I Naviganti 26: Il Naufragar M’È Dolce in Questo Mare (racconto su Star Trek: Enterprise)   1 comment

I Nav 24I Naviganti 26: Il Naufragar M’È Dolce in Questo Mare

di Monica Monti Castiglioni

Dedicato a mia Madre.

Rating: NC-17

Genere: Romanzo – avventura

Riassunto: Mentre T’Pol e F’Ral vanno incontro a una vecchia amica della Caitian, Trip va
incontro a una nuova, particolare conoscenza….

Spoilers: Tutta Enterprise, qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Paramount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro. Ogni somiglianza a racconti, fanfiction, persone reali o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Seles Goknor e F’Ral sono miei!

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“Il Naufragar M’È Dolce in Questo Mare” (I Naviganti 26)

E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(Giacomo Leopardi, “L’Infinito”)

(26 febbraio 2012)

C’era qualcosa che disturbava il suo sonno. Un rumore leggero, ma continuo. T’Pol aprì gli occhi e diede una leggera spinta sulla spalla di Trip. Lui si girò nel sonno e smise di russare.
T’Pol sospirò, il rumore non era cessato, poi Tucker non russava così forte da svegliarla. Era solo un leggero russare che, per quel che sapeva, era tipico dei maschi umani.
Si tirò a sedere e notò che una luce sulla consolle lampeggiava: una comunicazione in ingresso, ecco cos’era il rumore che l’aveva destata. Si alzò e andò al terminale. «C’è una comunicazione per lei, comandante.» disse Baird, del turno delta.
T’Pol lanciò uno sguardo a Trip. Le dava le spalle e sembrava non essersi accorto di nulla.
«Sì, la passi qui.» disse.
Lo schermo si illuminò e apparve Denak.

T’Pol era stupita di vederlo. L’ultima volta l’aveva intravisto quando lui e Tavek l’avevano liberata da Sakel.
«Ti ho svegliata?»
«No, ero già sveglia.» rispose. Non era vero, ma non sarebbe cambiato nulla a dire la verità. Questa era una cosa che aveva imparato dagli Umani. «Stavo leggendo.»
«Qualcosa di interessante?»
«”Notturno”, un libro terrestre.» Un’altra innocua bugia. Aveva finito quel libro mesi prima. «A cosa devo questa chiamata?»
«Ho saputo che siete nei pressi di Deneva.»
Lei rimase in silenzio per qualche istante. «Come l’hai saputo?»
«La vostra missione non è un segreto, T’Pol. Mi chiedevo se potete fare scalo a Blutengel. Non è molto distante dalla vostra posizione e in questo periodo accoglie decine di conferenze interessanti.»
T’Pol lanciò un’occhiata a Trip. Stava ancora dormendo pacificamente. Se pensava che tutta la loro storia era iniziata dalla sua insonnia…. «Lo dirò al capitano Archer.»
Denak annuì. «Se verrai su Blutengel, mi piacerebbe incontrarti.»
«Sei là?»
«Sì. Devo sottopormi a un’operazione piuttosto complessa e il mio medico crede che la conferenza sia una buona occasione per trovare radunati i migliori chirurghi del settore.»
Lei annuì. «Va bene, cercherò di esserci. Chiederò al dottor Phlox di visitarti, se vuoi.»
«Lo apprezzo.» Con un leggero cenno del capo, Denak chiuse la comunicazione.
T’Pol rimase a guardare lo schermo per qualche secondo, poi si alzò e si infilò a letto.
«Mpfmcm?» chiese Trip.
«Era Denak. Magari lo incontriamo nei prossimi giorni.»
«C’è un cuscino più azzurro?»
«Sì, Trip, stai tranquillo.» T’Pol si alzò, gli diede un bacio sulla tempia. «Vai avanti a dormire, ne parliamo in mattinata.»
«Che cielo verde, gente….»
Stava parlando (straparlando) nel sonno, meglio che andasse avanti a dormire. T’Pol si appoggiò alla sua schiena e si strinse a lui. «Dormi, k’diwa animo….»

«Avanti.»
Archer alzò lo sguardo dal monitor. Era molto presto, ma aveva ricevuto una lettera da sua madre e aveva deciso di leggerla subito e rispondere prima di iniziare il turno in plancia.
T’Pol entrò, tenendo un PADD in mano.
«Buongiorno.»
«Buongiorno, capitano.» Gli passò il PADD. «Avrei una richiesta personale.»
Jonathan prese in mano il PADD e guardò la mappa. T’Pol aveva segnato la rotta prevista dal loro piano di volo e un’altra rotta, che li avrebbe portati leggermente più lontani dalla Terra. «Il pianeta destinazione della mia proposta di rotta è Blutengel. Ieri notte ho ricevuto una comunicazione da Denak, mi chiedeva di raggiungerlo su quel pianeta, dove ci sono diverse conferenze che potrebbero interessare a tutto l’equipaggio.»
Archer osservò la mappa. «Posso sapere come mai Denak desidera incontrarla? Quando l’ha riportata a bordo assieme a Tavek, sembrava avere una gran voglia di andarsene.»
«Credo che la fretta dimostrata in quel caso fosse dovuta al fatto che aveva preso in prestito una navetta senza informare nessuno.»
Jonathan rise: «Ha rubato una navetta?»
«No, l’ha solo presa in prestito, infatti l’ha restituita. Almeno credo. Denak vorrebbe incontrami perché deve sottoporsi a un’operazione difficile. Non so di preciso di cosa si tratti, ma vorrei chiedere al dottor Phlox di visitarlo.»
«D’accordo.» Archer le restituì il PADD. «Comunichi a Mayweather il cambio di rotta e cerchi di recuperare più dati possibili sulle conferenze di Blutengel. Stileremo le liste delle libere uscite in base agli orari delle conferenze.»
T’Pol annuì. «Grazie, capitano.»

«Sì, nella lavatrice! Considera che sono lavatrici piuttosto grosse, quelle industriali degli hotel, però era un nascondiglio carino, perché era caldo e morbido. E poi mio padre non veniva mai a cercarci lì, così spesso riuscivamo a evitare di fare i compiti di Storia.»
Trip rise. «Sì, anch’io odiavo la Storia. Quando prendevo un 6, mia madre mi faceva il pescegatto come premio.»
«Cosa non faceva mia madre per farmi studiare quelle materie odiose….» F’Ral alzò lo sguardo verso la porta, vedendo T’Pol entrare.
La mensa era quasi vuota, Trip e F’Ral avevano fatto tardi, T’Pol era ancora più in ritardo.
«Ehi.» la chiamò Trip. Aveva dei vaghi ricordi di essersi svegliato la notte prima, ma poteva anche essere un sogno. Ricordava di aver preso un cuscino che era di un azzurro chiaro, sbiadito, e di aver chiesto se non ce ne fosse uno con un colore più acceso, mentre, guardando fuori dall’oblò, aveva visto il cielo verde di un pianeta alieno. No, doveva essere un sogno.
«Va tutto bene?» chiese F’Ral, mentre T’Pol si sedeva al loro tavolo con un vassoio.
«Sì, ho fatto tardi perché stavo dividendo l’equipaggio in gruppi per la libera uscita su Blutengel.»
«Scusa se non ti ho aspettato, avevo fame.» disse Trip.
«Hai fatto bene.» rispose lei. «Arriveremo a Blutengel in quaranta ore. Ci sono delle interessanti conferenze sulla curvatura.»
«Posso partecipare anch’io?» chiese F’Ral.
«Certo, scenderai con il primo gruppo.»
«Che bello!» esclamò la Caitian. «E Trip?»
«Anche lui è nel primo gruppo.»
Lui annuì. «E tu?»
«Andrò alla conferenza medica con Phlox.»
«Scusa ma tu miao….» F’Ral scosse la testa. «Miac…. Miacao….»
«Mica?» propose Trip.
«Ecco, sì, insomma, non sei un medico.»
«Un mio vecchio amico è lì per motivi di salute. Vado a incontrarlo.»
«Spero che guarirà presto.» disse F’Ral. Non aveva idea di chi fosse, né di cosa avesse, ma già era entrata in empatia solo perché era un amico di T’Pol. Finì quel che aveva nel piatto velocemente. «Vi lascio soli, avrete voglia di stare insieme.» Detto ciò, si dileguò dopo aver svuotato il vassoio.

«Un vascello alieno ci chiama, signore.» disse Hoshi.
Archer annuì. «Sullo schermo.»
«Buon giorno.» disse un alieno verdognolo dallo schermo.
«Signor Fraddock.» salutò Archer, alzandosi. «È un piacere rivederla.»
«Credo mi stia confondendo con qualcun altro. Mi chiamo Mrodeck.» rispose l’alieno sullo schermo.
Jonathan sorrise. «Sì, mi scusi. Ho conosciuto una persona che le assomigliava molto che trasportava dei pellegrini verso Agosoria.»
«Certo, molti di noi fanno trasporti. E anche per me voi Umani siete tutti uguali.»
«Cosa posso fare per lei? Non siamo molto vicini e siamo diretti verso Blutengel.»
«Anche io sono diretto là. Ho a bordo una gentil donna che vorrebbe contattare uno dei vostri ufficiali. Vorrebbe parlare con la signora Firal.»
F’Ral, che era in plancia, seduta accanto a T’Pol perché aveva richiesto e ottenuto di poter apprendere qualche nozione sulla stazione scientifica, alzò lo sguardo. «Intende F’Ral?» chiese. «Sono io.» Guardò Archer, che le fece cenno di andare in centro alla plancia. «Chi mi cerca?»
«La signora Mirif.»
«M’Rif!» esclamò F’Ral, saltando.
«Se per il suo capitano va bene, le passo la comunicazione.»
Archer annuì e il volto dell’alieno verdognolo scomparve per lasciare spazio al muso peloso di una Caitian bianca e arancione che stava facendo smorfie alla videocamera.
«M’Rif!» esclamò di nuovo F’Ral.
«F’Ral!» esclamò lei. «Come stai, pulce saltellante?!»
«Sto bene, zecca di lusso!» replicò lei. «Ma tu cosa ci fai così lontana da Cait?»
«Oh, be’, ho pensato che dopo che tu avevi iniziato a viaggiare tanto, io potevo farlo un po’ e così sto andando verso Blutengel per recuperare qualche nuova informazione astronomica. Come ti trovi sulla nave degli Umani?»
«Benissimo, a parte che non ci son prati, per il resto è stupenda!»
«E loro come sono? Son gentili? Ne vedo uno lì di fianco a te, ma è vero che son poco pelosi, ma anche sotto i vestiti?»
F’Ral prese la mano di Archer e lo tirò verso di sé. «Lui è il capitano Archer!»
Jonathan rise.
«Ma dai, un capitano così giovane?! M’aspettavo un vecchietto con la barba bianca! Carino!» Poi si rivolse direttamene a lui. «Ciao capitano Archer, F’Ral fa la brava?»
«Sì, direi di sì.» Era decisamente divertito. «Così altri Caitian hanno deciso di viaggiare un po’.»
«Sì, per ora solo io, infatti sono su questa nave da trasporto, alla F’Ral è andata meglio, vedo. Vabe’, se poi ci vediamo su Blutengel, avremo la possibilità di incontrarci e parlare un po’ di più, vero?»
–Più di così?– pensò Jonathan. –Un’altra Caitian logorroica.–
«Arriveremo là tra circa diciotto ore.» disse poi.
«Ah, no, noi ci mettiamo un po’ di più, tre giorni, ma vi fermate un po’?»
«Sì, ci sono tante conferenze interessanti.»
M’Rif sorrise. «Allora ci vediamo lì, posso visitare la nave?»
«Certo.»
M’Rif si rivolse a F’Ral. «Allora ci vediamo presto, ciao pulce saltellante.»
«A presto, zecca di lusso.»
La connessione venne interrotta e le stelle ripresero il loro posto sullo schermo.
F’Ral mise un braccio intorno alle spalle di Archer (poteva farlo solo perché era sul gradino della plancia, altrimenti non ci sarebbe arrivata) e lo strinse a sé. «Che bello, rivedrò M’Rif.»
«Siete vecchie amiche?»
«Sì, ci siamo conosciute all’università. Eravamo in due corsi di laurea diversi, ma avevamo molti esami in comune e studiavamo spesso insieme. È la mia migliore amica.»
Archer annuì. «Bene, sono contento che tu possa incontrare qualcuno della tua razza.»
«Grazie, capitano. Vedrai, ti piacerà.» Sciolse l’abbraccio e tornò alla consolle. «Solo che è logorroica anche lei.»

«Tutto bene?» chiese Trip, quando T’Pol entrò nell’alloggio. Era sera tardi, lui era seduto a letto a leggere da un PADD.
«Sì, è tutto pronto per il nostro arrivo su Blutengel.» rispose lei, mentre si cambiava.
«Ho saputo che avete conosciuto un’amica di F’Ral.»
«M’Rif, la sua migliore amica e compagna di università.» Andò ad accoccolarsi accanto a lui, quindi appoggiò la guancia alla sua spalla.
«Che tipa è?» Trip le mise un braccio dietro al schiena e la tirò più vicina a sé, mentre continuava a leggere.
«Logorroica come F’Ral, ma forse un pochino più strana.»
«Vuoi che smetta di leggere?»
«No, no…. voglio solo stare qui un po’, se per te va bene.» Appoggiò la fronte al lato del suo collo e respirò il suo profumo. «Avevo anch’io una migliore amica all’università…. T’Lam. Abbiamo lavorato assieme agli scavi di Jimar, ma poi abbiamo preso strade diverse.»
«Diverse come?»
«Lei ha figli e non è mai stata in giro per la galassia.»
«Lei non ha me.» rispose Trip. Le sorrise.
«Non sa quello che si perde.» Si alzò appena per prendere la coperta, quindi tornò a riaccoccolarsi accanto a lui. –E non ha come amica/allieva F’Ral.–
«Hai paura che Denak non stia bene?»
«Non ho idea del perché debba andare a quella conferenza.» Si girò e lo baciò sulla guancia. «Lo sapremo domattina.»
Trip annuì e ricambiò, baciandola sulla fronte. «Domani.» sussurrò.

«Siamo arrivati appena in tempo all’attracco.»
Archer sbuffò, guardando la diagnostica che Tucker aveva fatto comparire sullo schermo della stazione tattica.
L’ingegnere indicò una parte della gondola. «Qualsiasi cosa sia entrata nei collettori bussard, ha provocato un bel danno alla gondola.»
«Tempi di riparazione?»
Trip scrollò le spalle. «Vediamo quanto aiuto possono darci alla conferenza.»
Jonathan annuì. «Va bene. L’equipaggio è sbarcato per intero tranne la tua squadra.»
«Ho promesso loro che potranno scendere.» ribatté Trip. «Posso mantenere la promessa?»
«Sì, organizza tu i turni per la riparazione.»
«Capitano.» La voce di Baird arrivò dalla stazione linguistica.
«Che ci fa ancora qui, marinaio?»
«Finisco il mio turno, poi sbarco.» sorrise lui. «C’è una trasmissione in ingresso.»
«Per me?»
«Non riesco a capire.»
«La passi qui e poi sbarchi.» rispose Archer. Sul monitor apparve il musetto di una Caitian che stava facendo smorfie alla telecamera.
«La signora M’Rif, immagino.»
«Sì, hai immaginato giusto.» rispose lei, continuando a fare le smorfie. «Dove siete?»
«All’attracco 18 della stazione orbitale equatoriale.»
«Ah ecco. La pulce saltellante è lì?»
Archer si girò verso la stazione scientifica, dove F’Ral e T’Pol stavano concludendo le operazioni di sbarco.
«F’Ral è qui, deve parlare con lei?»
«No, è solo che non volevo arrivare due giorni dopo di voi perché avrei perso un sacco di tempo in cui potevo fare i bagordi con F’Ral, così ho chiesto un passaggio a un’altra nave che veniva da queste parti…. solo che la nave è in avaria e siamo bloccati oltre la cintura di asteroidi.»
Archer sospirò. «Al momento anche l’Enterprise è bloccata, abbiamo gravi danni. Ma posso mandare una navetta a prenderla.»
«Oh, grazie. È vero che gli Umani sono gentili. Vi mando il mio segnale di tracciamento.»
«Non ha detto che è su una nave?»
«No, ero su una nave, ora sono su una capsula di salvataggio, ma va come una lumaca piattoloide e se vado con questa arriverò tra due anni.»
«Ci sono altri da prendere?»
«Sì, ma non li vedo da qui.» rispose lei, girandosi verso l’oblò.
«Va bene, avvertirò il governo di Blutengel che faccia ricerche per le altre capsule di salvataggio e manderò una navetta per lei.»
«Lei chi?» chiese M’Rif.
«Per te.» spiegò Archer.
«Ah, va bene, grazie.»
Jonathan si alzò in piedi. «F’Ral, la tua amica M’Rif è alla deriva in una capsula di salvataggio. Dobbiamo andare a recuperarla, ma l’Enterprise è danneggiata. T’Pol, le va bene andare a recuperarla con lei?»
«Certo.» rispose la Vulcaniana.
«Partite subito. E poi sbarcate su Blutengel.»
«Non riuscite a venire con noi?» chiese F’Ral.
«La gondola necessita di un intervento immediato.» disse Trip. «Andate, vi raggiungeremo al più presto.»
F’Ral fece una sorta di broncio: «Mi mancherete.» Quindi seguì T’Pol nel turboascensore.

