Libro di Star Trek: Enterprise – Kobayashi Maru   Leave a comment

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“Kobayashi Maru” di Andy Mangesl e Michael A. Martin è un libro di passaggio tra “The Good That Men Do” e il successivo, “The Romulan War”. Anche di questo libro, tempo fa, dopo averlo acquistato dall’Inghilterra e letto in Inglese, ho deciso di scriverne il riassunto in italiano (con qualche commento mio), al solo fine divulgativo e senza scopo di lucro.

“Kobayashi Maru”
di Andy Mangesl e Michael A. Martin

(riassunto)

E’ un libro pieno di belle scene, di spiegazioni che noi fan di Enterprise ci meritavamo, ma è anche una storia estremamente triste, seppur con qualche sprazzo di umorismo.

Nel precedente avevamo lasciato i nostri alla firma del trattato per la Coalizione. Trip, sfuggito ai Romulani grazie al dr. Ehrehin (studioso di curvatura 7), incontra Archer di nascosto e lo aggiorna sulla situazione, quindi incontra T’Pol e le svela che non è morto.

All’inizio del libro “Kobayashi Maru”, l’Enterprise e la Columbia sono relegate a navi da scorta contro attacchi di pirati – che sembrano Klingon, ma Archer, sapendo quel che Trip gli ha riferito, è convinto che siano i Romualni.

Archer è nettamente annoiato da questo fatto e per di più ha perso il suo capo ingegnere e migliore amico, sente il bisogno di crearsi una sorta di “nuova rete di amicizie”, ma la situazione precaria e il segreto della falsa morte di Trip gli pesa addosso.

Archer aveva cercato di diventare più amichevole con T’Pol dalla “morte” di Trip, ma lei sentiva che quegli sforzi erano dovuto più al fatto che ora gli mancavano persone vicine, al senso di solitudine che accompagnava ogni posizione di comando, che al vero desiderio di amicizia.

Lei non poteva negare che ci fosse una certa logica dietro le sue azioni, e quindi aveva permesso che si sviluppasse un certo grado di cameratismo tra di loro, mentre lavoravano. Ma finché Trip non fosse tornato o lei non avesse trovato un modo di riconciliarsi con i tradimento di Archer nel fidarsi di lei [riguardo il segreto della morte di Trip], T’Pol sapeva che ci sarebbe sempre stato un muro emotivo tra lei e Archer.

T’Pol strinse tra le mani l’IDIC che indossava sempre, appeso a una catenella al collo, anche sotto la sua uniforme della Flotta Astrale [NdM: inizia ad indossarla nel libro precedente]. Il pendente era un regalo di sua madre e serviva come costante memorandum del credo Vulcaniano, “Infinite Diversità in Infinite Combinazioni”. T’Pol era quel simbolo a bordo dell’Enterprise. Certamente, Umani di ogni immaginabile colore ed estrazione servivano a bordo di questo vascello, ma a parte lei e Phlox, non c’erano altri non-Umani.

Non che lei si volesse isolare dagli altri, anche considerando i suoi sentimenti contrastanti verso Archer, Phlox e Reed. T’Pol aveva coltivato amicizie e compagnie, quando viveva e lavorava su Vulcano. Ma loro erano come lei: sopprimevano le loro emozioni, mettendo la logica davanti a tutto.

Solo in Trip aveva trovato un Umano che lei sentiva accettare i suoi modi vulcaniani, anche se non li condivideva con lei né necessariamente li capiva. Per gli altri, lei doveva essere sembrava sempre inscrutabilmente aliena.

Nel frattempo, Trip è tornato su Romulus e continua a lavorare, sotto il falso nome di Cunaehr, al fianco di Ehrehin: lo scienziato romulano, che è a conoscenza del segreto di Trip, desidera come lui la pace. Quando poco dopo viene ucciso, Valdore sospetta di Cunaehr, pensa che sia una spia vulcaniana e decide di metterlo alla prova, mandandolo con Terix, uno dei suoi fidi, ad indagare sull’Ejhoi Ormiin e recuperare il lavoro sulla curvatura 7 su una colonia romulana. Valdore dice a Terix che, se dimostrerà che Cunaehr è una spia vulcaniana, gli lascerà decidere il metodo di esecuzione dell’ingegnere.

