I Naviganti 28: Paradise Lost (racconto su Star Trek: Enterprise)   1 comment

I Nav 24I Naviganti 28: Paradise Lost

di Monica Monti Castiglioni

Dedicato a mia Madre.

Rating: PG-13

Genere: Romanzo – avventura

Riassunto: Nuovi pianeti, nuove avventure, nuove culture, nuove allergie per Malcolm.

Spoilers: Tutta Enterprise, qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Paramount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro. Ogni somiglianza a racconti, fanfiction, persone reali o fatti realmente accaduti è puramente casuale. F’Ral è mia!

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“Paradise Lost” (I Naviganti 28)

Let the sky fall
When it crumbles
We will stand tall
and face it all together.
[Lascia che il cielo cada,
quando va in pezzi
staremo in piedi
e affronteremo tutto insieme.]
(Adele, “Skyfall”)

Tonight
We are young
So let’s set the world on fire
We can burn brighter
Than the Sun.
[Stanotte
siamo giovani
Quindi incendiamo il mondo
possiamo bruciare più luminosi
del Sole.]
(Fun, “We Are Young”)

(T’Pol)

Mi rendo conto che sto correndo, più che camminando, verso l’infermeria. All’interfono, mentre ero sul ponte di comando assieme al turno beta e a Hoshi, Phlox mi ha detto che deve parlarmi di una questione urgente.
Ma porca, non capisci, Denobulano, che anche quello che stiamo facendo io e Hoshi è urgente?!
Ma non do voce a questo pensiero, molto umano, ancor più “tuckeriano”, e mi limito a un leggero sospiro e rispondergli un veloce “arrivo subito.”
Ho fretta, sia di sapere che caspita sia così urgente da interrompere il nostro lavoro, sia di tornare al più presto in plancia. Il guardiamarina Sato è bravissima, l’ho sempre ammirata per le sue capacità linguistiche – io ho fatto un po’ fatica ad imparare la lingua terrestre e non posso che apprezzare la facilità con cui Hoshi impara linguaggi alieni. Ma voglio comunque assisterla nella ricerca, è troppo importante.
Apro le porte dell’infermeria e trovo Phlox intento a fissare un monitor.
Spero che non inizi dal big bang a spiegarmi il problema, penso. Phlox ha il vizio di girare intorno al punto del discorso un po’ troppo anche per la mia pazienza vulcaniana.
«Dottore?»
Phlox si gira. Ha l’aria decisamente preoccupata e, questa volta, arriva subito al punto: «Dobbiamo riportare subito a bordo il signor Reed…. o presto morirà.»

….Due giorni prima….

(T’Pol)

Sento la porta aprirsi, ma non mi giro. Ascolto i leggeri rumori provenienti dal bagno, poi, quando sento Trip arrivare vicino al letto, accendo la luce soffusa e mi giro. «Hai fatto tardi.»
Lui mi sorride. È un sorriso che trovo dolcissimo, oltre che bello. «Scusa, non volevo svegliarti.»
«Non importa.» rispondo.
Trip si cambia e si infila a letto. Mi giro e mi avvicino a lui. «Sarai stanco.»
Lui spegne la luce e mi prende tra le braccia. «Un po’. In compenso la nuova Navetta Due è ormai completa.»
Gli massaggio lentamente la spalla sinistra. La Navetta Due è andata distrutta quando io e F’Ral siamo cadute su Omarton, un planetoide nei pressi di Blutengel. Da quando ci siamo rimessi in viaggio, la squadra di Tucker si è rimboccata le maniche per ricostruire una seconda navetta. «Avrei dovuto essere lì con voi.»
«Sei ancora convalescente, ricordi?»
«Mhm.» bofonchio. Non sento il bisogno di stare a riposo così a lungo…. ma Phlox è stato irremovibile. Nella caduta su Omarton sono rimasta cieca e paralizzata. Il medico mi ha curata senza problemi, ma poi mi ha imposto una convalescenza esagerata. È vero, però, che, anche se ho recuperato vista e movimento appena finita la cura, c’è voluto qualche giorno prima di ritornare nel pieno della mia forma fisica. E, soprattutto, Phlox non fa altro che ricordarmi che, dopo una frattura, ho avuto un’embolia lipidica.
Siamo in rotta verso un pianeta abitato, quindi ho deciso di non insistere troppo con il medico, nella speranza di essere nella prima squadra di sbarco. So che Archer ci tiene ad avermi con sé e domani finalmente tornerò in servizio.
«Dai, domani potrai dare il tuo tocco finale alla navetta.»
«F’Ral non è stata in convalescenza.»
«Lei è fatta di gomma.»
Ancora mi chiedo come abbia fatto a non subire nemmeno un graffio durante quella caduta. Qualche botta deve averla presa, ma nulla di grave.
«Ti saluta.»
Lo so. È venuta un centinaio di volte nel mio alloggio per “salutarmi”. I saluti di F’Ral, tra l’altro, sono sempre molto fisici. Per i Caitian, lo scambio di saluti normale è quello di sfregarsi spalla contro spalla. Tra amici si “sfr-fr-a”, cioè ci sfrega la fronte contro la spalla o contro la fronte dell’amico. Tra amanti si sfregano i nasi. Poi fa le fusa. Sono un suono dolcissimo e rilassatissimo, tanto che tendo ad addormentarmi mentre le ascolto. All’inizio pensavo che fosse scortese addormentarsi e le ho chiesto scusa, ma F’Ral mi ha assicurato che è un complimento a chi fa le fusa. Trip dice che le fusa caitian assomigliano molto a quelle dei gatti terrestri e che gli ricordano un libro che aveva letto da bambino, “Il Pilota del Miciorazzo”, che parlava di un gatto astronauta che, per fare andare la sua nave, doveva fare le fusa. Sono andata a informarmi sui gatti terrestri e sembrano animali interessanti. Si lavano da soli e sanno usare una toilette apposita. E assomigliano molto a F’Ral. Trip mi ha detto che sua sorella Lizzie ne ha sempre avuto almeno uno e che, dopo che era morto il cane Bedford, ne aveva ben sette.
«Le sarà piaciuto molto lavorare con te alla costruzione della navetta.» dico a Trip, riferita a F’Ral.
Trip annuisce, sento il leggero movimento. «Sì, ma non ha potuto farsi quasi quattro turni come me.» Ride leggermente. «Ieri, a mezzanotte, s’è addormentata sul ponteggio, poveretta. Mi ha detto che i Caitian dormono circa dieci ore al giorno. Per lo meno…. lei ha detto “quelli che dormono poco, dormono dieci ore.” E dormono praticamente in qualsiasi condizione.»
Tutto il contrario di lui. «Si vede che il loro metabolismo richiede tanto sonno.»
Sento che Trip ha sonno. Decisamente non ha bisogno di dormire tanto quanto F’Ral, sei ore a notte, però, sono essenziali…. ma mancano solo due ore alla sveglia.
«Se vuoi, domani avvertirò il capitano che hai bisogno di dormire un po’.» sussurro.
«No…. non sono l’unico in questa situazione, ma anche tutta la squadra…. Ma domani faremo turni normali. Così dormirò nel pomeriggio….» La sua voce svanisce lentamente, rimpiazzata dal respiro ritmico.
Rimango ferma, in silenzio. Trip ha il sonno molto più leggero di me, che in fondo sono sempre riuscita a dormire anche in condizioni non favorevoli, anche grazie al mio addestramento.
Anche Trip ci tiene a sbarcare. Spero che riesca a riposare.
Quando due ore e un quarto dopo suona la sveglia, lui emette un lamento. «Ni jà?»
Spengo la sveglia e gli do un bacio sulla guancia. «Vai avanti a dormire, ti sveglio quando esco dal bagno.»
«Mhmpsì….» è la sua risposta.

(Trip)

Sbadiglio davanti alla consolle. Fortunatamente sembra che tutto stia proseguendo bene e senza intoppi oggi. I motori stanno “facendo i bravi”.
«Hai bisogno di dormire.» La voce velluta viene dal fondo della scaletta.
Sorrido a F’Ral: «Tutti abbiamo bisogno di dormire.»
«Io ho dormito le mie dieci ore, stanotte.» Sale sulla passerella. Qualche giorno fa abbiamo avuto il rendez-vous con una nave da trasporto terrestre che ha preso la sua amica M’Rif a bordo. Sentiva troppo la mancanza di casa, così le abbiamo trovato alcuni passaggi per tornare su Cait. Mi dispiace che F’Ral sia rimasta sola, cercherò di tenerle compagnia io.
«Mi sono alzata un po’ prima, però, perché volevo dare un’occhiata alla Navetta nuova. Sta proprio vedendo bene.»
«Oggi dovremmo finirla. T’Pol verrà a dare un’occhiata dopo pranzo. Così se domani davvero si sbarca, avremo due navette.»
«Non penso che stavolta sarò nella squadra di sbarco.» mi dice.
«Perché no?»
«Be’, ci son già stata tante volte. Capiteranno altre occasioni, no?» Mi sorride e torna al suo posto di lavoro.
Sopprimo un altro sbadiglio. In breve saremo nel raggio visivo del pianeta di classe Minshara. Non vedo l’ora.

(Trip)

«Archer a Tucker.»
….
«Archer a Tucker.»
….
«Trip, ci sei?»
….
«Trip….»
….
Lascio andare un lamento nel cuscino. Allungo un braccio, rimanendo sdraiato prono, e premo a tentoni l’interfono. «Cms vm?»
«Siamo in prossimità del pianeta. Ma se sei troppo stanco per venire in sala tattica….»
Mi alzo su un gomito. «No, arrivo….» Lancio uno sguardo all’orologio. Sono le sette e mezza, e ciò vuol dire che ho dormito poco più di due ore. È già qualcosa, in realtà. Di solito è raro per me riuscire a dormire di pomeriggio.
È tutta colpa dei Patragani.
«T’Pol ha stabilito che non ci sono tracce di curvatura.» prosegue il capitano.
Ho la tentazione di esclamare: “Bene! Me ne torno a dormire!”, ma l’idea passa in fretta. «No, arrivo tra dieci minuti.» Chiudo l’interfono e mi lascio cadere sul cuscino. Chiudo gli occhi per qualche secondo, ma poi mi costringo ad accendere la luce. Se rimango a letto, corro il rischio di riaddormentarmi….
Quando arrivo in sala tattica, intorno al monitor centrale ci sono già tutti gli ufficiali di plancia. Jonathan sta sorridendo, il che mi dice che il pianeta è interessante.
«Quali sono le novità?» chiedo.
«Pianeta di classe Minshara, atmosfera simile a quella terrestre.» risponde T’Pol. «Circa un milione di abitanti, umanoidi.»
Hoshi preme un pulsante e sul monitor appaiono tre umanoidi, a prima vista maschi. Hanno strisce scure sul volto, che partono dagli angoli degli occhi e vanno verso le tempie, e sulle guance, simili alle strisce delle tigri. Due di loro sono in piedi alle spalle del terzo, che sta osservando quella che sembra la vetrina di un negozio.
«Ci assomigliano parecchio.» constato. «Niente curvatura?»
«No. È una società con un discreto sviluppo industriale, paragonabile a quello del secondo dopoguerra terrestre. Non ci sono satelliti artificiali, né sonde di alcun genere in orbita.» risponde Reed.
Niente voli spaziali. Nemmeno dei primissimi. «Dovremo scendere in incognita.»
«Phlox provvederà ai travestimenti.» continua Archer. «Travis, ci metta dietro una delle loro lune. Calcoli una rotta per far scendere la navetta in modo da evitare i loro telescopi.»
Osservo gli abitanti inquadrati sui monitor. No, F’Ral non può decisamente sbarcare, in questo caso, anche se ha delle leggere linee tigrate sul pelo. In particolare ha una bellissima linea che parte dall’angolo esterno dell’occhio e va verso le tempie e le dà un aspetto elegante, come se avesse gli occhi truccati. Proprio come gli umanoidi sul monitor.
«T’Pol, Trip, Malcolm e Hoshi: fatevi una bella notte di sonno, perché domani mattina alle otto si sbarca.» comunica il capitano, prima di lasciarci in libertà. Ma poi mi ferma. «Com’è la situazione della nuova Navetta Due?»
«È in ordine, capitano.» risponde. «Dovremmo collaudarla, ma direi che non è il pianeta adatto.»
Archer annuisce. «No, ma è meglio che sia pronta.»
T’Pol mi ha aspettato vicino al turboascensore e io la raggiungo. «Ho guardato la nuova Navetta Due, è un lavoro notevole.»
«Be’, non so se hai notato i cuscini delle panche dietro.»
Lei annuisce, mentre ci infiliamo insieme nel turboascensore. «Sì, sono molto più morbidi. Idea di F’Ral?»
«A dire il vero ho dato a lei l’incarico di farli…. e lei li ha fatti convinta che fossero “giusti così”.»
«I sensori andranno ricalibrati in volo.» continua lei.
«Sì, ma domani useremo la Navetta Uno.» Mi giro verso di lei e le accarezzo i capelli. «Dovrai portarli in avanti, per coprire le orecchie.»
Lei non risponde, ma si gira per spingere la guancia contro il palmo della mia mano. «Ceniamo nei nostri alloggi?» sussurra.
«Vado a prendere qualcosa in mensa.»
Le porte si aprono e usciamo. «No, vado io.» mi dice. «Hai bisogno di riposare.»
Ci dividiamo. Purtroppo la deprivazione di sono dei giorni precedenti fa il suo effetto e quando T’Pol arriva con la cena in camera, mi sono addormentato sul letto, con le luci accese e un PADD in mano.
Santa neuropressione….

(T’Pol)

Penso che sia la prima volta che Trip si addormenta prima di cenare. Di solito predilige il cibo al sonno. Deve essere proprio stanco. Anche perché si è addormentato con le luci accese e il PADD in mano, sdraiato sopra le coperte.
Mi fa tenerezza. Avrei voglia di baciarlo, ma evito anche solo di toccarlo. Non voglio svegliarlo. Gli verrà di sicuro fame, quindi mangio la mia parte e poi gli lascio un contenitore di cibo sul comodino.
M’infilo a letto lentamente e spengo la luce. Quando verso le sei mi risveglio, anche lui si sta destando, probabilmente per i crampi di fame.
«Ehi.» Mi sorride. Poi si stira. «Ma che ore sono?»
«Le sei.»
«Di mattina?» mi chiede.
«Ti sei addormentato, ieri sera.»
«Ah, cavolo, mi dispiace.» Il PADD gli è caduto dalla mano durante il sonno, ma non sembra farci caso. Si gira verso di me.
«Non c’è problema. Io ho cenato, tu hai fame?»
«Un po’, ma resisto fino a colazione.» Mi prende le mani tra le sue, calde, grandi, forti e ruvide mani.
Mi sporgo in avanti e, finalmente, lo bacio. «Dormi ancora un po’. Ne hai bisogno.»
Lui chiude gli occhi. «Sì…. penso di sì….» Riprende a dormire.
Sì, deve essere proprio stanco, povero il mio Trip.

(Jonathan)

Quando alzo lo sguardo e vedo Trip e T’Pol entrare in sala tattica non riesco a trattenere un sorriso. Come me e Hoshi, sono già passati da Phlox per il trucco e in approvvigionamento per i vestiti. Solo che su loro due sembrano più strani che su Hoshi. T’Pol ha i capelli pettinati sopra le orecchie, spero che non ci sia vento. Le strisce scure hanno un che di esotico, ma mi ricordano anche F’Ral. L’ho invitata settimana scorsa a fare colazione con me. Continuo a trovarla una compagnia deliziosa. È naturalmente esclusa da questo sbarco, anche perché non credo che accetterebbe di radersi…. ci tiene molto al suo pelo.
«Malcolm?» chiedo, notando non c’è, con loro, il mio ufficiale agli armamenti.
«Phlox l’ha trattenuto per ripetere alcuni esami che ha fatto qualche tempo fa.» mi risponde Tucker e io individuo al volo il periodo in cui tutti abbiamo rifatto gli esami – quello in cui c’era Karen De Corden a bordo, che ha esaminato tutti gli uomini a bordo e poche donne.
«Cominciamo, lo aggiorneremo mentre scendiamo.»
«Ci sono problemi?» chiese Tucker.
«No.» risponde Hoshi. «Solo qualche regola da tenere presente.» Ci distribuisce dei documenti. «Teneteli sempre con voi. Sono documenti d’identità.»
«Spero che non mi chiedono cosa c’è scritto.» dice Trip, osservando i caratteri incomprensibili.
«Non abbiamo avuto la necessità di cambiare i nomi.» continua Hoshi. «Siamo visitatori di un’altra provincia. Per quanto riguarda la società, le donne non hanno diritti politici, ma sono libere e hanno tutti gli altri diritti degli uomini. Come le mater familiae dell’Impero Romano. Raramente vanno in giro con gli uomini, per cui non potremo stare in gruppo stretto.»
Reed entra in questo momento.
«Va tutto bene?» gli chiedo.
«Sì, signore.»
Non mi sembra molto convinto, ma Hoshi riprende a spiegare la situazione che ci apprestiamo ad incontrare sul pianeta. «Un discorso diverso riguarda gli uomini.» Indica il mio vestito. «Alcuni uomini hanno degli aiutanti, una sorta di seguito, e raramente se ne dividono.»
«Io e il comandante Tucker saremo il seguito del capitano?» chiede Reed.
«Esatto.» risponde Sato, sorridendo. «Mi sembrava la scelta più logica.»
Mhm, sta passando troppo tempo con T’Pol. «Si tratta di una sorta di schiavitù?» chiedo.
«Direi più una gerarchia simile a quella militare.» Hoshi ci sorride. «Io ho finito. Tenete sempre con voi i traduttori automatici.»
«Bene. Possiamo sbarcare.» annuncio. Si parte!