«Siamo usciti dal raggio di comunicazioni con l’Enterprise.» informò T’Pol.
«Sto pilotando bene?» chiese F’Ral. «Travis mi ha dato tante lezioni, quant’è dolce….»
T’Pol doveva ammettere che la Caitian padroneggiava egregiamente la navetta.
«Frrrr.» disse a un tratto.
«Come dici?» chiese T’Pol.
«Niente, è…. è un suono che emettiamo noi Caitian, ogni tanto, in momenti di ansia per calmarci.»
T’Pol alzò lo sguardo dal monitor. «Perché sei in ansia?»
«Non mi capita tutti i giorni di pilotare una navetta con il primo ufficiale a bordo.»
«Stai andando benissimo.» rispose lei, sapendo che, come gli Umani, anche la Caitian aveva bisogno di essere tranquillizzata. «Ho individuato il segnale della capsula di salvataggio di M’Rif. Devi correggere la rotta verso 123.0»
«Ok….»
T’Pol guardò la Caitian. “Ok”. Era un’espressione tipica degli Umani che F’Ral aveva imparato praticamente subito.
Quando T’Pol riportò l’attenzione sul monitor, qualcosa le gelò il sangue nelle vene. Una traccia energetica. Quella della nave esplosa, il cui nucleo di curvatura fluttuava ancora nello spazio. E la configurazione era decisamente nota. «Oh no.» sussurrò.
«Ho sbagliato qualcosa?» chiese F’Ral, girandosi.
«INDIETRO TUTTA!» urlò T’Pol. Ma era troppo tardi.
Il nucleo di curvatura patragano esplose.

Quando F’Ral aprì gli occhi, ebbe la sensazione di essere in un banco di nebbia. Scoppiò a tossire violentemente. Si appiattì sul pavimento della navetta, dove l’aria era leggermente più respirabile e si guardò in giro. Che diavolo era successo?
Individuò T’Pol stesa sul retro della navetta. Gattonando, si avvicinò a lei. «T’Pol?» la chiamò con voce roca. Il fumo le aveva irritato la gola e le stava facendo piangere gli occhi. Si stava facendo più denso. «T’Pol, stai bene?» Le scrollò leggermente una spalla, ma lei non rispose.
Si spinse a forza fino alla piccola stazione scientifica della navetta e premette qualche comando. «Caccadicane.» sussurrò. «Se rimaniamo qua dentro moriremo soffocate. Vediamo che succede se invece usciamo….» Digitò qualche comando. «Ossigeno, azoto…. niente di nocivo…. dobbiamo uscire.»
Aprì il portello e finalmente riuscì a prendere una profonda boccata di aria. «T’Pol!» chiamò di nuovo, ma lei non rispose. «Ok, devo…. devo cercare di portarti fuori di qui.» Sollevò la Vulcaniana da sotto le spalle e la trascinò più delicatamente possibile fuori dalla navetta. «Voi umanoidi siete incredibilmente pesanti, lo sapete?» disse, tra gli sforzi. Una volta portata T’Pol fuori, lanciò un’occhiata dentro la navetta. Alcune scintille saltavano qua e là. «Uffa.» disse. «E chissà dove siamo, poi.»
Scivolò dentro la navetta per recuperare una coperta, che poi stese sopra T’Pol. Sospirò. La Vulcaniana poteva stare molto male e lei non aveva modo di saperlo.
Qualche secondo dopo, T’Pol si mosse.
«Ehi.» F’Ral si avvicinò a lei. «T’Pol? Sono F’Ral, stai bene?»
T’Pol aprì gli occhi e sembrò fissare un punto lontano, davanti a sé. «Che cos’è successo?»
«Non lo so. Speravo potessi spiegarmelo tu.»
«Non ricordo nulla dopo che è esploso il nucleo di curvatura patragano.»
«Patra…. gano?»
«Sì, è un popolo che abbiamo incontrato tempo fa. Dove siamo?»
«Non ne ho idea.» F’Ral alzò lo sguardo.
T’Pol appoggiò una mano a terra. «Non siamo nella navetta.»
«No, dentro la navetta si stava sviluppando un fumo strano…. non riuscivo a respirare e poi puzza. Puzza troppo.» Sospirò. «Spero di non averti provocato danni nello spostarti, ma saresti morta soffocata lì dentro.» F’Ral fissò T’Pol per qualche istante. «Stai bene?»
«Sì.» rispose lei. «Ma avrò bisogno del tuo aiuto.»
«Certo, dimmi cosa devo fare.»
«Dove siamo?»
«Non lo so. Credo sia un planetoide di classe minshara.»
T’Pol fece scorrere la mano sul terreno. «Di preciso dove?»
«Be’, siamo….» Alzò lo sguardo. «Siamo sprofondate con la navetta dentro quella che sembra una grotta.» Poi si girò verso la Vulcaniana. «T’Pol, tu….? Oh no…. Non ci vedi.»
Con tono piatto, le rispose: «Potrebbe essere cecità temporanea.»
«Devo riportarti al più presto sull’Enterprise.» F’Ral si alzò e guardò dentro la navetta.
«Dove stai andando?» le chiese T’Pol.
«Forse riesco a prendere un tricorder.»
«Non serve. Aspetta che il fumo si dissolva.»
F’Ral guardò la Vulcaniana, sentendo un gran senso di colpa crescere dentro di sé. «Cavolo, mi dispiace.»
«Non è colpa tua. Non potevi fare niente.»
F’Ral si chinò accanto a lei. «Quando il fumo si dissolve, è meglio che rientriamo nella navetta.»
T’Pol esitò. «No, io…. io non posso muovermi.»
La Caitian mise una mano sulla spalla si T’Pol. «Ti guido io.»
«No. Non è quello che intendevo. Non riesco a muovere le gambe.»
«Sei…. paralizzata?»
T’Pol sospirò.
«Oh caccadicane!» urlò F’Ral. «Tu stai malissimo, devo riportarti sull’Enterprise!» Lasciò T’Pol ed entrò nella navetta. L’aria all’interno era ancora irrespirabile e iniziò a tossire e lacrimare, ma cercò di mettere in funzione il segnale di emergenza.
«F’Ral, esci di lì!»
La Caitian resistette ancora qualche secondo, quindi afferrò un kit medico e una borraccia e uscì di corsa. «Mieuf, miaz, muf, miaoz!» urlò.
T’Pol immaginò che dovessero essere imprecazioni caitian, ma decise di non chiedere delucidazioni.
«Tieni, bevi un po’.» le disse lei, passandole la borraccia. «Ho acchiappato il kit medico. Cosa devo fare?»
«Accendi il tricorder e passalo davanti ai miei occhi. Che cosa dice?»
F’Ral guardò lo strumento. «Credo che ci sia un travaso di sangue. Ti fa male?»
«È solo un lieve mal di testa.»
La Caitian continuò l’esame. «Se interpreto bene i dati, hai una vertebra fratturata.»
«Phlox mi curerà. Tu? Stai bene?»
«Credo di avere un paio di costole incrinate e di certo molte botte, ma da quel che credo di aver capito, noi Caitian siamo molto più elastici di voi Umanoidi.»
T’Pol annuì leggermente. «Fai un esame col tricorder anche a te stessa.»
F’Ral obbedì. «Sì, niente di grave. Posso fare qualcosa per te?»
«Cerca di mandare il segnale di soccorso, ma aspetta che il fumo sia scomparso dalla navetta.»
«Sì, quello lo faccio…. ma posso far qualcosa per farti star meglio?»
T’Pol si girò in direzione della voce di F’Ral e la Caitian rabbrividì, quando notò che i suoi occhi erano rivolti verso un punto sbagliato. «Grazie, F’Ral. Sto bene così.»

Bip bip bip bip….
T’Pol aprì gli occhi, rendendosi conto di essersi addormentata. Con un trauma cranico era meglio non dormire, ma ormai era successo. F’Ral si era messa a lavorare all’interno della navetta.
«F’Ral?» chiamò.
Sentì i passi soffici della Caitian uscire dalla navetta e avvicinarsi a lei. «Sono riuscita ad avviare il segnale di soccorso.»
Trip aveva ragione: F’Ral era decisamene brava.
«Ho recuperato due sacchi a pelo e un’altra coperta.»
«Com’è il tempo?» chiese T’Pol, mentre riceveva in mano il sacco a pelo.
«Il sole sta entrando nella grotta. Penso che sia tarda mattina qui.»
T’Pol allungò la mano e la mise sulla spalla di F’Ral, quindi la tirò delicatamente verso destra.
«Qualcosa non va?» le chiese lei.
«No, anzi. Vedo delle ombre.»
«La tua vista sta migliorando? È un buon segno, no?»
T’Pol annuì. «Direi di sì.»
«Le gambe come vanno?»
«No, quelle sono ancora completamente immobili.»
F’Ral lasciò andare le fusa per qualche secondo, poi disse: «Hai fame? Perché io ne ho. Ti porto qualcosa? Un pasto vegetariano?»
«Sì, grazie.»
F’Ral stese i sacchi a pelo uno accanto all’altro in modo da potersi appoggiare allo scafo della navetta, quindi andò a scaldare i pasti. La Caitian rimase stranamente in silenzio durante il pasto e per altri minuti dopo aver finito. Poi, ad un tratto, T’Pol iniziò a sentire uno strano suono.
«F’Ral, stai bene?»
«M-hm.» rispose lei sottovoce.
Sospirò. Aveva riconosciuto il rumore. «F’Ral.»
«Mieeeeee-eeeee-ee-ee-o!» urlò lei. Stava piangendo. Un pianto caitian, un po’ diverso da quello umanoide, ma pur sempre tale. «Mieeee-ee-eeeeeeee-o!»
T’Pol allungò una mano, ma F’Ral era fuori dalla sua portata. «F’Ral, per favore, calmati.»
«Sì, ora mi-mi-eeee-ee-ee-o! calmi-eeee-ee-ooooo!» I singhiozzi proseguirono per qualche minuto, poi la Caitian sembrò calmarsi.
«Stai bene, F’Ral?»
«Sinceramente no. Ma tu stai peggio di me.» Tirò su col naso, quindi andò a sedersi accanto a T’Pol. «Credi che capteranno il segnale di soccorso?»
«Se non ci vedono arrivare, saranno preoccupati. Inoltre il governo di Blutengel sarà andato alla ricerca delle capsule di salvataggio patragane, troverà anche quella di M’Rif. Eravamo vicine a lei, quando il nucleo è esploso.»
«Chissà se M’Rif sta bene.» sussurrò F’Ral.
«So per esperienza che le capsule patragane sono molto solide.»
F’Ral sospirò. «Mi dispiace, se non fossimo andate a prenderla, non saremmo qui e tu non staresti così male.»
«Si risolverà tutto.»

«Se ti distrai già ora….» commentò Trip.
«Non mi sono “distratto”.» rispose Jonathan, chiudendo il comunicatore. «Ho appena ricevuto la comunicazione che tutti sono giunti alle loro conferenze. T’incontri con T’Pol, dopo?»
«No, abbiamo deciso di restare divisi per questi giorni.»
«C’è qualcosa che non va?»
«No, niente.» Trip sorrise leggermente. «Ma T’Pol è come mia madre, ogni tanto ha bisogno di un po’ di pausa. Stiamo già assieme così spesso che–» Si bloccò quando sentì qualcuno battergli sulla spalla.
Si girò e si trovò faccia a faccia con un alieno molto simile agli Umani, di bell’aspetto [NdM: molto somigliante a David Duchovny]. «Scusate, ma potreste continuare la vostra conversazione fuori? Il mio traduttore universale sta impazzendo nel cercare di tradurre la vostra lingua contemporaneamente a quella della relatrice.»
«Ci scusi.» sorrise Archer. «Ora stiamo in silenzio.»

«Miu, miue, mié, miuao….»
«F’Ral, va tutto bene?» chiese T’Pol.
«Sì, sto solo contando ad alta voce.» Uscì dalla navetta e si avvicinò a T’Pol. «Sta tramontando, temo che la temperatura scenderà parecchio la notte.»
«Ancora nessun segnale di ritorno?»
«No, ma ormai si saranno accorti che non siamo arrivate alla conferenza.»
T’Pol sospirò. Avrebbe avuto proprio bisogno di quella conferenza medica, ora.
«Come va?» le chiese F’Ral, sedendosi accanto a lei.
«Come prima.»
«Almeno la situazione non è peggiorata.»
T’Pol rimase in silenzio.
«È peggiorata? È così?» insistette F’Ral.
«Credo che sia calata la luce. Per questo non vedo più nulla.»
F’Ral sospirò. «Già.» Alzò lo sguardo. «Noi Caitian ci vediamo bene al buio.»
«Si può entrare nella navetta?»
«No, c’è ancora un odore tremendo.»
T’Pol alzò la testa, cercando di scorgere un po’ di luce. «Questo pianeta ha una rotazione abbastanza veloce.» disse. «Non sono passate più di un paio di ore, da quando hai detto che doveva essere mezzogiorno.»
«Già, hai ragione.» Fece le fusa.
«I Caitian….» iniziò T’Pol. «….non hanno un buon senso del tempo?»
«Sì, i Caitian in generale sì. Io no. Io mi perdo come niente e il tempo mi passa via di brutto.» Rabbrividì. «Comincia a fare freddo. E io odio il freddo – come quasi tutti i Caitian.»
«Prenditi le coperte, io mi adatterò nel sacco a pelo.»
«Ma figuriamoci!» esclamò lei. «Tu sei ferita, non se ne parla che io mi prendo le coperte. E poi anche Vulcano è caldo, il calore piace anche a te di sicuro.»
T’Pol sospirò leggermente. «Quanti gradi ci sono ora?»
F’Ral raccolse il tricorder. «18°C.»
«La Florida a novembre.» sussurrò T’Pol.
«Come dici?»
«No, niente. È…. è una cosa che ha detto Trip una volta.»
«Oh, giusto, la Florida è lo stato dove è cresciuto.» F’Ral si rannicchiò contro la navetta. «Tu ci sei stata? È bella?»
«No, non ci sono mai stata. Non ho viaggiato molto sulla Terra.»
«Dev’essere un bel posto. Il capitano mi ha detto che quando ci andremo mi concederà una lunga licenza per visitarla un po’. Potresti venire con me.»
«Sono spesso molto impegnata quando torniamo sulla Terra. E a volte, invece di andare là, mi fermo su Vulcano.»
F’Ral annuì, poi si rese conto che T’Pol non poteva vederla e disse: «Be’, sì, è comprensibile. Qualche volta ho anch’io nostalgia di casa, per questo ci tenevo così tanto a incontrare la zecca di lusso.»
«Intendi M’Rif?»
La Caitian scoppiò a ridere. «Sì, io la chiamo così perché una volta s’era presa una zecca…. ma non voleva ammetterlo, continuava a dire che era un eritema dovuto a un abito di lusso che era riuscita a farsi prestare per una festa. E così ho iniziato a chiamarla zecca di lusso.»
«E lei ti chiama…. pulce saltellante?»
«Sì, questo è perché io facevo ginnastica artistica. Ero bravina, eh…. sono andata avanti fino al secondo anno di università, poi ho smesso. Però ormai avevo il nomignolo di “pulce saltellante”.» F’Ral guardò verso l’apertura della grotta. Il cielo stava ormai diventando scuro. «È ora di infilarsi sotto le coperte.» Aprì il sacco a pelo e aiutò T’Pol a spostarcisi. «So che voi Vulcaniani non amate molto essere toccati, ma se stiamo vicine ci teniamo caldo. E poi io sono pelosa, tengo un sacco di caldo.»
Lei esitò un istante, poi disse: «È accettabile.»
F’Ral avvicinò il suo sacco a pelo a quello di T’Pol, quindi si raggomitolò contro il suo braccio. «Però scommetto che ti piace un sacco stare attaccata a Trip.» Non la lasciò ribattere. «Scusa, non sono fatti miei.»
T’Pol lasciò cadere volentieri il discorso.
Nonostante fosse ormai notte, ovviamente nessuna delle due aveva sonno. Il ciclo di quel pianeta era completamente diverso.
«Miao miao mi….» canticchiò F’Ral. «Mirimiaoooo…. Miaaao…. miao miaaao.» Poi si bloccò. «Ah, scusa…. È un motivetto per bambini…. Ogni tanto mi viene da cantarlo….»
«Dovresti cercare di riposare un po’.»
«Non ho sonno. È che sono un po’ preoccupata.»
«Verranno a prenderci, ne sono certa.»
F’Ral si mosse leggermente. «Sì, ma nel frattempo…. insomma…. Trip starà bene?»
T’Pol si girò verso di lei, nonostante non la vedesse. «Trip?»
«Sì, insomma, io…. No, niente.»
“No, niente” non era una risposta che T’Pol poteva ritenere valida, in questo caso. «Spiegami cosa intendi.»
F’Ral sussultò. «Ah, no, niente di quello che stai pensando!» esclamò.
«E tu come fai a sapere cosa sto pensando?»
«Uh, eh, oh, ah….» balbettò lei. «Be’, non è un coinvolgimento romantico, d’accordo?»
«So che siete diventati molto amici.» ribatté T’Pol. «Ma perché gli stai continuamente addosso?»
F’Ral rimase in silenzio per qualche istante, poi disse: «Ho ricevuto un messaggio dalla me stessa di un altro universo. Mi ha detto che il mio compito qui è quello di proteggere Trip: sono la sua guardiana. Ma promettimi di non dirglielo.»
T’Pol sospirò leggermente. «Io e Trip facciamo spesso fusioni mentali, qualcosa potrebbe sfuggirmi.»
«Io e la mia lingua lunga….» borbottò la Caitian. «Be’, ormai è fatta.»
«Che cosa intendi per “guardiana”?»
«Ricordi quel che ho fatto su quel pianeta della mia prima missione? Era già stabilito.»
T’Pol rimase in silenzio. «È un compito pericoloso.»
«Lo sai meglio di me.» rispose lei. «Anche tu sei la sua guardiana.»
«Stai viaggiando un po’ di fantasia.»
F’Ral sorrise. «Sarebbe bello.» Rimase in silenzio per qualche istante. «Sai, se fosse stato completamente ricoperto di pelo avrei tentato di soffiartelo.»
«Mhm?!»
F’Ral scoppiò a ridere. «No, non è vero!»