Mentre arriva sul ponte di comando, T’Pol ha una visione su Trip: lo vede assalito da un Frislen, uno dei vulcaniani geneticamente modificati, per un progetto segreto, che è tornato a uno stato primitivo. In passato T’Pol aveva fatto parte della missione per recuperarli e nascondere le prove e in quell’occasione aveva salvato la vita al suo superiore, Denak.

Durante la visione, T’Pol si mette a urlare e si ferisce da sola, dando l’impressione di un vero e proprio crollo psicologico. Percependo che Trip è in pericolo, chiede ad Archer di andare a salvarlo, ma il capitano si rifiuta, sapendo che così metterebbe in pericolo la copertura di Trip. T’Pol decide allora di agire da sola e con un disturbatore di segnale, inizia a contattare Denak per farsi trovare una nave.

Hoshi scopre le trasmissioni, ma prima di parlarne con Archer va da T’Pol.

«Mi confido con lei, Hoshi, da donna a donna. Ci sono alcuni fatti vulcaniani che sto attraversando proprio ora. Cose che sono difficili da discutere con gli umani, o anche con un medico denobulano. Ho usato la trasmissione disturbata perché sono già abbastanza imbarazzata per quel che ha visto il turno beta in plancia. Sarebbe molto imbarazzante se qualche membro dell’equipaggio intercettasse accidentalmente le mie trasmissioni…. lei compresa.»
Sato sembrava triste e si avvicinò a T’Pol con le braccia in avanti, tirandola in un abbraccio.
«Capisco, comandante. E sono certa che capirà anche il capitano Archer. Gli chiederò se anche per lui non c’è problema che lei usi il disturbatore, ma, a meno che lui non decida altrimenti, il suo segreto è al sicuro con noi. E se mai avesse bisogno di parlare, io sono qui.»
«Grazie.» disse T’Pol, lasciandosi andare all’abbraccio in qualche modo imbarazzante che la giovane le offriva. Si sentì in colpa a mentire alla giovane guardiamarina, ma sapeva che era necessario. E T’Pol sapeva che il capitano avrebbe creduto alla scusa, così come sapeva che Jonathan Archer non avrebbe mai sospettato ciò che lei aveva chiesto al suo vecchio amico Denak.

Quando improvvisamente sull’Enterprise scatta un segnale di prossimità, i nostri, uscendo dalla curvatura scoprono un vascello klingon imboscato nello spazio oscuro, che staziona senza faro di navigazione: è la Kobayashi Maru, una nave klingon recuperata e modificata da uno stravagante capitano terrestre di nome Kojiro Vance. La nave è in grave avaria e Archer mette a disposizione i suoi uomini per ripararla. La Kobayashi Maru, quindi, riparte verso Gamma Hydra, dove deve incontrare la Horizon.

Proprio la nave della famiglia di Travis, però, viene attaccata dai “pirati”: come altre navi, il supporto vitale viene a mancare e i comandi non rispondono più. La nave viene diretta verso la stella.

Denak contatta T’Pol e gli dice di aver trovato la nave che può portarla nella zona romulana e che, con questo, ha esaurito il suo debito di vita con lei. T’Pol si prepara per partire e per farlo deve rubare una navetta.

Il comandante del turno gamma, il tenente O’Neill, e quelli del suo turno, erano abituati a notti tranquille a bordo della nave e T’Pol sapeva per esperienza che quello sarebbe stato il miglior momento per mettere in atto il suo piano, non perché gli ufficiali di plancia di O’Neill fossero meno capaci di quelli del turno alfa, ma perché nessuno avrebbe sospettato il “quasi-sabotaggio” che stava mettendo in opera. A parte il dr. Phlox, tutte le persone a bordo dell’Enterprise che le erano più vicine erano molto probabilmente addormentate da ore.

