarla?»
«Con le manovre manuali posso tentare,» mi risponde Travis. «ma sa, capitano, cosa succede alla potenza dei motori a ogni impatto.»
«E cosa succede?» chiede in tono piatto uno sconfortato Rocleprol.
«La potenza viene assorbita dagli scudi, rallentando il percorso.»
«Ho capito.» risponde l’Haveliano. «Giriamoci intorno.»
«Questo porterà ad allungare la rotta di un quarto di anno luce.»
«Com’è possibile?!» esclama lui.
«Passandoci intorno saremo in prossimità di un sistema ternario con un buco nero al centro. Ha idea di cosa possa fare un sistema del genere a questa nave e al suo equipaggio?» chiedo.
«Mi sta prendendo in giro!» esclama Rocleprol.
«Controlli lei stesso!» Gli indico una consolle. «Guardi sul computer, la missione del 14 ago-sto 2152. Se non ci fosse stata T’Pol a bordo, saremmo morti tutti. E T’Pol a bordo, ora, non c’è!»
Lui mi fulmina con lo sguardo, ma fa quel che gli dico. «Ah, dannazione! Passategli intorno, va bene!»
Trattengo un sorriso. Ogni tanto qualche imbecille nella galassia lo troviamo.

(Gilan)

La sua voce arriva alle mie spalle. «Posso entrare, tesoro?»
«No.» A volte non so resistergli. Questa volta mi ci impegno, perché sono decisamente ar-rabbiata con Seles.
«Eh dai….»
«Sto lavorando.»
«Stai cercando una cura per Trip?» Si siede accanto a me.
«L’ho già trovata, tra qualche minuto sarà pronta e andrò a somministrargliela. Ora levati.» Appoggio i gomiti al tavolo e guardo al centrifuga in azione.
«Non capisco. Abbiamo sempre avuto un rapporto aperto, come nella tradizione del nostro popolo.» Mi sorride quello stramaledetto sorriso bellissimo per cui avrei voglia di…. no, non andare là con la mente! «Insomma, ci si lega per la vita a uno solo, ma poi si gira, no?»
«Sì, il problema è che tu giri in mezza galassia ed è quasi un anno che non ci vediamo! E poi…. sì, va bene il rapporto aperto, ma tu lo concepisci come spalancato!»
«Mi sono preso solo un’innocua cotta per Trip. Non hai notato com’è carino?»
La centrifuga ha finito il suo lavoro e io recupero la fiala con la cura. «Seles, non dico che non potrò perdonarti…. ma non ora. Lasciami tranquilla per un po’, va bene?»
«Tutto quello che vuoi.» Si china in avanti e mi ruba un bacio. Ah, ma perché mi lascio sempre fregare da lui?
Distolgo il pensiero, recupero il kit medico e vado nell’alloggio di Tucker e F’Ral. La Caitian non c’è, l’ho vista con Crisal a recuperare cuscini e coperte.
«Le ho portatola cura.» dico.
«Grazie.» risponde lui. «Riguardo il mio rapporto con Goknor, io vorrei….»
«Non ce n’è bisogno.» lo blocco. «Immagino che sia stato lui a fare le avance, vero?»
«Ah, be’….»
«Non deve difenderlo.» Ma io non ho voglia di parlare di Seles, sono arrabbiata con lui e ri-marrò arrabbiata ancora per un po’. «Deve girarsi sulla schiena.»
Lui si gira, ma poi chiede: «Scusi, ma perché?»
Gli alzo la maglietta. Oh, wow, che bella schiena. «Devo somministrarle la cura contro la peste, ricorda?»
«Sì, ma….!» esclama.
«Non si muova.»
«Ma che…. che cosa mi sta facendo?»
«Devo farle un’iniezione tra la prima e seconda lombare.»
«No, aspetti!» urla. «Ho cambiato idea, preferisco aspettare il mio medico.»
«Non faccia storie. È lì che si annida all’inizio il batterio e da lì si diffonde, provocando pri-ma tutti i sintomi che ha ora, poi la paralisi e alla fine la morte.» Metto le mani ai lati della sua colonna vertebrale. Com’è bella…. forte, frontalmente dritta, con una perfetta curvatura fisio-logica.
«È che non mi hanno mai fatto un’iniezione del genere e preferirei parlarne prima col mio medico di fiducia.»
Sposto le mani più in alto lentamente. Che stupendi muscoli dorsali….
«Scusi, ma di cosa vuol parlare?» Comincio a capire perché Seles s’è preso una cotta per lui. Com’è bello….
«Della cura che mi ha proposto. Insomma, un’iniezione nella spina dorsale non è….»
«Guardi che ho già fatto.»
Lui si gira e mi guarda interrogativamente. «Cosa?»
«Stia giù.» Lo rispingo sul materasso e inizio a fargli un massaggio sulla schiena. «Questo serve per aiutare il liquido a diffondersi. Ora i sintomi potrebbero peggiorare per qualche ora, ma poi starà meglio.» Mi chino in avanti e gli sussurro all’orecchio: «In fondo Goknor ha ra-gione, sei davvero bello.» Detta la frase, non posso resistere alla tentazione di leccargli una tempia [colpa di Gillian Anderson: http://img41.imageshack.us/img41/8897/4ypm.jpg%5D.
«AAAAAAAH!» Tucker urla e si gira di scatto.
«Che succede?!» esclama F’Ral entrando con una quantità indecente di cuscini e coperte.
«Stavo notando quando è carino Trip.» dico.
«Per favore, basta!» risponde lui. «Io ho già una fidanzata ed entrambi siamo strettamente monogami!»
«La fantomatica T’Pol!» rido.
«No, T’Pol esiste davvero.» ribatte la Caitian.
«Può togliermisi di dosso, per favore?!»
Mi alzo, scrollando le spalle. Lancio un’ultima occhiata a Tucker. «Non sai cosa ti perdi, bel ragazzo.» Così dicendo esco.

(F’Ral)