Tucker rigirò tra le mani il circuito di fase bipolare. Era solo un prototipo, ma era decisamente affascinante. Osservò gli schemi sul monitor, seguendo il percorso dell’energia attraverso il circuito.
«Salve.»
Trip alzò lo sguardo. Era l’Umanoide che gli aveva chiesto di smettere di parlare durante la conferenza. «Salve.» rispose.
«Non ci siamo presentati prima.»
L’alieno era alto più o meno come Archer, aveva la stessa corporatura, pelle rosa e cinque dita a ogni mano, ma aveva delle macchie scure a forma di fiamma che partivano da dietro le orecchie e scendevano sotto il collo del vestito. Potevano essere anche tatuaggi e quello poteva essere un Umano, per quel che ne sapeva Trip.
«Posso?» chiese, indicando la sedia libera al tavolo a cui Trip era seduto.
–Ahi, questo vuol farmi un altro cazziatone.– pensò. Ma rispose: «Prego.»
«Mi chiamo Seles Goknor.» disse l’alieno, chinando leggermente il capo.
«Trip Tucker.» rispose lui.
«Sembrerebbe che lei sia molto interessato a questa tecnologia.»
«Sì, credo che potrebbe incrementare la resa del plasma sulla mia nave.»
Seles appoggiò un gomito al tavolo e l’indice alla guancia. «Ho notato che lei ha tre rettangoli sulla sua uniforme, mentre il suo amico ne aveva quattro. Posso dedurre che lei sia un capitano e il suo amico un ammiraglio?»
Tucker rise. «È un buon osservatore. Ma no, io sono il capo ingegnere e lui è il capitano.»
«Capo ingegnere, certo, avevo intuito che lei lavora coi motori.»
«E lei?» chiese Trip.
«Ingegnere di curvatura.» Indicò sullo schermo una sigla in una lingua aliena. La premette e la scritta venne tradotta in “Seles Goknor”.
«È lei l’ingegnere che ha creato questo circuito.»
Seles annuì. «Mi piacerebbe avere la sua opinione a riguardo.»
«Be’, direi che è geniale.»
L’alieno rimase a fissarlo, come se si aspettasse altre parole.
«Sì, ecco, sarà di sicuro utile sulle navi stellari.» continuò Trip.
Seles sorrise. «Che ne dice se provassimo a vedere se si può adattare alla tecnologia della sua nave?»
Tucker scrollò le spalle. «Volevo giusto proporre al mio capitano di trattare per l’acquisto di questo componente.»
«Ne ho portati parecchi dal mio mondo natale.» continuò Goknor. «Cominciamo a vedere se è compatibile, poi parleremo del prezzo.»
Trip lo guardò interrogativamente. «Vede, abbiamo in corso alcune riparazioni a bordo e ci vorrà del tempo, prima di riuscire a fare quelle analisi.»
Seles sfoderò un sorriso brillante. «Magnifico. Non ha un po’ fame?»
«Ah, be’, a dire la verità…. sì, in effetti sì.»
«La invito a pranzo. Non vedo l’ora di poter parlare con un bravo ingegnere al mio stesso livello. Qui in giro sono tutti così mediocri! Venga: offro io.»
Trip decise di seguirlo. In fondo erano in mezzo alla folla, non poteva capitargli nulla di male.
O almeno così sperava.

Alla fine F’Ral era riuscita ad addormentarsi. Aveva smesso di parlare e aveva appoggiato la fronte al braccio di T’Pol, che sembrava aver deciso di sopportare quell’intrusione nel suo spazio personale per amore del caldo.
F’Ral la capiva benissimo, non per niente su Cait dicevano “santo Sole”.
Poi, però si era svegliata. Era l’alba, ma poteva voler dire che non erano passate che poco più di quattro ore e lei, da brava felinoide, era abituata a dormire almeno nove ore. Ma non era la luce che l’aveva svegliata, i Caitian erano abituati a dormire anche in piena luce, dato che spesso dormivano sdraiati sull’erba godendosi i raggi del “santo Sole”.
Si tirò a sedere e mise una mano sulla spalla di T’Pol, che si stava lamentando nel sonno. «Ehi….» sussurrò. Avvicinò il naso alla sua guancia e le diede un leggero bacio gattesco. «Svegliati, T’Pol.»
Lei aprì gli occhi. «F’Ral? Sei tu?»
«Sì, sono io.» F’Ral le accarezzò la fronte. «Ti lamentavi nel sonno.»
«Sto bene.» disse T’Pol e cercò di alzarsi, ma una fitta alla schiena la bloccò a terra.
«Non si direbbe.» rispose lei. «Cosa senti?»
«Ho un dolore abbastanza forte alla base della spina dorsale.»
F’Ral infilò la mano sotto le coperte e premette delicatamente sopra il suo ginocchio. «Lo senti?»
T’Pol scosse la testa. «No, ma il dolore è comunque un buon segno.»
«Lo spero. Vuoi un ipospray contro il dolore?»
«No, lascia stare.»
F’Ral le rimboccò le coperte. «Prova a dormire ancora un po’.»
«Sto bene, F’Ral.»
Lei si alzò in piedi. «Faccio una cosa, provo a dare un’occhiata in giro. Magari c’è modo almeno di avvicinarsi alla superficie, potrebbe esserci qualcuno che può darci una mano.»
«Lo escludo, in questo sistema sono presenti solo due pianeti abitati, Blutengel e Himmelanmut.»
«Magari c’è una piccola colonia o una nave atterrata qui senza problemi.»
T’Pol rimase a pensare per qualche istante, poi decise che F’Ral aveva ragione. «Dammi un comunicatore e prendine uno. Apri una comunicazione con me e mantienila aperta finché non torni qui.»
«Mi stai chiedendo di parlare in continuazione?» F’Ral scoppiò a ridere. «Sfondi una porta aperta, tesoro mio.» Aprì il comunicatore e iniziò a camminare. «Va bene, vediamo, potrei raccontarti di quella volta che io e M’Rif ci siamo messe in costume da bagno e spalmate di farina bagnata e abbiamo fatto le statue nel parco dell’università….» [NdM: Questa cosa l’ha fatta Connor Trinneer. http://img703.imageshack.us/img703/6403/connortrinneer0250.jpg ]
«Cosa ne dici invece di descrivermi quello che vedi?»
F’Ral si fermò, si girò e guardò T’Pol, ancora sdraiata sul fianco, rintanata dentro il sacco a pelo e con il comunicatore in mano. «Sì, forse è un’idea migliore.»

«No, davvero?!» Tucker fissò Seles. «È pazzesco.»
«No, è una cosa normale.»
«Se lo dice lei.»
Goknor gli sorrise. «Ho sempre voluto viaggiare e ho utilizzato la mia competenza in ingegneria per avere passaggi sulle navi. Sono arrivato parecchio lontano.»
«Lontanissimo. Ma non le manca casa?»
«No, incontro tanta di quella gente interessante, culture diverse, luoghi incredibilmente belli…. non ho tempo di aver nostalgia.»
Trip sorrise. «Be’, io non potrei stare lontano tutto quel tempo da casa. Ogni tanto mi piace tornarci.» Tucker guardò il piatto vuoto. «Be’, credo che sia ora di pagare il conto e lasciare il posto ad altre persone.»
«Lasci fare a me.» Seles gli sorrise e infilò una tessera per i pagamenti nel lettore sul tavolo. Anche Trip ne aveva ricevuta una, quando erano arrivati.
«Ah grazie, io…. potrei offrirle una cena sull’Enterprise, finiti i giri di oggi.»
«Non chiedo di meglio.»
Si alzarono e uscirono dalla tavola calda.
«Anzi,» continuò Seles. «potrei in effetti chiederle di meglio. Che cosa ne pensa di alcune delle mie piccole invenzioni?»
«Dipende da qual è il prezzo.»
«Un passaggio.»
«Verso dove?»
«Mi ha detto che stavate andando verso Deneva, prima di deviare per Blutengel.»
Tucker annuì. «Esatto. Vuole andare là?»
«Mi può andare bene.»
«Ne parlerò al capitano.» rispose Trip. «Di sicuro il circuito di fase bipolare mi interesserebbe.»
«Mi farebbe piacere aiutarla a collegarlo al motore.»
Tucker sorrise. «Ah sì, ma di solito preferisco fare da solo le modifiche ai miei motori.»
«Naturalmente.»
«Bene, la ringrazio per il pranzo, signor Goknor.»
L’alieno sorrise. «Abbiamo pranzato insieme, possiamo darci del tu, che cosa ne pensa?»
«A me va bene, Seles.»
«Allora, che ne dici, Trip? Ci vediamo per la presentazione dei nuovi replicatori di microprocessori?»
Lui annuì. «Certo, volentieri.»
«Allora ci vediamo all’ingresso della sala 13, alle 16:00.»
«Perfetto. A dopo.»
Goknor guardò Tucker allontanarsi. «Bene, perfetto.» sussurrò tra sé e sé. «Tutto sta andando secondo i miei piani.»

«E poi S’Fruf mi fa: “E com’è invece quando non vomita?”»
«F’Ral, è cambiato il paesaggio?» chiese T’Pol.
«No, è ancora una grotta senza niente di particolare. Comunque poi M’Rif e S’Fruf si sono mesi insieme, quindi il fatto che lei gli avesse vomitato addosso non ha influito sul loro rapporto. Certo, poi M’Rif ha evitato di mangiare ancora il merluzzo in pastella con la salsa yamok, che detto sinceramente fa vomitare anche a me.» Si fermò e si guardò in giro. «E tu e Trip siete sempre andati d’accordo come ora?»
«No, per niente.» rispose T’Pol.
«Davvero?»
«I primi tempi non facevamo altro che stuzzicarci e litigare. Penso che Trip si divertisse.»
F’Ral rise. «Sì, capisco. Sì, insomma, come me e M’Ral. Anch’io e lei facevamo così, ma ci vogliamo un gran bene.» Sospirò. «Forse è anche questo che non andava tra me e Smirn. Sempre tutto rose e fiori, troppo perfetto per durare. Ehi, aspetta…. il paesaggio sta cambiando, c’è un po’ di vegetazione, qua e là, un po’ di luce in più…. assomiglia molto alla caverna dove siamo sprofondate….»
T’Pol sospirò e chiuse il comunicatore di scatto. «F’Ral, hai camminato in cerchio!» esclamò.
F’Ral sbucò nella grotta. «Oh cavolo.» Tornò vicino alla navetta. «Vabe’, niente da fare, cosa ne dici di mangiare un po’? Prendo una razione di branzino, io mangio la carne e tu le verdure?»
«Mi va bene, ma il branzino è un pesce.»
«Davvero?» chiese F’Ral. Entrò nella navetta e iniziò a frugare nelle provviste. «Pensavo fosse una specie di bovino…. sai, il bue, il toro, la mucca, il vitello e il branzo.»
«Si dice manzo.»
«Ah, ecco. Allora cosa ne pensi di…. crocchette di pollo con contorno di patate e carote?»
«D’accordo.» T’Pol sospirò. Non poteva prendersela con F’Ral solo perché era logorroica. Stava facendo del suo meglio, anche a trattenersi dal parlare troppo (non che ci riuscisse molto), d’altra parte nemmeno lei era una che stava sempre in silenzio e Trip era stato apostrofato come “quello parla troppo” da un Klingon all’inizio della missione. Avrebbe voluto solo poter camminare e vedere. Cominciava ad aver paura che quelle condizioni fossero permanenti.
E la paura era un’emozione che non avrebbe mai voluto sperimentare.

«F’Ral, che cos’hai?»
«Eh?» fece lei, mentre si grattava dietro un orecchio.
«Ti stai grattando a sangue.»
«Ah, no. No, è solo che mi prude qui…. Avrei bisogno di lavarmi.»
–A chi lo dici.– pensò T’Pol. «Qui dove?»
«Vicino all’orecchio. Ma ora smetto.» Si diede una grattata finale, quindi tornò vicino a T’Pol. «Come vanno vista e gambe?»
«Nessuna novità.»
«Sta diventando buio.» Si tirò in piedi. «Do un’ultima un’occhiata in giro.»
«Fai attenzione.» rispose T’Pol. Non poteva fare nulla per aiutare F’Ral, ma non pensava che ci fosse nulla di pericoloso. Si appoggiò alla navetta e sospirò, ormai avrebbero dovuto accorgersi della loro assenza.
Proprio mentre pensava a questo, sentì dei soffici passi arrivare di corsa verso di lei. «Miaaaaaao!» urlò F’Ral e si buttò sul sacco a pelo di fianco a T’Pol abbracciandola.
«Cos’è successo?» le chiese, mettendole una mano sulla sua.
«Miao….» rispose F’Ral. «Voglio dire…. stavo guardando una parete, pensavo che forse sarei riuscita a scalarla per uscire e…. ad un tratto dalla roccia è uscita una sorta di gelatina che ha preso il mio aspetto!»
T’Pol rimase in silenzio per qualche istante. «F’Ral….»
«Mi ha spaventata terribilmente!»
T’Pol ricordò una delle primissime missioni da quando era arrivata sull’Enterprise, quando dentro una grotta, Trip e altri membri dell’equipaggio avevano visto degli uomini-roccia uscire dalle pareti. «Sei piuttosto stanca, ti stai prendendo cura di entrambe da diverse ore e hai dormito poco….»
F’Ral, rimanendo abbracciata a lei, si tirò leggermente indietro. «Mi stai dicendo che me lo sono immaginata?»
«È più plausibile del fatto che della gelatina esca dalle pareti e prenda il tuo aspetto.»
«Sì, è probabile.» rispose F’Ral. «Devo avere le allucinazioni.»
«”Sì”?» chiese T’Pol. Non si era aspettata che F’Ral accettasse quel fatto con tale facilità.
«L’hai detto tu che sono stanca….»
«Che cosa ne dici di sdraiarti e provare a riposare un po’?»
F’Ral annuì. «Forse è meglio…. però…. so che voi Vulcaniani non amate molto essere abbracciati, ma posso rimanere così? Anche se è solo un’allucinazione, ho una paura cane.»
Nella sua mente, T’Pol vide distintamente F’Ral che sbatteva le ciglia e faceva gli occhioni dolci. Irresistibile, anche per lei. «Va bene.»
«Grazie.» rispose e si accoccolò accanto a lei.