Un allarme luminoso apparve sullo schermo del computer, facendo scappare a T’Pol una maledizione sottovoce. Capì che doveva essere incappata in qualche subroutine della sicurezza che non si aspettava. Forse il tenente Reed aveva istallato un nuovo codice. Si chiese se Reed l’avesse messo perché aveva in qualche modo capito ciò che lei aveva intenzione di fare. E’ illogico, si disse. Reed non poteva aver intuito il suo piano. Il capitano, forse il dottore.

Le sue dita rimasero sospese sopra la tastiera, mentre lei pensava freneticamente. Poteva aggirare la subrouting, ma ciò voleva dire dover cancellare poi tutte le tracce dei passi fatti. O peggio: se non fosse riuscita a battere le misure di sicurezza dell’Enterprise quella notte, sarebbe mancata al rendezvous con la nave che Denak le aveva procurato con tanti sforzi.

«Inserisca il codice alfa-due-epsilon-sette-nove-nove-tau-nu.» disse una voce nell’ombra dietro di lei in uno spiccato accento inglese.
La voce di Malcolm Reed, per essere precisi.

«E cosa succederà, dopo?» chiese T’Pol, senza girarsi per guardarlo in faccia. Nonostante la sua lunga educazione vulcaniana, sentì la sua spina dorsale diventare di ghiaccio.

«Quel comando instraderà la nuova subroutine di sicurezza.» disse Reed. «Una volta tolta di mezzo, può completare il suo piano di bypassare l’intero sistema di sicurezza e far uscire una delle nostre navette.» T’Pol sentì i suoi passi mentre lui si avvicinava. «E’ quello che intendeva fare, giusto?»

T’Pol si tese, quindi si abbassò di colpo, spostando velocemente in fuori una gamba, in un arco basso e largo. Sentì l’impatto con le gambe di Reed e, mentre si girava, lo vide cadere indietro, un’espressione molto sorpresa sul suo viso.

Reed non ha una pistola a fase, realizzò T’Pol di colpo. E non è nemmeno in uniforme. In effetti Reed indossava quello che sembrava un saio scuro, simile ai vestiti dei mercanti civili vulcaniani.

Reed rotolò velocemente indietro, rimettendosi in piedi e in posizione difensiva. «Vuole battersi, T’Pol, o vuole il mio aiuto? Perché, Vulcaniano o no, la prenderò a calci nel sedere e lei perderà l’occasione di inserire il codice che le ho appena dato. Se non lo farà entro i prossimi venti secondi, scatterà l’allarme di sicurezza e avremo entrambi un bel po’ da spiegare.»

La mente di T’Pol correva, ma la decisione arrivò in fretta. Inserì il codice e una luce verde apparve sullo schermo.

«Ora abbiamo dieci minuti per uscire dall’Enterprise prima che il sistema smetta di eseguire il programma ridondante che ho scritto per permetterci di mettere in atto il nostro piccolo piano di pirateria.» disse Reed, avvicinandosi con cautela.

T’Pol si girò verso di lui, alzando un sopracciglio con aria riflessiva: «Nostro?»

«Qualsiasi sia il suo piano, io vengo con lei.»

«Perché?»

«Preferirei lasciare una spiegazione dettagliata quando saremo al sicuro fuori di qui.» rispose Reed, una punta di sarcasmo nella sua voce. «Basti dire che so che lei vuole salvare Trip. E lui non sarebbe in questo casino se non fosse stato per me.»

