I Naviganti 15: Perché il Mondo È Concavo ed Io Ho Toccato il Cielo (racconto su Star Trek: Enterprise)   4 comments

I Naviganti 15: Perché il Mondo È Concavo ed Io Ho Toccato il Cielo

di Monica Monti Castiglioni

con la collaborazione di Seti

Dedicato a mia Madre.

Rating: PG

Genere: Romanzo – avventura – amicizia

Riassunto: Perché il mondo è concavo ed io ho toccato il cielo!

Spoilers: Tutta Enterprise, più qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Para-mount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro. Ogni somiglianza a racconti, fanfiction, persone reali o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Scarica il racconto in formato PDF: I Naviganti 15 Perché il Mondo È Concavo ed Io Ho Toccato il Cielo

*******

(30 dicembre 2009)

«Immobile aspettai
che il tempo rallentasse,
si fermasse
e scomparisse.»

T’Pol indossava una tunica vulcaniana marrone. Era seduta sul bordo del letto, stringeva tra le mani l’IDIC che le aveva regalato sua madre e fissava il pianeta lilla fuori dall’oblò.
Jonathan Archer entrò nell’alloggio.
«Ha avuto notizie dalla superficie?» chiese.
Il capitano annuì. «Sì.» Andò a sedersi accanto a T’Pol e in quel momento lei ebbe la conferma che non portava buone notizie. «Il giudice ha emesso il verdetto. Trip…. è stato giudicato colpevole.»

….Il giorno prima….

T’Pol si tirò a sedere sul letto e tirò indietro le coperte.
«No, dai, fa freddo.» biascicò Trip.
«È ora di alzarsi.»
«Oggi bigio.» rispose lui. Si girò prono.
T’Pol si tirò in piedi. «Probabilmente dovresti liberare il tuo alloggio. Dormi praticamente sempre qui.»
«Non ci sono abbastanza armadi per due, qui dentro. E poi Jonathan ha detto che va bene così.» Sbuffò. «E ho capito! Devo alzarmi.» Si tirò a sedere. «Quanto manca?»
La Vulcaniana premette un paio di comandi sul suo terminale. «Dovremmo arrivare a destinazione tra cinque ore.»
«In tempo per pranzo.» Tucker si alzò in piedi e andò a recuperare i vestiti nella panca. «Questa volta Archer deve farmi scendere.»
T’Pol si fermò davanti alla porta del bagno. «“Deve”?»
«Scatenerò un ammutinamento, altrimenti.»
«E come pensi di fare?»
«Se blocco gli sciacquoni, cosa credi che succederebbe?» Trip rise. Si sporse in avanti e la baciò sulle labbra. «Ci vediamo per pranzo.» Si chiuse la divisa e uscì dall’alloggio.
«Comandante.» lo salutò Naiman, con un sorriso.
«Marinaio Naiman.» rispose lui, osservandola mentre si allontanava lungo il corridoio. «Bene. Buona giornata a tutti.» sussurrò, quindi s’incamminò verso il proprio alloggio.