«Eccoci, ci siamo quasi.» Trip stava gattonando dentro uno dei condotti di ispezione laterali della sala macchine.
Dietro di lui, nella stessa posizione, Seles. «Mhm.» rispose.
«Non è molto comodo, in effetti.» disse Trip.
«Oh be’, non c’è problema per me.» rispose l’alieno. «Non mi faccio particolari problemi, i posti stretti non mi dispiacciono.»
Trip si sedette. «È qui. Devo smontare questo pannello, ma ci sono solo un paio di bulloni da svitare.»
Goknor si mise accanto a lui. «Come mai questi condotti sono così stretti, comunque?»
«Non è una nave molto grande, come hai visto. E qui non ci si viene spesso.»
L’alieno si chinò in avanti, andando a sfiorare il braccio di Tucker. «Ti do una mano?»
«No, è già fatto.» Sfilò il pannello. «Noi usiamo questo tipo di circuito, però direi che potremmo attaccare uno nuovo slot per infilare il tuo.»
«Utilizzandoli entrambi, sì, certo. Ottima idea, così ci sarebbe un circuito ridondante in caso di malfunzionamento di uno dei due.»
«Se noi….» Trip estrasse dei cavi.
«Sì, noi?» chiese Seles.
«Se riuscissimo ad attaccarci a questi, non dovrebbe essere un lavoro lungo.»
Goknor si sporse in avanti, andando ad appoggiarsi, in pratica, alla spalla di Tucker. «Potremmo fare un controllo incrociato per essere più tranquilli.»
Trip si girò per chiedergli come intendeva fare le connessioni della slot, ma Goknor lo prevenne. Si appoggiò con entrambe le mani alle sue spalle e Tucker cadde indietro sul pavimento, Goknor steso sopra di lui. Prima che Tucker potesse riprendersi dalla sorpresa, Seles si tirò in avanti e lo baciò sulla bocca.
«CHE CAZZO!» urlò Trip, spingendo via l’alieno di scatto.
Goknor cadde indietro.
Tucker si tirò a sedere e lo fissò. «Che cos’era quello?!»
«Un bacio!» esclamò Seles. «So che si usa anche sulla Terra!»
«Sì, ma non in questo modo!»
Seles lo guardò. «Avrei dovuto parlarti un po’ d’amore, prima?»
«No!» Trip avrebbe voluto scappare fuori dal condotto, ma Seles bloccava l’uscita. «No, è che non sono interessato a una relazione con un maschio!»
«Io non sono un maschio!» esclamò l’alieno.
Tucker lo fissò per qualche secondo. «Non sei un maschio?»
«Be’, non solo.» rispose lui. «La mia specie è androgina.»
Trip si passò una mano sugli occhi. «Senti, Seles, mi dispiace se ti ho dato l’impressione di essere interessato a una relazione romantica con te.»
«No, non mi hai dato quell’impressione, ma speravo che saresti stato d’accordo.»
«Scusa, ma io sono già felicemente fidanzato.»
«E allora?»
–“E allora?!”– Tucker sospirò. «Sono strettamente monogamo. Non m’interessa stare anche con te.»
Sul volto di Goknor apparve un’espressione contrita. «Io speravo….» Tirò su col naso. «Ora è meglio che vada.» Così dicendo, si girò e uscì velocemente dal condotto.
«Oh santo Sole….» sussurrò Trip. «Ci mancava solo questa….»
E a proposito di “santo Sole”, non aveva ancora sentito T’Pol e F’Ral. Era vero che aveva deciso di lasciarla tranquilla, ma le mancava. Tanto più ora che aveva subito delle avance piuttosto pesanti da Goknor. Quando uscì dal condotto, Seles non era più in vista. Sperò che non stesse pensando di sabotare l’Enterprise per fargliela pagare, dato che – per quel che aveva visto – ne avrebbe avute le capacità.

T’Pol alzò la mano e delicatamente appoggiò l’indice sulla punta dell’orecchio sinistro di F’Ral.
«Mhm?» fece la Caitian, destandosi.
«Scusa non volevo svegliarti.»
«No, niente, credo di aver dormito abbastanza….» Aprì gli occhi e guardò T’Pol che fissava un punto sopra la sua testa. Precisamente la punta del suo orecchio sinistro. «Ci vedi?»
«Un po’ più di prima.» disse T’Pol, ritraendo la mano. «Volevo controllare che il triangolo che vedo fosse proprio il tuo orecchio.»
F’Ral si tirò a sedere. «Dovrei provare AAAAAAAAAAAAAAAAH!» urlò.
«Che succede?» chiese la Vulcaniana.
«C’è una…. Caitian qui davanti a me!»
T’Pol si girò, ma il fondo della caverna era scuro e non vedeva nulla.
«Scusate.» disse la Caitian in piedi. «Non volevo spaventarvi.»
«Chi è lei?» chiese T’Pol.
«Vivo qui.»
«Ti ho visto ieri.» F’Ral si alzò in piedi. «Ma mi sembravi gelatinosa, prima di diventare esattamente identica a me.»
«Noi possiamo prendere la forma che vogliamo.»
«”Noi”?» chiese T’Pol. «Chi siete?»
«Abitiamo qui.» La finta Caitian si avvicinò a T’Pol e cambiò lentamente forma, passando attraverso una sorta di ibrido caitian-vulcaniano, per poi prendere l’aspetto di T’Pol.
«Uh, che effetto….» disse F’Ral. «Come lo fai?» Si mise accanto a T’Pol, non le piaceva il fatto che quella specie di gelatina le si fosse avvicinata.
«Noi siamo così.»
«Ci sono altri di voi?»
«Siamo in due.»
«Oh poverini!» esclamò F’Ral. «Dev’essere così triste essere così in pochi.»
T’Pol pensò che in fondo lei, Phlox e F’Ral erano da soli sull’Enterprise. Ma in fondo gli Umani avevano fatto di tutto per farli integrare.
«Di solito nessuno viene qui.» continuò la forma di vita gelatinosa. «C’è un campo di smorzamento che impedisce di entrare nel pianeta. Come avete fatto a entrare?»
«La nostra navetta è stata colpita dall’onda d’urto di un’esplosione.» disse T’Pol. «Quando ci siamo risvegliate eravamo qui.»
La finta T’Pol si tirò leggermente indietro. «È quella la vostra navetta?»
«Sì.» rispose la Vulcaniana. «Ci dispiace aver invaso il vostro spazio.»
F’Ral la guardò, pensando che in fondo lei era abituata ad invadere lo spazio vitale delle persone. Soprattutto quello di Trip e T’Pol, ultimamente.
«Non è un problema.» continuò la forma di vita, prendendo di nuovo quella strana forma ibrida tra le due donne. «Non siamo stati noi a mettere il campo di smorzamento. L’hanno messo coloro che sono venuti prima di noi.»
«E chi sono? Intendete i vostri genitori?»
«Per così dire.» La forma di vita inclinò il capo, fissandole. «Siete i primi solidi senzienti che incontro.»
«Solidi?» chiese F’Ral.
«Basta così!» Una voce più profonda venne dal fondo della caverna, da dove era arrivata la prima forma di vita.
La figura di un umanoide, senza particolari dettagli di fisionomia, camminò verso di loro. «Hai avuto abbastanza contatti con queste due.»
«In realtà non ci siamo ancora presentati.» F’Ral indicò sé stessa. «Io sono F’Ral e lei è T’Pol.»
«Noi non abbiamo nomi.»
«Che tristezza!» esclamò F’Ral.
«Non è affatto così.» rispose la seconda forma di vita arrivata. «Non abbiamo nomi perché non ci servono.»
«Se lo dici tu.» replicò F’Ral.
«Come avete fatto ad entrare?»
«L’ha già detto T’Pol. È stato un caso.»
«State per invadere il pianeta.» continuò la forma di vita. «Non possiamo permettervelo.»
«No, non vogliamo fare nulla del genere.» rispose F’Ral. «La nostra navetta è danneggiata, altrimenti ce ne saremmo già andate. Ci aspettano su Blutengel.»
La forma di vita esitò qualche istante, poi si rivolse al suo simile e disse: «Dobbiamo ucciderle.»

«Trip!»
Tucker stava camminando nel corridoio, quando sentì la voce di Reed alle sue spalle.
«Ciao, Malcolm. Pensavo fossi sulla superficie.»
«No, stavo per chiamarti. Abbiamo un problema.»
Trip incrociò le braccia e sbuffò. «È il signor Goknor, vero?»
Malcolm gli rivolse uno sguardo interrogativo. «No, l’ho visto infilarsi nel suo alloggio poco fa, perché?»
«Ah, lascia stare. Qual è il problema?»
«La Navetta Due non è mai arrivata alla conferenza. Hanno segnalato per errore un’altra navetta.»
–Oh no….– Trip fissò Malcolm. «È quella che hanno preso T’Pol e F’Ral.»
«Esatto. Una pattuglia di Blutengel ha raccolto poco fa la capsula di salvataggio di M’Rif e le altre espulse dalla nave. Quando M’Rif è andata a cercare F’Ral, non l’ha trovata.»
«Forse non si sono trovate e stanno tornando indietro.» disse Tucker. Ci credeva poco lui stesso, erano ormai passate ore.
«Temo di no.» disse Reed. Abbassò lo sguardo sul PADD che aveva in mano. «La nave che aveva preso M’Rif è saltata in aria, si è vista l’esplosione nel cielo serale di una zona di Blutengel.»
«Non capisco cosa intendi.»
Malcolm esitò un istante. «La nave…. era patragana.»
Trip si sentì gelare il sangue nelle vene. «Pekh.»

«Ehi, ehi, non possiamo parlarne un attimo?!» esclamò F’Ral. «Direi che stai un pochino esagerando, non vi abbiamo fatto nulla di male.» Alzò lo sguardo. «Sì, be’, forse abbiamo distrutto il soffitto di questa grotta, ma non l’abbiamo mica fatto apposta.» Si girò. «E forse vi abbiamo anche abbattuto qualche arbusto. Ma possiamo darvi una mano a sistemare tutto.»
«Non è per questo.» rispose la seconda forma di vita apparsa. «Non ci servono la grotta, né gli arbusti. Ma il campo è stato messo per tenere fuori individui come voi, che vogliono farci male.»
«Non vogliamo farvi male.» disse T’Pol. «Siamo esploratori. Veniamo in pace.»
«Come no!» La forma di vita emise una sorta di risata. «Come quelli che hanno ucciso chi è venuto prima di noi.»
«Siete diffidenti a causa di cattive esperienze passate, ma non dovete temere ancora.» continuò T’Pol.
«Davvero?! E il campo di smorzamento sarebbe stato messo per gioco?»
F’Ral guardò la forma di vita. Il suo corpo stava diventando traslucido, ma non sembrava che ne stesse soffrendo. Sembrava più che altro che stesse perdendo la forma umanoide perché non le interessava mantenerla. «Come hanno fatto a mettere il campo, se sono stati uccisi?»
«L’hanno messo poco prima di morire.» rispose la prima forma apparsa. «Io però….» Si rivolse al suo simile. «Non credo che siano cattive loro…. sono gentili e premurose una verso l’altra anche se sono di due specie completamente diverse.»
«Ci state osservando da parecchio tempo.» constatò T’Pol.
«Da quando siete arrivate.» rispose lei. Poi continuò. «Non possiamo parlarne un po’, prima?»
L’altra forma di vita emise quello che sembrò un sospiro. «Leghiamole.»
«T’Pol è per metà paralizzata e non ci vede.» disse F’Ral. «È ferita e ha bisogno di cure.»
«Non sappiamo curare i solidi.» disse la prima arrivata.
«Né ci interessa. Leghiamole comunque, non voglio correre rischi.»

«Le nostre pattuglie stanno battendo lo spazio fino alla cintura di asteroidi.» L’ammiraglio Miltion, il capo della Flotta Spaziale di Blutengel mostrò ad Archer e Tucker la posizione delle navi. «Appena avremo notizie, vi faremo sapere qualcosa. Mi dispiace molto di questo incidente, cerchiamo di essere ospitali.»
Non potevano dargli torto. La conferenza era tenuta in un immenso spazio costruito appositamente anni prima, contornato da alberghi e ristoranti. L’ospitalità era completamente gratuita, anche se una piccola donazione per aiutare con le spese era ben accetta.
«Gli incidenti càpitano.» disse Archer. «Inoltre la colpa non è vostra.»
Il capo alzò lo sguardo. «Eh, sì, purtroppo devo dire di sì….»
«In che senso?» chiese Trip.
«No, conosciamo i Patragani.» disse Archer. «Sappiamo che a loro gli incidenti càpitano molto spesso.»
«Sì, è questo il punto. Ci è sfuggita la loro nave in arrivo, altrimenti li avremmo bloccati oltre l’orbita del pianeta più esterno.»
Trip guardò sullo schermo lo schema di dispersione della nave esplosa, quindi notò qualcosa di strano. «Scusi, ma potrebbero essere oltre la fascia di asteroidi. Perché non proseguite le ricerche anche lì?»
«Quello non è nostro spazio. Appartiene a Himmelanmut.»
«L’altro pianeta abitato del sistema.» ricordò Archer.
«Esatto. Abbiamo avuto dispute territoriali, in passato e quindi abbiamo stabilito che fino alla fascia di asteroidi è spazio nostro, dagli asteroidi in poi è loro.»
Jonathan pensò che sarebbe stato meglio utilizzare la fascia di asteroidi come zona neutrale. «Possiamo parlare con il governo di Himmelanmut?»
«Stanno anche loro effettuando le ricerche. Ci contatteranno appena–» La sua frase fu interrotta da un segnale acustico. «Sono loro.» Premette un pulsante sulla consolle. «Colonnello Hideinot.» Salutò. «Ci sono novità riguardo la navetta terrestre? Ho il capitano Archer e il comandante Tucker qui con me.»
«Sì, abbiamo individuato la traiettoria della navetta terrestre.» disse un alieno dallo schermo.
«Dove si trova ora?» chiese Archer.
«Pensiamo che sia caduta su un planetoide che chiamiamo Ordaron.»
«No!» esclamò Miltion. «Non proprio Omarton.»
«Purtroppo sì. Ci stiamo in effetti chiedendo come abbiano fatto.»
«Che cosa intende?» chiese Archer.
L’alieno sullo schermo alzò un sopracciglio. «La prego, ammiraglio Miltion, di aggiornare i suoi ospiti. Io devo tornare al lavoro.» Lo schermo tornò nero.
Miltion sospirò. «Omarton, o, come lo chiamano loro, Ordaron, è un piccolo pianetino che noi abbiamo sempre considerato una riserva naturale. Per anni, però, gli abitanti di Himmelanmut l’hanno considerato un luogo da depredare, fino a che è stato innalzato un campo di smorzamento che impedisce l’accesso a navi e sonde. È così da cento anni, ormai.»
«Potreste aprirci il campo di smorzamento giusto il tempo per recuperare i nostri ufficiali, poi ce ne andremmo subito.» propose Trip.
Miltion scosse la testa. «Non siamo stati noi a mettere il campo di smorzamento.»
«E chi?»
«Si dice siano stati gli abitanti del planetoide.»
«In che senso “si dice”?» chiese Tucker.
«Quando il mio popolo andava su quel pianeta per visitarlo, per vederne le bellezze naturali e i piccoli animali di cui era popolato, non ha mai trovato traccia di vita intelligente. Voglio dire, “intelligente” ad alti livelli di astrazione, non come…. ecco, non vorrei offendere, ma…. non intelligenti come lo è il suo…. cane?»
Archer annuì. «Sì, ho capito. Ma allora chi ha costruito il campo?»
«Secondo Himmelanmut, ci sono degli “spettri” che popolano il pianeta. E anche se noi non li abbiamo mai visti, è l’unica spiegazione, al momento, che abbiamo.»
Archer sospirò. “Spettri”. –Andiamo bene….–

Anche se T’Pol non poteva vederla, sapeva che F’Ral aveva il broncio. Non che potesse biasimarla, quando era stata legata su Coridan ce l’aveva pure lei, il broncio, anche se era pur sempre un “broncio vulcaniano”. Non sapeva di preciso come fosse stata legata perché non la vedeva. Ma la sentiva sospirare e sbuffare. Inoltre cominciava ad avere freddo e immaginava che per la Caitian fosse lo stesso.
F’Ral, stranamente, non parlava, ma continuava a sbuffare e sospirare, finché, dopo quasi un’ora di silenzio, esclamò: «La prossima volte che la zecca di lusso mi chiede un passaggio le dico di andare a cani!»
«Prossima volta?» chiese T’Pol. Capiva che F’Ral era tesa – e anche lei lo era, in fondo avevano appena ricevuto una minaccia di morte – e farla parlare poteva essere un modo per cercare di farla stare tranquilla.
«Sì, una volta mi ha chiesto di darle un passaggio e ha vomitato nell’auto di mio zio. Quello che c’ha l’albergo. Non ti dico che schifo.»
«Aveva bevuto alcol?»
«Ah…. be’, avevamo bevuto tutt’e due, ma io non avevo vomitato in auto.»
“Non in auto.” T’Pol non osò chiederle dove lei l’avesse fatto.
«F’Ral?»
Si girarono entrambe verso la voce della prima forma di vita.
«Filly.» fece F’Ral.
«Filly?»
«Era una mia amiaoa…. amicimao….» Sbuffò.
«Amica.» suggerì T’Pol, con tono piatto.
«Ecco…. sì, d’infanzia. Era simpatica e carina, tutta grigia con gli occhi gialli.»
«Io voglio esservi amica.» rispose Filly.
«Sì, ma non l’hai dimostrato legandoci.» obiettò T’Pol.
«Tanto tu non ti muovevi comunque.» rispose l’aliena. «E poi vi ho salvato la vita. Fosse stato per….» Si bloccò. Era evidente che, esistendo solo loro due su quel pianeta e non utilizzando una forma solida, non avevano bisogno di riferirsi l’una l’altra.
«Polly.» disse F’Ral. «Ho chiamato la tua amica Polly.»
«Polly? Be’, vabe’, Polly. Voleva uccidervi, ricordate?»
T’Pol si mosse leggermente, era terribilmente scomoda. «Vogliamo solo andarcene.»
«F’Ral, c’è una cosa che devo mostrarti. Potrebbe aiutarci a far cambiare idea a…. Polly.» Si chinò in avanti e le sciolse le caviglie, ma non i polsi. «Vieni con me.»
F’Ral si alzò. «E T’Pol?»
«Starà bene, stai tranquilla.» Così dicendo, si allontanarono.
T’Pol sospirò. Era quasi certa che quelle forme di vita le avrebbero uccise, una divisa dall’altra. Sentì una morsa allo stomaco, quando pensò: –E chi proteggerà Trip?–
«T’Pol.»
Aprì gli occhi inutilmente. Non vedeva ancora nulla. «Chi sei?» chiese.
«Sono “Polly”.» rispose la forma di vita. «Non mi vedi, vero?»
«Eri qui anche prima?»
«Sì. Ho chiesto a Filly di portar via F’Ral perché volevo parlarti da sola.»
T’Pol cercò di tirarsi dritta, ma senza riuscirci. Non ebbe nemmeno aiuti da Polly. «Ci dividete per ucciderci? È questo che volete?»
Polly rimase in silenzio per diversi secondi. T’Pol poteva percepirla vagamente, vicino a lei. «No. Ho pensato che forse voi due potreste esserci utili. Vi abbiamo sentito parlare. Siete due tecniche, vero?»
«F’Ral è un tecnico. Io sono un’astronoma.»
Polly rimase nuovamente in silenzio. Lei sapeva che era un metodo per farla sentire a disagio. Ma T’Pol era pur sempre Vulcaniana. «Potreste rimane qui.» disse, ad un tratto. «Aiutarci con il campo di smorzamento. Tenere il generatore attivo. Se è vero che non volete farci male, acconsentirai ad aiutarci.»
«Poi ci lascerete andare?»
«E come?» Polly rise. «La vostra navetta è distrutta. Tu non cammini e non ci vedi.»
«Non so come sia per voi, ma noi abbiamo delle esigenze fisiche. Bere, mangiare, stare al caldo.»
Polly si chinò in avanti e passò un dito sulla guancia di T’Pol, che si ritrasse di scatto. «Lavarvi.» disse. «Mettiamola così, T’Pol.» disse, mentre sentivano i passi di F’Ral e Filly tornare. «Se F’Ral non ci aiuterà a togliere il difetto del generatore degli scudi che vi ha permesso di entrare qui, io ti ucciderò lentamente.»