Guardo Gilan uscire, quindi mi avvicino al letto. «Stai bene?»
«Sì….» risponde Trip. «Mi ha leccato una tempia.»
Rido leggermente.
«No, non ridere!» esclama lui. «Non è divertente.»
«Ti porto una salvietta per lavarti.» Abbandono coperte e cuscini sulla piazza vuota del letto, poi vado in bagno. «Ti ha somministrato la cura?» gli chiedo, porgendogli la salvietta bagnata.
«Sì….» dice in tono piatto, mentre si pulisce la faccia. «Grazie.»
«Ci mettiamo un po’ più comodi.» Inizio a sparpagliare cuscini e coperte e alla fine mi sdraio accanto a lui (sopra alcune coperte e sotto ad altre). «Va meglio?»
Lui mi sorride. «Sì. Hai saputo qualcosa riguardo l’Enterprise?»
«Goknor ha detto che l’incrociatore di suo fratello è entrato nel raggio dei sensori. Riporta una rotta molto strana, ma in breve la intercetteranno.» Gli rimbocco le coperte.
Lui si guarda in giro. «Ma quanti cuscini hai messo?»
«Mi piacciono i cuscini, ne ho sempre avuti tanti sul mio letto.»
Tucker rabbrividisce.
«Hai freddo?»
«La dottoressa mi aveva detto che potevano tornarmi i sintomi.»
Lo abbraccio. «Va meglio così?»
«Sei calda. È normale nella tua specie?»
«Sì, almeno un paio di gradi in più di voi.» Sorrido. «Se vuoi ti canto una ninna nanna…. “Dormi piccino, va’ a Leccornia, dolce è il viaggio per la pasticceria”.»
Trip scoppia a ridere contro la mia spalla. «Quante volte hai visto i film di “Shrek”?!»
«Non lo so, ho perso il conto.» Sospiro, sorridendo. «Che bello, mi mancava accoccolarmi con qualcuno.»
«Lo facevi con il tuo…. ehm…. con Smirn?»
«Sì, ma su Cait è una cosa normale accoccolarsi con qualcuno, anche tra amici.» Appoggio la guancia al cuscino. «È che…. mi manca tanto accoccolarmi con mia madre. Quando io e M’Ral eravamo piccole e lei litigava con mio padre, veniva a dormire in uno dei nostri letti, con noi…. Era bello, anche se avevano litigato.»
«I tuoi litigavano?»
«Mhm….»
«E hanno avuto otto figli?!»
Scrollo le spalle. «Sono rari i Caitian che hanno pochi figli. Non viviamo a lungo quanto gli Umani, se non ci riproduciamo, ci estinguiamo. Però ad esempio M’Rif ha solo un fratello. E lei non vuole cuccioli. Capita.»
«Non avevo mai pensato che poteste vivere meno di noi Umani…. Qual è la vita media dei Caitian?»
«Poco più di sessant’anni. Ma c’è anche chi vive di più.»
Trip sfila le braccia dalle coperte e mi stringe forte a sé. «È così poco…. è tristissimo.»
Gli sorrido e “sfr-fò” la mia fronte contro la sua. «Be’, io sono piuttosto giovane, eh….»
«Non so darti l’età, in effetti.» Fa una breve pausa. «Quanti anni hai?»
«Ventiquattro.»
Ride.
«Che c’è da ridere?» chiedo.
«Niente, scusa…. è solo che mi ci sono voluti quasi tre anni per scoprire l’età di T’Pol, non voleva dirmela.»
Io tiro le coperte fino alle sue spalle. «Forse le ci è voluto un po’ di più a fidarsi di te.»
«Forse.» Chiude gli occhi per qualche istante. «È tanto che sei via da casa…. avrai voglia di tornare.»
Non rispondo. Non saprei di preciso cosa dirgli, in realtà.
«F’Ral? Va tutto bene?»
«Mh? No…. è che…. in realtà non ho proprio voglia di tornare a casa.»
«Quando ero stato rimpicciolito, mi ricordo di averti sentito dire che ti mancava tua madre. Non hai voglia di rivederla?»
«Mia madre non c’è più.» sussurro.
Lui alza lo sguardo. «Oh…. scusa, io…. non lo sapevo.»
«No, non fa niente…. Io non ne ho mai parlato con nessuno sull’Enterprise.»
«Mi era sembrato di sentirti dire a tuo padre di salutartela.»
Annuisco. «Sì, ma….» Scrollo le spalle. «Non proprio lei….»
Esita un istante, poi dice: «Quando abbiamo riportato M’Ral su Caitian mi ricordo di aver in-contrato entrambi i vostri genitori.»
Scuoto la testa. «No…. Dopo che lei è morta, mio padre si è risposato, tu hai incontrato la sua nuova moglie. È una brava persona, non voglio dire nulla in contrario, è dolce, simpati-ca…. ma non è lei. I nostri fratelli e sorelle maggiori erano già tutti sposati o comunque andati a vivere fuori casa, eravamo rimaste solo io e M’Ral…. che non abbiamo accettato molto bene le cose…. Così abbiamo iniziato a volercene andare lontane…. M’Ral col teletrasporto tra pia-neti e io con l’esplorazione spaziale. Non volevo restare lì…. perché io…. be’, io odio Cait.»
«Ma che dici, F’Ral? È il tuo pianeta.»
«Ma sì, lo so, non è che lo odio che lo vorrei vedere morto o distrutto, no, questo no…. Ma è che non mi va di tornarci…. non amo quel pianeta, non mi trovo bene, non mi sono mai riuscita ad ambientare molto, ero troppo…. diversa. Ci tornerei solo per M’Ral, che però or-mai ha una sua vita, e per i miei nipoti…. e un po’ per M’Rif….»
«E tuo padre?»
«No, lascia stare, andiamo d’accordo più ora che siamo ad anni luce di distanza…. ma solo perché non ci sentiamo spesso. Non sento la sua mancanza e non so se lui sente la mia, ma credo di no. Non importa, non ci sono mai andata molto d’accordo. Criticava tutto quello che facevo. Trova la ginnastica una cosa inutile e uno spreco, quando ho studiato ingegneria dei motori continuava a dire che era meglio se lasciavo stare, quando poi sono partita per le mis-sioni spaziali è andato avanti per anni a brontolare.»
«Mi dispiace.» Mi accarezza tra le orecchie. «Non riesco a immaginare a come sia brutto non andare d’accordo coi propri genitori, per me sono sempre stati miei amici entrambi. Però in effetti mio padre non andava troppo d’accordo con mio nonno, che era molto rigido e conti-nuava a dirgli che era una testa di cavolo. Mio padre ha sempre voluto essere diverso da lui.»
«M’Rif non andava d’accordo con sua madre. Ti giuro che non l’ho mai capita, da questo punto di vista.» Sospiro. «Ma basta parlare di cose tristi. Sto bene sull’Enterprise.» Gli do un bacio sulla guancia. «Sto bene con te e T’Pol e Jonathan e gli altri….»
Lui mi sorride. «Anch’io sto bene con te.»

(Archer)

«Io ve l’avevo detto che senza Tucker a bordo era pericoloso andare sopra curvatura 1,8.»
Rocleprol si prende la testa tra le mani. «Ma lei mi aveva detto curvatura 2!»
«Ma non in prossimità di una pendenza gravimetrica di più del 43%! In questo modo il sur-riscaldamento del plasma negli iniettori di–»
«BASTA!» sbraita l’Havelano. «Non ce la faccio più, sono ore che mi sta riempiendo la testa di cose che non capisco! Io…. io la odio!»
«Questo non risolve il nostro problema.» ribatto. Mi sto impegnando per non ridere.
«Signore.» mi chiama Hoshi.
«Sì?»
«Abbiamo una chiamata.»
«Ferma lì!» Rocleprol punta un dito contro Sato. «Non risponda.»
«Potrebbero aiutarci a uscire da questo inghippo.» ribatto io. «A curvatura 1,8 si va piano, ma fermi…. non si arriva da nessuna parte.»
Lui esita. «Va bene, risponda.»
Hoshi annuisce e sullo schermo appare un alieno dalle fattezze note, con macchie a forma di fiamma sulla pelle.
«Capitano Archer, suppongo.» mi saluta. «Sono il capitano Niel Goknor, dell’incrociatore daviano Folac. Per caso gli Havelani vi stanno dando problemi?»
«AAAAAAAAARGH! Vi odio, vi odio tuttiiiiiii!» Assistiamo a un puro attacco isterico da par-te di Rocleprol, che svanisce nello scintillio del teletrasporto.
«Abbiamo i quattro Havelani a bordo, li abbiamo teletrasportati direttamente nella nostra cella di sicurezza.» ci comunica il capitano daviano.
«Immagino che io debba ringraziare il signor Seles Goknor, suo….. fratello?»
Lui sorride e annuisce. «”Co-figlio” sarebbe un termine più corretto, ma “fratello” è appro-priato. Avete bisogno di aiuto?»
«Gli Havelani volevano attaccare una colonia a queste coordinate. Non so il motivo, ma ab-biamo fatto in modo di ritardare l’attacco e per fortuna ci siamo riusciti.»
«È una nostra colonia, siamo stati in guerra contro gli Havelani per quattro mesi, abbiamo firmato un trattato di pace equo, ma ci sono ancora sacche di resistenza qua e là.»
Gli rivolgo uno sguardo interrogativo. «Ma suo fratello Seles era a bordo di una delle loro navi….»
«Seles non sa nemmeno della guerra, probabilmente, non fa altro che girovagare per la ga-lassia, ormai è fuori dal nostro mondo da mesi. Non vi dico la sua compagna, ha un diavolo per capello…. e per inciso: no, non è calva.»
Rido. «Ha idea dove sia ora Seles? Credo che si sia portato via due miei ufficiali e devo an-dare a recuperarli.»
«Certo, è sulla nave della compagna, la nave medica Xile. C’è un tunnel spaziale a poca di-stanza da qui per raggiungere lo spazio daviano, se mi seguite, vi ci accompagno. Lo rivedo volentieri quel pazzo del mio co-figlio.»
Annuisco. «Va bene, grazie dell’aiuto, signor Goknor.»