Spengulus era un pianeta piccolo, quasi interamente desertico data la sua vicinanza a una gigante azzurra che gli faceva da sole. Gli edifici erano bianchi e dall’orbita apparivano come piccole bolle di latte. C’erano piccoli mari violacei sparsi sulla superficie, generalmente incuneati tra grossi rilievi montuosi cosparsi di vegetazione violacea, naturalmente senza neve.
La sua civiltà aveva sviluppato la curvatura una quarantina di anni prima, ma nonostante ciò erano sconosciuti ai Vulcaniani. I dati che i Trekapali avevano fornito ad Archer si stavano rivelando piuttosto utili.
Il capitano decise di scendere con una squadra di sbarco piuttosto consistente, dato che i resoconti parlavano di un popolo serio ma ospitale. Gli Spenguliani erano alieni dai lineamenti spigolosi, la pelle di una strana tinta violacea. Indossavano abiti leggeri, dai colori tenui, con larghi cappelli: tutto su quel pianeta era stato creato per combattere il caldo torrido.
«La città capitale di Spengulus vi accoglie tra le sue braccia.» disse il presidente del pianeta, un alieno alto e violaceo di nome Liansu. «È un piacere incontrare una nuova cultura.»
Il consistente gruppo di Umani più una Vulcaniana seguirono il comitato di accoglienza, all’interno del Palazzo del Governo.
«È una delle vostre navi?» chiese Tucker, guardando fuori dalla grande finestra della sala principale, dove erano stati fatti accomodare.
«In costruzione.» disse Liansu. «Il nostro ultimo modello.»
«A che curvatura va?»
«5,5.» rispose Liansu. «Se vuole può andare a visitare l’istallazione.»
Trip lanciò uno sguardo sorridente a Jonathan. «Sì, mi piacerebbe molto.»
«La vostra nave a quanto va?»
«4,8.» rispose Tucker. «Ma l’abbiamo spinta anche oltre.»
«Allora non credo che troverà qualcosa di interessante.»
«Mi incuriosisce sempre vedere come viene sviluppata la curvatura da altre civiltà.»
Liansu si chinò leggermente in avanti. «Allora la farò accompagnare da uno dei miei assistenti.»
T’Pol lanciò, quasi inconsapevolmente, uno sguardo al suo capitano.
Archer lo colse al volo. «Comandante, vada con lui.» Sorrise. «Chissà che non possiamo scambiarci qualche buona idea per migliorare le nostre navi.»
Liansu annuì. «Ottima idea.»

Dovettero attraversare un paio di strade poco trafficate, prima di arrivare all’istallazione di curvatura. Le strade della città erano polverose anche se asfaltate. La vegetazione violetta ai lati della strada era ben curata. L’assistente di Liansu, un giovane di nome Vali, dalla pelle viola chiaro, fece fare loro un giro completo dell’istallazione, ma Trip e T’Pol non trovarono niente di particolarmente interessante. La tecnologia di curvatura degli Spenguliani sembrava un incrocio tra quella terrestre e quella vulcaniana, quindi non avevano nulla da imparare gli uni dagli altri.
Quando lasciarono gli scienziati e i tecnici e tornarono dall’assistente, lo trovarono impegnato in una piacevole conversazione con una donna dalla pelle della stessa tonalità.
T’Pol si fermò di colpo sulla strada, quando notò che Vali si era chinato su di lei per baciarla.
Trip sorrise. «Oh, pare che non siamo l’unica coppia nelle vicinanze.» Si girò verso di lei. «Che facciamo?»
Lei alzò le spalle. «Ci ha visti.»
«Se avete finito, vi riaccompagno al palazzo del Governo.»
«Non è necessario.» disse Trip. «Conosciamo la strada ora.»
Vali annuì. «Devo comunque tornare, la mia pausa è finita.» Sorrise alla sua compagna, la saluto con un movimento veloce delle dita, quindi si allontanò insieme a Trip e T’Pol. «Se avete tempo, vi consiglio di visitare la parte sud della città. Ci sono le rovine archeologiche, io le trovo estremamente interessanti.»
«È un pianeta pieno di cose affascinanti.» disse T’Pol.
«Dipende dai punti di vista.» replicò Vali. «Ad esempio io non trovo interessante i motori a curvatura. Ci sono tante di quelle cose belle su questo pianeta, che non reputo utile uscire per esplorare lo spazio prima di aver esplorato tutto il nostro mondo. Però c’è chi la pensa in modo diverso. Io amo l’archeologia, c’è chi ama l’astronautica.»
T’Pol annuì: «Se il capitano ci lascerà a terra, seguiremo il suo consiglio. Grazie.»