T’Pol sapeva che Reed aveva lavorato, in passato, nella stessa organizzazione segreta della Flotta Astrale per cui ora Trip era un agente. Sapeva anche che, dopo che Reed aveva lasciato l’organizzazione, Trip era stato reclutato. Non sapeva come o perché avessero convinto Trip a diventare una spia, sperava che lui stesso glielo avrebbe detto dopo che loro l’avessero tirato fuori dallo spazio romulano, ma sapeva che dovevano avere i loro motivi. Era sorpresa, comunque, di scoprire che Reed si sentiva colpevole del reclutamento di Trip.

«E’ il capitano Archer che l’ha mandata qui, tenente?» chiese T’Pol. Che la riluttanza del capitano ad aiutarla fosse stata solo un’altra manovra segreta, una tattica per diffondere ancora disinformazione sul fatto che Trip non era davvero morto? Che il rifiuto di Archer fosse solo un modo per – come avrebbe detto Trip – pararsi il culo?

«No, mi dispiace, comandante.» disse Reed, apparendo un po’ triste. «In effetti credo che questo può essere la goccia che fa traboccare il vaso per me con Archer. Gli ho dovuto mentire in passato per colpa del mio coinvolgimento con il Bureau e mi ha creduto quando gli ho detto che avevo tagliato i ponti.»

«La mia speranza è di recuperare Trip, e così le informazioni che lui ha raccolto potrebbero essere utili contro gli attacchi dell’Impero Romulano.» disse T’Pol «Il fine giustifica i mezzi, in questo caso, e il capitano Archer capirà, soprattutto se evitiamo di coinvolgerlo nelle nostre azioni.»

«Grande speranza.» disse Reed. «Potremmo anche sperare di essere accolti con il tappeto rosso, elogi dai superiori e gelati al cioccolato gratis per tutta la vita. Ma temo che se anche avremo successo, questi desideri non si avvereranno.»

«Allora perché viene con me?» chiese T’Pol, fissando Reed con uno sguardo inquisitorio.

Lui le offrì un leggero sorriso: «Perché lei non è l’unica che si preoccupa di Trip, comandante. Non abbiamo iniziato questo viaggio come amici, ma ci sono pochi uomini che io tengo in maggior considerazione.» Indicò verso lo schermo dove T’Pol stava lavorando. «Ci rimangono pochi minuti prima che la nostra finestra di partenza si chiuda. E’ ora di fare i bagagli.»

T’Pol indicò verso una piccola borsa da viaggio appoggiata a un condotto. «Io ho già fatto i bagagli.»

Reed scosse la testa: «E’ un’espressione umana, T’Pol. Non la prenda alla lettera.»

«Come “prendermi a calci nel sedere”?» chiese T’Pol, prendendo la borsa e avviandosi verso la Navetta Due. «Perché voi umani siete così fissati sui glutei?»

«Forse perché tutti noi li abbiamo, comandane. Anche i Vulcaniani, immagino.» Arrossì visibilmente come apriva il portello della navetta. «Non che io faccia molto caso a certe cose.»

«Sì, certo.» disse T’Pol nel tono più freddamente cortese che poteva usare. «E tanto per essere chiari, tenente, non mi avrebbe preso a calci.»

Mentre la Columbia va in aiuto dell’ennesima nave catturata dai pirati, Archer si ritrova il ponte di comando quasi deserto: T’Pol ha richiesto una giornata di riposo per una profonda meditazione, Reed ha chiamato di mattina presto dicendo di aver preso un virus intestinale.

Quando sente il bisogno di parlare dei fatti che si stanno svolgendo con lui che, in pratica, è costretto a stare a guardare, prova a chiamare T’Pol per discuterne, ma scopre T’Pol non solo non è nella sua stanza, ma non è sull’Enterprise e la Navetta Due è sparita. A quel punto chiama Malcolm (“Malcom, ho bisogno di parlarti. Anche se devi chiacchierare attraverso la porta del bagno.”)…. così scopre che pure Reed è sparito e trova un messaggio dei due, in cui gli spiegano la loro missione.