Tucker guardò fuori dall’oblò della navetta, mentre Reed controllava i dati sul terminale scientifico. «Gli scudi avvolgono completamente il pianeta.»
«Dove finisce la scia della Navetta Due?» chiese Archer, seduto al timone.
«Direzione 10,13, capitano.» rispose Malcolm.
Archer puntò la navetta in quella direzione, ma arrivati alla exosfera, vennero deviati, come fossero caduti sopra un immenso materasso. «Come diavolo ha fatto la Navetta Due ad entrare?»
«Fermati, torna indietro!» esclamò Tucker.
Archer fece come aveva detto il suo capo ingegnere. «Hai visto qualcosa?»
«C’è il pezzo di un alettone della Navetta Due. Analizzalo, Malcolm.»
«Hai ragione, c’è qualcosa di strano.»
«Riusciamo a prenderlo?» chiese Archer.
«Coi ganci magnetici della navetta?» fece Reed. «Posso tentarci.» Malcolm si spostò alla consolle tattica e, con precisione, fece scattare il gancio, che colpì precisamente il pezzo di alettone al centro. Ma questo, invece di attaccarsi al gancio, venne spinto in avanti.
«Non s’è attaccato….» sussurrò Reed.
«Com’è possibile?» chiese Jonathan.
«Sta andando verso il pianeta. Prova a riprenderlo quando rimbalza sugli scudi.» propose Tucker.
Malcolm annuì, ma i tre uomini rimasero a fissare lo schermo senza parole quando il pezzo di alettone penetrò nell’exosfera e cadde verso la superficie del pianeta.
«Pekh!» esclamò Trip. «Come cavolo ha fatto?»
«Il metallo è stato in qualche modo modificato.» disse Malcolm.
«Ha le analisi, tenente?» chiese Archer.
Lui annuì. «Ma non saprei come modificare lo scafo di una navetta, comunque.»
Trip sospirò pesantemente. «Conosco io qualcuno che potrebbe farlo.» Guardò verso il pianeta e pensò: –T’Pol, F’Ral…. cosa non farei per voi due….–

F’Ral si rialzò in piedi, scuotendo le mani dalla polvere. Erano all’aperto, nel mezzo di una foresta. «Non lo so.» disse. «Non sono certa di poter sistemare questo generatore. È un sistema molto complesso, mi ci vorrebbero mesi solo per capirne il funzionamento. Un mio amico potrebbe capirlo meglio di me, ma per chiamarlo dovrei uscire da questo pianeta.»
«Polly non ti permetterà mai di uscire. E ti dirà che non abbiamo fretta.»
F’Ral incrociò le braccia e guardò la sua copia. «Sì, ma potrei non arrivare mai alla soluzione.»
Filly alzò leggermente le spalle.
«Senti, portami alla navetta, prenderò qualche attrezzo e proverò a capirci qualcosa, va bene? Ma se il campo di smorzamento sarà a posto, voglio che ci lasciate andare.»
La forma di vita fece qualche passo intorno al generatore. «Polly non ha nessuna intenzione di farvi andar via. L’unica scelta che vuole lasciarvi è tra riparare questo coso e uccidervi.»
La Caitian sospirò. «In ogni caso, per controllare questo generatore, ho bisogno degli attrezzi dalla navetta.»
«Va bene, vieni ti riporto nella grotta.»

Tucker era seduto, con la fronte appoggiata alle braccia incrociate sul tavolo, quando Archer entrò nel suo ufficio.
«Non è andata bene, vero?»
Trip sospirò, rimanendo in quella posizione. «Non mi ha voluto nemmeno ascoltare.»
«Ma cosa gli hai fatto?!» esclamò lui.
«Te l’ho detto, è stato un malinteso.» rispose Tucker, restando sul vago. «Solo che lui sembra essere piuttosto permaloso.»
«Gli hai detto che è questione di vita o di morte per F’Ral e T’Pol?»
Tucker si tirò dritto: «Credo che abbia spento il traduttore universale.»
Archer scosse leggermente la testa e raccolse un PADD e un traduttore dalla sua scrivania. Il suo capo ingegnere sapeva essere davvero poco diplomatico, a volte. «Se non ha voluto dare una mano a te, qualsiasi vaccata tu abbia fatto, magari deciderà di aiutare me. Vado a chiederglielo.» Notò che Trip lo stava guardando con un certo panico, ma decise di ignorarlo. Uscì velocemente dall’ufficio e andò a suonare all’alloggio che era stato assegnato a Goknor.
«Chi è?»
«Sono il capitano Archer.»
«Preferirei essere lasciato solo.» rispose Seles, dall’interno.
«Ho urgente bisogno di parlarle.» replicò lui.
Ci fu qualche istante di silenzio, poi l’alieno disse. «Va bene, entri pure.»
Archer aprì la porta e guardò cautamente all’interno. Goknor era seduto sul letto, le ginocchia vicino al petto e un cuscino stretto tra le braccia. Doveva aver pianto, perché i suoi occhi erano rossi. –Oh, cavolo, cos’hai combinato, stavolta, Trip?!–
«Posso?» chiese.
Seles annuì leggermente, facendo cenno al capitano di sedersi sulla sedia.
«Senta, so che il comandante Tucker può essere poco diplomatico, a volte….»
«”Poco diplomatico” è un eufemismo.» rispose lui.
«Io le chiedo scusa se l’ha offesa.» continuò Jonathan.
«No, non mi ha offeso.» disse lui.
«Allora non…. non capisco qual è…. stato il problema.»
«Mi ha rifiutato.» ribatté Goknor, con una voce che minacciava lacrime.
Jonathan lo guardò interrogativamente. «Scusi, credo di non aver capito.»
«Lei ha mai guardato Trip?»
Archer scrollò le spalle. «Certo, siamo amici da quattordici anni.»
«No, al di là dell’amicizia.» disse Seles. «Ha mai guardato quegli occhi così azzurri?»
«Ah, ecco….» balbettò Jonathan. Forse aveva capito dov’era nato il fraintendimento e perché Tucker era così restio a parlarne.
«Sono gli occhi più belli che io abbia mai visto. E io viaggiato tanto.»
Archer si grattò una guancia. «Io non….»
«E le sue labbra….» continuò Seles, come se non l’avesse sentito. «Sono decisamente perfette. Quando l’ho baciato….»
«Ha baciato Trip?!» esclamò Jonathan.
«Sì, perché, lei non l’ha mai fatto?»
«No!» Archer si impose di calmarsi. No, Trip aveva decisamente ragione in quel caso, qualsiasi cosa avesse fatto, persino tirargli un calcio “in quel posto”.
Goknor lo guardò con un sopracciglio alzato. «Lo conosce da quattordici anni e non siete mai stati a letto assieme?»
«No.» rispose. «Io e Trip non…. voglio dire….»
«Non fate sesso?»
«No. A entrambi piacciono le femmine.»
«Io sono adrogino.»
«Ah, ecco…. però devo dire che il suo aspetto è molto maschile.»
«Questo perché preferisco la parte maschile di me.»
Certo, ora era decisamente tutto più chiaro. «Ma…. lei con Trip….»
«A me piace davvero tanto Trip. Ma quando l’ho baciato, lui mi ha spinto indietro e mi ha detto che non vuole avere una relazione con me.»
Archer sorrise leggermente. Povero Trip. «Be’, è già fidanzato.»
«Sì, me l’ha detto. Ma se lei avesse la possibilità, non le andrebbe di stare con più persone?»
Lui scosse la testa.
«Bah, ci sono in giro delle dicerie strane su voi Umani.» Seles sbuffò e lanciò il cuscino su una poltroncina. «Ho sentito parlare alcuni Vulcaniani, dicevano che vi accoppiate in continuazione, con chi volete.»
«Non è proprio così.»
«Girano anche altre storie, c’è chi dice che siate invece molto casti.»
«La verità sta nel mezzo.» rispose Archer. «E forse Trip non ha usato le parole migliori per declinare il suo invito.»
«Nemmeno l’atteggiamento.»
«Forse però avrebbe dovuto prima parlargliene.»
Goknor sospirò. «È che non riesco a togliermelo dalla mente. È così bello, il suo volto è stupendo e il suo corpo posso solo immaginare quanto sia strepitoso senza vestiti.» Fissò Archer. «Ma davvero lei non ha mai pensato di saltargli addosso e fare sesso con lui?»
Archer scosse la testa. Non sapeva più se ridere o piangere. Ma doveva venire a un dunque: «Signor Goknor…. il fatto è che Trip crede che lei sarebbe in grado di modificare lo scafo di una delle nostre navette per oltrepassare gli scudi di un planetoide della cintura di asteroidi.» Gli passò un PADD. «Ecco le nostre analisi. Ho due marinai su quel planetoide, potrebbero essere ferite e dobbiamo recuperarle al più presto. Me lo farebbe questo favore?»
Seles prese il PADD. «Dovrei lavorare con Trip?»
Archer aprì leggermente le mani. «Eh….»
«Ovvio.» si rispose l’alieno. «È il capo ingegnere, è di sicuro la persona più geniale che ci sia a bordo.» Tirò su con il naso. «Appunto! È così affascinante! E poi quelle mani! Chissà cosa possono fare….»
«Se è un problema….»
«No!» esclamò Goknor, alzandosi. «Va bene, lavorerò con Trip e cercherò di non saltargli addosso. Ma voglio una cosa da lui.»
Archer aveva paura a chiederlo: «Cosa?»
Lui scosse la testa. «No. Ne parlerò direttamente con Trip.»
Jonathan annuì. «L’aspettiamo nell’hangar navette tra un quarto d’ora, va bene?»
«Ci sarò.»
Archer si alzò e uscì dall’alloggio.
Trip era pochi metri più giù, appoggiato alla paratia, con lo sguardo a terra e le braccia incrociate.
«Ha acconsentito a lavorare con te.» gli disse.
«Ah, bene.»
«Aspetta a dirlo. Mi ha spiegato cos’è successo.»
«Ti ha detto che….»
«Che ti ha baciato, sì, me l’ha detto. Ma è un androgino. Cerca di capire.»
Trip sbuffò. Ormai Seles ne aveva parlato, tanto valeva che lui mettesse le cose in chiaro. «Evidentemente ha omesso di dirti che mi è saltato addosso e mi ha infilato un ginocchio tra le gambe.»
«Sì, in effetti ha omesso questi particolari.» Archer mise una mano sulla spalla di Tucker. «Cosa vuoi farci, stai lasciando una scia di cuori infranti in giro per la galassia. Comunque ha detto che lavorerà con te senza…. importunarti.» In realtà aveva detto che avrebbe *cercato* di non saltargli addosso, ma in quel modo era più tranquillizzante.
«L’hai convinto. Sei più diplomatico di me, come sempre.»
Archer rise. «Già, però…. Ha detto che vuole una cosa da te.»
«Oh no.»
Sentirono la porta dell’alloggio di Goknor aprirsi e Archer sussurrò: «Non fare nulla che io non farei, d’accordo?»

«Ormai Archer si sarà accorto che non siamo su Blutengel.» sussurrò F’Ral.
Era tornato il buio – e il freddo – sul planetoide. Dopo aver dato un’altra occhiata al generatore del campo di smorzamento, F’Ral era tornata nella caverna. Aveva mangiato assieme a T’Pol, quindi Polly le aveva di nuovo legate.
La Caitian si spostò verso di T’Pol e tirò una coperta sopra entrambe. «Credi che ci sia la possibilità che Filly convinca Polly a lasciarci andare.»
«Ne dubito.»
«Voi Vulcaniani non siete molto ottimisti.»
«Valuto solo i fatti.»
F’Ral allungò le mani sotto le coperte e prese tra le sue quelle di T’Pol. «Hai le mani fredde.»
«Le ho sempre fredde.» T’Pol si mosse leggermente.
«Hai dolori? Appoggiati alla mia spalla. Avrai la schiena a pezzi a furia di stare in quella posizione.»
«Sto bene.»
F’Ral la tirò verso di sé, per quanto poteva con polsi e caviglie legati. «Io credo di poter convincere Filly.»
«Ho più fiducia nelle capacità di Trip di oltrepassare il campo di smorzamento.» T’Pol decise di rimanere appoggiata alla spalla di F’Ral.
«Dopo che mi è stato detto che devo difenderlo, ho sempre paura che gli succeda qualcosa e faccio cose strane.»
«Me l’ha detto. Ora capisco perché.»
«Credo a volte di fare delle figuracce incredibili…. e temo che a volte non me ne rendo nemmeno conto.»
«Stai tranquilla. Non sai quante pessime figure fanno gli Umani e non se ne accorgono.»
F’Ral scoppiò a ridere. «Stai pensando a Malcolm Reed.»
«Non solo…. credo di averne fatte anch’io.»
La Caitian le sorrise. Fece le fusa per qualche istante, poi disse: «Ora hai le mani più calde.» disse, tenendo però ancora quelle di T’Pol tra le sue. «Posso fare altro per farti stare meglio?»
«Puoi fare ancora le fusa?»
«Certo. Rilassa anche me.»
«Non fai fatica?»
«Per niente. E anche se fosse…. tu per me sei come una sorella. La mia sorella dell’Enterprise.»
T’Pol chiuse gli occhi, anche se, non essendoci molta luce, per lei non cambiava molto. F’Ral era sempre stata gentile con lei, pur essendo la più aliena di tutti, dal suo punto di vista (Porthos a parte). Restò ad ascoltare le sue fusa, pensando che questa sua “sorella dell’Enterprise” si era imbarcata con lei, suo malgrado, nell’ardua impresa di proteggere Trip Tucker.