«Ti stai annoiando.»
Trip lanciò uno sguardo a T’Pol. Stavano camminando lungo una passerella che attraversava le rovine archeologiche. «Perché dici così?»
«Non sei mai stato appassionato di storia.»
Lui rise leggermente. «Mi conosci troppo bene, ormai.» Le mise un braccio intorno alle spalle e la baciò sulla tempia.
«Se vuoi possiamo tornare all’istallazione di curvatura.»
«No, non c’è niente di interessante nemmeno lì.»
«Il capitano ha dato libera uscita a tutto l’equipaggio fino a sera. Puoi scegliere cosa fare.»
Trip sciolse l’abbraccio, sapendo che la sopportazione di T’Pol per effusioni affettuose in pubblico aveva una durata molto limitata. «Tu cosa vuoi fare?»
«Possiamo fare un giro per la città, se ti va.»
Tucker annuì. Avrebbe voluto prendere T’Pol sottobraccio, tenerla stretta mentre camminavano verso l’uscita dal parco archeologico. Si limitò a sfiorarle una mano, quindi aprì il cancello d’ingresso e la fece passare per prima. «Perché non facciamo il giro panoramico?» chiese. «Se passiamo a sud della città dovremmo vedere le rovine dall’alto.»
«D’accordo.» rispose lei.
Camminarono lungo il terrazzamento che portava alla parte centrale della città. «Che cos’è quello?» chiese Trip, arrivati nei pressi di un grande edificio color lilla dalle grandi finestre esagonali.
«Non lo so. Non ce ne hanno parlato.»
«Diamo un’occhiata?»
T’Pol annuì e iniziò a seguire Trip. Furono interrotti da un forte scoppio. Da una delle finestre esagonali iniziò a uscire fumo violaceo e subito dopo, una decina di ragazze spenguliane poco vestite uscì di corsa dall’ingresso esagonale.
«Ehi!» esclamò Trip, avvicinandosi al gruppetto che ora si era fermato ai piedi della scalinata, tossendo. «State bene?» chiese.
«Sì, grazie.» disse quella che sembrava la più anziana. Non dovevano avere più di vent’anni.
«Cosa è successo?» chiese T’Pol.
«Un corto cerchio.» disse una di loro.
«Un corto circolo.» corresse un’altra.
«No, non si dice nemmeno in quel modo!» esclamò la più anziana. «Be’, insomma, un problema dentro il tempio.»
«Un corto circuito?» propose Tucker.
«Sì, esatto, proprio quello.» Sospirò. «Continua a succedere, lo riparano e dopo qualche giorno è di nuovo fuori uso.»
«Forse non lo riparano come si deve.» Il sorriso di Trip si ampliò quando sentì la gomitata di T’Pol.
«Già, probabile.» La ragazza sospirò. «Purtroppo con il vascello in costruzione, i tempi di riparazione si dilatano molto. E nel tempio fa un tale caldo, senza condizionatore.» Si mosse la mano a ventaglio davanti al viso. Nonostante i loro vestiti fossero di un tessuto decisamente leggero e arrivassero una spanna sopra il ginocchio, le fanciulle sembravano parecchio accaldate. Nell’edificio doveva fare decisamente caldo.
«Se volete, posso dare un’occhiata io al vostro impianto.» propose Trip.
«Davvero?!» esclamò la più anziana. «Ci farebbe un grande favore. Venga, le mostro dov’è la stanza di controllo.» Si girò verso le altre e diede istruzioni perché portassero le più piccole in ospedale e che le più grandi andassero ad avvertire la manutenzione. Quindi fece strada a Trip e T’Pol lungo il lato settentrionale del tempio.