Trip, nel frattempo, è arrivato con Terix sulla colonia romulana, dove incontra nuovamente Chuihv/Sopek con l’Ejhoi Ormiin. Cercando di recuperare il lavoro di Ehrehin, scatenano nell’istallazione una mezza guerriglia, bloccata da Terix che utilizza un’arma sonora che stordisce tutti i Romulani (e Vulcaniani) presenti. Terix (che si era premunito di tappi per le orecchie) e Cunaehr/Trip. A quel punto, Terix, che aveva sempre sospettato che Trip fosse una spia vulcaniana, lo accusa. Trip s’inventa al momento la storia di avere un difetto uditivo grave, del quale si vergogna e che gli aveva precluso la carriera militare. Quando Terix sta per sparargli con un disgregatore romulano (“questi affari non hanno nemmeno il settaggio di stordimento”, aveva notato Trip tempo prima), l’allarme intrusi scatta e qualcuno alle spalle di Trip colpisce Terix con un raggio stordente. Malcolm e T’Pol fanno entrare di corsa Trip sulla Navetta Due e schizzano via subito, riparandosi in orbita.

Sul pianeta iniziano esplosioni, e Trip non si dimostra del tutto contento dell’arrivo dei suoi amici, dicendo che – in pratica – hanno distrutto la sua copertura. Malcolm gli ripete la frase già detta in “United”, «Mi scusi, comandante, per averle salvato la vita.» Tornati sul pianeta per vedere quello che è rimasto, trovano gli uomini di Terix morti, ma Chuihv/Sopek è svanito assieme ai progetti di Ehrehin.

Trip dice agli amici che deve tornare su Romulus per rimanere infiltrato nel progetto di curvatura. Inoltre Tucker dice anche che non vuole assolutamente essere nei paraggi del “punto zero”, cioè nel luogo e nel momento in cui T’Pol e Reed torneranno sull’Enterprise e dovranno affrontare Archer. I tre si dicono addio di nuovo.

Trip desiderava prenderla tra le braccia, rassicurarla che tutto sarebbe andato bene alla fine. Ma non c’era tempo per quello e non era nemmeno sicuro di credere lui stesso che le cose sarebbero andate per il verso giusto. Inoltre, pensò che lei avrebbe potuto spezzargli un braccio, se avesse dato una dimostrazione fisica del suo effetto proprio lì di fronte a Malcolm.

«Allora, semplicemente salti su quel coso e te ne vai su Romulus?» chiese Malcolm, indicando l’apertura della Drolae, la nave di Terix.

Trip annuì e infilò un piede nell’apertura della piccola nave. «Già. Se voglio mantenere la mia copertura, è l’unica cosa che posso fare.»

«Anche se probabilmente l’ammiraglio Valdore deciderà che sei una spia che ha fatto fuori il suo centurione durante l’ultima missione. E quindi ti ucciderà.»

«Spero solo che si fidi della mia parola che sono leale verso l’iImpero. Il fatto che torno su Romulus, invece di scappare dalla parte opposta, dovrebbe significare qualcosa per lui. In ogni caso, è la nostra unica speranza per neutralizzare il motore a curvatura 7. O, ancor meglio, darne uno alla gente del capitano Stillwell.» [NdM: il capo della Sezione 31.]

T’Pol alzò la mano destra, aprendola nel familiare gesto a V. Il suo aspetto stoico era duro come le paratie della navetta dietro di lei, ma i suoi occhi brillavano leggermente per quello che appariva un eccesso di umidità. «Lunga vita e prosperità.» disse.

Restando sulla soglia della Drolae, Trip si girò verso di lei e ricambiò il gesto. Cercò di ripetere le parole tradizionali di addio e augurio, ma la sua gola era diventata improvvisamente secca come al Fornace su Vulcano. «Oh, al diavolo.» disse, abbassando la mano. Saltò giù sul suolo roccioso, percorrendo velocemente il metro che lo divideva da T’Pol. Prendendo tra le braccia la donna vulcaniana estremamente sorpresa, la baciò sulle labbra. Con la coda dell’occhio, gli sembrò di vedere un enorme sorriso apparire sul volto di Malcolm, quando il bacio diventò più lungo di quello che anche la più larga interpretazione della decenza vulcaniana avrebbe permesso.