«A che punto siamo?» chiese Archer sottovoce, entrando nell’hangar navette. Aveva fatto in modo che Tucker restasse a lavorare con Seles assieme a una cospicua squadra mista di uomini e donne che non lo lasciassero mai solo.
«Non lo so.» rispose Trip, sempre sottovoce. «Sta fissando il monitor e la navetta da mezz’ora. Comunque io sono andato avanti a lavorarci.»
«E?»
Trip sospirò. «Come diceva la mia nonna: un fico secco. Pensavo di aver trovato una falla, ma….»
«Fatto!» esclamò Seles, di colpo.
«Fatto?» chiese Jonathan.
«Sì, fatto.» Goknor lasciò la sua postazione e andò verso di loro, fissando Tucker.
Trip inconsciamente si spostò, avvicinandosi di più a Jonathan.
«La Navetta Due è stata investita dall’esplosione di una nave patragana. Questa esplosione ha polarizzato lo scafo ed ha innescato una reazione di sfasamento della struttura stessa della navetta. Questo ha permesso il passaggio attraverso gli scudi del pianeta.» Solo a quel punto Seles spostò lo sguardo su Archer. «Devo avvertirla, però, capitano, che è probabile che il processo abbia raggiunto in pochi minuti l’interno della nave, provocando la produzione di gas tossici per gli occupanti della navetta.»
«Potrebbero essere uscite.» disse subito Trip.
«Lo spero per loro.» rispose Goknor, riportando lo sguardo su di lui.
–Lo sta spogliando con gli occhi.– pensò Jonathan. Nemmeno T’Pol l’aveva mai guardato così.
«Non possiamo però far esplodere un’altra nave patragana, per polarizzare una navetta in quel modo.» continuò Trip, ignorando lo sguardo di Goknor.
«No, ma possiamo polarizzare lo scafo con radiazioni omicron. Avranno esattamente lo stesso effetto, ma l’angolo di ingresso nell’atmosfera dovrà essere calcolato in maniera precisa, o la navetta rimbalzerà comunque sull’exosfera. E inoltre chi userà quella navetta dovrà farsi immunizzare e poi dovremo bonificare la navetta al rientro.»
«Come facciamo a irradiarla con radiazioni omicron?» chiese Archer.
«Con una piccola carica esplosiva a minima dispersione che avvolga la navetta, darò le specifiche al tenente Reed, non gli ci vorrà più di un’ora per mettere insieme la mina.»
«Andrò io sulla navetta.» disse Trip. «Phlox mi ha immunizzato contro le radiazioni omicron quando sono salito sulla nave vissiana. Dovrei essere ancora protetto, perché mi aveva detto che la vaccinazione sarebbe durata dodici anni.»
«Avete incontrato i Vissiani?» domandò Goknor.
«Sì, circa quattro anni fa.» rispose Archer. «Di cosa ha bisogno ora?»
«Nulla di nuovo. Userò quel terminale per le specifiche.» Si girò per tornare a lavorare, ma dopo un paio di passi si fermò, si girò verso Trip: «Sulla nave dei Vissiani, eh? Loro hanno tre sessi.» Detto ciò, ritornò velocemente al terminale.
Tucker si passò una mano sugli occhi. «Vado da Phlox per chiedergli se sono ancora immune.»
«Vengono con te.» disse Archer, seguendo Trip fuori dall’hangar. «Mi faccio immunizzare anch’io, subito. Hai bisogno di un buon pilota e non vorrei che Goknor decidesse che vuole farsi un giro. A proposito, cosa t’ha chiesto?»
«Niente che tu non faresti.» rispose lui. –Almeno spero.–

La grotta era stata sempre immersa in un silenzio particolare – né gocce d’acqua, né fruscio di foglie – naturalmente a parte quando F’Ral parlava, o quando lo faceva una delle forme di vita.
Ma in quel momento c’era un altro rumore, ed era un suono noto.
«F’Ral!» chiamò T’Pol, cercando di tirarsi a sedere.
«Arrivo!» urlò lei dal fondo della grotta. Il rumore dei passi di F’Ral fu coperto da quello ben più forte di una navetta.
«È la Navetta Uno!» esclamò F’Ral. Prese T’Pol per una mano.
«Sono venuti a prenderci.»
«Sì, ma Polly è incazzata nera.»
«Dov’è?»
«Sta combattendo contro Filly. Se le stanno dando di santa ragione e a me dispiace dirlo, ma preferisco lasciarle nel loro brodo.»
Lei sospirò. «Non posso muovermi, F’Ral.»
Non fu la Caitian a risponderle.
«Ora c’è qui chi ti può aiutare.»
T’Pol sentì la voce familiare e allungò una mano. «Trip!» esclamò.
«Eccomi!» esclamò Tucker, avvicinandosi a lei.
«Dobbiamo andarcene di corsa.» disse F’Ral. «Ci sono due indigene che non sono molto felici che ce ne andiamo.»
Reed annuì. «Forza, allora, saliamo sulla navetta.»
«T’Pol non può muoversi e non ci vede.» disse F’Ral.
Trip la sollevò tra le braccia. «Che ti è successo?»
«Me lo dirà Phlox.»
«La Navetta Due?» chiese Archer.
«Non c’è tempo.» rispose T’Pol.
«E non credo che ci sia molto da salvare.» continuò Trip.
Archer tornò a sedersi al timone.
«Oh cani!» esclamò F’Ral e chiuse il portello della navetta di colpo. «Parti, capitano!»
Archer non se lo fece ripetere due volte. Sentirono un leggero botto sullo scafo, ma oltrepassata l’apertura della grotta, ebbero la via libera per l’orbita.
«Come avete fatto a entrare?» chiese F’Ral. «Ho dato un’occhiata al generatore di scudi, funzionava alla perfezione. Peccato che Polly non ci abbia creduto.»
«Polly?» chiese Reed.
«Una delle due forme di vita. Quella delle due che ci voleva morte.» spiegò F’Ral.
T’Pol, rimanendo in braccio a Trip, chiese: «Allora, come avete fatto?»
«Abbiamo ionizzato lo scafo della navetta con radiazioni omicron. È quello che dev’essere successo alla Navetta Due quando siete state investite dall’onda d’urto del motore patragano.» spiegò Trip. «Quando tornate a bordo, voi due dovete farvi decontaminare.»
«E voi?» chiese F’Ral.
«Io ero già stato immunizzato anni fa, e loro sono stati immunizzati oggi.»
«Come mai eri già immunizzato?» continuò F’Ral.
Trip rise. F’Ral era sempre logorroica e curiosa. «Sono stato nella sala macchine di una nave vissiana.»
«Ah, sì, quei tali che hanno tre sessi!» esclamò F’Ral.
Trip chiuse gli occhi, sospirando leggermente.
«Quelli fanno un sacco di sesso perché come misura anticoncezionale basta che non c’abbiano uno dei tre sessi.» Poi guardò Trip. «E tu cosa ci sei andato a fare su quella nave?»
«Ah, io….»
«No, lascia stare!» esclamò F’Ral. «Probabilmente è meglio non saperlo.»
Archer sorrise leggermente e si chiese se la nomea di “popolo casto e sobrio” di cui aveva parlato Goknor non venisse proprio dai Caitian.
«Piuttosto, diteci di voi, che cosa è successo, dopo che siete cadute?» chiese Reed.
«Mi dispiace, ero io al timone.» disse F’Ral.
«Non è stata colpa tua.» disse gli altri quattro in coro.
«Ah be’, se lo dite così ci credo.» replicò F’Ral. «Non so di preciso come sia andata. Ci siamo risvegliate dove ci avete trovato. Poi dopo un po’, una delle forme di vita, Filly, si è manifestata uscendo dalla roccia.»
Trip diede un leggero bacio sulla fronte di T’Pol. «E tu?»
«Io non ho praticamente potuto fare niente, ha pensato a tutto F’Ral.»
«Una delle due forme di vita voleva ucciderci, perché pensava che gli scudi fossero stati compromessi.» continuò F’Ral. «Ci ho lavorato un po’, ma avrei dovuto starci sopra molto più tempo per capire esattamente come funzionavano.»
«Avete fatto qualche analisi della zona?» chiese Reed.
«Sì, ma l’analizzatore è rimasto dentro la Navetta Due.» rispose F’Ral.
«Ci abbiamo rimesso una navetta,» continuò Malcolm. «ma abbiamo salvato voi due, senza disattivare gli scudi, in modo che il pianeta rimanga protetto.»
Tucker sospirò. «Non penso che sia così.» disse. «Credo che le milizie di Himmelanmut abbiano analizzato la nostra navetta…. probabilmente ora sanno come oltrepassare gli scudi.»
«È vero. Ma ci sarebbero arrivati comunque analizzando i detriti della Navetta Due.»
F’Ral appoggiò il naso all’alluminio trasparente dell’oblò e guardò il pianeta che si stava allontanando velocemente. Forse Polly aveva ragione. I “solidi” avrebbero invaso il pianeta.

T’Pol si girò sul letto e guardò verso l’uomo seduto sulla sedia.
«Ciao.» le disse.
«Denak. Cosa ci fai qui?» Finalmente ci vedeva e si poteva muovere. Era stato come rinascere un’altra volta. «Credevo che fossi su Blutengel.»
«La mia operazione è andata bene.» rispose lui. Si mise una mano sul fianco. «Ho un cuore nuovo. Sintetico.»
«Ci hanno messo così poco?» chiese T’Pol.
«In realtà sono dovuto arrivare molto prima di quel che ti avevo detto. Era urgente.»
«Ma è andato tutto bene?»
Denak annuì. «Anzi, al momento sembra che io stia meglio di te.»
«Sono caduta con una navetta.»
«Ti è andata bene.»
La tenda si scostò ed entrò Trip. «Scusate, vi ho interrotto?»
«No, non è niente.» rispose Denak. «Stavo giusto dicendo a T’Pol che è fortunata.»
Lei guardò Trip e capì che Denak ora si riferiva a lui. «Dovevi dirmi qualcosa?»
«Sì, devo scendere per un paio di ore sulla superficie, ci rivediamo stasera per cena, va bene?»
«Una conferenza?»
Tucker esitò un istante. «No, in realtà…. devo saldare un debito….»

«Pulce saltellante!»
«Zecca di lusso!»
Finalmente, dopo sette mesi, F’Ral e M’Rif potevano riabbracciarsi.
«Così è lui il capitano di cui mi parlavi.» chiese M’Rif, prendendo F’Ral sottobraccio. Guardò Archer, che era al portello stagno per darle il benvenuto. «È affascinante.»
Jonathan le sorrise. «Benvenuta a bordo, signora M’Rif.»
«Ma che “signora”!» esclamò lei. «Son mica una vecchia tardona!» Prese sottobraccio anche Archer. «Allora dimmi un po’, Jonathan, F’Ral è brava? Perché era brava, eh, quando studiavamo insieme.»
«È bravissima.»
«Visto, zecca?» rispose F’Ral, sfr-frando contro la spalla dell’amica. «Comunque lui è il miglior capitano che io abbia avuto. Un po’ severo, a dire la verità, ma si sta bene qui. E poi non si arrabbia se gli dai del tu.»
“Severo”. Archer rise, pensando a quella piazzata che Reed gli aveva fatto mentre era infilzato allo scafo da una mina romulana.
«Ma dimmi, la F’Ral parla sempre tanto?»
«Be’, sì, ma è piacevole.» rispose Jonathan.
«Eh, è logorroica. Anch’io lo sono. Mi sopporterete a bordo per un po’?»
Archer annuì. «Certo.»
«La pulce saltellante vi ha fatto vedere uno dei suoi numeri di ginnastica artistica? È da lì che ha preso il suo soprannome.» M’Rif si girò verso l’amica e le diede un bacio gattesco appoggiando il naso alla sua tempia. «È bravissima.»
«Non più come una volta.» disse F’Ral.
«Ci ha fatto vedere come fare stretching.»
«E allora?» chiese M’Rif.
«Gli Umani non fanno stretching spesso.» spiegò F’Ral.
«Come no? E come fate a vivere?»
Archer rise. «Be’, lo facciamo con…. le articolazioni un po’ più rigide.»
«Ma non è solo questione di articolazioni, anche di muscoli e tendini.» M’Rif lasciò andare momentaneamente il braccio di F’Ral e mise la mano intorno a quello di Archer, stringendo leggermente. «Belle braccia, però. Sei già fidanzato?»
Jonathan scosse la testa. «Io ho…. un interesse romantico per una persona.»
«Ah, peccato. Perché io sono bravina a trovare fidanzati per tutti. Volevo anche trovare un nuovo moroso a F’Ral, ma lei s’era fissata con Smirn. Tipo carino, ma così piatto, gente. Comunque, ora che vi siete lasciati è ora di trovarti un altro maschio.»
«Dai, smettila.»
«Quel tipo che abbiamo incontrato nell’hangar navette…. è proprio carino, come si chiama? Goknor?»
«È un nostro ospite.» rispose Archer.
«No, quello che ha la tua stessa uniforme.»
«Trip.» disse F’Ral. «È il capo ingegnere.»
«Ah, è lui! Saltagli addosso e figliaci, F’Ral!»
Archer pensò a Tucker, che era appena sceso sul pianeta con Goknor per “mantenere la promessa e saldare il debito”. Sperò che l’alieno non gli saltasse addosso come M’Rif aveva proposto a F’Ral.
«Ma sei fuori!» esclamò la Caitian. «Trip è fidanzato con T’Pol, il primo ufficiale.»
«Sì, ora ricordo, me l’hai scritto. Però è un peccato.» continuò M’Rif. «È così carino. Ed è anche tenero.»
Archer sorrise. Sperò che Trip si stesse divertendo. O per lo meno che non stesse soffrendo troppo.

Tucker entrò nella stanza, tenendo stretto l’asciugamano in vita. Non era particolarmente grande, le luci erano suffuse e il vapore aveva formato una nebbiolina. Che razza di situazione.
«Vieni, Trip!» esclamò Goknor, seduto su una specie di sdraio vicino a una delle pareti. Indicò un’altra sdraio, accanto a sé. «Ti ho tenuto un posto.»
Trip sospirò leggermente e andò a sedersi. «In realtà non c’è nessuno qui.»
«Sì, è vero.» rispose Seles, girandosi verso di lui. «Ho comprato tutti i posti, per poter stare solo con te.»
«Hai pagato così tanto? Potevamo stare da soli in sala mensa sull’Enterprise.»
«E chi ti avrebbe convinto a spogliarti là dentro?» Seles rise. «In questo bagno turco ne sei obbligato, almeno. Ma stai tranquillo, non ti chiederò a niente di “sconveniente”.»
Trip rise, imbarazzato. «Allora è per questo che sono qui? Perché tu vuoi guardarmi mezzo nudo?»
«A dire la verità speravo di convincerti a togliere anche quella salviettina.»
Lui gli lanciò uno sguardo tagliente e Goknor rise. «Va bene, lascia stare. Mi chiedevo cosa hai fatto sulla nave vissiana. Hai incontrato i loro cogenitori?»
«Uno, sì. Era l’unico a bordo.»
«Interessante.» Seles accavallò le gambe. «È strano per uno come me che ha due sessi, pensare che ci siano razze per cui tre sessi sono divisi su tre gruppi di persone diverse.»
«Eh, possiamo cambiare discorso?» disse subito Trip.
«Ma parlare di sesso ti imbarazza così tanto?» Seles gli sorrise. «No, davvero sei piuttosto represso, hai subito un trauma da piccolo?»
«No!» esclamò Tucker. «E se non la pianti, me ne vado!»
«Così non manterresti la tua promessa.»
Trip sbuffò e Goknor rise. «Dai, sono curioso, sei stato con un Vissiano?»
«No.»
«Nemmeno con una femmina?»
«No.» Alzò una mano. «Basta, per favore.»
«Ah, d’accordo.» Così dicendo, Goknor approfittò del gesto di Tucker per prendergli la mano.
Trip fece per ritrarla, ma Seles tenne la presa. «E dai, almeno lasciami guardare la tua mano.»
–Meglio di altro.– pensò lui.
«Hai delle gran belle mani, ma dovresti curarle un po’ di più.»
«Lavorando coi motori, la pelle tende a rovinarsi.»
«Sì, naturale. Lo so.» Seles rise e questa volta anche Tucker rise. Anche lui era un ingegnere, lo sapeva bene.
Goknor iniziò un leggero massaggio sulla mano intrappolata. «Vedi, io sono convinto che se la natura ti fa un dono come quello che hai tu, poi dovresti metterlo a disposizione degli altri.»
«Credo che sia quello che faccio, come capo ingegnere dell’Enterprise.»
Seles gli lasciò andare al mano e si mise a sedere. Scosse la testa. «No, non intendo le tue capacità di ingegnere. Intendo il tuo corpo.»
Trip alzò gli occhi al cielo. «Non avevi acconsentito a smettere di parlarne?»
«Sto solo esponendo l’ovvio.» L’alieno sorrise. «Voi umani dovreste rilassarvi su questo argomento. Secondo me è assurdo che tuo e il tuo capitano non abbiate mai fatto sesso.»
Tucker si alzò in piedi. «Che ne dici? Forse il tempo a nostra disposizione qui dentro è finito.» Così dicendo andò a controllare il pannello all’ingresso del bagno.
«No, manca ancora un po’, vero?»
Tucker fece un sorriso tirato. «Eh, sì, è così.»
La porta si aprì alle sue spalle e una ventata fredda gli fece venire la pelle d’oca.
«È occupato!» esclamò Goknor, mantenendo comunque un tono cordiale.
Trip si girò. «Ah, salve!» esclamò. «Lei deve essere il capitano Patramero.»
«Sì, salve. Mi conosce?» rispose il Patragano sulla porta.
«Ho sentito parlare di lei.»
«Scusi….» Seles insistette. «Questo bagno è occupato.»
«Sì, scusate, io cercavo un bagno. Voglio dire, un servizio. Cioè, una turca. Insomma, un…. cesso.»
«Gabinetto?» propose Trip.
«Sì, scusate, ora vadomeno. Voglio mire…. devomano. Mene davo. Me ne vado. Ecco.»
–Be’, forse questo non è imbranato con i gesti, ma solo con le parole.– Trip non aveva ancora finito di pensare quella frase, che Patramero scivolò sul pavimento umido e cadde in avanti.
Impulsivamente, Trip fece un passo verso di lui per aiutarlo a restare in piedi, ma il Patragano era troppo lontano e mancò la mano di Tucker. Cadendo faccia in avanti, si aggrappò istintivamente alla prima cosa che gli capitò sottomano che – ovviamente – era la salvietta di Trip.
«Adoro i Patragani.» sussurrò Seles, compiaciuto.