(Trip)

F’Ral entra con spingendo un carrello – un vero e proprio carrello!
«Ecco acqua e cibo!» esclama. «E guarda che figata ho trovato.» Mi porge quella che ricono-sco al volo come una borsa con semi riscaldati con le microonde. «È caldissima!»
«Sì.» sorrido. «Le abbiamo anche sull’Enterprise.»
«Sul serio?» Spinge il carrello fino al letto.
«Sì, T’Pol ne fa grande uso, anche lei ama il caldo.»
«Devo procurarmene una.»
Le sorrido, mentre penso che ora so un regalo da farle.
«Ok, cosa ti va di mangiare?» Tira fuori un po’ di contenitori, in ognuno ci sono diversi cibi, e iniziamo a mangiare.
«Mi dici una cosa?» chiede lei, ad un tratto. «Perché ti danno così fastidio le attenzioni degli altri? Voglio dire…. dovrebbe essere bello avere tutte quelle donne e anche qualche uomo che ti sbava dietro.»
Alzo lo sguardo verso di lei. «Dici sul serio?»
«In che…. senso?» chiede.
«Non è bello quando tutti ti saltano addosso. Lo sai di sicuro anche tu.»
«Io?!» ride. «Ma dai, io sono brutta, nessuno mi guarda.»
La fisso. «Brutta? Ma se sei bellissima!» Le do una carezza sulla guancia. Lo penso davvero, è bella, dentro e fuori. Ha gli occhi grandi, di un verde intenso, il pelo di un arancione vivo, con strisce più scure, orecchie a punta, un sorriso dolcissimo e un bel muso.
«Non prendermi in giro. M’Ral è bella, non io.»
Scuoto la testa. «Pensavo foste gemelle.»
«Sì, ma non omozigote. Lei è bella, ha anche del pelo bianco, io invece ho il muso affilato e il pelo di un solo colore…. È anche per questo che stavo con Smirn, anche lui era bruttino…. oh, be’, a me piaceva tanto, eh, però…. è sempre stato un po’ un compromesso per entram-bi.»
«No…. Guarda che non dico così per dire, per me tu sei proprio bella. Non nel senso uma-noide del termine, naturalmente, ma secondo me hai un bel musetto e i tuoi occhi sono bel-lissimi.»
Lei sorride appena. «Tu sei tenero.» Mangia qualche boccone, poi mi guarda: «Però non hai mica risposto alla mia domanda. Cioè, lo so che sei fidanzato con T’Pol, ma tutta questa gen-te che cade ai tuoi piedi.»
«Diciamo che qualche volta non è stato piacevole, in passato.» Esito un istante. «Avevo una prof, alla CAFA, che ogni anno prendeva di mira un cadetto. Fortunatamente dopo un mese dal mio arrivo ebbe un trasferimento ad altra postazione. Ma tendeva ad attaccarsi un po’ troppo. Poi è successo con Pheezal Phlox….»
«La seconda moglie di Phlox?» mi chiede un po’ stupita.
Rido. Evidentemente i due logorroici di bordo parlano parecchio anche tra di loro. «Sì, sem-bra che i matrimoni denobulani siano aperti come quelli daviani. Non è che mi diede troppo fastidio Pheezal, ma…. insomma, era la moglie di Phlox.»
«Ah, be’, sì, ti capisco. » Sorride.
«Poi poco prima che tu arrivassi abbiamo avuto un medico a bordo che non teneva le mani a posto…. e insomma, io sono molto legato a T’Pol da anni, ormai, è solo lei che voglio.» In realtà ci sono state altre persone che si sono invaghite di me, ma, a parte Ilidal e Jikkal, nes-suno è stato molesto. Non al punto di mettermi le mani addosso, almeno. Abbraccio F’Ral e le do un bacio sulla fronte. «Ma io ti voglio comunque un gran bene, F’Ral.»
«A me questo basta.» La sento accoccolarsi vicino a me, sopra le coperte. «Com’è che vi sie-te messi assieme, tu e T’Pol? Per quel che ho capito non è stato un colpo di fulmine.»
«Ah no, quello no. All’inizio non potevamo vederci, continuavamo a litigare, anche se io in effetti mi divertivo…. Era un unico pizzicarci e discutere. Poi io ho iniziato a soffrire di inson-nia e lei mi ha aiutato con la neuropressione vulcaniana…. all’inizio era lei che la faceva a me, poi ho iniziato a contraccambiare…. be’, è una pratica intima, e alla fine ci siamo inna-morati. Lasciati e ripresi qualche volta…. ma direi che ora siamo stabilmente insieme.»
«Non vi sposate?»
«Sai che ci attira la cerimonia caitian?»
Io rido. «Non sarebbe una cattiva idea.»
«Comunque, per ora no…. è come se lo fossimo, però. E tu e Smirn? Come vi eravate messi insieme?»
«Eravamo i due brutti della classe. Non era un bel gruppo, in realtà. Noi due andavamo d’accordo e siamo finiti assieme.»
«Mi spiace che vi siete lasciati. Ma è perché sei sull’Enterprise?»
Esita. «Un po’ questo e quello…. Forse eravamo un po’ stanchi per il nostro rapporto che andava avanti per sola inerzia. E quando gli ho detto che volevo restare a bordo dell’Enterpri-se…. è finita.»
Penso a T’Pol che ha troncato con Koss per lo stesso motivo. «Non credevo che la tua storia fosse così triste…. Devi aver sofferto molto, nella tua vita, F’Ral.»
Lei scrolla le spalle. «Ora sto bene.»
Le sorrido. «Mi hai salvato di nuovo la vita, lo sai?»
«Perché?»
«Non credo che i Daviani si sarebbero preoccupati di venire a vedere come stavo, sarei mor-to di peste.»
Lei mi prende una mano tra le sue e me la scalda. «No, Seles sarebbe venuto a vedere come stavi.»
Scoppio a ridere. «Ecco, appunto, vuol dire che mi hai salvato due volte.»
«Va be’, ma al di là del fatto che tu non sei interessato, io Seles lo trovo tanto affascinan-te….»
Sospiro, ma sorridendo. «Sei libera, no?»
«No.» risponde lei. «Cioè, voglio dire, io sì, lui no. E non credo che mi considererebbe.» Si tira su e mi sorride: «E poi io sono perdutamente innamorata di te.»
Le lancio uno sguardo interrogativo.
Lei scoppia a ridere. «Dai, scherzo, è un amore del tutto platonico! Ma è colpa del fatto che ti ho visto da bambino…. Eri la cosa più tenera della galassia!»