Tucker aveva chiamato l’Enterprise, dove una squadra minima stava tenendo i sistemi in linea, dopo aver dato il cambio a una precedente squadra ora sbarcata. Si era fatto mandare i suoi attrezzi e ora era seduto in uno stanzino di controllo a lavorare. Anche se Trip le aveva detto di riprendere il giro turistico, T’Pol era rimasta con lui.
«Sei troppo brava per star qui a passarmi gli attrezzi.» disse lui.
«C’è poco da fare, in quello stanzino in due non ci si sta.»
«Dovresti continuare il tuo giro turistico. Il capitano ha intenzione di ripartire domattina.»
«No, è meglio che stia qui.» rispose lei. –Mi piace molto di più guardarti lavorare.–
«Perché?» chiese lui, poi disse: «Passami la chiave del 12, per favore.»
T’Pol fece come lui le aveva detto e gli sfiorò la mano mentre gli passava la chiave. «Per tenerti d’occhio.»
Trip si sporse sotto un commutatore di energia. «Davvero? E perché dovresti?»
La Vulcaniana ricevette indietro la chiave. «Be’, per quelle dieci sacerdotesse, tanto per cominciare.»
Lui finì una saldatura, quindi le lanciò un’occhiata. «Che cosa intendi dire?»
«Sono molto svestite.»
Dentro il tempio doveva fare molto caldo.
Trip rise: «Hanno la pelle viola.»
«Mi stai dicendo che non le hai guardate?»
Lui sospirò. «Non in quel modo. E poi avranno sì e no quindici anni.»
«Credo siano un po’ più vecchie.» T’Pol soppresse un sorriso. –È un piacere stare con te.– pensò.
Tucker si passò una mano sulla fronte. «Qui dentro fa un caldo allucinante.»
«Vado a cercarti qualcosa da bere di fresco.»
Trip si tirò in piedi. «Oggi sei molto premurosa con me.»
T’Pol scrollò leggermente le spalle e si allontanò prima che lui potesse dire altro.
Tucker decise che, attendendo la bibita fresca, si sarebbe arrangiato da solo, contro il caldo. Si slacciò la divisa e si sfilò anche la maglietta nera. Troppo caldo lì dentro. Si chinò in avanti per controllare i condotti di connessione con l’interno del tempio.
Sembravo intatti, ma il tubo svaniva nel muro del tempio. Trip s’infilò dietro il generatore e vide una porticina che sembrava di legno. Alzò il blocco e spinse la porta. Varcò la soglia e si ritrovò nell’intercapedine tra il muro interno e quello esterno del tempio. Tutti gli edifici ben costruiti di quel pianeta avevano muri doppi per cercare di tenere fuori il caldo.
Nella parte che poteva vedere c’erano solo i tubi che portavano l’aria condizionata all’interno del tempio. Individuò subito l’altra porta e pensò che ora la cosa migliore da fare era controllare che la parte interna del sistema fosse in ordine.
All’interno del tempio sembrava fare ancora più caldo. Probabilmente era dovuto all’effetto serra o a qualsiasi tipo di oleoresine bruciassero là dentro – Tucker poteva sentirne distintamente l’odore.
«Ecco dov’è il problema.» sussurrò, quando vide il modulo interno del condizionatore. Aveva una vistosa bruciatura sulla parte esterna, quindi chissà com’era dentro.
Trip si legò le maniche della divisa in vita e iniziò a smontare l’apparecchiatura. «Oh, T’Pol, se non arrivi con un ghiacciolo, mi squaglio.» sussurrò.
Sobbalzò quando sentì un urlo alle sue spalle. Si girò e vide una giovinetta che lo fissava.
«Ehi.» disse lui e le sorrise. «Pensavo che tutte le ragazze fossero uscite, quando c’è stato lo scoppio. Ti sei nascosta qui?»
La ragazzina lo fissò per qualche secondo, quindi crollò a terra di botto, svenuta.
«Oh merda.» sussurrò Trip e corse verso la ragazza. Si chinò accanto a lei e le mise una mano sulla gola. Sentiva il battito cardiaco. –Probabilmente è svenuta per il caldo.– pensò. Doveva portarla fuori di lì.
La porta principale del tempio di aprì prima che Trip potesse fare qualsiasi cosa. Una donna anziana entrò e lo fissò: «Che cosa sta facendo?!» urlò.
«Questa ragazza è svenuta, dobbiamo portarla fuori di qui.»
«Che cosa ci fa lei qui dentro?»
«Sono venuto per riparare il modulo.»
«Dentro il tempio?!» esclamò la donna.
«Senta, questa ragazza sta male.» La sollevò tra le braccia. «Forse si è intossicata con il fumo o forse è il caldo.» La donna anziana corse verso una colonna, mentre Trip portava fuori la ragazza. Fortunatamente il portico esterno era all’ombra e Trip poté far sedere la ragazza contro il muro relativamente fresco. «Ehi, io non sono un medico!» esclamò, rivolto alla donna all’interno del tempio. «Per favore, venga a darmi una mano.»
La donna uscì alcuni secondi dopo. «Le tolga le mani di dosso.»
Tucker le lanciò uno sguardo tagliente, ma fece un passo indietro. «Lei è un medico?» chiese.
«Ho già chiamato l’emergenza.» La donna alzò lo sguardo su di lui: «Si rende conto di quello che ha fatto?»
«Io non l’ho nemmeno toccata. Voglio dire, non prima che lei svenisse.»
La donna spostò l’attenzione su alcuni alieni che erano appena arrivati. «È lui.» disse.
«Questa ragazza è svenuta nel tempio.» disse Trip. «Credo che–» Non riuscì a finire la frase. Quattro alieni viola lo sollevarono di peso e lo trascinarono via dal tempio.