Trip s’infilò in punta di piedi dietro la tenda della “mezzaluna” in infermeria. T’Pol si girò verso di lui. «Ciao.» sussurrò.
Lui le sorrise e si avvicinò al letto. La Vulcaniana stava sussurrando perché, sulla sedia accanto, c’era F’Ral che dormiva. «Mi ha soffiato il posto.» bisbigliò Trip, chinandosi in avanti per baciarla.
«No, c’è tanto posto qui accanto a me.» disse lei, alzando la coperta.
In realtà i lettini dell’infermeria erano davvero minimi, ma per loro non era mai stato un problema. Trip s’infilò sotto la coperta e prese T’Pol tra le braccia.
«Mi sei mancato tanto.» disse lei, appoggiando la testa alla sua spalla. «Ho sentito che hai incontrato un ingegnere bravo quasi quanto te, che vi ha aiutato a polarizzare lo scafo in modo da poter penetrare l’atmosfera del planeotide.»
Lui rise. «Sì, Seles Goknor…. come ingegnere è un genio. Ci ha aiutato anche con le riparazioni e abbiamo installato un circuito che ci permetterà di risparmiare un po’ di energia.»
«Quanta?»
«I calcoli li lascio fare a te. Goknor ha detto circa lo 0,2%, secondo me sarà un po’ di meno, ma ne vale la pena.»
T’Pol gli accarezzò una guancia. «Dove l’hai preso il circuito?»
«Ce l’ha fornito lui.»
«Spero che l’abbiate pagato meno dell’equivalente dello 0,2% di energia.» Trip trasalì leggermente e T’Pol se ne accorse. «Che cos’hai?»
«Ah be’…. niente, vuole solo un passaggio verso Deneva.»
Lei rimase in silenzio per qualche istante, sentendo Trip muoversi a disagio nel letto. «Che c’è?» gli chiese, con tono piatto.
«N-niente, perché me lo chiedi?»
T’Pol sospirò. «Va bene, se non ne vuoi parlare ora.»
«Grazie.» rispose lui, baciandola sulla tempia. «Perché non seguiamo l’esempio della gatta e ci facciamo una bella dormita?»
«Concordo.» rispose T’Pol. «Ne parleremo poi.»
Tucker lanciò uno sguardo a F’Ral, che dormiva con la testa buttata indietro sopra il bracciolo, un ginocchio vicino a un gomito e l’altro braccio a penzoloni, un piede sullo schienale e il busto mezzo girato. «Non dici che le viene il torcicollo?»
T’Pol si girò leggermente, poi tornò ad appoggiarsi a lui. «Trip, abbiamo fatto un volo che mi ha lasciato cieca e paralizzata e lei non s’è fatta niente. Dev’essere di gomma.»

Tucker aprì gli occhi quando sentì un ronzio. Phlox, in piedi accanto al lettino, stava passano un tricorder medico davanti a T’Pol, ancora addormentata.
“Crede che mi faranno assistere?”
Così aveva chiesto il medico a Trip, durante i primi giorni della loro missione, riguardo a due marinai che sembravano in procinto di “accoppiarsi”.
Rise leggermente. «’Giorno, doc.» disse.
T’Pol aprì gli occhi e lasciò il posto comodo sulla spalla di Trip, quando lui si alzò.
«Direi che lei sta bene. Gli ematomi che premevano sui nervi si sono completamente riassorbiti e non c’è traccia di danno residuo. Posso dimetterla.»
Tucker le accarezzò i capelli. «Dovremmo svegliare F’Ral, prima.»
Phlox si girò. La Caitian era in un’altra posizione strana, mezza attorcigliata e mezza allungata, mani e piedi che andavano in quattro direzioni diverse. «F’RAL!» urlò.
«SÌ CHE C’È?!» esclamò lei, girandosi di scatto. Così facendo, ovviamente, cadde dalla sedia. «Mieeeeo!»
«Pensavo a un risveglio più dolce.» ribatté Trip. «Stai bene?»
«Sì, sì, sto bene!» ribatté lei, saltando in piedi.
–È di gomma.– pensò Trip.
«Bene, sono pronta a prendere servizio.» Sorrise ai tre umanoidi. «Ah, be’, vedo che c’è T’Pol adesso, con te, quindi io magari vado a farmi una doccia. Ci vediamo dopo?»
Tucker annuì. «Ci conto.»
F’Ral salutò e uscì.
Trip si chiese perché aveva detto che T’Pol era con lui, invece del contrario, ma non rimase a pensarci troppo.
«Cosa dovete fare?» chiese T’Pol, accentando il suo aiuto per alzarsi.
«Andiamo all’ultima conferenza tecnica su motori prima di partire. Vieni anche tu?»
«Sì, va bene.»
«Ottimo!» esclamò Tucker.
La Vulcaniana alzò un sopracciglio.
«Ah, no, è che…. Ricordi che ieri ti ho detto che dovevo parlarti di una cosa?» Aprì le porte dell’infermeria. «Be’, si tratta di….» Si guardò in giro. «….di Seles Goknor. Il fatto è che ha una cotta per me e non voglio restare solo con lui.»
T’Pol lanciò uno sguardo a Trip. –Come non capirlo.– pensò. «D’accordo, allora ci sarò anch’io.»
«E tu…. com’è andata sul planetoide sola con F’Ral?»
T’Pol aprì la porta dell’alloggio. «Bene, è stata molto premurosa, ha fatto di tutto per farmi star bene. Solo che è logorroica, quando non parlava con me, o cantava, o parlava da sola.»
«Questo lo sapevamo.»
T’Pol annuì. «Sì, ma rimanere bloccata con lei senza potermi muovere è stata un’esperienza un po’…. forte.»
«Una sorta di sovraccarico.»
Lei annuì. «Non è che noi due siamo proprio silenziosi, in realtà.»
Trip scoppiò a ridere. «No, in effetti no.»

«Ma io pensavo che Archer mi stesse prendendo in giro!» esclamò M’Rif, seduta sul tappetino. Aveva una gamba distesa in avanti e l’altra era tirata dietro la spalla in una posizione di stretching.
Erano partiti da poche ore, diretti verso Deneva.
F’Ral scosse la testa. «No, sul serio.»
«Che popolo assurdo!» esclamò l’altra Caitian. Poi si rivolse a Jonathan. «Scusa, eh, non è un’offesa. Ma mi sembra davvero senza senso che per voi possa passare più di un giorno senza fare stretching. Non è una cosa sana.»
Jonathan, che era seduto alla cyclette, rise. «Faccio questo però.»
M’Rif lo fissò qualche minuto, poi si rivolse a F’Ral. «Ma non lo trovi un po’ senza senso anche tu pedalare come un pazzo e non arrivare mai da nessuna parte?»
Archer scoppiò a ridere. T’Pol aveva ragione: due Caitian per ogni nave!
M’Rif cambiò posizione. «Senti, supercapitano, ma davvero non è un problema tenermi a bordo?»
«No, tranquilla.»
«C’ho la lingua più lunga di F’Ral, come hai notato.»
«La diplomazia non è tipica di noi Caitian.» continuò F’Ral. «Di solito diciamo quello che pensiamo.»
«Me ne sono accorto. Ma c’è da dire che lo dite anche con molta serenità, senza cattiveria.»
M’Rif si girò sulla schiena e si inarcò. «Gli hai fatto vedere qualche tuo passo di ginnastica artistica?»
«Qualcuno sì.»
«E tu, M’Rif?» chiese Archer. «Facevi qualche sport in particolare?»
«Break dance.» rispose lei. «Ma ho smesso tanti anni fa.»
Archer pensò che, dagli esercizi che la Caitian stava facendo, non si sarebbe mai detto che avesse smesso di fare sport.
«E tu capitano?»
«A me piace la pallanuoto.»
M’Rif si lasciò sfuggire una smorfia, poi sorrise. Quindi sbuffò e disse: «No, scusa, ma odio gli sport in acqua.»
Il comunicatore trillò e Archer ne approfittò per scendere dalla cyclette e rispondere. «Sì?»
«Signore, c’è l’ammiraglio Miltion di Blutengel in linea.»
«Va bene, lo prendo nel mio alloggio.» Salutò le Caitian.
M’Rif lo guardò uscire. «Ha un gran bel culo, nonostante la mancanza di stretching.»
F’Ral rise. «Devi conoscere meglio Trip, è ancora più bello – ma anche impegnato.»
Lei si diede una spinta, fece una capovolta e si tirò in piedi. Si guardò in giro per qualche istante, ispezionando la palestra. Poi guardò F’Ral.
Scoppiarono a ridere assieme: «Umani!»

Archer si sedette davanti al monitor. «Buon giorno, signor Miltion.»
«Capitano Archer.» L’alieno annuì leggermente. «Mi scusi se la disturbo, ma credo che sia giusto che lei lo sappia. Le armate di Himmelanmut stanno invadendo il planetoide dove c’erano i suoi marinai.»
«Un’invasione? Perché?»
«Non siamo a conoscenza di preciso dell’importanza tattica di quel planetoide, ma da sempre Himmelanmut ha cercato di oltrepassare la barriera.»
Archer abbassò lo sguardo. «Mi dispiace.» Tornò a guardare Miltion. «Se non fosse stato per noi, quel pianeta sarebbe ancora fuori dalla loro portata.»
«Sono convinto che prima o poi ci sarebbero arrivati comunque. Immagino che abbiano semplicemente analizzato la vostra seconda navetta per capire come entrare. Non si senta in colpa, capitano Archer.» continuò Miltion. «La colpa è dei Patragani. Ma detto sinceramente non riesco a odiarli.»
Jonathan annuì leggermente. «Spero non stiano facendo troppi danni sul suo pianeta.»
«Abbiamo dovuto metterli in isolamento.» rispose l’alieno. «Ci hanno fatto crollare un padiglione della fiera. Per fortuna nessun morto.»
Il capitano sospirò. Salutò Miltion e chiuse la comunicazione. Sperò almeno che non ce ne sarebbero stati nemmeno tra le forme di vita del planetoide. Per come gliele aveva descritte F’Ral, assomigliavano molto agli “spettri” che avevano visto sul pianeta vagabondo durante il primo anno della loro missione. Non poteva fare a meno di pensarci e di chiedersi se fossero ancora vivi. Se Himmelanmut ci teneva così tanto a invadere quel planetoide doveva esserci un motivo valido.
Si chiese se quegli “spettri” avessero un’origine comune, un solo luogo da cui venivano e da cui erano partiti per esplorare l’universo, perché curiosi, a cui sarebbero tornati un giorno, per riferire le loro scoperte.
E questo sarebbe potuto avvenire solo se i “solidi”, come Polly e Filly avevano chiamato F’Ral e T’Pol, non li avessero aggrediti – e forse uccisi. Ecco perché i due spettri non volevano venire in contatto con loro. Perché ci tenevano ad avere gli scudi funzionanti.
Se gli spettri avessero continuato a subire danni e perdite da parte dei “solidi”, aveva paura che prima o poi si sarebbero ribellati. Forse avrebbero finito per decidere che la miglior difesa era l’attacco.
Viste le capacità degli “spettri”, Jonathan aveva paura a pensare quali avrebbero potuto essere le conseguenze.

«Ehilà.»
Seles alzò lo sguardo e vide una Caitian arrivare verso di lui.
Il giorno precedente, il capitano Archer aveva chiamato lui e M’Rif e aveva chiesto loro se non fosse un problema allungare il viaggio verso Deneva di qualche giorno per fare rotta verso un pianeta di classe Minshara che ospitava una piccola colonia vulcaniana.
«Salve.» rispose Seles, forzando un sorriso verso F’Ral.
«Tutto solo?»
Lui annuì. «Questi coloni non hanno tecnologia interessante.»
«Io ho già sbirciato la tecnologia vulcaniana sulla nave che mi ha portato sull’Enterprise.» F’Ral si distese sull’erba accanto alla panchina su cui Goknor era seduto. «Ma sono un po’ restii a condividerla.»
Lui la guardò alzando un sopracciglio. «Se vuole, c’è spazio sulla panchina.»
«Ah, no, mi piace stendermi sull’erba.» Si alzò su un gomito. «Ti vedo un po’ triste. Qualcosa non va?»
Seles sospirò e si lasciò andare leggermente sulla panchina. «È mai stata innamorata di una persona che non la considererà mai?»
«No.» F’Ral si tirò a sedere e appoggiò il braccio alla panchina. «Ti sei innamorato di una Vulcaniana? Non dirmi che è T’Pol.»
Goknor lasciò andare un sospiro. «No, non di T’Pol. Di Trip.»
«Ah, be’, ti capisco, è davvero carino.» Indicò Seles. «E poi siete entrambi umanoidi e senza pelo.» Poi si sporse un po’ in avanti, notando la leggera peluria virile che si intravedeva sotto i vestiti sulle braccia di lui. «Tu sei un po’ più peloso, però.»
Seles scoppiò a ridere. «Sei un tipo divertente.» disse, passando alla forma colloquiale – lei l’aveva fatto ben prima. «Anche tu sei innamorata di Trip?»
«Io? No, no. Ma gli voglio un bene dell’anima. È la persona più tenera che conosca, a parte i miei due nipotini, sono due cucciolini tenerissimi, dovresti vederli, vien da mangiarseli di baci.» Sorrise. «Ma puoi vederli!» Esclamò. Si tirò a sedere sulla panchina, quindi estrasse un piccolo PADD caitian e aprì le foto. «Guarda!»
Seles prese il PADD in mano e guardò le foto dei due piccoli Caitian. «Sono davvero dolcissimi.»
«E stanno per avere due fratellini minori! Dovrebbero nascere a giorni, ormai. Tu hai fratelli?»
Lui annuì.
«Fratello o sorella?»
«Entrambe le cose. Siamo androgini, quindi è sia fratello che sorella.»
«Ah, e io che pensavo che fossi un uomo.»
Seles le sorrise e le restituì il PADD. «Sei simpatica. Riesci a distrarre dai brutti pensieri.»
F’Ral scoppiò a ridere. «Trip mica è brutto!»
Anche lui scoppiò a ridere. «No, per niente! Qual è la parte di lui che ti piace di più?»
«Ah, be’…. gli occhi, credo.»
Goknor annuì. «Concordo, sono davvero belli.»
«Pulce saltellanteeeeee!»
Si girarono entrambi verso la voce, vedendo M’Rif arrivare verso di loro. «Venite a fare un giro nel boschetto?»
F’Ral si alzò. «Sì, va bene, che bello! Vieni, Seles?»
«No, grazie, rimango qui.»
«Davvero?» chiese F’Ral. «Potremmo continuare ad elencare le parti corporee più belle di Trip.»
«Il suo culo!» esclamò M’Rif.
Goknor rise e scosse la testa. «No, grazie.»
«Se dico le sue labbra vieni con noi?» chiese M’Rif.
«No, davvero, preferisco fare quattro passi da solo.»
«Allora ci rivediamo a bordo.» M’Rif gli sorrise: «Fai una partita a twister con noi stasera?»
«Ne riparliamo.» Le salutò e le guardò allontanarsi saltellando. Non aveva idea di che gioco fosse, ma visto che le Caitian erano più dissolute di lui, poteva essere benissimo qualcosa di erotico. Si tirò in piedi e si mise a camminare verso le montagne che sovrastavano il bosco. Amava la montagna, gli ricordava il suo pianeta natale, dove la maggior parte del territorio era ricoperto da montagne rocciose.
Camminò per diverso tempo prima di intravedere una spaccatura nella roccia. Si avvicinò e guardò attraverso.
«….Seles Goknor….»
Fece un balzo indietro, quando sentì una voce uscire dalla spaccatura. «Chi sei?!» urlò.
«Scusa, non volevo spaventarti….» Una fanciulla dall’aspetto elfico e la pelle verde acqua si affacciò alla fessura. Era minuta, più bassa di F’Ral e magrissima.
«Come conosci il mio nome?»
«Sei stato tu a presentarti. I tuoi pensieri erano molto forti, quando ti sei avvicinato.»
«Sei telepate?»
«Non proprio. Posso sentire solo i pensieri d’amore, lanciati verso l’esterno.»
Lui si riavvicinò all’apertura. «D’amore?»
«Sì, stavi pensando a un certo…. Trip, giusto?»
Seles fece un sorriso tirato. «Ah be’, sì….»
«Se mi aiuti…. io ti aiuterò a conquistarlo. Sono un elfo della montagna, posso aiutare chi vuole amare.»
«Be’, io…. ecco, è che Trip è già innamorato di un’altra persona e…. scusa, però…. credo che sia una questione personale.»
L’elfo sbatté le palpebre. «Sì, ma il suo cuore è grande, può amare più di una persona. Solo che non lo sa.»
Goknor annuì. «E…. cosa dovrei fare?»
L’elfo si girò e indicò la sua caviglia. Solo allora Seles vide che era incatenato.
«Oh povera creatura.» disse. «Chi ti ha legato qui?»
«Uno stregone cattivo che non voleva che aiutassi gli innamorati.»
«E nessun Vulcaniano ti ha aiutato a liberarti?»
«Nessuno prima di te è arrivato qui, da quando sono stata imprigionata. I Vulcaniani non vedono perché scalare una montagna, non ci trovano nessuna logica.»
Goknor si chinò accanto all’elfo. «Una montagna si scala solo perché c’è.»
L’elfo lasciò andare una risata tintinnante. «Hai ragione!»
«Il lucchetto ha un congegno elettronico. Non dovrei aver problemi a….» Si sentì un “click” e la catena cadde dalla caviglia dell’elfo.
«Mi hai liberato!» esclamò la creaturina. «Ora io esaudirò il tuo desiderio d’amore!» Detto ciò, si trasformò in una nuvola di vapore verde acqua e senza preavviso s’infilò nel petto di Seles.
Lui trasalì. Poi prese un profondo respiro. «Dove sei?» chiese. Non ricevette risposta. «Boh, non ho capito cos’è successo.» Il suo comunicatore trillò. «Qui Goknor.»
«Mi aveva chiesto di avvertirla, quando la prima navetta sarebbe partita per tornare sull’Enterprise.»
Seles si guardò in giro per qualche istante. «Sì…. grazie, arrivo.»
Non vedendo più l’elfo, si girò e scese di corsa dalla montagna, con la consapevolezza che avrebbe, questa volta, convinto Trip a baciarlo.