(T’Pol)

Ho imparato non solo a non contraddire gli Umani quando vogliono a tutti i costi sbarcare su un pianeta dove i Vulcaniani manderebbero solo una sonda, ma anche ad apprezzare lo sbarco.
Stiamo camminando su una strada asfaltata, io e Sato vicine, qualche passo più indietro Archer, seguito da Trip e Reed. Ascoltiamo le conversazioni, facendo finta di parlare tra di noi.
«Mi piacerebbe vedere come svilupperanno la curvatura.»
Adoro la voce di Trip. Starei ore a sentirlo parlare, soprattutto se sta parlando solo a me.
«Sempre che la sviluppino.» continua Reed.
«Cambiate discorso.» avverte Archer. «L’architettura della città è interessante.»
Mi guardo in giro. Ci sono palazzi alti, molti hanno le facciate completamente a vetri. Lo stile è semplice, lineare. Non ne so molto di architettura, a dire la verità non me ne sono mai interessata molto.
Una voce attira la mia attenzione. «Una signora bella come lei non può non avere uno di questi.» Mi giro e noto che un Someiota – così si chiamano gli alieni di questo pianeta – è sulla soglia di un negozio e sta porgendo una stola a Hoshi. Lei si ferma e la guarda. «Ah, è…. è molto bella, ma non…. non mi serve. Grazie.»
«Non vuole guardare nel mio negozio? Senza impegno.»
Hoshi mi lancia un’occhiata, che non passa inosservata al venditore.
«Anche lei, signora, naturalmente.» mi sorride.
Archer si avvicina a noi.
«Siete insieme?»
«Sì.» risponde lui. Maschi e femmine sul pianeta non sono soliti parlare e stare insieme in pubblico, ma non è detto che non escano comunque assieme.
«Volete entrare? Magari c’è qualcosa che vi può interessare. Abbiamo appena ricevuto un carico di nuova merce da Daspen. Venite, senza impegno.»
Immagino che sia una città vicina. Archer sorride e fa un cenno che significa “prima le signore”. C’è da dire che ha dei modi molto “cavallereschi”, come dicono sulla Terra. Io e Hoshi entriamo nel negozio, che si rivela una vera e propria esposizione di colori e forme. Ci sono tantissimi oggetti, dalle stole ai vestiti, dalle matite ai piatti.
Non credo che troveremo nulla di utile, ma può essere interessante guardarsi in giro per capire a quale livello di tecnologia della produzione è arrivato questo popolo. Ha la plastica, il metallo, la carta, ha una sorta di passione per i brillantini e i contrasti di colore, ma non ha ancora il duranio.
Mi giro per guardare Archer, ma in quel momento noto che il venditore ha alzato una mano, come per fare un cenno di stop, davanti a Trip e Malcolm. «No, mi dispiace, ma voi non siete ammessi.»
Tucker fa un’espressione delusissima e chiede: «E perché?»
«Non vi devo spiegazioni, horduet.» Si gira e viene incontro a noi tre sorridendo.
Il mio traduttore automatico non ha tradotto la sua ultima parola, ma dato che tra noi cinque gli unici lasciati fuori sono proprio il seguito di Archer, posso immaginare che si tratti dell’appellativo per gli uomini del seguito.
Il capitano lancia un leggero sorriso ai suoi ufficiali, poi ci segue.
Il negozio è piccolo, ma labirintico. Il venditore ci lascia girare da soli, io non tocco niente, mi limito ad osservare. Hoshi sfiora qualcosa, mentre Archer si limita a guardare più lei che gli oggetti.
Altre persone, prevalentemente donne, entrano nel negozio.
«C’è stato un periodo che anche sulla Terra c’era questa mania dei brillantini.» dice Hoshi, alzando quello che sembra un kit per un trucco femminile piuttosto pesante. «In particolare in Giappone.»
Il capitano le sorride e dà parole ai pensieri di entrambi. «Pare che non ti riguardi.»
«Ah, si trattava di tanti anni fa.»
Giriamo ancora per qualche minuto, finché il suono di una sirena ci attira di corsa sulla porta.
Tucker e Reed non sono più in vista e tanta gente sta correndo per la strada. «Che succede?» chiese Archer.
Il venditore, con voce molto tranquilla, risponde: «Non lo sapete? Ma da dove venite?» Sorride. «È un controllo della polizia. Dunque, non comprate nulla?»
«Dove sono i miei due uomini?» chiede Archer.
«Se non sono dove li ha lasciati, forse si sono cacciati nei guai.»
Pekh. Conoscendo Trip è anche probabile.
Il venditore continua: «Potrà concordare con me, quando dico che gli horduet non obbediscono più come una volta.»
Ho l’impressione che il capitano vorrebbe girarsi e dargli un pugno in faccia. Ma si limita a chiedere: «Se la polizia li ha portati via, dove li trovo?»

(Trip)

Quando il venditore ci blocca sulla soglia, sono un po’ deluso.
«Sarà per un’altra volta.» dice Malcolm.
«Com’è che ci ha chiamati? Oreo?»
Lui si mette a ridere. «Horduet.» mi corregge.
«Che hai da ridere?»
«Oreo sono dei biscotti.»
Anch’io rido. Ricordo che da bambini mia madre ci comprava sempre una quantità industriale di biscotti. Quando andavo al supermercato con gli amici, potevo dire esattamente il gusto e se mi piaceva molto o moltissimo ogni singolo tipo di biscotto sullo scaffale.
Sbircio all’interno del negozio, mi sembra che ci siano solo una quantità di cianfrusaglie colorate, quelle cosettine tutte brillantini e arcobaleni che piacevano a Lizzie quando era bambina.
«Va be’,» dico. «facciamoci un giro.»
«È meglio aspettare il capitano.» ribatte Malcolm.
E che noia! Ignoro Reed, senza sapere che, questa volta, avrei fatto bene ad ascoltarlo. Attraverso la strada per dare un’occhiata a quello che sembra un negozio di elettronica. Sembrano alcuni oggetti che una volta ho visto in un museo, o per lo meno ci assomigliano molto…. lettori di dischi, visori, macchine fotografiche, registratori…. Forse nel giro di qualche decennio questa gente potrebbe sviluppare la curvatura. Mi giro: «Ehi, Malcolm!» chiamo.
Pessima mossa.
Un tipo dall’aria minacciosa si avvicina a me, mentre Malcolm rimane saggiamente fermo davanti alla vetrina del negozio. Capisco al volo che il tipo è un poliziotto, perché subito dopo viene raggiunto da un tipo vestito come lui.
«Ehi.»
«Salve.» dico, sorridendo.
«Dov’è il tuo padrone?»
“Padrone”? Hoshi non aveva parlato di schiavitù…. «Ah…. è in quel negozio.» Indico la porta dall’altra parte della strada. «Ora torno da lui.»
«Fermo, schifoso horduet.»
Il tipo mi mette una mano intorno al polso, ma io mi svicolo con forza. Non pensavo di aver fatto qualcosa di così terribile (ma in effetti sono stato condannato a morte su Spengul solo per essere entrato mezzo nudo in un tempio….) da meritarmi quello che arriva. Un colpo sul fianco mi toglie il fiato e cado a terra.
Sento Malcolm che viene in mio aiuto, ma il mondo è un cumulo di dolore e non riesco a ragionare.

(Malcolm)

Mentre mi chino a soccorrere Trip, un rumore fastidioso e assordante riempie l’aria. Uno dei due poliziotti (almeno credo che siano tali) mi prende per un braccio e mi pianta qualcosa di doloroso nella spalla e mi ritrovo semiparalizzato. Credo abbiano fatto la stessa cosa a Trip, perché non si sta muovendo.
Ci sbattono sul retro del furgone e sento che il mezzo si avvia sulla strada, prendendo, di tanto in tanto, una buca.
Siamo nei guai. Grossi guai.
Credo che il capitano potrebbe pensare di declassarci a marinai semplici entrambi….

(Jonathan)

Il posto in cui hanno portato Trip e Malcolm è poco distante dal negozio. Non so cosa abbiano combinato, ma dopo averli salvati li declasserò entrambi a marinai semplici.
Sospiro. No, ovviamente non lo farò, ma la prossima volta che sbarco non me li porto dietro. Nemmeno se Malcolm mi dovesse tirare una piazzata sugli sbarchi in sicurezza.
Quando finalmente arriviamo nel luogo di “raccolta degli horduet” (così l’ha chiamato il negoziante che ci ha detto dove forse potevano aver portato il mio seguito), mi rendo conto che non è per niente come lo immaginavo. Assomiglia più al mercato degli schiavi di Orione, ci sono gabbie di rete metallica, ma siamo a cielo aperto e non in un edificio. Entriamo in questa sorta di piazza e fortunatamente individuo subito Malcolm, che sta camminando proprio verso l’uscita.
Lo chiamo e lui si affretta, senza correre, verso di noi. Ha un grosso livido sulla fronte. «Che cos’è successo?» gli chiedo.
«Due poliziotti.» sussurra. «Ci hanno aggredito. Non so perché.»
«Sta bene?» chiede T’Pol.
«Sì, ma Trip è in una di quelle gabbie.»
«Per cosa l’hanno trattenuto?» chiedo.
«Non lo so. Non so nemmeno perché abbiano rilasciato me.»
Una guardia si avvicina a noi e noto che Reed, in pratica, si nasconde dietro di me. «Scusate, immagino che le signore siano assieme a lei.» mi dice. «Ma le donne non sono ammesse qui, come sapete.»
Mi giro e annuisco. «Sì, mi scusi…. mia…. moglie e….» mi schiarisco la voce. «….e mia sorella erano in giro per fare compere e quando hanno saputo che i miei…. horduet…. sono stati portati qui erano preoccupate.»
Spero che non facciano troppo caso al fatto che io e T’Pol non ci assomigliamo come fratello e sorella.
«Usciamo.» dice T’Pol e lei e Hoshi si avviano verso l’uscita della piazza. Io mi giro di nuovo verso la guardia. «Sto cercando il mio secondo horduet. L’avevo lasciato fuori da un negozio e mi hanno detto che è stato portato qui.»
«Sono arrivati ben otto horduet infedeli qui, stanno già facendo le prime udienze. C’è stata una retata in città, dopo la denuncia di un padrone.»
Sospiro. “Infedele”. Comincio a pentirmi di essere sbarcato.
«Lo vede in uno dei recinti?» La guardia che ho davanti sembra gentile e preoccupata di aiutarmi.
«Sì.» sospiro, individuando Trip. «È nel primo in fondo.» Siamo troppo lontani e non posso capire se stia bene o no.
«Sarà il prossimo, allora.»
Ci avviamo verso il palco e quando ormai siamo vicini, noto che Malcolm esita ad avanzare. «Che succede?»
«La guardia vicina al recinto dov’e c’è il comandante Tucker…. è quello che l’ha aggredito per primo.»
Noto che il Someiota sta parlando a Trip, ma non voglio peggiorare la situazione, quindi spingo Reed su una sedia e mi siedo davanti a lui.
Osservo il processo al precedente horduet, sentendo quel che dice il giudice (o chiunque sia), ma senza ragionarci troppo.
Passano pochi minuti e la guardia apre il recinto al mio capo ingegnere. È il momento di far valere i miei diritti.

(Trip)

Faccio un po’ fatica a respirare perché (credo) ho un paio di costole incrinate. Quel bastardo di guardia non c’è andato giù gentile. Per lo meno, però, adesso non so più semiparalizzato. Quando ancora non riuscivo a muovermi, ho visto la seconda guardia arrivata che faceva uscire Malcolm dal recinto. Spero che sia riuscito a contattare il capitano. Ci hanno confiscato i comunicatori. Ottimo. Così oltre che recuperare me, adesso devono anche riprendersi i comunicatori.
«Ehi.»
Alzo lo sguardo quando sento la voce della guardia che mi ha avvicinato in strada. «Senta….» inizio. «Mi dispiace. Non volevo fare qualsiasi cosa io abbia fatto che l’ha offesa. Se mi lascia tornare….»
Lui sorride. «Tu non sei mai stato in un tribunale per horduet infedeli, vero?»
Sospiro. «No.»
«Sto cercando un nuovo horduet per me.»
Si china davanti a me e mi fissa e io sento i brividi.
«Non vedo l’ora di avere un nuovo horduet dalla forte volontà da spezzare.»
Non rispondo. Spero solo che Jonathan sia qui. Credo di aver capito come sono andate le cose. Semplicemente a questa guardia interessavo io. Per questo ha rilasciato Malcolm. Non avevo fatto nulla per cui essere seriamente incriminato. Ma immagino che la mia difesa non reggerà. La guardia si tira in piedi e apre il recinto. «Esci.»

(Jonathan)

Quando Tucker viene portato vicino al tavolo (perché è solo un tavolo) del giudice mi alzo in piedi, ma non posso avvicinarmi perché c’è una transenna tra me e lui.
Ho visto che Hoshi e T’Pol hanno trovato un posto vicino ai recinti, così le posso vedere da qui.
Sento la guardia che dice: «Reclamo i privilegi su questo horduet. Ne richiedo l’affido e la proprietà.»
«Un attimo!» esclamo. «Quell’horduet è mio.» Che schifo di situazione.
Almeno finalmente Trip mi ha visto, il mio futuro-marinaio-semplice-capo-ingegnere ora può stare un po’ più tranquillo.
La guardia mi lancia uno sguardo stupito. Probabilmente non si era aspettato che io potessi arrivare così presto.
«Non credo che lei l’abbia educato a dovere.» Torna a rivolgersi al giudice. «Invoco il diritto di forza.»
Il giudice sbuffa leggermente e poi mi guarda: «Signor?»
«Archer.» rispondo. «Jon Archer.»
«Ha un attestato di proprietà da far valere al momento?»
Spero che basti la carta d’identità che ci ha fornito Hoshi. La sfilo dalla tasca e la porgo a un altro uomo, immagino sia un horduet del giudice. Lui la prende e la porta al suo superiore, che la infila nel computer che ha sul tavolo e legge i dati. «Bene, è un documento di proprietà valido.»
Tiro un leggero sospiro di sollievo.
«Chiedo nuovamente al giudice di poter far valere il mio diritto di forza.» insiste la guardia.
«Siete nuovo della città, signor Archer?» mi chiede il giudice.
«Sono qui per turismo.» rispondo.
«Poiché è la prima infrazione che il suo horduet commette, respingerò la richiesta di diritto di forza. Ma faccia in modo che non si ripeta, o daremo il suo horduet a qualcuno che lo saprà educare meglio.»
«Sarà fatto.» rispondo. No, sul serio, questa volta lo declasso davvero. Resta capo ingegnere, ma perde tutti i gradi. Son stufo di tirarlo fuori dai guai.
Mentre l’horduet del giudice viene verso di me per aprire la sbarra che mi impedisce di avvicinarmi, vedo distintamente la guardia che dà una pacca sul sedere a Trip e la sento dire: «Prima o poi sarai mio.» Poi lo spinge verso di me.
Vorrei uccidere la guardia e se Trip si è cacciato nei guai per difendersi da una cosa di questo tipo, non lo declasso nemmeno. Gli faccio un cenno di stare tranquillo. Una reazione non sarebbe favorevole alla nostra causa.
«Per lo meno chiedo che il signor Archer replichi l’atto di possesso.» insiste la guardia.
Il giudice si gira verso la guardia. «È un po’ troppo spesso negli atti giuridici sugli horduet. Continua a invocare il diritto di forza per strappare horduet ad altri.»
«Sono una guardia dell’ordine, è più che normale.»
Trip è finalmente arrivato vicino a me. Ha diversi lividi visibili e al momento non oso pensare a quanti siano quelli che non si vedono.
«Che cos’è l’atto di proprietà?» sussurro.
È Malcolm a rispondermi. E la risposta non mi piace. «È quello che ha fatto il padrone di prima.» sussurra.
Mi sento inorridire. Ma forse il giudice dirà che non è necessario.
Sbuffa. «Va bene, signor Archer, faccia l’atto di possesso e tagliamola corta.»
Se mi rifiutassi la guardia potrebbe obiettare che non sono il vero padrone dell’horduet. Ma se lo faccio…. ci sono pure Hoshi, T’Pol e Malcolm presenti…. Trip, da domani diventi un cameriere. Al diavolo, rispetto a quel che ci siamo trovati ad affrontare io e Reed quando lui ha perso il comunicatore, questo è niente.
Prendo Tucker per un braccio – e so di avergli fatto male, ma il momento delle scuse non è questo. Per un secondo mi chiedo da dove venga questo rituale per l’atto di proprietà, ma decido di non indagare troppo. Mentre gli piazzo la mano sinistra sul sedere, con l’altra lo tiro verso di me.
D’istinto, Trip si tira indietro. Sposto la mano destra sulla nuca, lo tiro verso di me e velocemente lo bacio sulla bocca. Sento che emette un gemito di sorpresa, ma lo costringo a rimanere così com’è mentre conto fino a dieci, poi lo lascio andare, ma recupero l’altro suo braccio (spero che gli faccia meno male) e lo strattono malamente verso di me. No, gli ho fatto ancora male. «Posso portarmelo via, ora?» chiedo. «Devo fare due chiacchiere serie con lui.»
Questo è vero, ma lascio intendere al giudice che non saranno solo chiacchiere.
«Sì, vada. Lo tenga fuori dai guai.»
«Sarà fatto.»
Ci allontaniamo sotto lo sguardo d’odio della guardia. Adesso raggiungiamo la navetta e prima di partire faccio sottoscrivere un giuramento di silenzio sull’accaduto a tutti e quattro e chi si rifiuta lo lascio sul pianeta.