(F’Ral)

Trip si è addormentato. Ha le coperte tirare fino alle orecchie per il freddo che aveva addos-so, ma ora ha un’espressione tranquilla. È un po’ spettinato e ha un’aria angelica. È bello co-me il Sole e lo trovo tenero quasi quanto da bambino.
La me stessa dell’altro università mi ha detto che devo proteggerlo fino al febbraio 2161. In realtà non ho capito di preciso cosa succederà dopo, ma mi son fatta l’idea, forse sbagliata, che poi sarò libera dall’incarico. O forse invece mi unirò alla sua lotta per il Multiverso, dato che anche l’altra me stessa l’ha fatto. Che situazione incasinata. Mi chiedo che cosa farò. In-somma, io mi son trovata bene sull’Enterprise anche grazie Trip. È stato lui ad aiutarmi ad ambientarmi, principalmente. Non ho voglia di tornare su Cait e non so se potrò rimanere sul-l’Enterprise ancora a lungo, in fondo sono solo un’ospite…. e mi sembra già un sogno essere riuscita a stare a bordo tutto questo tempo.
Trip mi ha detto che i suoi genitori vogliono conoscermi e sarà la prima cosa che faccio la prima volta che sbarcheremo sulla Terra. Secondo me devono essere persone molto in gam-ba, considerato com’è cresciuto Trip. Dolce senza essere strano, forte senza essere prepoten-te. Loquace senza essere logorroico. Non è mica semplice essere così. Se fosse un Caitian, sono certa che sarebbe bianco con le macchie tigrate marroni, come Murl, il ragazzo che abi-tava nella casa di fronte alla finestra della camera mia e di M’Ral. Murl era bellissimo e io passavo le ore a guardarlo mentre leggeva prendendo il Sole (e quando avrei dovuto studiare Storia o Grammatica). Trip sarebbe come Murl, bellissimo e con tanti geni sani che vengono da tanti incroci.
Anch’io vengo da una famiglia che ha fatto tanti incroci, ma fatto sta che c’ho il pelo così, tutto rosso tigrato. E Trip mi vede bella, è tenero anche per questo. Chissà…. magari tra qual-che anno i Caitian saranno meno nostalgici del loro pianeta e ne troverò uno che fa per me sulla Terra. Ecco, quel che mi manca di Cait è la natura. Quelle distese di erba morbida, le foreste fresche, i cuscini di fiori coloratissimi, i paesaggi da stare a fissare per ore…. E in fondo anche Murl, che era uno dei pochi Caitian con un solo fratello (minore), che vedeva me so-lamente come una sorellina minore. Uffa. No, be’, mi mancano anche M’Ral e i miei nipotini e in fondo un po’ anche le mie altre sorelle e fratelli.
Ormai è più di un giorno che siamo chiusi qui dentro. Ora sta venendo sonno anche a me. Mi accoccolo vicino a Trip, nell’usanza caitian, per tenerci caldo. Sto quasi per addormen-tarmi, quando d’un tratto compare un’immagine nella mia mente: Murl, di cui ero cotta, ave-va gli occhi verdi. M’immagino Trip come Caitian, bianco e tigrato, ma con gli occhi azzurri come i suoi…. Oh, potrei sposarlo anche subito!

(Trip)

Devo essermi addormentato. Spero non mentre F’Ral stava parlando, sarebbe da maleduca-to. Si sta così bene sotto le coperte, al caldo. F’Ral sta dormendo accanto a me, anche lei in una specie di bozzolo di coperte. Non so per quale ragione avevo immagino che fosse una che si muoveva nel sonno, invece è tranquilla, il suo respiro si sente appena, ogni tanto muo-ve un orecchio. Avrei una gran voglia di accarezzarla, ma ho paura di svegliarla.
A ben pensarci non la conosco da molto tempo, né so tante cose di lei (diciamo che oggi è stata piena di sorprese!)…. ma la sento vicina.
F’Ral si stira, sbatte le palpebre e, quando apre gli occhi, mi sorride. «Ehi ciao, bel ragazzo.»
«Ehi. Hai dormito abbastanza?»
«Sì, penso di sì.» Si stira in quel modo che ho visto fare solo a lei, inarcando la schiena in un modo che, se ci provassi io, mi spezzerei a metà. Mah, poi secondo me si spezzerebbe anche T’Pol, che pure è una che di ginnastica ne fa. «Notizie dall’Enterprise?»
«Per ora no. Credo sia notte sulla Xile.»
F’Ral si gratta dietro un orecchio. «Come si sta bene, qui al calduccio.» Sbadiglia.
E nemmeno due secondi dopo, arriva una chiamata sul comunicatore che l’assistente del capitano ci ha portato. «Comandante Tucker, il suo capitano sta chiamando. Glielo passo.»
«Grazie.» rispondo.
F’Ral si alza su un gomito, poi, forse pentendosi per il fresco che c’è fuori dalle coperte, tor-na a rintanarsi.
«Capitano?»
«Ciao Trip, state bene?»
«Sì, tutto a posto.» rispondo. Poi però voglio farmi fare un checkup completo da Phlox. «Voi?»
«Il co-figlio di Goknor è venuto a darci una mano. Abbiamo il rendezvous con la Xile tra due ore.»
Chiudo il comunicatore e mi tiro a sedere. «La nostra prigionia qui è quasi finita.»
«Voglio farmi una doccia di mezz’ora, quando torniamo sull’Enterprise.»
A questo punto non posso fare a meno di farle una domanda: «I Caitian non odiano l’ac-qua?»
«Non quella per lavarsi, cioè, non più: i Caitian primitivi sì.» Mi sorride. «Oggi facciamo tranquillamente bagno e doccia, ma in genere non amiamo laghi, mari e fiumi…. E odiamo l’acqua fredda. Tranne qualche raro caso come mia sorella. C’è una leggenda cattiva che dice che gli Kzinti odino l’acqua come noi da primitivi e che quindi non si lavino, ma penso che non sia vera.»
«Gli Zin….?» chiedo. Il nome assomiglia tremendamente a “Xindi”.
«Kzinti. Sono praticamente nostri cugini, felinoidi anche loro. Si dice siano piuttosto aggres-sivi, alti più di due metri.»
«Si dice? Non li hai mai incontrati?»
«Io? No, io personalmente no, e non conosco nessuno che li abbia incontrati. Che io sappia non si conosce nemmeno esattamente dove sia il loro pianeta. Sono tendenzialmente xeno-fobi e isolazionisti, e forse è meglio così.»
I Vulcaniani stanno ai Romulani, come i Caitian ai Kzinti, insomma.
Do a F’Ral una carezza tra le orecchie e lei sorride a occhi chiusi, sporgendo il muso in a-vanti.
«Io invece devo contattare T’Pol.»
«Ti mancherà molto.»
Annuisco. Mi alzo per andare in bagno, mentre l’ultima frase di F’Ral mi riecheggia in men-te. Mi guardo allo specchio, mentre mi rendo conto che T’Pol non mi manca quanto avrei immaginato. Mi sento un po’ in colpa, ma ripenso a quel che lei mi ha detto: c’è bisogno di staccare, ogni tanto.
Mi lavo la faccia on acqua fresca e non so per quale motivo, nella mia mente compaiono di colpo Gilan e Seles.
Perfetto, ora mi sento ancora più in colpa.