T’Pol aveva dovuto camminare per un quarto d’ora prima di trovare un posto dove prendere una bevanda ghiacciata. Evidentemente gli abitanti del posto erano piuttosto abituati al caldo e avevano altri sistemi per tenersi freschi. Mentre tornava al tempio l’aveva analizzata – pareva piena di vitamina C – e l’aveva assaggiata. Come Vulcaniana era piuttosto abituata al caldo, ma su quel pianeta era piuttosto forte e umido. Entrò nella porticina e si guardò in giro. Dov’era Tucker?
«Trip?» chiamò. Appoggiò la bibita sopra la cassetta degli attrezzi. «Dove sei?»
Spinse la porta che dava nell’intercapedine del tempio, quindi oltrepassò la successiva, trovando l’unità interna del condizionatore con la copertura smontata solo a metà e un cacciavite abbandonato lì vicino.
Il tempio pareva deserto. Dove diavolo era finito ora?
«Ha bisogno di qualcosa?»
Un’inaspettata voce la fece girare: «Sto cercando il comandante Tucker. Era qui pochi minuti fa per riparare il vostro condizionatore.»
«Già. Era qui.» replicò la donna.
«E ora dove si trova?»
«È stato arrestato.»
T’Pol guardò la donna sgranando gli occhi. –E ora che cosa ha fatto?!–

«ARRESTATO?!»
T’Pol fissò il capitano alzando un sopracciglio.
Archer prese un profondo respiro e si impose di calmarsi. Non era colpa di T’Pol se Trip aveva la tendenza a mettersi nei guai. Era anche vero che di solito si affidava a lei per tenerlo fuori dai guai. «Di cosa è accusato?»
«Stavamo tornando in città e abbiamo preso la strada che passa a sud. Lì abbiamo incontrato un gruppo di ancelle che usciva dal tempio. Il condizionatore si era bruciato e il comandante Tucker si è offerto di ripararlo.»
Jonathan la fissò: «E quindi?»
«Faceva piuttosto caldo nello stanzino di controllo. Sono andata a recuperare una bibita ghiacciata per Trip. Quando sono tornata, la sacerdotessa mi ha detto che Tucker era stato trovato all’interno del tempio, con una ragazza svenuta tra le braccia e…. nudo.»
«E non hanno chiesto la versione della ragazza?»
«Non ancora. In ogni caso, l’offesa che reputano peggiore è il fatto che sia entrato nel tempio.»
Jonathan sospirò. «So che sono molto religiosi. Ma arrivare a questo punto….»
«Nei loro templi è vietato l’ingresso ai maschi.»
«Potevano avvertirci!» esclamò Archer, ma si rese subito conto che T’Pol era trasalita leggermente e se ne dispiacque. «Non eravamo al corrente che gli uomini non potessero entrare nei loro templi.»
T’Pol non rispose. Avevano già avuto discussioni di questo tipo.
«Va bene, cosa vogliono per il suo rilascio?» chiese Archer, poco prima di bofonchiare a bassa voce qualcosa che alle orecchie di T’Pol suonò come “’sto pianeta di merda finisce sulla mia lista nera appena rimetto piede sull’Enterprise”.
«Non mi hanno voluto dire nulla a riguardo.»
«Va bene.» disse Archer. «Se non hanno parlato con lei, parleranno con me.»