(Trip)

Archer mi tira verso di sé e le botte ricevute dalla guardia si fanno sentire. Non posso lamentarmi del trattamento, però, Jonathan sta recitando una parte per salvarmi il culo. Sul quale mi dà una manata, più forte di quella che ho ricevuto prima dalla guardia, quando accetta di eseguire questa sorta di rituale di possesso che non ho capito bene di co….
Porca!
Non riesco a fermare un gemito di sorpresa quando mi bacia. Istintivamente cerco di ritrarmi, ma lui mi trattiene e decido di non oppormi. Però ora sta esagerando un po’, nemmeno il mio primo bacio con T’Pol è durato così a lungo.
Quando si scosta, finalmente riesco a riprendere fiato. Archer mi strattona di nuovo e io sento un gran male in tutto il corpo. Ho bisogno di neuropressione….
«Posso portarmelo via, ora?» chiede. «Devo fare due chiacchiere serie con lui.»
Non sembra che intenda due chiacchiere molto gentili.
«Sì, vada. Lo tenga fuori dai guai.»
«Sarà fatto.»
Sempre stringendomi un braccio mi trascina verso l’uscita.
Reed ci sta fissando un po’ troppo e vorrei dirgli di piantarla. Ma in quel momento, un altro rumore forte, molto più forte della sirena della polizia, esplode nelle mie orecchie.
E ora che succede?!
Dall’apertura del recinto del tribunale sta entrando un’orda di gente con ogni tipo di arma in mano. Mi fermo e Archer si ferma accanto a me, mentre Reed è un passo avanti.
Fisso la folla e, dopo quel che ho passato, colgo al volo che è composta interamente da horduet.
«È impossibile uscire da là.» dice Malcolm.
Senza aggiungere altro, Archer si gira e mi trascina con sé, Malcolm corre dietro di noi. Sento degli spari. Mi chiedo come stiano Hoshi e T’Pol e mi giro per vedere dove sono. Non riesco a individuarle, ma vedo che uno degli horduet ha notato che stiamo scappando.
«Attento, capitano!» grido e spingo Jonathan di lato.
Un improvviso dolore lancinante mi trafigge la coscia sinistra.
Sono troppo stanco…. troppo dolorante. Cado a terra e decido che starò lì…. tranquillo…. a dormire….

(Jonathan)

Improvvisamente Trip mi spinge di lato. Sento un altro rumore forte, un suo urlo soffocato e poi lo vedo cadere a terra.
«Trip!» Mi chino accanto a lui. «Trip, alzati!» urlo, cercando di sovrastare il rumore della folla. «È un ordine!»
Ma lui non si muove. Vedo sangue, molto sangue, che si sta spargendo sotto di lui. «Maledizione.»
«Capitano!» esclama Malcolm, che ci ha raggiunti. «Abbiamo un problema.»
«Lo so bene!» Ho voglia di tirargli uno schiaffo, ma quando vedo quel che sta indicando, capisco che purtroppo si riferisce a un altro problema. Sta indicando uno degli abitanti che è stato colpito: ha il sangue nettamente viola. Quello rosso di Tucker stona decisamente.
«Dai, Trip!» esclamo. «Alzati!»
Io e Reed lo costringiamo ad rimettersi in piedi. Ovviamente fatica a camminare. La folla inferocita degli horduet è alle nostre spalle, ma per fortuna chi è scappato prima di noi ha aperto alcuni varchi nella recinzione sul fondo. C’infiliamo in uno dei buchi e continuiamo a correre, trascinandoci dietro Tucker.
Non ho tempo di capire dove siano finite Hoshi e T’Pol, spero solo che siano al sicuro. Imbocchiamo a forza una strada sotterranea, l’unico sbocco che ci troviamo davanti, ma per fortuna è anche l’unico svincolo libero.
Trip sta lasciando dietro di sé una scia di gocce di sangue e mi chiedo se non ne stia già perdendo troppo.
Finalmente la strada inizia a salire e ci ritroviamo in una sorta di baraccopoli, sporca e decisamente squallida. Ma fortunatamente sembra che ci sia calma, anzi, non c’è nessuno in strada. Sentiamo da lontano le urla della folla e gli spari. Estraggo il comunicatore. «Archer a Enterprise.»
Il comunicatore rimane silenzioso.
«Archer a T’Pol.»
Ancora niente.
Alzo lo sguardo verso il cielo quasi inconsciamente.
«La rotazione.» mi dice Reed. «Ci ha portato fuori dal raggio delle comunicazioni con l’Enterprise.»
Già, la mia nave è in nostra attesa dietro una delle lune che ora non si vede. L’idea era quella di rimanere molto meno tempo sul pianeta, almeno per il primo sbarco…. ma tra ritrovare Reed e Tucker e tra il processo, di tempo ne è passato. Mi chiedo come mai, però, non riusciamo a contattare nemmeno Hoshi e T’Pol. Spero che sia semplicemente perché hanno raggiunto la navetta e sono tornate a bordo. Sarebbe l’azione più logica.
Sento Trip cedere accanto a me e tento di risollevarlo.
«Avete bisogno di aiuto?»
Infilo di scatto il comunicatore nella tasca e mi giro.
C’è una donna a pochi passi da noi, infilata in abiti logori, con un cesto in braccio.
«Ah…. il mio…. hm…. il mio horduet è stato colpito. Sta male. Ho bisogno di un posto dove ripararci e cercare di curarlo.»
Lei mi sorride leggermente. «Venite.» Giriamo in una stradina secondaria, quindi entriamo di una baracca.
«È casa sua?» chiedo.
La donna ride. «Se la potete chiamare casa, sì, è mia.» Appoggia il cesto a un tavolo e ci conduce attraverso una stanza spoglia e ci apre una porta sul fondo. «Era la camera di mio fratello, prima che fosse acquistato.» Osserva Trip per qualche istante. «Il suo sangue ha un colore strano….»
«Ah, sì…. è…. è un’anomalia genetica….» balbetto.
«Tutti così, in famiglia.» aggiunge Reed. Poi lo indica: «Ehm, sono suo cugino.»
La donna annuisce. «Fatelo sdraiare, vi porto dell’acqua pulita.» Chiude la porta dietro di noi e io faccio stendere Trip sulla branda.
«Che posto è, capitano?» mi chiede Reed, mentre avvolge un fazzoletto intorno alla gamba di Tucker, quindi usa una cinghia come laccio emostatico. «Possiamo fidarci? Non è che quella donna chiamerà le guardie?»
«Al momento non credo che dobbiamo preoccuparcene.» Mi chino accanto al letto. «Trip? Mi senti?»
«Capitano?» sussurra lui. «Fa piuttosto male….»
«Lo so…. stai tranquillo, in breve ti riportiamo a bordo e Phlox si prenderà cura di te.»
Lui mi sorride debolmente. «Ho freddo….»
Non fa particolarmente freddo. Anzi. Recupero una coperta dal fondo del letto e noto che il fazzoletto che Malcolm ha messo per coprire la ferita è già zuppo di sangue. Mentre copro Tucker, alzo lo sguardo su Reed.
«Il sangue non si ferma.» sussurra lui.
La porta si apre e la donna entra con una bacinella di acqua e una salvietta non proprio candida sul braccio. «È stato colpito della polizia o dal movimento di liberazione?»
«Movimento di liberazione?» chiede Malcolm, mentre prende le cose che gli passa la donna.
«Da anni gli horduet vogliono la parità e la libertà. D’altra parte chi vorrebbe vivere qui, senza elettricità, senza acqua in casa, quando là fuori hanno quegli schermi per vedere i racconti?»
«Questo è un ghetto.» realizzo.
Lei alza le spalle. «Riserva di città. Così la chiamano. Mi scusi, ma come mai non la conoscete?»
«Ah, noi, veniamo da fuori.» lancio un’occhiata a Reed, che sta tentando di pulire la ferita di Tucker.
«E i suoi horduet dove li ha presi?»
«Li ho…. comprati da un altro padrone.»
Lei mi sorride. «Si vede che lei è buono. Tutti noi figli di horduet viviamo qui. I maschi vengono comprati…. ma siamo stanchi di questa situazione.» Indica Trip. «È stato colpito da loro?»
«Sì, penso che stessero puntando me.»
«Purtroppo queste sommosse vengono sempre soffocate nel sangue…. più sangue horduet che dei padroni.» Indica il letto con la mano aperta. «Se il sangue non si ferma è probabile che abbiano usato quei proiettili che impediscono la coagulazione.»
Reed annuisce. «Ha ragione. Non si ferma. Anzi, sembra che stia aumentando.»
Sospiro. «Come di arresta questa emorragia?»
La donna scuote la testa. «Non lo so, ha un nome strano. Se volete chiamo un’amica che ha curato una ferita del genere, tempo fa.»
«No.» interviene Reed. Lei lo guarda stupita e poi guarda me. Credo che si aspetti che punisca Reed per aver parlato senza il mio permesso. «Conosco il tipo di cura. Si tratta della cauterizzazione, vero?»
«Sì, quella….» La donna sembra una tipa semplice.
«Ho solo bisogno di un paio di cose….»
Mentre Malcolm e la donna escono, io torno vicino a Tucker. «Come va?»
Lui apre gli occhi leggermente. «Mi dispiace del casino….»
«No, non fa niente. Di sicuro hai avuto le tue buone ragioni.»
«Mi sento male….» sussurra. «Ho tanto freddo….»
«Stai tranquillo, ora Malcolm risolverà tutto.» La cosa mi spaventa un po’.
«Perché ci son tutte queste farfalle in giro?»
E quest’altra mi dà i brividi. Ho qualche dubbio su cosa rispondergli, è evidentemente in stato confusionale. «Ora risposa, Trip. Ci penso io.»
Lui mi sorride appena e chiude gli occhi.
Malcolm rientra poco dopo con un coltello e quella che riconosco subito essere una piccola fiamma ossidrica da cucina (la riconosco perché Caterina la usava per la crème brulèe). «Non hanno la corrente, ma hanno quelle?» chiedo.
«Daile….» Indica la porta. «È la donna che ci ha accolto…. è una cuoca. Cucina per il ghetto e per qualche ricca famiglia della città.»
Senza elettricità? Vabe’, non fa niente. Non m’importa. «Malcolm, sei sicuro di saper fare un’operazione del genere?»
Lui scuote la testa. «No, dovrò togliere la pallottola, prima e poi cauterizzare la ferita…. quest’ultima cosa l’ho vista fare…. ma…. abbiamo scelta? Trip sta perdendo troppo sangue.»
Riprovo a chiamare l’Enterprise e T’Pol. Niente da fare.
«Procediamo.»

(Trip)

Ci sono delle farfalle luminescenti che svolazzano nella stanza. Che stanza è poi? Boh, c’è il capitano, mi sento al sicuro. Quella farfalla sembra una vanessa pavone. Lizzie aveva la mania delle vanesse pavone, ne aveva anche una riproduzione fedele in quadretto in camera.
Archer sta parlando con Reed, ma non riesco a seguire il discorso. Ho freddo, mi sento stanco. Il capitano mi ha detto che posso riposare, quindi chiudo gli occhi pronto a dormire.
Ma un dolore lancinante mi risveglia di colpo. Cerco di muovermi, ma qualcuno mi sta bloccando. Mi metto a urlare, ma la stretta soffoca le mie urla e sento una mano che mi massaggia leggermente la schiena.
Per qualche istante il dolore diminuisce, ma solo per essere rimpiazzato da un bruciore così intenso che esplosioni bianche scoppiano davanti ai miei occhi e poi vengono rimpiazzate, di colpo, dal buio completo, che porta con sé pace e tranquillità. Finalmente il dolore è cessato e ora posso dormire.
Dormire, in pace, tranquillo….
In sottofondo mi sembra di sentire ancora quel leggero massaggio sulla schiena, so che non è T’Pol perché è una mano troppo grossa….
Ma sto bene qui…. resterò qui per un po’….

(T’Pol)

Mi rendo conto che sto correndo, più che camminando, verso l’infermeria. All’interfono, mentre ero sul ponte di comando assieme al turno beta e a Hoshi, Phlox mi ha detto che deve parlarmi di una questione urgente.
Ma porca, non capisci, Denobulano, che anche quello che stiamo facendo io e Hoshi è urgente?!
Ma non do voce a questo pensiero, molto umano, ancor più “tuckeriano”, e mi limito a un leggero sospiro e rispondergli un veloce “arrivo subito.”
Ho fretta, sia di sapere che caspita sia così urgente da interrompere il nostro lavoro, sia di tornare al più presto in plancia. Il guardiamarina Sato è bravissima, l’ho sempre ammirata per le sue capacità linguistiche – io ho fatto un po’ fatica ad imparare la lingua terrestre e non posso che apprezzare la facilità con cui Hoshi impara linguaggi alieni. Ma voglio comunque assisterla nella ricerca, è troppo importante.
Apro le porte dell’infermeria e trovo Phlox intento a fissare un monitor.
Spero che non inizi dal big bang a spiegarmi il problema, penso. Phlox ha il vizio di girare intorno al punto del discorso un po’ troppo anche per la mia pazienza vulcaniana.
«Dottore?»
Phlox si gira. Ha l’aria decisamente preoccupata e, questa volta, arriva subito al punto: «Dobbiamo riportare subito a bordo il signor Reed…. o presto morirà.»
Guardo sullo schermo e ascolto la spiegazione di Phlox. Se quella stronza di Karen De Corden avesse fatto delle vere analisi, invece di limitarsi a spogliare i maschi della nave, Reed non sarebbe in pericolo di vita.
Quando c’è stata al rivolta degli horduet, la prima cosa che ho pensato fosse logico fare è stata allontanare Sato dal punto caldo. Uscite dalla città ho provato più volte a contattare il capitano e l’Enterprise senza successo, così siamo tornate alla navetta…. non c’era la possibilità da bassa quota di trovare segni di vita umani, così ho deciso di tornare sull’Enterprise. Hoshi non era molto d’accordo…. e non posso darle tutti i torti. Nemmeno io avrei voluto lasciare Trip, Archer e Reed sul pianeta.
Arrivate a bordo, F’Ral ha iniziato a dare i numeri. Ha iniziato a girovagare in plancia come un’anima in pena in cerca di Trip, ma prima che io la obbligassi a ritirarsi mi ha chiesto di potersi sedere vicino a Hoshi e ha iniziato a fare le fusa, così forti che in plancia si sentivano solo quelle. Per fortuna è un suono che tranquillizza, così ci ha aiutato a concentrarci. Abbiamo spostato l’Enterprise dietro un’altra luna che ci permetteva di essere più vicini alla capitale. A meno che qualcuno li abbia presi a bordo di un mezzo di trasporto, non possono essere andati molto lontani.
Sto per uscire dall’infermeria per tornare in plancia quando arriva una comunicazione per me.
«T’Pol.»
«Comandante….» è la voce di Hoshi, che viene interrotta subito da quella di F’Ral. «Li ha trovati! Hoshi li ha trovati! Portiamoli su, portiamoli su! Dai dai dai dai! Usiamo il teletrasporto, subito, dai, per favore!»
Sospiro. «Sto arrivando in plancia.» Esco e corro di nuovo.
«Ho il segnale dei loro comunicatori.» mi dice Sato, senza perdere tempo, quando arrivo in plancia.
«Provi a contattare il capitano.»
F’Ral saltella sulla sedia accanto a Hoshi, facendo le fusa.
«Qui Archer.» risponde lui e nella sua voce c’è sollievo.
«Capitano, possiamo teletrasportarvi?»
«Sì, e velocemente.»
Ci lasciamo sfuggire un sospiro di sollievo. E F’Ral dice: «Miao!»