(Archer)

Trip e F’Ral sono tornati a bordo, io ho ringraziato e salutato Gilan Carvex e Seles Goknor, che pare si siano riconciliati, ed entrambe le nostre navi hanno ripreso la loro rotta.
Sono nel mio ufficio, quando arriva una chiamata dal capitano Carvex. È una bella donna, o, per lo meno, il suo aspetto è decisamente femminile. «Capitano Archer, potrebbe togliermi una curiosità, se non le dispiace?»
Ho quasi paura a dirle di sì, ma mi sento in obbligo. «Certo…. Mi dica.»
«Esiste veramente un ufficiale sulla vostra nave di nome T’Pol?»
Annuisco. «Sì, è il mio primo ufficiale.» Esito un istante. «Perché?»
«Nah, niente, ho proposto al suo capo ingegnere di unirsi a me e a Seles, ma ha rifiutando dicendo che fa già sesso con T’Pol, e che per lui è l’unica persona con cui può andare.»
Ok, mi sono pentito di averlo chiesto. D’altra parte non avevo intuito che per “unirsi” Car-vex intendesse quello.
«Può per favore dire a Trip che se cambia idea, ci sarà sempre un posto per lui nel nostro let-to?»
Mi vien voglia di risponderle: “Devo proprio?”, ma mi limito ad annuire.
«E mi dispiace di averlo trattato male all’inizio, ero un po’ gelosa, ma poi devo dire che mi sono innamorata della sua spina dorsale e poi ho notato quanto è bello, nel frattempo io e Seles abbiamo fatto pace e parlato proprio di Trip. È fortunato ad averlo sulla sua nave, capi-tano.»
Sorrido. «Sì, lo penso anch’io, anche se per altri motivo.»
Anche Gilan sorride. «Grazie, capitano. Carvex chiudo.»
Per fortuna. Mi lascio andare contro lo schienale della sedia, sperando che questa sia l’ulti-ma volta che abbiamo a che fare coi Daviani, anche se sono un popolo corretto.
Il campanello suona e, al mio invito, F’Ral entra.
«Come stai?»
«Phlox ha detto che non ho preso niente. Sta controllando Trip.» Si siede di fronte a me. «Devo chiederti una cosa. Io…. voglio rimanere su questa nave.»
Annuisco. «Certo, F’Ral, non ci sono problemi. Per lo meno…. se Cait è ancora d’accordo.»
«Be’, riguardo il mio pianeta va tutto bene. Insomma, potrei entrare nella Flotta Astrale?»
Sorrido. «Per me è come se già ci fossi, ma è giusto che voglia formalizzare la tua posizione. Ti scriverò una lettera di presentazione per evitarti l’addestramento di base.»
«Ma posso restare qui sull’Enterprise, dopo?»
Annuisco. «Certo, lo pretenderò dal Comando di Flotta.»

(F’Ral)
[In un futuro non troppo lontano]

Sono bella in uniforme!
Non posso smettere di sorridere. Non è passato molto tempo da quando ho chiesto ad Ar-cher di poter entrare a far parte ufficialmente della Flotta Astrale, al nostro primo passaggio sulla Terra, durante una piccola cerimonia, mi hanno assegnato il grado di guardiamarina (più basso di quello che avevo su Cait, ma non mi importa). Mi hanno detto che la cerimonia era dovuta, più che altro, al fatto che sono la prima Caitian ad entrare nella Flotta (e seconda a-liena, la prima è T’Pol, che non ha voluto la cerimonia, evitata anche a causa del fatto che l’Enterprise era stata richiamata di corsa per il problema dei Potenziati). Ho sentito che ci so-no in ballo promozioni per alcuni membri dell’equipaggio, pare che Malcolm diventerà co-mandante anche lui, e Hoshi e Travis tenenti.
Sospiro felice.
Sento bussare sulla porta. «Avanti.»
Entra Trip, seguito da una donna minuta e un uomo che potrebbe essere la versione anziana di Trip stesso. I suoi genitori! Non posso crederci, sono venuti in California per me? Ma no, non è possibile.
«Buongiorno, guardiamarina F’Ral.» Trip mi sorride. «Ti presento i miei genitori, Gracie e Charlie Tucker.»
«Miao!» esclamo, con un sorriso che quasi mi impedisce di parlare. «Voglio dire, ciao!» Non posso fare altro che andare verso la madre di Trip e abbracciarla. Lei ricambia. «È un piacere conoscerti, Trip ci ha parlato tanto di te.»
Con mio piacere, ma anche sorpresa, Gracie mi tiene una mano intorno ai fianchi (e io ri-cambio), stando alla mia sinistra, mi giro per stringere la mano a Charlie (pare che certi Uma-ni non amino particolarmente essere abbracciati in pubblico e mi dà l’idea che il padre di Trip sia uno così). «È un piacere.»
«Ma siete qui per me?»
«Certo.» dice Gracie. «Trip ci ha detto che la tua famiglia non poteva venire, abbiamo pensa-to che ti avrebbe fatto piacere se fossimo stati qui noi, anche se so che non possiamo sostitui-re i tuoi.»
«Grazie! Mi fa tantissimo piacere!»
«Sappiamo che tuo padre è un importante ministro su Cait.» continua Charlie. «Sarà molto impegnato.»
«Anche se non lo fosse, non sarebbe venuto lo stesso, non condivide la mia passione per i viaggi stellari, quanto agli altri, saranno tutti troppo impegnati con il lavoro o coi nipotini.» Mi evito un commento cattivo e falso che mi è venuto in mente: la mia matrigna sarà troppo im-pegnata a farsi le unghie. No, non posso dirlo, non è un tipo così. Di sicuro sarà impegnata a fare la babysitter a qualche nipote oppure a far da dama d’onore alla carriera politica di mio padre, d’altra parte si sono conosciuti proprio sul posto di lavoro (dopo che mia madre se n’è andata).
«Stai davvero bene in uniforme. Sei bellissima.» Trip mi dà una carezza tra le orecchie, dove sa che mi piace tantissimo riceverle (ed è un gesto assolutamente platonico). «Pronta per il party?»
Annuisco. Mi spiace solo che T’Pol non sia con noi, ma d’altra parte lei rimane pur sempre una Vulcaniana che ama il suo pianeta, e quando Vulcano ha bisogno di T’Pol, lei ci ritorna.
Trip mi prende sottobraccio a destra e così, in gruppetto di tre, usciamo, con Charlie Tucker dietro di noi. «C’è una sorpresa per te.»
«Un’altra?» chiedo. Quando le porte della sala dove si tiene il mio party si aprono, vedo tan-tissime persone, praticamente tutte dell’Enterprise…. tranne una….
«M’RAL!» esclamo, e lasciando le braccia di Gracie e Trip mi lancio ad abbracciare mia so-rella. Non posso crederci…. finalmente riabbraccio M’Ral! «Come hai fatto venire qui?»
Lei mi sorride: «Sapevo che era un giorno importante e i tuoi amici hanno organizzato il viaggio. Oh, capisco perché ci tieni tanto a restare con loro!»
Ha ragione. Sono straordinari, perché non solo mi hanno aiutato a integrarmi e a star bene tra di loro…. ma soprattutto perché mi hanno accettato per come sono.