I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa quando T’Pol lo strinse forte e ricambiò il bacio con una passione che lui dubitava la maggior parte dei Vulcani e probabilmente alcuni Umani avrebbero tollerato. Quel momento si allungò mentre le loro essenze si fondevano in una sola e gli tornò la coscienza del tempo solo quando realizzò che lei lo stava stringendo così forte quasi da sfondargli la cassa toracica.

Ci volle quasi tutta la sua forza per rompere il bacio e il resto per tenerla a distanza di braccio con le mani sulle sue spalle. Trip sospettava che mancassero da tre a cinque secondi prima che o lei lo baciasse di nuovo oppure si arrabbiasse estremamente per averle scatenato emozioni tanto intense.

«Credo che…. ehm…. farò quattro passi….» disse Malcolm. «Controllerò la navetta per, diciamo…. venti minuti?»

«Trenta.» disse T’Pol.

Trip, piuttosto stupito, guardò Malcolm che girava di scatto sui tacchi e si allontanava, sparendo velocemente. T’Pol seguì Trip dentro la nave, spingendolo con poca grazia oltre la soglia.

«Trenta minuti.» disse Trip, mente lei gli si avvicinava e la porta della nave si chiudeva dietro di lei. «Che cosa dovremmo riuscire a fare?»

Gli occhi di lei erano in fiamme, mentre gli apriva la camicia. «Non sprechiamo tempo a parlare.»

Reed aspettò pazientemente trenta minuti prima di tornare vicino alla nave. Il vascello romulano era ancora dove l’aveva lasciato, ma né Trip né T’Pol erano in vista. Il portello principale era chiuso. Per lo meno la nave non sta traballando, pensò Reed. Ma per favore, non obbligatemi a bussare alla porta.

Come in risposta ai suoi pensieri, il portello principale si aprì. T’Pol emerse, sembrava il ritratto di una solida dignità, con ogni capello al suo posto. Trip la seguì fuori di lì poco dopo. Era accaldato, sudato, spettinato, con i vestiti in disordine, e sorrideva con un idiota.

Reed restituì il sorriso. Questa era l’immagine di Trip che voleva avere nella mente per sempre. In caso, pensò, non ce l’avesse mai fatta a tornare dal regno dei morti.

«Fino alla prossima volta, ok?» Trip disse, stringendo T’Pol in un altro abbraccio. Gli dispiaceva lasciarla ora tanto quanto gli era dispiaciuto prima che tutta quella maledetta faccenda della spia iniziasse.

T’Pol annuì, sembrava stranamente a corto di parole.

Lui la lasciò andare e si girò verso l’apertura. Malcolm era lì e lo prese in un veloce abbraccio. «Vedi di star bene, comandante.» disse l’ufficiale tattico, mentre rompeva l’abbraccio. «O ti uccido. D’accordo?»

«D’accordo, Malcolm.» Trip sorrise, mentre rientrava nella nave, questa volta da solo. «E speriamo davvero che la fortuna protegga i pazzi.» Che può adattarsi per tutti e tre, pensò, mentre la porta si chiudeva, isolandolo dai suoi amici. Forse per l’ultima volta.

Quando Malcolm e T’Pol tornano sull’Enterprise sono abbastanza agitati per quello che gli aspetta, ma Archer, nonostante si goda qualche secondo di terrore da parte loro, è così contento di vederli che li accoglie con un abbraccio.

Trip nel frattempo è tornato su Romulus, ma qui Valdore, che ha ormai capito che Trip non è chi dice di essere, fa andare a pezzi la nave. Mentre ormai Trip è sicuro di essere alla fine, sente un formicolio e viene teletrasportato su un’altra nave: è quella di Chuihv/Sopek, che riferisce a Trip che l’ha salvato perché deve un favore a una persona con cui hanno un’amica comune. Naturalmente Trip capisce che l’amica comune in questione è T’Pol, ma non può sapere che la persona è Denak.