(Trip)

Quando riapro gli occhi mi rendo conto che ciò che mi circonda è cambiato. Non sono più nella gabbia del tribunale, né nella baracca dove c’erano le farfalle.
È una stanza, ben arredata, pulita ma poco luminosa. Cerco di alzarmi, ma mi accorgo di avere polsi e caviglie legate. Il panico mi assale e inizio a urlare, chiedendo aiuto.
La porta si apre ed entra la guardia.
«Ehi, sei sveglio, finalmente.»
«Lasciami andare!» urlo.
«Calmati. Durante la nostra ultima sessione sei stato un po’ troppo indisciplinato e sei svenuto.» Mi accarezza il volto e io cerco di sfuggire alle sue dita. «Dobbiamo riprendere e se farai il bravo, questa volta potrebbe anche piacerti….»
Ora il panico è completo. «No! No! Lasciami, non mi toccare!» Cerco di tirarmi su, ma una mano sul petto mi impedisce di alzarmi. «Stai calmo.»
«No, non voglio, no!»
«Trip, calmati!»
La voce è autorevole, ma non brutta come quella della guardia.
«Apri gli occhi. Stai tranquillo, è tutto finito.»
Decido di eseguire gli ordini. Prendo un profondo respiro e apro gli occhi. C’è Archer vicino a me, sento ancora la sua mano sul petto. «Che cosa….? Dov’è la guardia?» Quasi incosciamente prendo la sua mano e la stringo, sentendo una stretta in ritorno.
«Non c’è, non sei mai stato in mano sua, è stato solo un sogno. Stai bene ora.»
Mi guardo in giro. «Siamo nell’infermeria dell’Enterprise.» noto. Lascio andare la sua mano, ma Archer mi impedisce ancora di mettermi a sedere. Il movimento, però, mi fa sentire comunque dolore alla gamba. Cerco di raggiungere con le dita il punto della ferita, ma Jonathan mi blocca la mano. «No, non toccare. Phlox ti sta ancora curando.»
«Cos’è successo?»
«Più o meno mezz’ora dopo che Malcolm ti ha tolto il proiettile dalla gamba e ti ha cauterizzato la ferita, Hoshi e T’Pol ci hanno trovato e teletrasportato a bordo.»
«Malcolm mi ha fatto un’operazione chirurgica?» chiedo. Sono abbastanza stupefatto. E anche terrorizzato….
Jonathan ride. «Sì, più o meno. Non ti ricordi?»
«No….»
«Meglio così. Ti ha fatto piuttosto male, ma ti ha salvato la vita. Comunque, T’Pol si è premurata di far sparire tutto quel che si era sporcato con il tuo sangue e di rendere un adeguato compenso alla persona che ci ha ospitato.»
«Ah, bene…. Dov’è?»
«È stata qui un paio di ore fa. Ora sta lavorando con Phlox.»
«Con Phlox? E perché?»
Archer sospira leggermente e guarda dalla parte opposta dell’infermeria. Io mi alzo leggermente su un gomito e vedo Reed sdraiato su un lettino, con un sensore fissato in mezzo alla fronte. «Che è successo a Malcolm? È in coma?»
«Phlox l’ha messo in uno stato di coma controllato.»
Ci siamo già stati tutti in quel tipo di coma, nella Distesa.
Archer continua: «In pratica Malcolm ha sviluppato una sorta di “allergia” al campo di curvatura. In stasi la malattia rallenta, ma per ora stiamo solo viaggiando a impulso.»
L’immagine di Caterina rimasta da sola sul pianeta Taidal mi si pianta nella mente. Non voglio che capiti la stessa cosa con Reed. Non l’avrei voluto nemmeno per Caterina, ovviamente…. ma Malcolm è mio amico da tanti anni e ne abbiamo passate tante assieme. Sospiro. «Ma T’Pol e Phlox troveranno una cura, no?»
Archer non risponde. Il che non è un buon segno. T’Pol e Phlox hanno lavorato insieme anche quando io e Hoshi siamo stati infettati dal virus a base silicica, ma non sappiamo ancora che cosa in realtà ci abbia guarito.
«Devi riposare. Ho bisogno di te, al più presto, perché dobbiamo portare l’Enterprise a pieno impulso fuori dal sistema e preferirei che tu fossi al tuo posto.»
«Farò del mio meglio, capitano.» Gli sorrido. «Mi dispiace per quel che è successo sul pianeta.»
«Quando eri svenuto, Malcolm mi ha raccontato tutto. Non direi che ti sei comportato male. Ora riposa.»
La ferita riprende a farmi male e io allungo di nuovo la mano.
«E smettila di stuzzicare l’anguilla.» mi ordina Archer.
Hoshi è apparsa all’improvviso vicino al letto e a queste parole di Jonathan arrossisce. «Ah, io…. scusate, io ecco….» Hoshi Sato senza parole non è una cosa che si sente spesso.
Jonathan si gira e le sorride, divertito, poi si rivolge di nuovo a me. «Intendo l’anguilla osmotica di Phlox, continui a toccarla, lasciala in pace a fare il suo lavoro su quella ferita.»
«Non volevo disturbare.» dice Hoshi. «Volevo solo…. scusarmi. Mi dispiace, io non ho capito che la situazione sul pianeta era così politicamente instabile.»
«Stai tranquilla. Non è colpa tua.» le sorrido.
«Sì, concordo con il comandante Tucker. Immagino che le telecomunicazioni non riportassero il malcontento degli horduet.»
Lei annuisce. «Vi…. vi lascio soli.» conclude lei e sgattaiola via.
«Ah…. ecco….» inizio, balbettando, perché quello di cui devo parlare lo trovo un argomento un po’ scottante.
«Ho già parlato con tutti e tre.» mi blocca Archer. «Siamo tutti d’accordo a tenerci per noi il fatto e non credo che ci sia bisogno di dire che l’ho fatto solo per salvarti il culo.»
Scoppiamo a ridere assieme.

(F’Ral)

Sono stata seduta accanto a Reed per qualche minuto, ma nello stato in cui è non credo che mi senta, così mi son spostata vicino al letto di Trip. Sta dormendo tranquillamente, sotto una coperta grigia un po’ ruvida, con una zampa…. voglio dire, una mano vicino al volto. È proprio carino, pur non essendo peloso. Cioè, sì, rispetto alle femmine umane e vulcaniane è un po’ peloso, ma rispetto ai Caitian è spelacchiato. Ha un aspetto angelico e tenero. Deve fare strage di cuori tra gli umanoidi.
Qualche minuto dopo apre gli occhi. «Ehi.» mi saluta.
«Ciao, come ti senti?»
«Sto bene, grazie.» Si stira leggermente. «Come mai sei qui?»
«Volevo vedere come stai.» Gli sorrido. «Ah, e poi ti ho portato la cena.» Indico il vassoio. «Credo sia ancora calda.»
Trip si mette a sedere: «Grazie, sei gentile.» Prende il vassoio. «Hai già cenato?»
«Sì, prima di venire qui.» Faccio le fusa per qualche minuto. «Ho avuto paura che non riusciste a tornare a bordo. Siete spericolati, lo sapete?»
Lui mi sorride. «I Caitian non hanno spirito d’avventura?»
«Non è molto diffuso. Però penso che tu abbia conosciuto le due più temerarie, me e M’Ral. Però amiamo le storie e i libri di avventure.»
Trip va avanti a mangiare per un po’, poi alza lo sguardo verso Malcolm.
«Pensi che starà bene?» gli chiedo.
«Phlox è un ottimo medico.»
Sentiamo le porte dell’infermeria che si aprono e T’Pol entra. Mi alzo in piedi e le vado incontro. «Vi lascio soli.» le sorrido e le accarezzo leggermente una spalla, quindi mi dileguo oltre le porte dell’infermeria. Sono così teneri assieme….

(Trip)

«Ehi!» Sorrido a T’Pol
«Come stai?» Senza avvicinarsi troppo si siede accanto al mio letto. Sa un po’ di gelido inverno vulcaniano, ma in fondo siamo di fronte a Reed, anche se addormentato.
«Mi sto rimettendo.» Le passo una patatina fritta – l’ho traviata ultimamente su queste. «Come va con la cura per Malcolm?»
«Abbiamo scoperto che c’è un disordine simile tra gli B’Saari.»
«Sono i vicini di casa dei Denobulani, giusto?»
T’Pol annuisce.
«Ma siamo troppo lontani.» noto. «Come faremo a portare là Malcolm? Non possiamo andare a curvatura.»
«Avremmo trovato una scorciatoia. A sette anni luce da qui si trova un vortice spaziale che porta proprio nei pressi di B’Saar.»
Quello che mi ha appena detto T’Pol non è comunque rassicurante. Guardo Reed. Non posso credere che stia per morire. «Ma non possiamo andare a curvatura e a impulso ci metteremo un’eternità.»
«Stiamo calcolando una velocità che non dovrebbe essere letale per il tenente Reed mentre è in coma. Ma c’è un altro problema….»
«Ancora?» sospiro.
«Il vortice è piccolo e instabile. Non potremo entrarci con l’Enterprise e bisognerà calcolare costantemente correzioni di rotta interne.»
La guardo: «Ma se non erro la scienza dei vortici spaziali non è ancora del tutto nota. Sarà pericoloso.»
Lei annuisce. «Non sarà facile.»
«E la navetta potrà essere sottoposta a forze fisiche strane, chissà cosa faranno ai motori. Devo essere su quella navetta.»
T’Pol si alza in piedi. «No, non puoi, sei ancora convalescente.»
«Non ho bisogno di due gambe per stare seduto ai controlli, devo esserci. Anche perché Malcolm mi ha salvato la vita, glielo devo.»
Lei mi guarda come se volesse dirmi di no, ma poi annuisce. «Hai ragione. E io calcolerò le correzioni di rotta.»
Vorrei dirle che voglio che rimanga a bordo, ma non c’è nessuno che sa fare i calcoli velocemente come lei. Non ci sono altre scelte. «Sai che ti amo?»
Lei lascia andare l’imitazione vulcaniana del sorriso. «Anch’io. Ti lascio finire di mangiare, hai bisogno di rimetterti in forza.»
«Quando si parte?»
«Domani mattina.»
«Quindi questa notte dobbiamo entrare in curvatura?»
«Tra un’ora.»
«Sarò al mio posto.»
La guardo uscire, quindi riprendo a mangiare. Queste albicocche secche sono molto buone….

(Jonathan)

Una frenesia pelosa entra nel mio ufficio. «Non puoi lasciarglimiaofrufmaomiaz!» esclama.
«Non ho afferrato l’ultima parola.» rispondo.
«Non puoi lasciare che Trip entri nel mulinello spamiao!»
Incrocio le braccia e la fisso. «F’Ral, vuoi calmarti?»
«Non finché non avrai tolto Trip dalla missione. Tu lo sai che la nostra miaossio…. la…. insomma, dobbiamo difenderlo.»
Sospiro. «Difendere Trip non vuol dire tarpargli completamente le ali.»
«Quali ali?»
Rido. Le metto le mani sulle spalle, sapendo che non ho bisogno di tenerle lì quasi a forza come facevo con T’Pol. Sono praticamente certo che, se non avesse tutte le intenzioni di rispettare i nostri spazi vitali, F’Ral ci starebbe continuamente appiccicata addosso. Penso che questo aspetto della cultura caitian le manchi molto, perché non perde occasione di avere un contatto fisico, quando possibile. Soprattutto se lo iniziamo noi. «F’Ral, io ho bisogno che quella navetta arrivi sana e salva dall’altra parte del vortice per curare Malcolm. Ho bisogno che T’Pol calcoli le correzioni di rotta e che Trip badi al motore della navetta.»
«Ho aiutato a ricostruire la Navetta Due, manda me. Starò dietro ai motori come se fossero dei cuccioli.»
Mi fa tenerezza. Sta pure facendo gli occhioni, come il Gatto con gli Stivali dei cartoni animati che mio padre non mi lasciava vedere e che, così, sono riuscito solo a vedere a scuola.
«No, F’Ral.» dico, ignorando lo sguardo dolce. «Andranno Trip e T’Pol con Malcolm. E comunque ci sarà T’Pol a difenderli.»
Fa un’espressione imbronciata, ma ormai l’ho convinta: «Posso almeno stare in plancia così quando sbucheranno di là potrò sentire subito che sono arrivati sani e salvi?»
Lascio andare un sospiro istrionico. «Sì, F’Ral, va bene.»
Non se lo fa ripetere due volte e, pur di evitare che io ci ripensi e di filare in plancia di corsa, rinuncia al tocco delle mie mani sulle sue spalle. «Miao!» esclama, poi si gira mentre la porta si apre: «Volevo dire, grazie!»

(F’Ral)

Abbiamo percorso gli anni luce che ci dividevano dal vortice mentre Malcolm era in coma per minimizzare ulteriori danni. Secondo gli esami di Phlox, non avrebbe potuto sopportare un percorso molto più lungo. L’abbiamo aiutato a salire a bordo della navetta, dopo che il medico l’ha risvegliato e, assieme a Trip e T’Pol, è partito alla volta del vortice. Vediamo sullo schermo la navetta che si dirige a mezzo impulso verso l’apertura.
Con la coda dell’occhio guardo Hoshi, che non sembra far caso alle fusa o alla mia agitazione (tendo a muovermi un po’ quando sono agitata). Che tipa in gamba, Hoshi.
La navetta entra nel vortice.
Incosciamente tutti sul ponte stanno trattenendo il fiato tranne me, che sto facendo le fusa così forte che è praticamente l’unico suono che si sente. Nessuno ormai ci fa più caso, per fortuna. I primi tempi a bordo mi guardavano un po’ stranamente, così come quando mi chiedevano “ehi, ma tu dormi in una cesta!” riferiti al mio letto. O per il fatto che non sempre “bevo” dal bicchiere, qualche volta lecco. O che dormo in qualsiasi posizione e in qualsiasi posto o che parlo in continuazione. Va be’, insomma, sono una Caitian, sono diversa da loro, e mi hanno accettato benissimo. Certo, qualche “oh che stranezza” c’è ancora, ma pure da parte mia verso di loro.
Oh santo Sole. T’Pol, ti prego, pilota bene quella navetta…. calcola bene tutto quel che devi calcolare…. ho bisogno che Trip torni qui sano e salvo.
Passa un minuto….
Passano due minuti….
Lo so che per attraversare il vortice a un quinto d’impulso con correzioni di rotta dovrebbero volerci circa venti minuti, ma io non posso fare altro che continuare a guardare alternativamente la consolle di Hoshi con l’ora e lo schermo centrale con l’imboccatura del vortice.
Sono passati quattro minuti.
Oh miao!
La navetta esce dal vortice! Ma non di là, di qui, cioè è tornata indietro! Che capperi è successo?! Salto in piedi, ma poi mi blocco, sapendo che in giro non farei altro che rompere le scatole.
«Che è successo?» chiede Archer, ma nessuno gli risponde. Quindi si gira verso Hoshi: «Li chiami.»
«Enterprise a Navetta Uno.»
Miu, miue, mie, miuao…. cioè uno, due, tre, quattro…. nessuna risposta.
«Enterprise a comandante T’Pol.» riprova Hoshi. Poi riprova chiamando Trip, Malcolm e ancora la Navetta Uno, nessuna risposta.
Lo sapevo, ecco, lo sapevo che dovevo andarci io nel vortice, adesso chi salverà il multiverso e poi Trip era tanto carino con me, e…. miauz! E T’Pol e Malcolm? Porco cane! Uffa! Sta andando tutto a cani, ho fatto un pessimo lavoro come guardiana!
Dalla consolle scientifica, però, arriva una buona notizia: «I segni di vita a bordo sono stabili, uno vulcaniano e due umani.»
Tiro un sospiro di sollievo. Per lo meno son vivi. Ma perché sono tornati indietro? Perché non rispondono? Perché la navetta sembra senza controllo? Perché non chiamano per dire cos’è successo?
Archer ordina a Mayweather si avvicinarsi alla Navetta Uno in modo da poterla agganciare col pilone e portarla nell’hangar. Purtroppo vieta a chiunque di scendere con lui e sento che ordina a Phlox si raggiungerlo.
Vorrei sapere cos’è successo, così ora sono ancora più agitata. Ma perché mai son tornati indietro?!

(Jonathan)