(Trip)
[pochi giorni dopo essere tornato dalla nave daviana Xile]

Com’è che mi sono cacciato in questa situazione?
Ah sì, già: è colpa di T’Pol.
Eravamo a letto, in pigiama, ci stavamo baciando e accarezzando, praticamente ignari di tut-to ciò che ci circondava, compreso il terminale acceso in attesa che decidessimo di far partire il film (“Il Miglio Verde” con Tom Hanks), per una serata cinema privata.
Sto già pensando che il film probabilmente non sarebbe mai partito, perché saremmo stati troppo impegnati a fare altro, quando suona il campanello. Sinceramente odio quando ci in-terrompono in quei momenti.
«Avanti.» dico, staccandomi a forza da T’Pol, che mi spinge delicatamente indietro.
Entra F’Ral, con una borsa di semi caldi in mano. Quando siamo tornati qui dalla Xile, glie-ne ho regalata una e lei si è dimostrata entusiasta. «Passavo di qui, sono andata a scaldare la borsa in cucina e pensavo di farvi un saluto.»
Tra le cose da fare, devo ricordarmi di istallare un’unità riscaldante nel suo alloggio. Mentre la guardo ai piedi del letto, con la borsa tra le braccia, ho un’idea un po’ strana che scaccio subito. Ma ho come l’impressione che, forse grazie al fatto che le nostre gambe, sotto le co-perte, ancora si toccano, T’Pol l’abbia percepita. Mi guarda, poi guarda F’Ral e dice: «Perché non stai qui con noi a vedere il film?»
Lei fa un sorrisone enorme, ma poi alza le spalle. «No, non voglio disturbare la vostra serata privata.»
T’Pol scuote la testa. «Non ti preoccupare.» Alza le coperte…. no, dico: T’Pol – la T’Pol che fino a poco tempo fa era un cubetto di ghiaccio avvolto nell’azoto liquido – alza le coperte!
F’Ral mi guarda e io non posso che sorridere e farle cenno di salire sul letto. A questo punto lei non se lo fa ripetere e s’infila sotto le coperte dove noi le abbiamo fatto spazio.
Secondo me, in qualche modo, T’Pol s’è fatta influenzare anche dalla Caitian. Una cosa come questa la vedo veramente strana per lei.
«Senti che calda.» dice F’Ral, allungando la borsa di semi verso T’Pol.
«È davvero piacevole.» risponde lei. «Quando Trip me ne ha data una la prima volta mi ha colpito soprattutto l’odore.»
«Sì, anche a me! È buonissimo!»
E da quel punto non è più F’Ral la terza incomoda, ma in qualche modo lo sono diventato io. Le due donne iniziano a chiacchierare allegramente di tutto e di più. Me compreso, in par-ticolare di quando ero stato rimpicciolito.
Rido, ma loro non ci fanno caso, F’Ral mi sorride (e a modo suo lo fa anche T’Pol) e vanno avanti a parlare tra di loro, io le abbraccio entrambe, pensando che se non avessi conosciuto i Caitian, questa situazione sarebbe sembrata terribilmente sconveniente e pervertita, ma ora mi sembriamo solo una cucciolata di gattini che si tengono al caldo. F’Ral me l’ha spiegato espressamente: stare attaccati l’uno all’altro è un’usanza caitian che non ha niente a che fare con la sessualità. Lei e T’Pol hanno dormito appiccicate su Omarton, come io e F’Ral sulla Xile, e da un punto di vista caitian, non c’è niente di strano e tanto meno di morboso.
Così niente film, niente di altro, se non un abbraccio tra amici, alla fine T’Pol e F’Ral sono scivolate in un sonno tranquillo, una vicino all’altra, condividendo la borsa di semi ancora calda, io con un braccio intorno alle loro spalle.
Che situazione! Ma in fondo è divertente. Spengo la luce.
Spero solo che nessuno entri…. né Archer…. né tanto meno quel pettegolo di Malcolm.
Sento la mano di T’Pol che mi appoggia sulla mia. Lei apre gli occhi e mi guarda nella luce fioca delle lampade di segnalazione sul pavimento. «Scusa.» sussurra.
Le sorrido. «Va benissimo così.» Sì, è tutto perfetto.

(F’Mur)
[2573]