«Vede, capitano, noi siamo stati estremamente accoglienti nei vostri riguardi. L’ultima cosa che ci aspettavamo da uno di voi è la profanazione di uno dei nostri templi più sacri.»
Archer dovette dar fondo a tutta la sua diplomazia per non saltargli alla gola. «Le assicuro che il comandante Tucker non aveva nessuna intenzione di profanare il vostro tempio. Era lì solo per aiutarvi, come gli hanno chiesto le ancelle.»
«Loro hanno chiesto di riparare l’unità esterna, non di entrare nel tempio.» obiettò Liansu.
«Senta, rilasci Tucker e leveremo le tende così in fretta che non faremo nemmeno in tempo a dire ciao.»
Liansu scosse la testa. «Mi dispiace, ma non si tratta solo di essere entrato nel tempio. Era anche mezzo nudo. Questo è un enorme insulto verso la nostra religione.»
«Faceva caldo!» esclamò Archer. «Lui ha solo cercato di aiutarvi. Dovete rilasciarlo.»
«Capitano, il suo capo ingegnere verrà giudicato domani stesso.»
Archer sospirò. Ecco quel che si meritavano ad aiutare gli altri. Come aveva detto Trip, quattro anni prima? “Nessuna buona azione rimane impunita.” «Farò io da avvocato al comandante Tucker.»
Liansu gli rivolse uno sguardo interrogativo: «“Avvocato”?»
«La persona che difenderà Tucker.»
«Ah, sì, capisco cosa intende. So che su alcuni mondi c’è questa usanza, ma qui, capitano, non abbiamo bisogno di avvocati. I fatti e la verità difenderanno il suo marinaio. Non le parole.»

Come prima cosa, uscito dal Palazzo del Governo, Archer aveva richiamato tutto l’equipaggio a bordo, quindi aveva convocato Reed e T’Pol nel suo ufficio.
Aveva spiegato loro la situazione.
«Possiamo teletrasportare Trip a bordo e poi partire a curvatura 5.» propose Malcolm.
«Le loro navi raggiungono 5,5.» disse T’Pol.
«Anche l’Enterprise può raggiungere curvatura 5,5.» obiettò Reed.
«Non possiamo tenere quella velocità a lungo.» Archer pose fine alla discussione. «Ma il problema non si pone: la loro prigione è pesantemente schermata, non possiamo teletrasportare fuori Tucker.»
«Possiamo fare irruzione nella prigione….» Reed si fermò, certo che quella non poteva essere la soluzione corretta.
«Con centinaia di guardie in giro….» Archer scosse la testa. Si rivolse a T’Pol: «Ho chiesto a Liansu di ascoltare la sua testimonianza, ma temo che la mia richiesta non verrà accolta.»
«Quale sarà la pena che Tucker dovrà scontare?» chiese Reed.
Archer sbuffò. «Purtroppo, non mi è dato di sapere nemmeno questo. Metta assieme una squadra di sbarco. Inizi a pensare a un piano di recupero.»
Reed annuì e uscì velocemente dall’ufficio.
Il capitano si rivolse a T’Pol: «Scenda in sala macchine, prepari i motori per la massima curvatura.»

Quando il campanello suonò, T’Pol era in piedi davanti all’oblò e guardava il pianeta Spengulus con una vena di odio. Come potevano essere così arretrati?
«Avanti.» disse.
Archer entrò. «Hanno anticipato il processo.» disse. «E non hanno accolto nessuna delle nostre richieste.»
«Era prevedibile.» Fissò il capitano. «Non possiamo nemmeno parlare con lui?»
Archer scosse la testa. «Qui non è più questione di rispettare le culture altrui o di interferire.» disse. Si avvicinò al vetro. «Dobbiamo salvarlo.»
«I motori sono pronti per la curvatura.» gli riferì T’Pol. «Potremo tenere curvatura 5,5 fino ad arrivare dentro la Nebulosa della Rosa.»
Archer annuì. «Ottima strategia. Ora dobbiamo solo trovare il modo di far uscire Trip da lì.»
«Potrebbe non essere necessario.» disse T’Pol. «Forse lo giudicheranno innocente.»
Jonathan lasciò andare un leggero sorriso. «Sì. Ha ragione.»

T’Pol indossava una tunica vulcaniana marrone. Era seduta sul bordo del letto, stringeva tra le mani l’IDIC che le aveva regalato sua madre e fissava il pianeta lilla fuori dall’oblò.
Jonathan Archer entrò nell’alloggio.
«Ha avuto notizie dalla superficie?» chiese.
Il capitano annuì. «Sì.» Andò a sedersi accanto a T’Pol e in quel momento lei ebbe la conferma che non portava buone notizie. «Il giudice ha emesso il verdetto. Trip…. è stato giudicato colpevole.»
T’Pol alzò lo sguardo.
«È assurdo, l’hanno condannato a morte, l’esecuzione avverrà tra un’ora.»
«La squadra del tenente Reed è pronta.» disse T’Pol.
«Scendiamo. Solo io e lei siamo stati…. ammessi all’esecuzione. Avremo poco tempo per trovare il modo di far evadere Trip.»
«Sono pronta.»