Oltre al fatto che non so cosa troveremo nella navetta (potrebbero essere tutti e tre stati infettati da qualche virus), non ho bisogno di una Caitian ansiosa che mi si appiccica addosso. Io adoro F’Ral, ma in certi momenti avrei bisogno di chiuderla in un trasportino.
Phlox analizza la navetta dal fuori e decreta che non dovrebbero esserci pericoli per noi, quindi apro il portello e guardo all’interno.
….
Oh santo Sole.
….
«Portiamoli subito in infermeria.» dice Phlox.
Non riesco a fare altro che annuire.
Che diavolo è successo?!
Cammino avanti e indietro nella mezzaluna dell’infermeria, attendendo con impazienza che Phlox mi dia qualche spiegazione. Ho tirato le tende bianche e due MACO impediscono l’accesso all’infermeria. So che tutto l’equipaggio è sulle spine, ma Phlox ha bisogno di lavorare con calma per capire che diamine possa essere accaduto nel vortice.
«Stanno fisicamente bene.» mi dice, finalmente, dopo lunghi minuti d’attesa.
«E il tenente…. voglio dire, Malcolm?»
«La sua intolleranza al campo di curvatura, anche se molto ridotta, c’è ancora…. e questa è una cosa strana. Ha una ferita cauterizzata in via di guarigione sul braccio….»
Anche questa cosa la trovo strana. «E T’Pol?»
«Per quel che posso vedere dall’analisi genetica, anche il comandante….»
Phlox s’interrompe: T’Pol si sta svegliando. Ci avviciniamo a lei. Magari sa cos’è successo.
Apre gli occhi e ci fissa per qualche secondo.
«Come si sente?» le chiede il medico.
Lei lo fissa senza parlare, poi riporta lo sguardo su di me: «-Vi nam-tor vu? Ra aitlu s’me? I nam-tor kum-lan?-»
Sospiro e guardo Phlox. Era quello che temevamo. «Ha un traduttore universale?»
T’Pol si tira a sedere sul lettino, mi sembra agitata. Recupera la coperta e se la stringe intorno, mentre ci fissa con quella che quasi definirei paura.
«Ora mi capisce?» chiedo, quando il medico ha avviato il traduttore.
Lei annuisce leggermente. «Lei è un Umano.» Si gira verso Phlox. «E lei è un Denobulano. Che cosa ci faccio qui? Sono prigioniera?»
«No!» Le sorrido. «No, stia tranquilla. Non si ricorda di me? Sono il capitano Archer dell’astronave Enterprise e lei è il mio ufficiale scientifico.»
Mi guarda incredula. «Dov’è il mio caposquadra?»
«Chi?» chiedo. «Lei fa riferimento direttamente a me.»
«Voglio parlare con Denak.»
Sospiro e guardo Phlox.
«Non è più su Vulcano.» dice Phlox. «In qualche modo lei ha un’amnesia degli ultimi…. ehm…. anni. Lei è a bordo di un’astronave terrestre. Ha scelto di stare qui.»
T’Pol abbassa lo sguardo sulla coperta. «No, io non….» Il suo sguardo cade sui lettini alla sua destra. «Ma…. che cosa sta succedendo su questa nave?!» esclama. «Voi tenete bambini a bordo?!»
«No…. è…. è successo qualcosa che….» Non so come spiegarlo, ma non lo sa nemmeno Phlox. Ma in quel momento noto che Reed si sta risvegliando. Mi avvicino al suo letto e gli metto una mano sulla spalla, sperando di riuscire a creare un contatto rassicurante per questo ragazzino che non deve avere più di dodici anni. «Ciao Malcolm.» dico. «Sono Jonathan, ti ricordi di me?»
Lui mi guarda per qualche secondo, poi si mette a sedere di scatto. «Dove sono?!» esclama.
«Sei sull’astronave Enterprise. Stai tranquillo, sei tra amici.»
Malcolm non sembra essere tranquillizzato dalla mia frase. «Come sono arrivato qui? Come sono uscito dallo scantinato? Mio padre questa volta mia ammazzerà.»
«No, no, stai tranquillo.» cerco di rassicurarlo, anche se le sue parole mi hanno dato i brividi. «Tuo padre sa che sei qui e…. be’, ecco…. è d’accordo.» No, non è vero, so per certo che non è d’accordo, ma cosa cambia in questo caso?
«Ma lui non vuole che io salga a bordo delle astronavi.»
«Sì, ma…. stai tranquillo. Va tutto bene.» Chiudo il discorso perché vedo che anche Trip si sta risvegliando. La cosa che mi fa impressione è che quando l’ho guardato ho rivisto Sim…. quando era piccolo e aveva imparato a leggere da poco e se ne stava tranquillo con Hoshi a leggere libri di fantascienza. Deve avere sì e no otto anni.
«Trip, stai tranquillo, io sono….»
Lui sbadiglia sonoramente. «Dove sono?» mi chiede.
«Sei sull’astronave Enterprise.»
«Astronave?!» esclama, tirandosi a sedere. «Forte!» Poi mi guarda. «E tu chi sei?»
«Io sono Jonathan. Ti ricordi di me?»
Lui scuote la tesa. Allunga una mano verso il distintivo dell’Enterprise che ho sulla manica. «Che bello.» dice. «Posso toccarlo?»
Gli sorrido. «Sì. Che cosa ti ricordi?»
Lui accarezza leggermente il distintivo. «Stavo leggendo il libro su Emory Eickson con la mia mamma.» Si blocca di colpo e alza lo sguardo su di me: «I miei genitori lo sanno che sono qui?»
«Sì, certo. Lo sanno. Stai tranquillo.»
Lui tira un leggero sospiro di sollievo. «Meno male! Non voglio che si preoccupino. Posso vedere la sala macchine?»
Non posso fare a meno di ridere. È incredibile quanto siano diverse le loro tre reazioni e quanto, nonostante tutto, sia uguali alle loro versioni adulte. «Magari più tardi.» gli rispondo. «Ora il dottor Phlox ha bisogno di controllare che stiate bene.»
Alla vista del medico, Trip si tira in avanti verso di me e, in pratica, si appiccica al mio braccio. «Stai tranquillo, non ti farà male.»
«È un alieno?» sussurra.
«Sì, un Denobulano. Ma è molto bravo e buono.»
«Non ho mai visto un alieno dal vivo. Solo in TV.» Si gira e a quel punto nota T’Pol. Si avvicina ancora di più a me e chiede: «Lei è una Vulcaniana?»
«Sì, si chiama T’Pol.»
«Non è come i Vulcaniani che si vedono in TV: lei è molto bella.» Poi si gira verso Reed. «Ciao, io mi chiamo Trip. Cioè, in realtà mi chiamo Charles Tucker III, ma mi chiamano Trip.»
«Ciao.» risponde Malcolm, a voce bassa e incerta. «Io sono Malcolm.»
Per lo meno sono in due. Sto per tornare da T’Pol quando le porte dell’infermeria si aprono e la solita furia pelosa entra. «Avevo detto di non far entrare nessuno!» esclamo, rivolto ai MACO, uno dei quali si scusa: «Aveva detto di non riuscire a respirare…. di avere una palla di pelo in gola!»
«Fuori!» Al mio urlo, il MACO si ritira subito fuori dall’infermeria chiudendo le porte dietro di sé, ma ormai F’Ral è dentro e, per inciso, non ha nessuna palla di pelo in gola.
«Devo sapere cos’è successo!» esclama. Poi rimane in silenzio a fissare i tre ringiovaniti. Wow. F’Ral in silenzio senza parole è quasi più strano di quel che successo ai mie ufficiali.
«Non dovevi entrare, hai disubbidito a un ordine diretto.» le dico.
Ma non sembra che mi stia ascoltando. Unisce le mani davanti a sé ed esclama: «Ma è…. è….»
«Sì, F’Ral, è stran–»
Non mi lascia finire: «È la cosa più tenera che io abbia mai visto in vita mia!» Si avvicina lentamente a Tucker. «Tu sei Trip, vero?»
«Sì.» risponde lui. La fissa per qualche istante. «Sei una gatta?»
«No, ma assomiglio molto ai gatti terrestri. Sono una Caitian.» Poi si rivolge a Reed. «E tu sei Malcolm. Sei tenero anche tu!»
Lui la guarda senza parlare, con un sopracciglio alzato. Poi F’Ral si gira verso T’Pol. «Ma a T’Pol non è successo nulla?»
«No, anche lei è stata riportata indietro di alcuni anni.» risponde Phlox.
«Ma stai bene?»
T’Pol annuisce leggermente, ma posso notare che sia piuttosto sconcertata, non so se più per la situazione o più per F’Ral.
La Caitian riporta l’attenzione su Trip che le sta accarezzando il dorso della mano con la punta di un dito. «È stato il vortice a trasformarli?»
«Pensiamo di sì.» rispondo. «Anche se non sappiamo come. Non ci sono molte altre spiegazioni.»
«Cercherete di invertire il processo?» Accarezza delicatamente i capelli di Trip.
Phlox e io ci guardiamo. Sì, è quel che vorremmo fare, ma ancora non sappiamo come.
«Prima o poi dovrete avvertire l’equipaggio.» continua F’Ral, mettendosi a fare il solletico a Trip che ride di gusto.
Sospiro: ha ragione.
«Ah, se avete bisogno di una babysitter, io sono disponibile, l’ho fatto spesso per i miei nipoti.»

(F’Ral)

Mi son portata via dall’infermeria i bambini (mi correggo, i ragazzi: non va a nessuno dei due essere chiamato “bambino”). So per certo che ai bambini – cioè, voglio dire ai ragazzi – non piace stare in infermeria. Non è divertente. Jonathan mi ha detto che non ci sono giochi a bordo e quindi devo inventarmi qualcosa io. Prima di tutto facciamo colazione, la mensa è vuota perché il turno alfa è iniziato da un pezzo – sono stata dispensata dal servizio in sala macchine per fare la babysitter. In ogni caso siamo fermi, perché, da quel che ho capito, Malcolm ancora soffre per quella allergia al campo di curvatura e in questa condizione Phlox non sa di preciso quale può essere l’evoluzione della malattia.
Trip mangia di gusto tutto quel che gli propongo di dolce, mentre Malcolm sembra che l’abbiamo ricoperto di cemento per come è rigido. Possibile che un ragazzino umano di undici anni non abbia voglia di sporcarsi le dita con la cioccolata e riempirsi la faccia di marmellata? No, non so, anche a me non piaceva avere il pelo sporco di cibo, ma vedo che Trip non si fa problemi a proposito con le sue guance e dita. È tutto sporco di marmellata e cioccolato, vien voglia di mangiarselo di baci. Forse sta mangiando un po’ troppe schifezze, il fatto è che non so resistere a due occhioni dolci che mi chiedono qualche schifezza estremamente buona e grondante di cioccolato. La mia prima sorella non mi faceva più fare da babysitter ai suoi cuccioli per questo motivo. Non so dire di no.
So che però ai bambini di tutte le specie che ho conosciuto piace giocare con la palla (credo proprio anche ai Vulcaniani!). E non solo ai bambini, spesso anche agli adulti. Andiamo in palestra, dove possiamo usare un paio di palle colorate che io uso di solito per fare stretching. M’insegnano loro dei giochi, tipo pallacanestro, calcio, pallavolo, pallazampa e altri…. più che divertirmi con la palla (che comunque non disprezzo) mi sto divertendo con loro. Ridiamo come matti, anche Malcolm, finalmente, sembra riuscire a lasciarsi andare un po’.

(T’Pol)

Il capitano mi ha accompagnato nel mio alloggio. Magari stando in un posto noto qualcosa mi torna in mente. Anche se io non credo ancora nella storia che mi ha raccontato, quella che io e i due bambini saremmo stati ringiovaniti…. e persino ognuno di un numero diverso di anni. Comunque il capitano sembra avere molta fiducia in me, perché mi ha detto che avrà bisogno del mio aiuto per analizzare i dati della navetta con cui avremmo fatto questo strano viaggio indietro nel tempo.
Continuo a non crederci. Il Direttorato Vulcaniano per le Scienze ha decretato che il viaggio nel tempo non esiste. Figuriamoci poi un ringiovanimento. Mi siedo sul letto a due piazze. Be’, questo è giusto, se sono davvero passati tutti quegli anni è ovvio che nel frattempo io e Sakel ci siamo sposati.
Mi guardo in giro e non vedo lettini, quindi immagino che non abbiamo ancora avuto figli.
Mi siedo al terminale, ma non riesco a usarlo: è tutto scritto in linguaggio umano e il traduttore automatico che il capitano Archer mi ha dato non traduce le parole scritte. Ho chiesto ad Archer se tenevo un diario: lui mi ha risposto che era certo che io tenessi un diario di lavoro, ma non sapeva se ne tenevo anche uno personale. Non credo, non sono mai stata interessata a quel tipo di attività, ma…. dov’è Sakel? Perché non è qui con me?
Premo l’interfono. Ho un attimo di esitazione, poi dico: «T’Pol a ufficiale alle comunicazioni.»
Mi risponde una voce bella e dolce: «Qui Sato. Mi dica, comandante.»
“Comandante”?
«No, io…. io sono T’Pol.» rispondo. «Avrei bisogno di assistenza…. vorrei accedere ai miei diari di bordo, ma non…. non ci riesco.»
«Tra dieci minuti finisco il mio turno. Cosa ne dice se dopo vengo da lei?»
«Sì…. grazie.»
Sato chiude la comunicazione e io rimango a fissare il muro. Decido di fare la chiamata che ho in mente da quando mi sono svegliata. «T’Pol a Sakel.»
Nessuno risponde. Sospiro. Mi alzo e vado ad aprire l’armadio, curiosando tra le mie stesse cose. C’è persino la borsa dell’antemadre T’Mir. Quindi probabilmente non è una messa in scena degli Umani.
Ecco! Ci sono dei vestiti da uomo nell’armadio. Sakel è qui con me, ma allora perché non mi risponde? Però non sembrano vestiti vulcaniani, e hanno anche un odore diverso…. ma è piacevole.
Il campanello suona e io dico un avanti, chiudendo velocemente l’armadio. Entra una ragazzina dall’aspetto angelico, aggraziata e sorridente, con capelli neri lunghissimi e liscissimi che mi scatenano un pochino di invidia che provvedo subito a reprimere.
«Come si sente, T’Pol? Il capitano ha informato l’equipaggio di ciò che vi è successo.»
«Io…. sto bene. Avrei bisogno di accedere al terminale, ma…. non conosco la vostra lingua. Sto usando un traduttore universale.»
Hoshi mi sorride. Ma quanti anni ha? Diciotto?
«Posso?» Indica il terminale e io annuisco.
Mi mostra alcuni comandi sulla tastiera. «In questo modo avvia il terminale, quindi…. ah, l’interfaccia è in Inglese…. be’, immagino che l’abbia impostata così il comandante Tucker. Gliela imposto in Vulcaniano. Ecco.»
«Lei parla il Vulcaniano?» chiedo, stupita.
«-Sì, è una bella lingua.-» mi risponde in Vulcaniano.
«Nessuno si scomoda ad impararlo, avendo i traduttori universali.»
«Mi piace imparare nuove lingue.» Hoshi mi sorride. «Perché non si unisce a me a pranzo?»
In effetti non so dove sia la sala mensa, quindi mi conviene dirle di sì. Leggerò il mio diario (se esiste), più tardi.

(Jonathan)

Al momento non abbiamo trovato alcuna possibile causa per quel che è successo. Ho ancora qualche problema a crederci….
Ho chiesto a T’Pol di darci una mano, per quel che ho capito è stata riportata indietro ai tempi dell’addestramento, quindi ha già completato gli studi. Sono certo che potrà darci un ottimo supporto anche se non ha ancora la preziosa esperienza degli anni successivi.
Ora voglio andare a vedere come stanno i bambini. Suono il campanello dell’alloggio di F’Ral e sento un “avanti” in sottofondo a urla festose di bambini.
Entro e rimango bloccato quando vedo F’Ral stesa a terra, con la lingua fuori, una macchia rossa sul petto….
«F’RAL!» urlo. Reed si tira da parte di scatto mentre Trip continua a saltellare, con una specie di spada di carta in mano, urlando: «Ho sconfitto la bestia!»
Lei alza la testa e mi guarda sorridendo. «Ciao capitano.» mi dice, come se niente fosse.
«Stai bene?»
«No, questi due cavalieri mi hanno ucciso.» Poi prende la macchia rossa che ha sul petto (che si rivela essere un fazzoletto) e dice: «Ma l’arrivo del capitano Archer fa resuscitare la bestia….» Si gira verso Trip e lo prende di scatto tra le braccia. «….che si mangia di baci il prode Trip!»
«No, F’Ral!» urla Trip, ridendo. «Non vale!»
Lei lo bacia sulla guancia una decina di volte.
Scoppio a ridere. «Voi non siete normali.» Noto che Malcolm si è irrigidito come se l’avesse beccato a far pipì nella tuta. Ah, cosa che tra l’altro è successa e lo sappiamo solo noi due. Ma in fondo anche Buzz Aldrin ha fatto pipì nella sua tuta, anzi, è una delle prime cose che ha fatto dopo essere allunato. «Ehi, tutto bene?»
Ha lasciato cadere la spada di carta dietro di sé, quasi a volerla nascondere. «S-sì, signore….»
F’Ral lo prende per una mano e lo tira verso di sé. «Stai tranquillo, il capitano mica si arrabbia se giochiamo.»
«È una revisione della “Bella e la Bestia”.» dice Trip, mentre si accoccola accanto a F’Ral, ancora seduta per terra.
«Sì, gli ho letto qualche fiaba prendendola dal vostro database e abbiamo deciso di provare a rappresentare questa, ma l’abbiamo cambiata un po’.» mi spiega F’Ral.
«In pratica la Bella è nascosta dentro la Bestia e dopo che l’abbiamo uccisa è uscita dalla Bestia.» continua Trip. Si siede in braccio a F’Ral e le accarezza una guancia. «Vedi? Adesso è la Bella.»
F’Ral sorride e lo stringe a sé, dandogli un altro bacio. «Dopo mettiamo in scena “Il Gatto con gli Stivali”.»
«Non sapevo che ti piacesse il teatro.» ammetto, mentre mi siedo (scomodamente) sulla sponda alta del suo letto e prendo Malcolm per mano, per rassicurarlo. Ma che schifo d’infanzia ha vissuto questo ragazzo? Mio padre era rigido e non mi faceva vedere cartoni animati che lui considerava poco educativi (e in effetti Shrek, l’orco petomane, non era esattamente un concentrato di virtù), ma non sussultavo a ogni foglia che cadeva e potevo esprimere le mie opinioni come volevo, a patto di saper accettare le critiche. Gli massaggio una spalla.
«Sì, be’, ho frequentato un corso di teatro all’università, che non c’entrava niente con la facoltà scelta da me – che non era solo quella di intendere e di volere, come diceva mia madre – però dava punteggio perché insegnava a parlare in pubblico. È stato divertente, soprattutto quella volta che ci siamo cosparsi di farina bagnata e abbiamo fatto le statue in giardino.»
«Farina?» chiedo stupito.
«Sì, M’Rif voleva usare la gelatina, ma veniva più complicato e dava meno l’effetto del marmo.»
Scoppio a ridere. «Sai che c’è un bel cartone animato, sul Gatto con gli Stivali? Non c’entra molto con la fiaba originale, ma è divertente.»
«Magari dopo lo guardiamo, cosa ne dite, ragazzi?»
I due bambini sono entusiasti all’idea.
«È bellissimo!» esclama Trip.
«L’hai già visto?» chiede F’Ral.
«Una decina di volte.»
Naturale. Anzi, sono praticamente convinto che l’abbia visto assieme a sua madre. E forse anche assieme a suo padre.
«F’Ral, vuoi che mandi qui Hoshi o qualcun altro che ti dia il cambio?» le chiedo.
«No, non preoccuparti. Tra poco andiamo a pranzare.»
Trip abbraccia F’Ral stretta. «Non voglio lasciare F’Ral. È morbida!»
Lei ride leggermente. «Nessuno mi aveva mai detto che sono “morbida”!» E così dicendo, mentre Trip è ancora abbracciato a lei, F’Ral, con le mani davanti a sé (e dietro la schiena del bambino) fa un gesto come ad indicare due grossi seni. Rido. In effetti F’Ral è molto magra, anzi, direi quasi secca, d’altra parte per quel che vedo non mangia quasi carboidrati e fa un sacco di esercizio fisico. Anche M’Ral era come lei, mentre M’Rif era leggermente più rotondetta.
Nel frattempo Malcolm è diventato rosso peperone e io gli faccio un leggero massaggio sulla spalla.
«Perché no?» chiede Trip, che non ha visto il gesto, tirandosi leggermente indietro per accarezzarle il volto. «Il tuo pelo è morbidissimo!»
«Ah, in quel senso!» risponde lei. Si mette a ridere. «Andiamo a mangiare?»
«Sì!» esclama Trip, tirandosi in piedi.
«Se hai bisogno, chiamami.» dico a F’Ral. Ma poi prima di uscire dico: «Ah, F’Ral…. riguardo al cibo per i bambini….»
M’interrompe: «Meno schifezze, lo so….»