Eccola, la mia amica Vulcaniana!
Allungo il passo e la raggiungo. «Ciao capitano.»
«Comandante F’Mur.» mi risponde nella sua parlata gelida vulcaniana.
Sono passati trecento anni da quando la prima Caitian è entrata nella Flotta Stellare (allora si chiama Astrale), ma ancora noi Caitian tendiamo a dare del tu a tutti. Anche al capitano. Però dico, io sono anche giustificata, il capitano in questione è stata la mia compagna di stanza al-l’Accademia, sono stata la testimone al suo matrimonio, e tre nostri diretti antenati (due suoi e uno mio) sono stati sull’Enterprise NX-01.
Insomma, siamo l’una la migliore amica dell’altra, non colgo il motivo della freddezza quando camminiamo nei corridoi dell’Enterprise NCC-1701-K (sì, K come kitty, gattino). Ma c’è poco da fare, T’Mel è fatta così e io accetto le sue stranezze, anche se vengono da una Vulcaniana che nel suo sangue ha almeno tanti geni umani quanti ne aveva il comandante Spock.
«Senti, T’Mel…. dov’è che stiamo andando?»
«Io sto andando nel mio alloggio. Tu non lo so.»
Sospiro. «No, intendo la nave.»
«Questa è una missione top secret.»
«Sì, ho capito, ma io sono il tuo primo ufficiale, no?»
Lei continua a camminare e io le sto dietro a fatica, un po’ per la differenza di altezza, un po’ perché lei fa corsa e io faccio stretching. Un po’ perché ho mangiato troppo, d’altra parte stasera lo chef ha fatto i bretzel e io ho un debole per i breztel.
«Quando sarà il momento, ne parleremo.» mi risponde, pacata come sempre. Ma è qualche giorno che noto tensione in lei. Da quella chiamata dell’ammiragliato di Flotta.
«Sì, ma….» mi interrompo, quando verso di noi arriva il guardiamarina Norhat, con la sua speciale uniforme in teflon, strisciando tranquillamente mentre porta un cesto di chip isoline-ari scaduti in mensa. Norhat è un horta, quando i chip diventano vecchi lui li fa arrostire in mensa e li usa come spuntini. Gli piacciono quanto a me i bretzel. «Ciao Norhat.» dico. [Que-sta idea è stata srubazzata bellamente da “Il Mondo di Spock” di Diane Duane.]
«Capitano, comandante.» saluta lui rispettosamente, o meglio il suo linguaggio viene tra-sformato in un saluto dal traduttore universale. Norhat è di buon umore. Credo che dipenda dal cesto stracolmo di chip.
Oltrepassato Norhat (che è, tra le altre cose, un ottimo giocatore di poker, sa bluffare come nessun altro sulla nave), incontriamo il resto del turno beta, che ha appena lasciato il posto al turno gamma, e sta andando in mensa a cenare. Qualcuno si ferma a parlare con me e il capi-tano. Shrylan, un Andoriano, mi chiede se mi unisco a loro dopo cena per la serata cinema, trasmetteranno un ultra-classico, “Il Miglio Verde”. «No, grazie, mi sa di roba per canarini.» O di contadini e io, a differenza della maggior parte della mia gente, non amo molto la vite a-greste, sono allergica al fieno e al pelo di cane.
«No, il miglio inteso come unità di misura, non come mangime.» risponde Shrylan.
«Vieni, F’Mur, ti piacerà.» insiste Menner Vingil, che è Daviano.
«Be’, ci penserò, grazie.»
Quando finalmente anche T’Mel finisce di parlare con una Trekapali e un paio di Umani (la maggior parte dell’equipaggio dell’Enterprise K è Umano – o più o meno Umano), riesco a infilarmi nel suo alloggio. «Allora?»
Lei non risponde, si slaccia il colletto dell’uniforme. «Senti, F’Mur, che vuoi che ti dica?» A-pre le braccia, in gesto che tradisce la sua metà abbondante di sangue umano.
«Tu sai che io sono appassionata di storia della Flotta Astrale, vero?»
T’Mel annuisce e si lascia cadere sulla poltrona. La vedo lanciare un’occhiata nostalgica al clarinetto che staziona ben riposto sul tavolo. Mi siedo di fronte a lei, ignorando il fatto che sono certa che ora vorrebbe suonare e non parlare con me. Un giorno mi ha detto di aver de-ciso di suonare il clarinetto perché si era appassionata alla storia della Voyager, sulla quale un amico di un suo bisnonno (mi pare fosse il bisnonno, ma potrei sbagliare) suonava proprio il clarinetto.
«Credo di aver riconosciuto la zona in cui siamo.»
T’Mel si copre gli occhi con una mano. «E dove saremmo?»
«Nella Distesa.»
Sospira. «La Distesa non esiste più. L’NX-01 ha distrutto le Sfere e la Distesa si è ritirata.»
«Certo. E i Costruttori di Sfere sono stati ricacciati per sempre nel loro dominio due anni fa dall’Enterprise J. Ma questa» Indico fuori dall’oblò. «un tempo era la Distesa Delfica.»
«Ci sono un sacco di pianeti che fanno parte della Federazione, da queste parti, F’Mur.» Si lascia andare indietro sulla poltrona, una posizione “svaccata” poco vulcaniana e molto uma-na.
Incrocio le braccia e la fisso. «Illyria, Loque’que, Oran’taku, Norellus, Xanthan, Xindus…. Sono ferrata in materia, lo sai. Vuoi che vada avanti?» Ma qualcosa mi blocca comunque. «A-spetta…. questa è una nave molto multietnica, ma…. non c’è nemmeno uno….» Mi fermo.
«Ormai l’avrai capito.» sospira T’Mel. «Ti metterò al corrente della missione prima di chiun-que altro a bordo, ma non devi farne parola. Domani parlerò io con Vince Morgan.»
È il nostro ufficiale agli armamenti. La cosa non mi piace.
«Lo sai che noi Caitian siamo molto riservati, non siamo pettegoli e io non faccio eccezio-ne.»
«Sì, ma la curiosità uccide il Caitian.»
«Certo, e la soddisfazione lo riporta in vita. Riguarda Xindus, vero? Voglio dire, non Xindus l’originale, ma Xindus Alfa. L’attuale pianeta degli Xindi.»
T’Mel annuisce lentamente, poi butta indietro la testa, chiudendo gli occhi, in un gesto che riconosco subito come “cefalea allucinante in arrivo”. Credo di conoscerla meglio di suo ma-rito (un Umano, per inciso). «In questo momento vorrei non essere mai entrata a fare parte della Flotta Stellare, non aver mai accettato il comando di questa nave. Una delle poche, in questo settore, senza ufficiali Xindi a bordo.»
«Non sono certa di aver capito. Cosa…. cosa stiamo andando a fare su Xindus Alfa?»
Lei rimane in silenzio per qualche istante. Poi alza lo sguardo, un’espressione triste le passa negli occhi: «Dobbiamo distruggerlo.»

(T’Mel)
[2573]