Chuihv/Sopek si dirige poi verso Gamma Hydra, dove prende il comando della Kobayashi Maru: infatti, dopo che il progetto delle navi drone è fallito, i Romulani hanno sviluppato un sistema per prendere il controllo a distanza delle navi e spingere le navi klingon ad attaccare navi della Coalizione.

La Kobayshi Maru invia quindi il “famoso” segnale di soccorso che l’Enterprise intercetta. Archer si avvia per salvarli, ma quando sono lì, il supporto vitale inizia a non funzionare più. Archer ricorda che la superstite della nave klingon che aveva assalito una nave terrestre alcuni giorni prima, aveva detto che, improvvisamente, il supporto vitale era venuto meno e poco dopo anche la navigazione, come se qualcuno la comandasse dal fuori.

Sulla nave di Chuihv/Sopek, Trip viene obbligato a sedersi a una consolle in sola lettura, ma riesce comunque, con l’impianto auricolare che funge da traduttore universale che gli avevano impiantato di Adigeon, a comunicare in codice morse ad Archer che sta per incappare in una trappola: il vero scopo di Chuihv/Sopek non è quello di distruggere la Kobayashi Maru, ma quella di prendere l’Enterprise.

Archer esita, ma poi alla fine è costretto a lasciare la Kobayshi Maru al suo destino e ad allontanarsi a tutta velocità, pur con la disapprovazione di molti dei suoi.

Trip viene scoperto a far qualcosa di strano da uno degli uomini di Chuihv/Sopek, ma riesce a far saltare in aria i sistemi. Quando si risveglia, sono tutti svenuti o morti. Trip prende Chuihv/Sopek in spalla, pensando che un ostaggio potrebbe essergli utile, e un disgregatore, con il quale inizia in pratica a sparare a qualsiasi Romulano si metta sulla sua strada. Angosciato dal suo stesso comportamento, s’infila di corsa in una capsula si salvataggio e abbandona la nave prima che esploda. Lega Chuihv/Sopek (mani dietro la schiena e corda legata al collo, come gli ha insegnato Reed), e parte per allontanarsi dalla nave romulana che sta per esplodere. Mentre naviga nel vuoto, un allarme di prossimità suona. Trip scopre di essersi infilato in un campo minato romulano.

Era una delle tante mine gravimetriche che la milizia romulana aveva sparso in questa regione nelle ultime decine di anni, nei loro infiniti sforzi di tenere lontani i Klingon.

E la capsula di salvataggio stava proprio per andare a sbattere contro quella dannata cosa.

Com’è che continuo a infilarmi in queste situazioni? Si chiese Trip, forse per l’ultima volta.

Quindi chiuse gli occhi e pensò a T’Pol.

Sull’Enterprise c’è una tensione pazzesca. Tutto l’equipaggio – compreso il capitano – si chiede se non potevano far qualcosa per la Kobayshi Maru, lasciata a morire per mano dei Romulani. Non si sa nulla da giorno né nella Horizon né della Columbia.
Archer è impegnato da diversi minuti in una conversazione con il comando di Flotta, e tutti sanno quello di cui stanno parlando: i Romulani e il possibile inizio della guerra.

Quando finalmente torna in plancia, tutto quello che dice è: “E’ iniziata”.

FINE

Nel libro (e nel precedente, The Good That Men Do) sono nascosti due “easter eggs” storici, ma non sono riuscita a beccarli.

Questo è il sito ufficiale di Andy Mangels.

(Citazioni tratte da fonti coperte da diritto d’autore sono riportate a solo scopo di recensione, senza alcuna intenzione di violare il copyright.)

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Pubblicato 26 giugno 2011 da MicioGatta in Enterprise, Libri, Star Trek

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