(T’Pol)

Provo una certa invidia per il guardiamarina Hoshi Sato. Parla Vulcaniano correntemente e senza accento. Io ho questo marcato accento di Shi’Khar che mi faceva spiccare come un sole in mezzo al buio a Jimar. Quando stavamo per andare in mensa le ho chiesto se c’erano tante persone…. e alla sua risposta affermativa, deve aver notato la mia reazione non proprio entusiasta, così mi ha proposto di mangiare nei suoi alloggi, dove ha l’angolo cottura. Mi ha chiesto se voglio che mi racconti qualcosa dei nostri anni sull’Enterprise, così le ho chiesto qualcosa di abbastanza neutro: i pianeti su cui siamo sbarcati. Questa missione è bellissima. Mio padre mi ha trasmesso la passione per la Terra, così non trovo strano che io mi sia imbarcata su una nave di Umani. Abbiamo visto dei pianeti meravigliosi, ma quasi mi dispiace di aver passato poco tempo sulla Terra.
Proprio ora che ho deciso di esplorare le emozioni, essere qui è straordinario. Gli Umani sono bravissimi riguardo i sentimenti, chissà quanto devo aver imparato in questi anni con loro….
Ma Sakel dov’è? Dev’essere impegnato in qualche missione importante, se non è ancora venuto a trovarmi. Magari al momento non è a bordo. Sì, dev’essere così. Altrimenti non si spiegherebbe il suo comportamento.
Finiamo di mangiare mentre Hoshi mi sta ancora raccontando il secondo anno di missione. Ora però voglio proprio leggere il mio diario.
«È stata gentilissima, guardiamarina.» le dico e forzo una sorta di sorriso, che non mi viene spontaneo per niente. Per fortuna Hoshi è troppo impegnata a svuotare i piatti e non lo nota.
«Si figuri, se ha bisogno di altro, mi chiami pure.»
«Grazie.» Potremmo anche essere amiche. È bello, da quando ho accettato la proposta di Soval per l’addestramento non ho più un’amica con cui confidarmi, come ai tempi dell’università era T’Lam.
Già, chissà che cosa sta facendo ora T’Lam?

(Jonathan)

Suono alla porta dell’alloggio di T’Pol. Non risponde nessuno. Magari è sotto la doccia oppure è andata in sala mensa a mangiare.
Premo l’interfono: «Archer a plancia. Dove posso trovare T’Pol?»
«È nell’hangar navette, signore.»
E cosa diavolo ci fa lì?! Non le ho ancora chiesto di aiutarmi con i rilevamenti. Scendo velocemente nell’hangar. Non è depressurizzato. Mi guardo in giro, ma non vedo T’Pol. Probabilmente è in una navetta. Entro nella Navetta Uno e non vedo nessuno, così mi dirigo verso la nuova Navetta Due. Apro il portello e vedo T’Pol seduta a terra tra la sedia del timone e la paratia a dritta. Ha le braccia incrociate appoggiate sulle ginocchia piegate e lo sguardo perso nel vuoto. Non sembra nemmeno lei.
«T’Pol?»
Mi guarda appena, ma rimane ferma. C’è qualcosa che non va. Ha gli occhi lucidi. Non l’ho mai vista così.
«Posso sedermi con lei?»
Lei annuisce leggermente.
Mi siedo davanti a lei, c’è appena il posto. «È successo qualcosa?» lei chiedo.
«Ho…. trovato un paio di annotazioni nel mio diario personale….» Lascia la frase in sospeso.
«Ha trovato qualcosa che non le è piaciuto. E non ha ricordato niente?»
Lei alza lo sguardo su di me. «Io amavo Sakel. Volevo sposarlo.»
Ahi. Questa sì che è dura. Avevo capito che quello psicopatico era stato un suo compagno di addestramento, ma non pensavo a questo livello di intimità. «Sono successe tante cose da allora, T’Pol.»
«Lo so!» esclama. Sembra quasi in preda la Trellium-D. Ma almeno non è aggressiva. «Ho letto anche di Tavek.»
«Ta-Tavek?» balbetto.
«Sì, intendo mio padre. Che ora si spaccia per Tavek e ha lasciato me e mia madre per rifarsi una famiglia!» Singhiozza. «Io gli volevo bene…. e lui ci ha lasciate!»
Spero che queste siano le uniche due notizie che ha letto nel suo diario, perché non so se sarei in grado di gestirne altre. «T’Pol….»
Lei si piega leggermente in avanti. «Volevo prendere una navetta e andare da loro…. volevo…. non so, cosa volevo fare….»
«E cosa l’ha fermata?»
Alza le spalle. «Non so pilotare questa navetta. Non so nemmeno leggere i vostri caratteri…. e poi….» Scoppia piangere e questo è strano quasi quanto F’Ral senza parole. «E poi ho sempre sognato di lavorare con gli Umani e voi siete tutti così gentili con me!» Altra cosa stranissima e che mi lascia paralizzato per qualche istante, T’Pol si butta letteralmente tra le mie braccia.
La stringo a me, cercando di pensare a qualcosa per farla star meglio, ma sinceramente ne so poco della psiche vulcaniana, per cui mi limito a lasciarla piangere sulla mia spalla.
«Sakel mi ha solo presa in giro!»
Eh, non posso mica darle torto. Ma non poteva leggere qualche pagina su Trip? Magari nemmeno ne ha scritte. “Gli uomini e i tempi felici non hanno diari” diceva Orio Vergani. Immagino che valga anche per le Vulcaniane felici.
«Gli Umani sono così gentili….» dice, quando finalmente si calma un po’. «Pensa che io e Hoshi potremmo essere amiche?»
“Amiche”? Ok, chi è questa donna?
«È così bella.» prosegue.
Ridatemi la mia T’Pol!
«Le invidio i suoi capelli….. così neri, lunghi e lisci!»
Sì, T’Pol una volta, all’inizio di questa missione, mi aveva detto di invidiarmi perché facevo sogni sereni. Ma non pensavo che le avrei mai sentito esprimere l’invidia per l’aspetto fisico di un’altra persona. Immagino che quella quarantina di anni che ha perso abbiano fatto la differenza.
«Sono certo che Hoshi sarebbe felice di approfondire la vostra conoscenza.»
«E lei, capitano?»
«Eh?» È tutto quel che mi vien fuori prima che lei, appoggiandosi alle mie spalle, si tiri su e mi stampi un bacio quasi infantile sulle labbra. Io mi tiro indietro di scatto, allontanandola con le mani sulle spalle. «Ma che diavolo fa, T’Pol?!»
Lei mi guarda dapprima un po’ stupita, poi con uno sguardo quasi di odio. «Lei è già sposato? Come Sakel?!»
«No!» esclamo. «È lei che è già fidanzata. E per di più con il mio migliore amico.»
Lei mi guarda sorpresa. «Ho un fidanzato umano o il suo migliore amico è vulcaniano?»
Sospiro. Penso che in questo momento dirle che il suo fidanzato ha otto anni non migliorerebbe la situazione. «È Umano. Al momento non è sulla nave.» Be’, non è proprio una bugia. «Ma ricordo che l’ultima volta che ci ha contatto ha detto che non vedeva l’ora di rivederla.»
T’Pol si stacca da me. «E…. che tipo è?»
Un prendi-in-giro, dai modi non proprio raffinati, che parla un inglese dialettale pieno di parolacce e che ama farti perdere il controllo. No, vabe’, tutto questo è un po’ esagerato e, anche se non è del tutto falso, ha tantissime buone qualità che cancellano i difetti. Anche se a pensarci bene non so se “amare far perdere il controllo a T’Pol” sia un difetto. «È dolce, leale, allegro ed è molto innamorato di lei.»
«Posso contattarlo?»
«Be’, ora siamo fuori dal raggio delle comunicazioni.» Sì, di circa trent’anni….
Lei sospira. «Non mi sta mentendo?»
«No.» Le metto una mano sulla spalla. A differenza del solito non fa nulla per evitare il contatto.
Deglutisce e resta in silenzio per qualche istante. «E mio padre?»
«Be’, ecco…. Tavek ci ha aiutato spesso…. credo che, se vi ha abbandonato, abbia avuto le sue buone ragioni.»
«Magari le so anche.» Sospira. «Voglio dire, le sapevo. Potrò recuperare la memoria?»
«Phlox, al momento, non è arrivato a nessuna conclusione. Per questo la cercavo. Volevo chiederle di dare un’occhiata ai dati che abbiamo recuperato dalla navetta, per cercare di capire cos’è successo.»
Lei esita qualche istante. «Ma…. ma io non ne so niente di cose di questo tipo.»
«Ha un’ottima mente matematica, T’Pol. E sono certo che potrebbe aiutarci a riportarvi indietro all’epoca giusta.»
Lei mi guarda per qualche istante. «Be’, se io…. se posso aiutarvi, ecco…. lo faccio volentieri.»
Le sorrido. «Bene. Allora, andiamo.» Mi alzo e le porgo una mano che lei accetta per tirarsi in piedi.
«È una bella nave, la sua, capitano Archer.»
«Sì, è molto bella.»

(T’Pol)

Ho lasciato la sala tattica da poco più di un quarto d’ora e sono venuta in mensa per mangiare qualcosa, ma non ho ancora preso nulla. Mi sono seduta su un tavolo vicino a un oblò: si vede il vortice spaziale che mi ha ridotto così. È una sorta di girandola dai petali strettissimi, di un color azzurrino. La fisso per qualche minuto, quasi volessi trovare la soluzione a questo problema nel suo aspetto. Ho davanti un PADD che è stato impostato in Vulcaniano. Rileggo ancora una volta i dati, poi un rumore attira la mia attenzione. La porta della mensa si apre e la Caitian entra con uno dei due bambini.
«Sì, però solo una, eh.» sta dicendo lei.
«Ma è buona!»
«Lo so che è buona, ma ho promesso a Jonathan che non vi avrei fatto mangiare troppi dolci.»
Il bambino – Trip – fa il broncio. «Ma quando abbiamo cenato, il cuoco non aveva ancora sfornato la torta di noci peacan…. è la mia preferita! Fammene mangiare due fette, per favore….»
La Caitian cede. «E va bene. Dai, che Malcolm ci sta aspettando in palestra.»
Trip apre il portello della dispensa, al quale arriva appena, e fa un’espressione delusa. «Ne è avanzata una sola fetta!»
«Be’, prendila.»
Lui prende il piatto, poi mi nota. Cammina verso di me. «Ciao.» mi dice. «Tu sei T’Pol, vero?»
Annuisco.
«Non stai bene?»
«Ah, be’…. io….» Non so cosa rispondergli. «Ecco, io…. sono un po’…. triste.»
Guarda il piatto che ha in mano. «Hai mangiato una fetta di questa torta?»
Scuoto la testa. I Vulcaniani non mangiano dolci.
«Non sei arrivata in tempo, eh?» Trip appoggia il piatto vicino al PADD e mi sorride. «Tieni, prendi la mia fetta.»
«Ma a te piace molto.»
«Io però sono felice. Ne hai più bisogno tu.»
Gli rendo un sorriso un po’ impacciato. «Facciamo a metà?»
Lui sorride e annuisce. Si siede, poi si gira verso la Caitian: «F’Ral, ne vuoi un pezzo anche tu?»
«No.» risponde lei, sorridendo. «Mangiatela voi.» Viene a sedersi al nostro tavolo.
Trip divide a metà la fetta con la forchetta e inizia a mangiarla con le mani. Io ho una piccola esitazione, ma poi quando inizio capisco perché diceva che è il suo dolce preferito. È ottima…. e il sapore stranamente non mi è nuovo.
Quando abbiamo finito, F’Ral recupera il piatto e va a riporlo nel vano delle stoviglie sporche.
«Va un po’ meglio?» mi chiede Trip.
Annuisco. È un ragazzino molto dolce.
«Sai cosa dice la mia mamma? Che quando una persona non sta bene, ha bisogno di un abbraccio.» Si alza e velocemente mi dà un abbraccio forte.
Gli do una carezza sulla guancia. «Ora va molto meglio.»
Lui mi sorride. «Adesso devo andare, abbiamo una partita di pallazampa in palestra. Se vuoi venire a giocare con noi ti aspettiamo.»
«No, grazie.» rispondo. «Devo ancora svolgere un compito che mi ha assegnato il capitano.»
«Allora buon lavoro.» Si avvia verso la porta.
«Se hai bisogno, chiamami pure.» mi dice F’Ral.
Li guardo uscire. Penso però che la Caitian abbia già abbastanza lavoro con due bambini a cui badare.
È strano quel che ho provato quando Trip mi ha abbracciato. Una sensazione particolare…. Riporto lo sguardo sul PADD e vado ai dati medici. Forse ho capito….

(F’Ral)

Quando Jonathan è entrato in palestra, mi ha trovato mezza morta, e in questo caso non era solo un fazzoletto rosso. Sono a pezzi. La notte scorsa non ho dormito per la tensione, sto facendo la babysitter da questa mattina e questi due ragazzi hanno ancora un’energia pazzesca. Come fanno?!
«Chiamo qualcuno a darti il cambio, F’Ral.» mi dice Jonathan, chinandosi accanto a me, che sono sdraiata a “uomo di Vitruvio” (così diceva Trip prima di restringersi) su un tappetino della palestra mentre Tucker e Reed stanno ancora giocando a palla.
«No, no!» esclamo. Mi ha dato un compito e non voglio venir meno. Ma magari un pochino di valium ai ragazzi…. No, no, niente. «Sto bene, stai tranquillo, capitano.»
Li chiama: «Ehi, ragazzi!»
I due arrivano di corsa (hanno ancora le forze di correre!) da lui. «Sì, capitano?»
«Che ne pensate di vedere il filmato del discorso di Zefram Cochrane?» Poi aggiunge: «Nel mio alloggio.»
«Sì!» esclama Trip. «Che bello! L’alloggio del capitano!»
«Ce li porto io.» dico. Rotolo sul fianco, mi tiro a quattro zampe e avrei una voglia pazzesca di camminare fino all’alloggio così, come facevano i miei antenati (comunque mi pare che anche gli antenati degli Umani camminassero quattro zampe).
«Se hai bisogno chiamami.» mi dice il capitano.
«No, tranquillo. Loro sono due angioletti, solo che hanno le energie di una flotta di diavoletti.»
Andiamo nell’alloggio di Jonathan. Trip e Malcolm si siedono assieme sulla poltrona della scrivania (sì, ci stanno) e io avvio il filmato. Mi si chiudono gli occhi. «Ah, ragazzi…. mi sdraio un minuto…. voi fate i bravi come sempre, va bene?»
«Mhm.» rispondono, incantati dal filmato.
Oh che bello, un letto. Mi sdraio al centro del grande materasso. Chiudo gli occhi, anche se temo che mi addormenterò. Vabe’, non credo che mi risveglierò truccata con il rossetto verde e l’ombretto giallo a pois viola come quella volta che M’Rif si è ubriacata. Sembrava che avessimo preso la lebbra, io per il trucco e lei per il dopo-sbornia.
Non so quanto tempo passa, probabilmente solo pochi minuti, che sento il materasso abbassarsi di fianco a me. «Miao frrfu?» chiedo. Ah, già non devo parlare in Caitian, se no non mi capiscono. «Che cosa c’è?»
«F’Ral, posso dormire qui vicino a te?» È Trip. «Mi manca la mia mamma.»
Apro un solo occhio. C’è una leggenda, nel settore dove noi siamo originari, che i Caitian siano in grado di dormire con un occhio aperto, quindi far dormire solo metà cervello. Magari fosse vero. Anche perché l’occhio aperto mi si richiude subito. «Psì.» rispondo. «Anche a me manca la mia mamma….»
Lui si accoccola vicino a me, e io lo circondo con il braccio destro.
«Il capitano si arrabbierà.» dice Reed.
«No, Malcolm!» esclamo, anche se a mezza voce, restando a occhi chiusi. Questa storia del capitano che si arrabbia l’ho sentita troppe volte da lui, oggi. Deve aver avuto un’infanzia atroce. Ad esempio, quella ferita cauterizzata sul braccio…. gliel’ha cauterizzata il padre, durante una gita (forse più una marcia, un percorso di addestramento) in un bosco che stavano facendo assieme. Dai racconti che fanno i membri dell’Enterprise, sono in pochi quelli che hanno avuto un’infanzia libertina come la mia. Trip è uno di quei pochi. Gli altri sono stati felici, magari tenuti più sotto controllo o con qualche regola in più di quella che noi Caitian gradiamo, ma Malcolm era un bambino triste, secondo me. Suo padre doveva essere un tiranno maniaco del controllo. Poveretto, mi fa pena. «Jonathan non si arrabbierà se dormiamo nel suo letto.» lo rassicuro. «E comunque di sicuro, non con voi due.»
Il discorso di Cochrane va avanti indisturbato per altri trenta secondi, poi sento ancora la voce di Reed: «Allora…. posso venire anch’io, lì con te?»
Apro gli occhi e gli sorrido. «Ma certo, Malcolm….» Ho i riflessi un po’ lenti e sto per dirgli di fermare il video e spegnere il terminale, ma lui l’ha già fatto. Gira intorno al letto e va a mettersi alla mia sinistra.
«Grazie, F’Ral.» sussurra, mentre appoggia la testa alla mia spalla.
Gli do un bacio sulla fronte. «Di nulla, cucciolo.»
Non passano altri trenta secondi che siamo tutti e tre nel mondo dei sogni.
Finalmente.