F’Mur si alza in piedi e si mette a camminare nervosamente avanti e indietro, sbattendo la coda. «Perché? È assurdo. Siamo parte della Federazione dei Pianeti Uniti, dobbiamo difende-re i pianeti, non distruggerli. Noi salviamo le persone.»
«Ricordi che l’Enterprise J, alla fine del conflitto aveva rivelato un’anomalia?»
Lei annuisce. «Stava scomparendo.»
«Era anche in movimento. Ha distorto lo spazio tra Xindus Alfa e Terhemon, mettendo i due mondi in rotta di collisione. Lo spazio si è piegato e Xindus si schianterà tra poco contro Ter-hemon.»
«È impossibile!» esclama la Caitian. È piccoletta, come tutti quelli della sua specie. Gli Kzin-ti, invece, sono grandi e grossi più dei Klingon. Ci ho avuto a che fare anche troppe volte, per i miei gusti, e continuo a trovare che sia quasi incredibile che siano i cugini dei Caitian.
«C’è una piega spaziale, il pianeta s’infilerà una specie di tunnel….» Scuoto la testa. Né io né F’Mur siamo ufficiali scientifici, abbiamo entrambe una formazione tecnica – non per niente lei è il mio capo ingegnere – non ho voglia di arrovellarmi su questioni di quel tipo, anche se mi piacerebbe capire meglio perché sono stata messa alla postazione di esecuzione di un pianeta.
«Facciamo evacuare…. be’, ho capito, no, non Terhemon, dato che è un pianeta pre-curvatura, ma…. cavolo, Xindus Alfa è in pratica un miracolo operato dai Daviani per gli Xin-di, non possiamo distruggerlo.» Mi punta un dito contro. «E non dire che stiamo solo ese-guendo degli ordini!»
Sospiro e la guardo, sapendo che è proprio così.
«E poi, dai, la Flotta non dispone di un’arma che possa distruggere un pianeta.»
Se tutti fossero dolci e ben pensanti come i Caitian, nell’universo non ci sarebbe più una so-la guerra e probabilmente nemmeno una litigata. Ce ne staremmo tutto il giorno stravaccati a prendere la luce del Santo Sole, o accoccolati sotto le coperte a scaldarci l’uno l’altro.
«Ce l’abbiamo?»
Ma perché hanno eliminato la Sezione 31? Era così comodo che ci fosse un gruppetto di in-vasati a fare il lavoro sporco…. Quando eravamo all’Accademia, un giorno io e M’Ruf siamo venute in possesso di un libro di Jake Sisko, che aveva scritto dopo aver messo le mani su un paio di file tramite il suo amico, il capitano Nog, appena desecretati. Riguardavano l’ultima missione dell’Enterprise NX-01 e io e M’Ruf ce lo siamo divorato (io poi sono rimasta fedele a Jake Sisko, bevendomi tutti i suoi scritti uno via l’altro – e sono tanti – M’Ruf invece penso sia stato il primo e l’ultimo che ha letto di Sisko). Il libro presentava una versione un po’ roman-zata della morte di Trip Tucker, svelando che in realtà non era morto ma si era unito alla lotta per la salvaguardia del Multiverso. Finito il romanzo, siamo andate a leggerci tutti i file sul-l’argomento, un bel malloppo all’archivio della Flotta.
«Hanno alcune informazioni utili.»
M’Ruf si siede sulla poltrona di fronte a me. «Quel malloppo nell’hangar 14? Un’arma?»
Annuisco. «Da file top secret rispolverati per l’occasione.»
«NO!» esclama la Caitian. «Non possono usare l’arma Xindi contro il loro stesso pianeta!»
Se c’è una cosa che posso dire di F’Mur è che la sua curiosità è supportata da un intuito uni-co. E anche una passione tale per la storia dell’Enterprise NX-01 che la rende la maggiore e-sperta in materia della Galassia.
«Non possiamo nemmeno lasciare che quattro miliardi di persone di un ignaro popolo pre-curvatura si veda arrivare addosso un pianeta sotto-abitato.» Gli Xindi sono stati per secoli un popolo nomade e quando i Daviani hanno terraformato quel pianeta per loro, non sono stati in molti a lasciare le colonie per trasferircisi. Ma nonostante questo, ho una forte amarezza, da quando la Flotta mi ha affidato questo incarico.
«Chi comanderà la squadra?»
Pare che F’Mur se ne sia fatta una ragione. Mi alzo e le do una carezza tra le orecchie. «La comanderò io, tu te ne starai in sala macchine a controllare che qualsiasi onda d’urto non spazi via questa nave e quei pochi superstiti Xindi che riusciremo a caricare.» Verso due bic-chieri di liquore trekapali, di un intenso rosso fragola. «Dovrai fare a meno di Surek Archer.»
Nonostante il nome vulcaniano, Surek è un Umano.
«E chi altro ci sarà a bordo di quell’obbrobrio?»
Le passo il bicchiere. Vulcaniani e Caitian non bevono (anche se i Caitian fanno talora uso di un’erba officinale che, masticandola, li fa sballare un po’ senza però friggere i neuroni), ma credo che in questo caso ci voglia. «David Paris, Melissa Kimura, Vince Morgan.»
«Sono tutti Umani.» nota con ovvietà F’Mur.
Compreso il capitano, aggiungo io mentalmente. Almeno metà del mio patrimonio genetico è umano.
«È triste.» continua la Caitian. «Insomma, in fondo gli Xindi sono nostri alleati, sono nella Federazione e nella Flotta Stellare, hanno combattuto al nostro fianco quando c’era da ricac-ciare i Costruttori di Sfere nel loro dominio.»
Guardo il liquore trekapali nel mio bicchiere. «Sì, è triste. Soprattutto perché gli Xindi vole-vano distruggere la Terra perché qualcuno gli aveva detto che gli Umani avrebbero distrutto la loro terra promessa, un pianeta nella Distesa, dove riunificare le loro razze. Il capitano Ar-cher ha lavorato tanto per fargli credere che questa fosse una falsa profezia…. e domani un gruppo di Umani distruggerà il loro pianeta.»
F’Mur alza lo sguardo dal liquore. «Abbiamo scelta?»
«No.» sussurro.
Lei finisce il liquore, quindi si alza, abbandona il bicchiere sul mio tavolino. «Grazie del drink, capitano. Buona notte…. se possibile.»
Così mi lascia sola. Continuo a sorseggiare a piccoli sorsi il liquore, che un po’ mi scalda e un po’ mi intontisce. Mi scappa una risata amara. Aveva ragione la mia antemadre T’Pol, che si è imboscata su un pianetino insignificante, lontano dalla Flotta, lontano dalle guerre romu-lane, per crescere mia nonna in mezzo al verde tanto amato dai Caitian, ed accogliere il mio bisnonno al suo ritorno, attendendo che la galassia si scrollasse di dosso gli ultimi residui raz-zisti.
Per lo meno anche una buona “profezia” dell’epoca si è avverata: spesso abbiamo almeno due Caitian per ogni nave.

(F’Ral)
[Marzo 2157 – Pochi giorni dopo aver fatto la terza incomoda nel letto di Trip e T’Pol. O era Trip il moccolaro?]

Siamo sbarcati su un pianeta abitato, Lindelin, con una popolazione tranquilla e accogliente, che ha sviluppato la curvatura da una cinquantina di anni.
Il capitano ha dato libera uscita a tutti e i Lindeliniti ci hanno permesso di andare un po’ do-ve volevamo. Mentre gli ufficiali superiori sono impegnati con i rappresentanti del pianeta per le presentazioni di rito e il trattato di pace, io ho deciso di prendermi un pomeriggio di riposo e godermi la natura che su Lindelin occupa gran spazio delle terre emerse. Non credo che qualcuno tenterà di uccidere/rapire/torturare/portarsi a letto Trip, e in ogni caso è con T’Pol e Jonathan, dovrebbe essere al sicuro. Non è tanto facile proteggerlo, perché tende a cacciarsi nei guai, in un modo o nell’altro. Sarà anche per il suo aspetto tenero e bello.
Mi siedo ai piedi di un albero in cima a una collina, sembrerebbe il classico quadretto natu-ristico, se non fosse che le foglie tendono molto all’azzurro e non al verde, come su Cait e sulla Terra. Sto qualche minuto a godermi l’erba sotto le gambe e poi mi sfilo anche gli stivali, in fondo non c’è nulla di male.
Sbadiglio, mi stiro e mi lascio cadere sull’erba. Mi sento un po’ sola, ho detto a Trip che non mi manca il mio pianeta né la mingente, ma un po’ la compagnia di qualche Cait seleziona-to…. sì be’, quella mi manca. Dovrei provare a cercare Murl, magari è ancora single. E magari per qualche strano motivo ama i viaggi spaziali e si invaghisce perdutamente di me.
Sì, ciao.
Rido di me stessa, e così facendo rotolo sulla schiena, fino a essere stesa sul fianco sinistro, lo sguardo rivolto alla distesa sopra la valle.
Uno spettacolo incredibilmente bello si apre davanti ai miei occhi, c’è un enorme arcobale-no sopra il paesaggio bucolico ai piedi della collina, e non solo è lungo quanto l’apertura, ma è anche incredibilmente largo, i suoi colori sono intensi…. è bellissimo. Non avevo mai visto un arcobaleno così su Cait, magari ne ho anche visti due assieme, contro un cielo a chiazze grigiastre, ma questo arcobaleno intenso si staglia contro un cielo quasi turchese.
Così mi dimentico per qualche istante della tristezza e della solitudine, nel mio cuore ri-mangono solo la gioia di quella visione e dell’avventurosa vita che mi attende a bordo, in giro per la galassia, su una nave di Umani…. l’unica Caitian a vedere questo straordinario arcoba-leno.

Fine

(11 novembre 2013)

Molti grandi autori morirono giovanissimi, lasciando dei capolavori. Io ho scritto questo libro, ma in compenso sto benissimo. (Fabio Fazio)
Il feedback positivo e/o costruttivo è benvenuto su fabuland@gmail.com

Pubblicato 29 settembre 2014 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, Star Trek

2 risposte a “I Naviganti 29: Rainbow (racconto su Star Trek: Enterprise)

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  1. Pingback: I Naviganti | Fabuland

  2. Bello. In particolare (ma per me è abbastanza ovvio) l’inizio.

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