Goknor digitò alcuni comandi e sul terminale apparve la sala macchine. Trip era in piedi davanti ai controlli del motore. Teoricamente, un ospite non avrebbe potuto accedere alle telecamere interne dell’Enterprise, ma Seles sapeva esattamente dove mettere le mani.
Sospirò. In breve sarebbero ripartiti per Deneva, mancava poco tempo e poi avrebbe dovuto sbarcare e lasciare Trip per sempre. E l’elfo che aveva liberato era svanito senza dargli alcun aiuto.
Accarezzò con la punta delle dita la consolle. Avrebbe potuto chiedere ad Archer di restare a bordo. In fondo se aveva accolto una Caitian logorroica, un Denobulano (quasi) altrettanto loquace e una gelida Vulcaniana, perché non avrebbe potuto tenere a bordo lui? Era un ingegnere eccellente, poteva benissimo apportare un ottimo contributo.
«Hai ragione, è davvero carino.»
Seles fece un balzo sulla sedia quando sentì la voce dell’elfo. Si guardò in giro. «Dove sei? Pensavo che fossi rimasto sul pianeta.»
«No, io sono dentro di te. Era l’unico modo per venire a bordo.»
«Scusa, ma perché?»
«Non è necessario parlarne ora. Dobbiamo fare in modo che Trip s’innamori di te.»
Goknor guardò Tucker sullo schermo. «Va bene. Cosa devo fare?»
«È molto semplice. Lasciati andare, rilassati….»
Lui annuì e chiuse gli occhi, lasciandosi andare indietro sulla sedia.
Quando riaprì gli occhi, era sdraiato a terra, sul pavimento del suo alloggio. Lanciò un’occhiata all’orologio, erano passate quasi otto ore.
«Mi sono di sicuro rilassato molto.» si disse. «Però c’ho mal di testa.»
E c’era anche qualcos’altro che non andava. Chiuse gli occhi e restò all’erta con tutti gli altri sensi.
«Il motore.» sussurrò. Era il motore a curvatura che non andava. Si tirò in piedi e guardò il terminale. «Oh merda.» Uscì dall’alloggio e si diresse di corsa in sala macchine.
Trip stava cercando di abbassare la pressione del plasma, mentre alcuni uomini della sua squadra correvano qua e là cercando di tenere calmo il motore.
Seles guardò il monitor. «Oh no….» sussurrò. «Trip! Vieni via di lì!»
Lui non lo sentì e iniziò a girare intorno al motore per salirci sopra.
Goknor corse verso il lato. Sapeva cosa Trip stava per fare: voleva spegnere il motore a mano, per evitare una frattura del nucleo. «È troppo pericoloso!» Salì sulla scaletta velocemente e si trovò sopra il motore con Trip.
«Cosa diavolo ci fai qui?!» urlò Tucker.
«Quello che stai per fare è troppo pericoloso!»
«VATTENE!»
Seles decise subito che non l’avrebbe ascoltato, né trattato bene. Gli diede uno spintone, così forte da farlo cadere dal motore. Poi aprì velocemente il rivestimento superiore del motore e lo spense manualmente. In quel momento, un’esplosione lo investì. Goknor sentì il suo corpo prendere fuoco e si lasciò andare. Al bruciore si aggiunse il dolore quando impattò con il pavimento. Sentì qualcuno spruzzargli addosso la schiuma gelida di un estintore.
«Seles!»
Era la voce di Trip!
Aprì gli occhi e lo vide sopra di lui. «Ehi…. la nave è intera?»
L’ingegnere annuì. «Sì, grazie a te. Non avresti dovuto….»
«Potevi farti male….»
«E così ti sei fatto male tu.»
Seles sorrise, ma poi scoppiò a tossire. Tucker lo sollevò per le spalle, tenendolo in modo che fosse per lui più facile respirare.
«Sono messo male, eh?»
Trip esitò un istante e lui se ne accorse.
«Sto morendo.»
«No, Phlox sta arrivando, è un ottimo medico, ti guarirà.»
Goknor sorrise leggermente. «Io sono un ingegnere, ma mi accorgo di quel che succede al mio corpo. Trip…. un ultimo desidero me lo esaudiresti?»
«Ah, ecco…. certo.»
«Baciami.»
Trip lo fissò, restando fermo.
«Ti prego, Trip…. è il mio desiderio in punto di morte….»
Tucker guardò le sue ferite. Era davvero messo male, era molto probabile che morisse. Sarebbe stato lui, in quelle condizioni, che Goknor non l’avesse spinto via e non avesse spento il motore salvando l’intera nave. «Io….» Sentì Seles stringergli la mano. Doveva sentire un dolore fortissimo. Come poteva negargli quell’ultimo desiderio? Si chinò in avanti e lo baciò sulle labbra. Goknor gli sorrise e chiuse gli occhi. Tucker lo sentì abbandonarsi appena prima di vedere uno sbuffo di vapore verde acqua uscire dal suo corpo, si attorcigliarsi su sé stesso e uscire di scatto dalla paratia dell’Enterprise.
Rostov, in piedi accanto a loro, ancora con l’estintore in mano, chiese: «Che diavolo era?»

«Oh, sono in paradiso!»
Trip alzò gli occhi al cielo. Poi si girò e chiamò: «Doc, il nostro ospite si è risvegliato.»
Goknor si girò e vide Phlox infilarsi nella tenda. «No, mi sa che sono in purgatorio.»
«Lei è vivo.» gli sorrise il medico. «Non è morto.»
«Sul serio?» chiese lui. Si girò verso Tucker. «Perché credo di aver visto un angelo.»
«Ok, ora che vedo che stai bene, me ne vado.»
«No, aspetta!» esclamò Seles. «Che cos’è successo?»
«Sei svenuto.» disse Trip. «Il tuo cuore s’è fermato per un paio di minuti, ma Phlox l’ha riavviato.»
«E ora sta bene.» continuò il medico. «Ha solo bisogno ancora di qualche cura, ma la sua fisiologia è simile a quella degli Umani, al di là dei due sessi.»
«Non avresti dovuto farlo, comunque.» continuò Trip.
«Tu saresti morto.»
«E tu no?!»
«È evidente che non sono morto.» Seles gli sorrise. «Diciamo che…. me lo sentivo. E poi così mi hai baciato.»
Trip sbuffò. «Devo tornare in sala macchine, abbiamo un bel po’ di riparazioni da fare.»
Goknor e Phlox guardarono Trip uscire, poi si guardarono ed esclamarono, contemporaneamente: «Umani!»

Trip si girò e vide, per l’ennesima volta, un paio di uomini della sua squadra che distoglievano lo sguardo da lui di scatto. Sospirò. Ne aveva abbastanza. «Ok!» esclamò. Si mise in piedi sopra il motore. «Vorrei l’attenzione di tutti, per favore!» Aspettò che anche il più indaffarato dei meccanici si girasse e gli desse la sua completa attenzione, quindi riprese: «La risposta alla prima domanda è sì: ho baciato Seles Goknor. Alla seconda domanda è no, non m’è piaciuto. L’ho fatto solo perché Goknor era in punto di morte e mi aveva chiesto questo favore. E per quanti di voi se lo stessero chiedendo, no, io e T’Pol non ci siamo lasciati, stiamo ancora felicemente assieme, quindi giù le mani da lei. Possiamo riprendere a lavorare e lasciar perdere i pettegolezzi? Grazie!» Vide la sua squadra riprendere velocemente a lavorare e solo in quel momento si accorse di T’Pol, che era entrata a metà discorso, era ferma sotto il motore e lo stava fissando.
«Ecco la dimostrazione.» disse lui, tenendole la mano.
Lei scosse la testa.
Tucker sospirò e chiuse gli occhi. «Potresti almeno darmi una mano sull’argomento.»
«Non credo che tu ne abbia bisogno. Scendi, ho bisogno di parlarti.»
Trip fece come lei gli aveva detto. Quando si avvicinò a lei e le diede un bacio sulle labbra, lei non si ritrasse, come lui si era aspettato. «Che devi dirmi?»
«Non qui.» continuò lei, uscendo dalla sala macchine.
«Senti, se riguarda quel bacio che….»
«No, non riguarda quello.» T’Pol si fermò. «Comprendo perfettamente le tue ragioni.»
«Non sei gelosa?» chiese, seguendola lungo il corridoio.
«No. Non è quello che hai fatto tu che mi preoccupa. Ma è quello che ha fatto Goknor.»
Trip si fermò e incrociò le braccia. «Senti, T’Pol, non arrabbiarti con lui, non è che mi ha raggirato o insidiato. Quel poveraccio stava morendo, ho solo–»
Lei lo interruppe: «È stato lui a provocare il danno al motore.»
«Cosa?!»
«Reed è riuscito a risalire al computer di Goknor. Ha provocato un ritorno di feedback.»
«Da software?!»
T’Pol annuì. «Un’opera geniale, se non fosse che ci ha quasi fatto saltare in aria.» Gli mise una mano sul braccio, invitandolo a riprendere a camminare. «Pochi secondi dopo la scoperta di Reed, Goknor ha chiamato Archer per dirgli quello che aveva fatto. Ha detto di aver incontrato una sorta di elfo, sulla colonia, che gli aveva promesso di farti innamorare di lui se l’avesse liberato.»
«Il genio della lampada.» borbottò Tucker.
«No.» commentò T’Pol. «Lo sbuffo di vapore verde acqua che avete visto uscire dal suo corpo quando ha perso i sensi. Ha preso possesso del suo corpo e per alcune ore ha lavorato con le sue conoscenze.»
Trip sospirò. «Che cosa ha deciso Archer?»
«Per ora Goknor è ancora in infermeria, lui stesso ha chiesto che gli fosse interdetto l’accesso a qualsiasi tecnologia. Ha inoltre chiesto di essere lasciato sul primo pianeta abitabile. Archer però ha intenzione di portarlo fino a Deneva.»
«È innocente.» continuò Trip.
«Sì, la sua unica colpa è quella di essere perdutamente innamorato di te.»
Tucker sospirò. «È un disastro.»
T’Pol si fermò davanti alla porta che dava in plancia. Guardò Trip e disse: «Per lui sì. Per me no.»

L’entità violacea aleggiava, in alto, sovrastando le altre entità sotto di sé. La sua attenzione e il suo pensiero erano rivolti all’entità verde acqua.
Il silenzio stazionava tra loro da lungo tempo, un silenzio che non prometteva nulla di buono.
Un fremito, come un sasso in uno stagno, percorse l’entità verde acqua quando la violacea iniziò a parlare.
«Hai disobbedito.»
«Non siamo tutti d’accordo con te, lo sai.»
«Abbiamo convenuto che uccidere Trip Tucker non è un’opzione.»
«Non starà mai dalla nostra parte!» urlò l’entità verde acqua. «E sappiamo qual è il futuro che si prospetta.»
«Questo tentativo di ucciderlo è fallito e rafforzerà la sua convinzione che siamo dalla parte sbagliata.» L’entità violacea si espanse sopra le altre presenti. «Nessuno può trasgredire ai miei ordini senza pagarne le conseguenze. Sarai esiliato con gli altri, nelle Caverne di Fuoco di Bajor.»

(Agosto 2168)

«Ahi-ahu, T’Pol, aspetta, ferma….»
La Vulcaniana si alzò sulle ginocchia, restando a cavalcioni sopra di lui. «Ti ho fatto male?»
«No….» rispose Trip. «No, no, tutto bene….» Emise un gemito di dolore, mettendosi una mano sul fianco sinistro.
«No, non stai bene.»
«Non sei stata tu.» Trip si girò sul fianco destro. Prese un profondo respiro. «È l’anca….»
«Che cosa ti è successo?»
Trip sospirò, mentre T’Pol lo aiutava a mettersi più comodo, con un cuscino sotto il ginocchio piegato. «Be’, è successo che…. c’era una nauta, come me. Era in pericolo….»
«L’hai salvata e ti sei fatto male.»
«Qualcosa del genere.»
T’Pol iniziò a massaggiargli lentamente il fianco, premendo sui punti di neuropressione. «Non ti sei fatto curare da un medico?»
«Siamo rimasti intrappolati in una caverna per alcuni giorni. Io camminavo a stento, lei era incinta. Non era la migliore delle situazioni.»
«Incinta? È….»
«No, no, non era mio!» Trip rise leggermente. «Era un uomo di un altro universo. Lei stava cercando di tornare qui e io le ho dato una mano.»
«È anche lei una nauta di questo universo?»
Trip annuì. Chiuse gli occhi, l’anca continuava a fargli male. «Sì, è tornata dopo quell’incidente.»
«Potresti andare a trovarla. Sai il suo nome?»
«Josephine Sisko. So che è tornata a New Orleans. Non credo che sia una buona idea che ci incontriamo. È meglio che le nostre strade rimangano divise.» Le prese la mano e tirò sul letto accanto a sé. «Mi sono riunito a chi volevo.»
Lei lo baciò sulle labbra. «Domani mattina, però, come prima cosa andiamo dal medico.»
Trip le sorrise e la tirò verso di sé, facendo attenzione a non muoversi troppo. Se non fosse andato a salvare Josephine, non si sarebbe ferito così gravemente. Per qualche motivo, sapeva che non poteva lasciarla morire in quella caverna. Era come se la sua missione come nauta non avesse altro scopo che salvarla e rimandarla indietro – niente altro, niente caos da riordinare, niente entità ignote da sconfiggere, niente di quello che aveva fatto prima e che avrebbe fatto dopo avrebbe realmente contato, come se tutto il contributo che aveva dato al ripristino dell’Equilibrium poteva essere dato da chiunque altro, lui non era che una goccia in un mare. Ma era lì per salvare quella donna e il figlio che portava in grembo e solo lui avrebbe potuto farlo.
Il dolore stava lentamente diminuendo sotto il tocco esperto di T’Pol. Se salvare Josephine Sisko aveva voluto dire rimetterci un’anca, andava bene così.
Sorrise. Per lo meno, ora aveva una scusa in più per farsi coccolare da T’Pol.

(Gennaio 2157)

Deneva riempiva la vista dall’oblò, quando aveva lasciato il suo alloggio. Seles Goknor sapeva che era ora di sbarcare e che non poteva più restare a bordo.
Arrivato a pochi metri dal portello stagno, attraverso il quale avrebbe lasciato per sempre l’Enterprise, vide Trip, T’Pol ed Archer. «Grazie di tutto.» disse, sorridendo. Poi si rivolse a T’Pol. «Sposalo, o fatti mettere incinta. Non devi fartelo scappare.»
T’Pol non rispose: «Buon proseguimento di viaggio, signor Goknor.»
Lui le sorrise, quindi si rivolse a Trip. «Grazie di quello che hai fatto per me. Non ti dimenticherò. Cerca di non dimenticarmi.»
«Sarà difficile.» gli rispose lui. Gli tese la mano e Seles la strinse.
Poi si rivolse ad Archer. «Ha un equipaggio fantastico, capitano.»
Jonathan annuì. «Lo so.»
«In particolare il capo ingegnere.» Il portello stagno si aprì e Goknor si girò per uscire, ma si fermò di fronte ad Archer. Lo guardò e disse: «Anche lei, però, capitano, è un bocconcino niente male.» Così dicendo, fece un leggero cenno con il capo e uscì.
Quando il portello si richiuse, Trip scoppiò a ridere. «Sono cattivo se dico che non mi mancherà?» Anche Archer rise: cos’altro poteva fare?
Mentre camminavano lungo il corridoio per tornare al lavoro, Tucker prese sottobraccio T’Pol e lei lo lasciò fare.
«M’Rif ha chiesto di poter restare a bordo ancora un po’.» disse la Vulcaniana.
«Sì, ho già approvato la sua richiesta.» comunicò il capitano, sorridendo. «Devo dire che anche se sono logorroiche, sono decisamente piacevoli da avere a bordo.»
Trip sorrise ed esclamò: «Che bello! Due Caitian per ogni nave!»

FINE

(10 giugno 2012)

Pubblicato 3 gennaio 2013 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, I Naviganti, Star Trek

Una risposta a “I Naviganti 26: Il Naufragar M’È Dolce in Questo Mare (racconto su Star Trek: Enterprise)

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