(T’Pol)

«Mi scusi se la disturbo a quest’ora, capitano.»
Jonathan mi sorride e si alza in piedi. Il suo ufficio è piccolo, ma ha una bellissima vista sul vortice. «Non c’è problema, come vede sono sveglio anch’io.»
«Fatica a dormire?»
«A volte.» Mi sorride.
«Ha mai provato la neuropressione vulcaniana?»
«Ah ehm…. no.» Scuote la testa. «Ma cosa doveva dirmi?»
Gli passo il PADD che ho in mano. «Non credo di aver capito come tecnicamente il vortice ci abbia riportato indietro di età diverse. Ma penso di sapere come tornare alle nostre età corrette.»
Lui guarda il PADD. «Mi spieghi come.» Mi ripassa indietro il dispositivo e solo ora ricordo che è tutto scritto in Vulcaniano.
«Lei conosce i fluidi non soviniani?»
«Temo di no.»
«Sovin erano uno scienziato vulcaniano che fece molti studi di Fisica. Fu tra i primi a descrivere i fluidi, che si comportano in maniera diversa a seconda della temperatura e della pressione a cui sono sottoposti. Un fluido non soviniano si comporta in modo diverso in base alla forza che gli viene applicata.»
Jonathan annuisce. «Ho capito, li conosco come fluidi non newtoniani. Se colpiti con forza sembrano dei solidi, se maneggiati con delicatezza come liquidi.»
«Esatto.» rispondo. «Credo che il vortice abbia un comportamento simile.»
«Siete entrati con troppa forza nel vortice e vi ha ributtato indietro.»
«Nel caso del vortice ci sono anche altre variabili, come l’angolazione. Ma credo di aver capito come fare a riportarci indietro.»
Cammina per qualche istante nel piccolo spazio del suo ufficio. Trovo che Archer sia molto affascinante. «Da quello che ho capito, le variabili sono tantissime. Potrebbe non funzionare. E portandovi indietro di altri decenni, nessuno di voi tre esisterebbe ancora.»
Guardo il PADD e premo un comando che trasforma le scritte in linguaggio umano. Glielo ripasso. «Non credo che sia solo una questione di “tornare indietro”. Ma…. capisco i suoi dubbi, capitano. Potrei sbagliarmi.»
Lui scuote la testa. «No, non ho dubbi sulla sua teoria. Mi fido completamente di lei, è la quantità di incognite che mi spaventa.» Quando raggiunge un certo punto del documento, alza lo sguardo su di me. In quel punto ho messo una scritta, una sola parola tra due righe vuote: “Trip”.
«Questa sera è venuto con F’Ral in mensa.» spiego. «Mi ha offerto una fetta di torta e poi mi ha abbracciato.»
Archer sorride.
«È lui, vero?»
«Che cosa intende?»
«È Trip il mio fidanzato umano.»
Jonathan mi lancia uno sguardo interrogativo. «Come lo sa?»
Scuoto la testa. «Non ne ho idea. Come non so come faccio a sapere che mi piacciono la torta di noci peacan e le patatine fritte, che le melanzane terrestri assomigliano a quelle Amonak, che potrei cadere nel vuoto e tutti su questa nave si butterebbero per prendermi…. e che lei farebbe qualsiasi cosa per il suo equipaggio.»
Lui cammina ancora per qualche passo. «Quindi non siete stati riportati indietro completamente. Solo in parte…. anche se in grossa parte.»
«Per questo credo che possiamo tornare come prima. Dobbiamo solo calcolare esattamente l’angolo e la velocità di entrata….»
Archer sospira, interrompendomi: «E un centinaio di altre variabili.»
«Rivoglio la mia vita com’era prima, capitano. Perché so che ero felice.»

(Jonathan)

Ho ordinato a T’Pol di dormire, prima di iniziare a fare i calcoli. Anch’io ho bisogno di riposare. Apro la porta del mio alloggio e per qualche istante rimango stupito dal fatto che ci sia la luce accesa. Poi ricordo che avevo detto a F’Ral e ai bambini che potevano stare lì a guardare il filmato di Cochrane, ma noto che il terminale è spento. È solo quando mi giro verso il letto che capisco cosa sia successo: stanno dormendo, Malcolm e Trip sono rannicchiati accanto a F’Ral. Sorrido. F’Ral aveva torto: non è Trip a otto anni la cosa più tenera che ci sia…. È questa scena. Non posso resistere alla tentazione e scatto una foto direttamente col terminale.
Poi, silenziosamente, li copro con una coperta e spengo la luce, quindi esco: andrò a dormire nell’alloggio di Trip, tanto ormai sono mesi che non lo usa più.

(F’Ral)

No, no, no e no. Non si può continuare a giocar con le leggi della fisica, porco cane! Va bene che T’Pol e Archer ci hanno ragionato su tutta la mattina, ma io ho comunque paura. Potrebbe succedere qualcosa di brutto. Uffa!
Comunque, dopo aver detto un timido “siamo certi che tutto andrà bene?” e aver ricevuto due risposte un pochino (appena appena, eh!) contrastanti, cioè “sì!” da Archer e “no” da T’Pol, e un’occhiataccia in stile “non ho mai rinchiuso una Caitian in cella, non farmelo fare per la prima volta” dal capitano, ho deciso di tapparmi la bocca e sedermi accanto a Hoshi. La cosa buona di noi Caitian è che tanto le fusa ci escono anche a bocca chiusa.
Sono ancora più agitata della prima volta che hanno tentato di attraversare il vortice.
«Miuf.» sussurro.
Hoshi si gira e mi dice: «Mialuf, fi mao.» Ovvero “stai tranquilla, andrà tutto bene.” È l’unica che sta imparando il Caitian su questa nave. Non m’interessa che gli altri la imparino, anzi, non credevo nemmeno che qualcuno si sarebbe preso il disturbo. Anche perché non è una lingua facile, ci sono dei suoni che gli Umani fanno fatica ad emettere (no, Hoshi non fa fatica o comunque non sembra).
Guardo lo schermo e vedo che la Navetta Uno è vicina al vortice, sta per entrare.
Non sono l’unica tesa sul ponte, perché c’è un silenzio completo a parte le mie fusa. Hoshi mi prende la mano e ce la stringiamo, facendoci coraggio.
La navetta sparisce nel vortice e a me sfugge un “miuuuu” frignoso…. Non so cosa farci! Ho paura che succeda loro qualcosa di brutto. E non è che proprio avevo torto a essere preoccupata, la prima volta che sono entrati…. E poi mi spiace un po’ che i due bambini tornino adulti. Cioè, non per loro, ma erano proprio teneri. In realtà Trip è tenero anche da adulto, ma non riuscirei a convincere Malcolm adulto a dormire sulla mia spalla o a giocare alla Bella e la Bestia con una spada di carta.
Comunque mi mancano entrambi anche adulti.
Miuuuu….
La Navetta Uno esce dal vortice….
Oh santo Sole!
Hoshi, con una sola mano (l’altra è intrappolata nella mia), apre la comunicazione. «Enterprise a Navetta Uno.»
Silenzio.
«Enterprise a comandante T’Pol.»
Ancora silenzio!
«Enterprise a Navetta Uno….»
«Miauf!» esclamo, poi mi tappo la bocca con la mano libera.
Dopo un altro secondo di silenzio, arriva una risposta!
«Qui T’Pol.»
«Sì!» esclamo sottovoce.
«Io sono….» continua T’Pol. La sua voce è un po’ incerta. «Ho…. ho recuperato i ricordi. Tucker e Reed…. sono tornati adulti. Sono svenuti, ma stanno bene.»
«Miao!» sì, sempre sottovoce. Mi giro e do un bacio sulla guancia a Hoshi, che ride.
«Ottimo lavoro, comandante.» dice Archer. «Ora tornate sull’Enterprise.»
T’Pol non risponde. Vediamo la Navetta Uno virare verso il vortice. «Scusi, capitano.» dice la Vulcaniana, poco prima di chiudere la comunicazione.
«T’POL!» urla Jonathan. «Torni indietro!»
Ma la navetta scompare nuovamente nel vortice.
«TAZZO!» grido. Per fortuna son tutti impegnati a seguire quel che fa la navetta e non fanno caso alla parolaccia che ho sparato ad alta voce (è che frequento un po’ troppo Trip, forse, e poi le parolacce son le prime cose che si imparano in una lingua straniera. Trip stesso mi ha detto che una volta in un primo contatto la prima parola che è riuscito – per sbaglio – a insegnare a un alieno è stata “porca”).
«Provi a chiamarli ancora, Hoshi.»
Lei, che nel frattempo mi ha lasciato la mano, scuote la testa. «Non siamo più nel raggio delle comunicazioni…. o le comunicazioni sono bloccate dal vortice, non lo so.»
«Ma a che cosa stava pensando T’Pol?!» esclama Jonathan. Sembra piuttosto arrabbiato…. e lo capisco. Io sono preoccupata. Come faccio a difendere Trip se anche la sua altra guardiana fa di tutto per cacciarlo nei guai?
E se tornasse ancora bambino? Non che non mi piaccia, lo adoro, è tenero, è da mangiarselo di baci, sembra fatto apposta per essere coccolato…. ma insomma, credo che sia meglio che…. quanti anni ha Trip? Non so mica dare l’età agli Umani, io. E nemmeno alle Vulcaniane. Be’, insomma, meglio che torni….
Un “bip” dalla consolle di Hoshi interrompe i miei flussi di pensieri.
«Navetta Uno a Enterprise.» È la voce di T’Pol!
«Qui Enterprise.» risponde Hoshi.
«Siamo arrivati dall’altra parte del vortice. Stiamo bene e abbiamo l’età giusta. Ci dirigiamo a pieno impulso verso B’Saar. T’Pol, chiudo.»
La plancia rimane di nuovo in silenzio. Gli altri si guardano tra di loro. Insomma, li capisco, è successo tutto così in fretta, però è tutto andato per il meglio, quindi io esulto con un: “evvai!” che mi attira gli sguardi – e poi i sorrisi – di tutti.
Ce l’hanno fatta!

(Trip)

Phlox aveva avvertito gli B’Saari del nostro arrivo già da tempo, quindi appena entriamo nel loro raggio visivo ci mandano incontro un paio di navette per scortarci verso l’eliporto dell’ospedale.
Malcolm sta piuttosto male, ha un fortissimo mal di testa e sta vomitando l’anima (anche su di me). Assieme a un paio di infermieri B’Saari lo portiamo nell’ospedale, dove un gruppo di medici si affretta a portarlo via per curarlo. Così anche questo casino è finito.
«Mi sembrate molto stanchi anche voi.» dice uno degli infermieri. «Quando arriverà la vostra nave?»
«Tra quattro ore.» rispondo. So che Archer non va a curvatura massima, se io non sono al mio posto in sala macchine.
«Abbiamo una sala d’aspetto piuttosto confortevole, potete risposare là.» Poi mi guarda e dice: «Le indico dove sono i bagni, così potrà darsi una ripulita. Le farò avere una tuta, va bene?»
«Grazie. Siete gentilissimi.»
Lui mi sorride. Ha lo stesso sorriso spropositato dei Denobulani, ma invece delle creste intorno al volto le ha solo sulla fronte e svaniscono in strisce scure.
Dopo essermi lavato e cambiato in una tuta verde acqua con maniche e gambe blu, vado in sala d’aspetto. Aveva ragione, sembra davvero confortevole. I divani hanno una seduta spropositata, come fossero fatte per gente con le gambe lunghe il doppio delle mie. Ci sono distributori di cibi e bevande e le luci sono soffuse.
Individuo subito T’Pol rannicchiata su un divano sul fondo, sotto una coperta. Mi siedo dietro la sua schiena e infilo una mano sotto la coperta. «C’è posto anche per me sotto la coperta?»
«Mhm.» annuisce.
Intuisco che c’è qualcosa che non va. Su questo T’Pol è come molte donne terrestri. “Cara, c’è qualcosa che non va?” “No, niente. (Vaffanculo.)” Ah, certo. Di’ un cavolo di “sì” allora. “Sì, sei uno stronzo.” Sarebbe più chiaro.
M’infilo sotto la coperta e l’abbraccio. Ho ripreso i sensi quando siamo usciti dal vortice nei pressi di B’Saar. Molto velocemente T’Pol ha spiegato a me e a Malcolm (che stava iniziando a stare male), che dopo che siamo tornati nella nostra età, ha capito cosa non era funzionato, anche grazie agli studi sui dati fatti mentre eravamo più giovani, e ha deciso di rientrare nel vortice, sicura che tutto sarebbe andato bene, questa volta. E infatti così è stato. La mia T’Pol. La bacio sulla punta dell’orecchio. «”Mhm” vuol dire no, vero? Allora che c’è?»
«Niente.» mugugna lei.
«Non è vero.» rispondo lentamente. «Non dirmi che sei arrabbiata con me e Archer per quel bacio scemo….»
«Ma no….» Si gira verso di me e appoggia la testa alla mia spalla, la fronte al mio collo. Questo è un buon senso. «Non è colpa vostra. Né tua, comunque. Ho capito benissimo il motivo di quel bacio, comunque chiederò al capitano di non portarti più in missione, sei un casinista.»
Rido, più che altro perché ha usato una parola mia. «Non mi faresti mai una cosa del genere.»
«No, ma la tentazione c’è.»
«E allora cos’hai?»
Lei resta in silenzio per qualche secondo. «Senti, Trip, io…. io ho baciato Archer.»
AAAARGH!
“Respira. Conta fino a venti. Poi ancora fino a venti. Ora, se sei un po’ calmo, conta fino a trenta.” (Queste cose me le diceva mio padre.)
«Immagino che tu non ti ricordassi di me, quando l’hai fatto.»
«No, non ti ricordavo…. e non è stato nemmeno un vero bacio, mi ha spinto indietro subito.»
Vabe’, Archer ha baciato me, lei ha baciato Archer. Par condicio, o “par con-micio” come dice F’Ral. «Be’, ti sei scaricata la coscienza, non ne hai colpa, non ricordavi gli ultimi anni e Archer si è comportato da gentiluomo e buon amico. Stai meglio ora?»
Lei scuote la testa.
«C’è dell’altro?»
Dopo un minuto buono di silenzio, butta fuori un biascicato: «Sono arrabbiata.»
«Con chi?»
Ancora silenzio. «Con me stessa.»
Uh-oh. Passa troppo tempo con me. «Perché?»
«Tu sei stato riportato a otto anni, Malcolm a undici. Hai idea del perché?»
«Non so…. Malcolm stava dicendo di aver imparato a cauterizzare le ferite dopo averlo visto fare a suo padre.»
«E lui aveva una ferita cauterizzata. Quando ne ha parlato, tu hai ricordato qualcosa della tua infanzia?»
«Be’, forse sì….» Resto a pensare per qualche istante. «Mi sono ricordato di quando mi ero fatto male io e mi aveva curato mia madre…. e non avevo sentito male…. e poi, non so perché, forse per associazione di idee, quando mi leggeva “La Guerra dei Mondi”.»
«Stessa cosa per me: ho pensato a quando sono caduta in un cespuglio di rovi…. e per associazione di idee quando stavo con Sakel.»
Resto qualche istante a pensare. «Mi stai dicendo che siamo stati riportati indietro a un momento a cui stavamo pensando? È pazzesco.»
«Lo so e non ho idea di come sia potuto accadere, ma coincide. Mentre quando abbiamo fatto il secondo tentativo, ho calcolato una traiettoria precisa a differenza della prima, perfettamente in centro e perpendicolare all’apertura del vortice, che abbiamo attraversato indenni.»
«Mhm.» rispondo, mentre continuo a pensare. «Sì, di sicuro è così.» Mi fido completamente di lei, ma comunque la cosa è strana. «E scusa, perché sei arrabbiata con te stessa? Mica potevi saperlo che il vortice avrebbe preso i nostri pensieri per richieste.»
«No…. è…. è per un altro motivo. Fino a poche ore fa, ero….» Sospira. «Ero di nuovo innamorata di Sakel.»
Le accarezzo lentamente i capelli, decidendo di non farle domande.
«Sono stata così cieca e stupida, lui mi ha solo sfruttato…. e io ero talmente cretina da pensare che ci saremmo sposati. Avevo immaginato anche quanti figli avremmo avuto, il mio abito da sposa, che una mia amica sarebbe stata la mia damigella e che saremmo stati ad abitare in casa di mia madre….»
«Vabe’, non puoi fartene una colpa. Eri giovane, magari anche un po’ ingenua…. Ma hai superato la cosa.»
«Sakel mi ha fatto fare cose che non avrei voluto fare.»
La tengo stretta a me. Le do un bacio sulla fronte. Non voglio sapere cos’è stata costretta a fare da quella testa di cazzo. Rischio di andare ad ammazzarlo. «Se anche io ho….» Come dire?
«No.» mi blocca. «Tu sei sempre stato dolce e mi hai sempre rispettato. Anche se ti piace farmi perdere il controllo.»
Rido leggermente, ma non posso darle torto.
Ma non ha mica finito!
«E ti piace tenere in mano la situazione.»
Sì, be’, è vero. Però non sempre accade. «Almeno durante la fusione mentale il controllo è tuo.»
Lei alza leggermente lo sguardo: «Ne sei certo?»
Apro la bocca per rispondere. Mi blocco. Ha ragione! Lei la inizia, ma…. poi non so, considerando quel che vediamo…. «Vuoi dire che….?»
«Che tu hai il controllo.»
«Se questo, in qualche modo, non ti piace….»
Lei mi accarezza una guancia. «No, mi piace. Anche lasciarmi andare, nonostante a volte la cosa mi spaventi.» Si accoccola di nuovo contro di me. «È stato con Sakel che…. mi prendevano così tanto i sentimenti che provavo, che avevo deciso di approfondire le mie emozioni e cercarle…. e quando io e te siamo stati assieme per la prima volta…. la mattina dopo ho avuto una tale paura che ho voluto negare tutto.»
«Ne abbiamo già parlato, T’Pol. È superata, non pensarci più.»
Rimane accoccolata tra le mie braccia, poi dice: «Lo so. Hai ragione. Ma è dura.»
«Ci sono qua io, no?» Le prendo una mano e la bacio sul dorso delle dita. «Sai, comunque, c’è qualcosa che non mi spiego. Quando ero in seconda superiore, è venuto nella mia classe il signor Velik.»
«Ricordo, me ne hai parlato sul pianeta dei pollini allucinogeni.»
Rimango qualche istante a pensare. «Hai ragione. Be’, comunque, mi ha spaventato di brutto. Eppure avevo sei anni in più di quando sono stato trasportato indietro e ho visto te. Ma non mi hai spaventato.» Rido. «C’è da dire che tu sei bellissima e Velik non era uno splendore…. però…. non lo so, era diverso.»
«Eri innamorato di me?»
Esito qualche istante. «Sì, forse in qualche modo sì, di sicuro in maniera infantile.»
«È stato quando mi hai abbracciato che ho intuito che c’era qualcosa che ancora ci legava all’età giusta. Avevamo conservato dentro di noi qualcosa dei nostri “vecchi io”.»
Sì, in effetti è probabile. Altrimenti non sarei stato con F’Ral tutto quel tempo. «Io non so cosa posso fare per farti dimenticare completamente quella testa di cazzo….» dico, mentre la tiro verso di me. «Per farti far pace con te stessa e soprattutto per farti star bene…. ma in ogni caso…. che ne dici di un po’ di coccole?»
«Anche per un giorno intero….» mi risponde. La sento finalmente rilassarsi un po’ sotto le mie carezze. «A proposito di quella parola con due zeta che usi spesso…. F’Ral l’ha imparata male…. dice “tazzo”….»
Scoppio a ridere. «Pensi che sia il caso di correggerla?»
«No, è meglio che F’Ral continui a sbagliarla….»

(Jonathan)

I medici B’Saari mi hanno detto che Malcolm starà bene, ha solo bisogno di qualche giorno di convalescenza. Ne approfitteremo per visitare il pianeta.
Mi hanno detto che Trip e T’Pol sono in sala d’aspetto. Sono qui da quasi cinque ore, ormai. Apro la porta. Le luci sono soffuse e loro due sono gli unici presenti, quindi li individuo subito. Mi avvicino, ma mi accorgo che stanno dormendo, abbracciati sotto una coperta. Sembra proprio che stiano bene. Li lascio dormire, Phlox avrà tempo per fare tutte le analisi che vuole.

(Trip)

Io e T’Pol siamo tornati a bordo, mentre Malcolm è ancora in ospedale. Phlox ci ha trattenuto in infermeria quasi due ore per farci una quantità spropositata di esami, dai quali ne è uscito che siamo sanissimi. Mentre T’Pol va a godersi una meritata doccia, io vado nell’alloggio di F’Ral. Voglio ringraziarla per il tempo che ha passato con noi, è stata una babysitter straordinaria.
Quando sento il permesso, entro nell’alloggio. È sdraia a pancia in giù sulla sponda del suo letto, con le caviglie incrociate e le gambe spiegate, il mento appoggiato sulle braccia incrociate, intenta a guardare un film (“Shrek 2”) sul terminale.
«Ciao, F’Ral.» dico.
Appena sente la mia voce, con agilità, si gira e scende dalla sponda, correndo ad abbracciarmi. «Ciao, Trip!» Fa un passo indietro: «Come stai?»
«Sto benissimo, grazie. Sono venuto a ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me e Malcolm, quando siamo tornati bambini.»
Lei sorride. «È stato un piacere. Eravate di una tenerezza incredibile. Soprattutto tu.» Mi fa cenno di sedermi sulla sedia, mentre mette il film in pausa e si siede sulla sponda.
«È stato bello tornare bambino per un po’. Ma se fossi rimasto così più a lungo avrei avuto bisogno dei miei genitori.»
F’Ral annuisce. «Mi dispiace che Malcolm non abbia avuto un’infanzia serena. È la parte più bella della vita, quando puoi divertirti e fare un po’ il cretino senza subirne conseguenze gravi…. e poi ti puoi fare coccolare all’infinito.»
«I suoi genitori sono molto severi.»
«Per usare un eufemismo.» ribatte lei. «Sai qual è per i Caitian la definizione di “genitore severo”? È un genitore che non ti permette di mangiare la cena appoggiando il panino direttamente sul divano.»
Io scoppio a ridere. «Non dirmi che i tuoi te lo lasciavano fare! A quei livelli non arrivavano nemmeno i miei.»
«Oh, mio padre tentava di farci prendere un piattino! Ma poi ci ha rinunciato, così ha adottato la tecnica di mia madre, quella di lasciare una pila di piattini usa e getta sul tavolino da caffè, così lui e mia madre potevano infilarcene uno sotto al panino.»
Incredibile, ho trovato una persona che ho avuto un’educazione più libertina della mia. Non credevo che mi sarebbe mai capitato. «Ma nonostante questo, hai imparato le regole.»
«Be’, è questione di interiorizzare le regole, non di importele. Se le capisci e le fai tue, è più facile seguirle e rispettarle, piuttosto che seguire qualcosa che non capisci e che ti sarà sempre stretto.»
«Hai ragione.» In fondo anch’io le regole che ho, le seguo perché ci credo. Be’, quasi tutte.
«A proposito!» Si alza e accede alla sua posta sul terminale. «Mi è arrivata una lettera della mia famiglia tramite la Flotta Astrale. Sono nati i miei due nipotini. Guarda come sono belli!»
Sul monitor scorrono lentamente una ventina di foto di due micini bianchi e arancioni. «Sono straordinariamente teneri.» dico.
«Sì, è vero, mi ricordano te da piccolo, eri tenerissimo.» Poi si gira verso di me. «Oh, non che ora non sei tenero, eh!» Poi torna a guardare le foto dei nipotini. «Li hanno chiamati M’Ril la femmina e Sfurr il maschio. E guarda che colori, poi…. straordinari!»
«L’arancione l’hanno preso da tua sorella?»
«Sì, ha il pelo un po’ più chiaro del mio. Invece il bianco l’han preso dal padre, che è bianco e marrone, è bellissimo. Sono fortunati ad avere il pelo di due colori.»
«Fortunati?» chiedo. «Pensavo che il pelo più…. diciamo…. “pregiato” fosse quello di un solo colore.»
«No, al contrario. Per noi Caitian, più colori abbiamo e meglio è, anche se non è geneticamente possibile averne più di tre. Una zia paterna è bianca, arancione e nera, è considerato il miglior colore del pelo, ma può esserci solo nelle femmine. Mio padre è come i miei nipotini, mia madre come me e M’Ral.» Poi mi rivolge uno sguardo interrogativo. «Perché pensavi che fosse meglio un solo colore?»
«Non lo so. Forse perché è più uniforme, come per te.»
Lei scuote la testa. «In realtà è una questione genetica: più i geni vengono mischiati tra Caitian diversi, più escono individui forti. Un tempo si pensava che fosse il colore del pelo a dare questa forza, poi si è capito che il colore era solo una conseguenza. Però l’idea è un po’ rimasta nella tradizione.»
«In effetti mischiare i geni rende forti anche gli Umani, ma ci sono voluti secoli perché lo si capisse.» ammetto. «Anzi, c’è stato un periodo in cui si credeva in un roba tipo “razza pura” e i nobili si sposavano solo tra di loro.»
F’Ral fa una leggera smorfia. «Ma così si rendevano deboli…. rischiavano anche di avere bachi genetici gravissimi.»
«E infatti così è stato. Per fortuna quel periodo della storia è finito.»
Lei mi fa un sorriso enorme: «E poi siete arrivati tu e T’Pol.»
Scoppio a ridere. «Già.» Mi alzo in piedi. «Ti lascio vedere “Shrek 2”.»
«È divertentissimo.» mi dice. «E poi c’è il Gatto con gli Stivali…. troppo tenero!» Ne fa l’imitazione, in particolare della scena in cui fa gli occhi dolci e io rido.
«Tu sei straordinaria, F’Ral.» Le do un bacio sulla fronte.
Mi sorride: «Quando avrai bisogno, io sarò qui per te.»

(T’Pol)

Trip si è alzato prima di me, questa mattina. Di solito mi alzo prima io, così lui può rimanere a letto a riposare un po’ di più. Quando esce dal bagno, lo sento girare intorno al letto e chinarsi accanto a me. «Ehi, T’Pol.»
«Mhm?»
«È ora di alzarsi. Farai tardi.»
Mi giro leggermente, abbassando le coperte quel che basta per riuscire a parlare. «Non ho voglia di alzarmi.»
Trip si siede delicatamente sul bordo del letto e mi accarezza i capelli, scostandomeli dalla fronte. «Non sembri calda. Non stai bene? Vuoi che ti chiami Phlox?»
«No, non è un problema fisico.»
Trip rimane ad accarezzarmi i capelli per qualche istante. «Vuoi che resti qui con te?»
«No, questa nave ha bisogno del suo capo ingegnere.»
Sorride. «Dirò ad Archer che hai bisogno di una giornata libera.» Si china in avanti e mi bacia sulla tempia. «Cerca di riposare. Torno per pranzo, così mangiamo insieme.»
Gli do una leggera carezza sul dorso della mano, prima che lui si alzi. Lo sento uscire e so che un giorno uscirà da quella porta per non rientrare più in questo alloggio. Vorrei solo poterlo trattenere con me per sempre….

(Jonathan)

T’Pol è ancora a letto, quando entro nel suo alloggio. È raggomitolata sotto le coperte, ma appoggiata a quattro cuscini, così che è quasi seduta. Quando mi vede, abbassa il PADD che sta leggendo.
«Trip mi ha detto che aveva bisogno di una giornata libera.» inizio. «Volevo solo sapere come sta.»
Lei abbassa lo sguardo sul PADD. «Tornerò in servizio domani, o stasera stessa, se ha bisogno, capitano.»
Dov’è che ha imparato a glissare così le domande? Ah, certo, ha imparato qui, sull’Enterprise. Mi prendo la sedia della scrivania, anche se sono sicuro che al 90% T’Pol mi vorrebbe fuori da qui e al 100% che preferirebbe io fossi Trip. «Posso firmarle una licenza.»
«Così starei lontana da Trip…. no, grazie.»
C’è una certa acidità in questa risposta o è solo una mia idea?
No, non lo è: la vedo arrossire leggermente, poi mi dice: «Mi perdoni, capitano. Non volevo essere scortese.»
Santo Sole, questa donna è perdutamente innamorata di Tucker.
«Non si preoccupi. È stata sottoposta a un forte stress ultimamente.»
«Mi dispiace per…. per come mi sono comportata sulla navetta.» Resta in silenzio per un paio di secondi, poi aggiunge. «Mi perdoni per averla baciata.»
«Non si preoccupi.» le rispondo. «Non è stato brutto, per me. Voglio dire, se fosse stata single e con la sua memoria…. non l’avrei fermata.»
Alza un sopracciglio e io le sorrido. Sto per alzarmi, ma lei mi blocca con una domanda che capisco solo dopo qualche istante: «Perché non me l’ha detto?»
Mi alzo in piedi e vado verso l’oblò. Si vede B’Saar illuminato per metà, una grande mezzaluna verdognola con mari azzurri. Tra poche ore Reed tornerà a bordo e potremo finalmente riprendere il nostro viaggio a curvatura, alla volta di Denobula. «È stato suo padre a chiedermelo.» rispondo. In fondo, è la verità. «Quando Sakel ha rapito lei e T’Murr, ho sentito la comunicazione in cui avvertiva Tavek di avere le sue figlie. Suo padre mi ha chiesto di tenermi il suo segreto per me.»
T’Pol si gira a guardarmi.
«Mi ha detto che…. la verità l’aveva già fatta soffrire una volta.»
«Durante la fusione mentale per togliermi i dolori dovuti al chip romulano.» risponde lei. «Mi ha cancellato la memoria male. Ho ricordato tutto.»
Torno verso il letto. «È così che l’ha scoperto?»
«No. Ho fatto un’analisi del DNA comparata tra il mio, quello di T’Murr, di mia madre, di mio padre e di Tavek.»
La fisso per qualche secondo, frenandomi appena in tempo prima di esclamare un “cos’ha fatto?!”. Mi siedo. «Credo che anche per una Vulcaniana sia difficile gestire queste emozioni.»
Lei rimane in silenzio.
«Se dovesse avere bisogno di aiuto….»
«Grazie, capitano.» dice velocemente. «Un grandissimo aiuto lei me l’ha già fornito.»
«Che cosa intende?»
Butta il PADD da parte, scosta le coperte e si tira a sedere sul bordo del letto, facendomi intendere che vuole alzarsi. Buon segno.
È quel che dice dopo che mi stupisce.
«Per aver insistito a partire con l’Enterprise in anticipo nell’aprile del 2151, per aver permesso a Soval di mandarmi a bordo, per aver insistito perché rimanessi con voi allora, per avermi permesso di stare a bordo durante la missione Xindi….»
«Ecco, be’, io….»
«Tutto ciò mi ha permesso di conoscere Trip.»
Ah. Non è che proprio mi aspettavo che si arrivasse lì, ma…. va bene così. Le sorrido. «Be’, se avesse bisogno di…. un altro aiuto…. insomma, sa dove trovarmi.»
Lei annuisce. «Grazie, capitano.»
Mentre esco, penso che un giorno dovrò anch’io ringraziarla per tante cose. Una su tutte, la sua capacità di farsi amare che ha cancellato i miei vecchi rancori verso la sua gente.

(14 dicembre 2160)

(Trip)

Quando apro la porta del mio alloggio, non sono molto stupito nel trovarmi di fronte T’Pol. «Ehi.» Mi scosto e le faccio segno di entrare.
«Ti disturbo?»
Scuoto la testa. «No, figurati.»
«Hai difficoltà a dormire, da quando ti sei ritrasferito qui?»
«Io no…. tutti quegli anni di neuropressione devono aver fatto un ottimo effetto.» Le sorrido e le metto una mano sulla spalla. «E tu?»
«No, anch’io dormo bene.» Mette una mano sulla mia spalla. «Tu sei bravo a fare la neuropressione. Quindi…. se nei prossimi giorni….»
«Magari facciamo un paio di sedute.»
Lei annuisce. «Ti lascio in pace, ora.» mi dice, uscendo dal mio alloggio.
In tanti anni non siamo giunti a una decente soluzione a quella profezia della mia morte del 2161. Più si avvicinava la data, più T’Pol era diventata ossessiva nella ricerca di modo per legarmi a questa vita. Ed è arrivato un momento in cui abbiamo entrambi sentito la necessità di staccarci. Così ci siamo presi una pausa e sono tornato nel mio alloggio. Sono convinto che, passata la data della profezia, tutto tornerà come prima.
Sto per sedermi al mio terminale, ma qualcosa fuori dall’oblò cattura la mia attenzione. È una navetta che non riconosco…. ma so cosa mi ricorda: la Verne di T’Mir.

(Febbraio 2157)

(T’Pol)

Mi sposto leggermente in avanti non perché mi dia fastidio il respiro di Trip sulla mia spalla, ma perché si è appoggiato a me e sta russando. Il rumore cessa, evidentemente ora si è rimesso a respirare bene.
Mi giro lentamente, non voglio svegliarlo, ma voglio guardarlo. Sta dormendo tranquillamente, con una mano vicino al volto e l’altro braccio intorno ai miei fianchi. Resto a osservarlo mentre dorme.
Ieri, dopo aver parlato con Archer, mi sono alzata, vestita di corsa e sono andata in sala macchine a dargli una mano. Non c’era niente da fare di urgente, in realtà, volevo solo una scusa per stare con lui. Solo che Trip era già impegnato in una diagnostica con F’Ral. Così siamo stati tutti e tre allegramente insieme, più che altro io ascoltavo Trip che talora rispondeva a qualcosa di quello che F’Ral sparava a raffica. È dolcissima la Caitian, ma è logorroica anche più di Phlox. È letteralmente impazzita per Trip da bambino. Be’, posso capirla, anch’io sono impazzita per lui, anche se in maniera diversa e a trentasei anni, non a otto.
Gli accarezzo lentamente una guancia e lui sorride nel sonno. A letto, prima di addormentarci, gli ho chiesto di smettere di prendere anticoncezionali. Mi ha risposto che ne riparleremo. Era prevedibile. Potrei minacciare uno “sciopero del sesso”…. ma ci rimetterei anch’io. E non so su questa cosa chi potrebbe cedere per primo. Temo io. Va bene, ne riparleremo, Trip.
Mi sporgo in avanti e gli do un leggero bacio sulle labbra. Una volta ho sentito dire dagli Umani che solo dopo aver conosciuto il peggio di apprezza il meglio. Non so se sia davvero così, ma vedo un abisso tra qualsiasi uomo conosciuto prima di lui e Trip. Mi riaccoccolo tra le sue braccia e mi riaddormento pensando: “Grazie, Jonathan.”

Fine

(28 ottobre 2012 – 31 dicembre 2012)

*******

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Pubblicato 4 giugno 2014 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, I Naviganti, Star Trek

Una risposta a “I Naviganti 28: Paradise Lost (racconto su Star Trek: Enterprise)

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