Quando Archer aprì la porta vide Trip chiuso in una sorta di cabina. Fu solo un secondo, un’immagine sfuggente…. perché la figura di Trip fu istantaneamente avvolta nella luce e svanì.
«Siete arrivati tardi.» disse Liansu.
Archer fissava il punto in cui Tucker era svanito. «Che cosa….?»
«L’esecuzione è già stata completata.»
“Tardi”? Avevano fatto “tardi”?! Non era possibile!
«Secondo la vostra comunicazione, siamo in anticipo di un’ora!»
Liansu fissò Archer impassibile. «Forse c’è stato un errore di comunicazione. Siamo spiacenti. In ogni caso il risultato non cambia.» Lo guardò serio. «La squadra che ha mandato per liberare il prigioniero è detenuta nell’ala est.»
Era andato tutto storto….
«Riportateli a bordo e lasciate l’orbita. Umani e….» indicò vagamente T’Pol, che si era avvicinata alla cabina ed era immobile e silenziosa. «….qualsiasi cosa sia lei, non siete più i benvenuti su questo pianeta.»

Trip sentiva freddo. –È così essere morti?– pensò.
Cercò di muoversi, ma non ci riuscì. Immobili e freddi, ecco come si stava nell’aldilà.
Però percepiva anche dolore.
Sentiva ancora i tagli sulla pelle delle manette che gli avevano messo e il dolore delle percosse subite quando aveva tentato di liberarsi.
–T’Pol, che cosa stai pensando ora?– pensò. –E i miei genitori…. mio fratello…. come prenderanno quest’ennesima perdita? E Jonathan, Malcolm, Hoshi, Travis, Phlox…. Naiman….–
Aprì gli occhi e la luce bianca lo sorprese. Era chiara e fredda come non si sarebbe aspettato da un aldilà piacevole come aveva sperato.
Era in una stanza. Il soffitto era bianco e poteva intravedere piastrelle verde acqua sui muri. Fece per tirarsi in piedi, ma qualcosa lo bloccò. Non poteva muoversi, era come se fosse legato.
I suoi occhi ci misero alcuni istanti ad adattarsi alla luce.
Sentì delle voci, che provenivano da poco distante.
«*Pug nikaw sieh.*»
«Chi siete?» chiese. Cercò di alzarsi, ma si ritrovò bloccato. «Che cosa succede?»
«*Smaxee hthsi nifd luohsew.*»
«Ehi, non mi sentite?»
Nel suo campo visivo apparvero finalmente due volti. Uno sembrava Vulcaniano, l’altro Nausicaano.
–Oh no.–
«*Koeb otsmeeseh.*»
«*Odsyaw layeht*»
«Che…. che cos’è successo?» Trip li fissò. Che cosa gli stavano facendo?
«*Enodtso mlaer ewmla cyats.*»
«Non capisco una parola!» esclamò Trip, esasperato. Era finito all’inferno? Cercò di divincolarsi.
Il Nausicaano svanì dalla sua vista, per riapparire accanto al tipo che assomigliava a un Vulcaniano. Sentì un paio di mani bloccargli il braccio sinistro, quindi un dolore pungente. Urlò.
«*Mihtruhe vahuoy!*» esclamò il Nausicaano.
«*Seiceps sihrof gi booty ltnedi veeras eldeen eseht. Tluafy mtonsiti.*» replicò in tono scocciato l’altro.
Trip cercò di ritrarsi, ma il dolore diminuì. Sentì che i due gli applicavano qualcosa simile a un cerotto dove poco prima aveva avvertito dolore. «Ma che diavolo mi state facendo?!» esclamò.
«*Rotal snartla srevinue htenil notup dluohsew.*»
«*Tiod M’Ral tel.*»
«Sentite, non capisco niente di quello che state dicendo…. avevo un traduttore universale con me…. per favore!» Doveva proprio ritrovarsi tra le mani di un Nausicaano?
«*Mihrevoc dluoh sew, erehe mocebd luohs M’Ral fi.*»
Il simil-Vulcaniano fece una smorfia. «*Thgirer auo ysey.*»
A quel punto li vide sparire dalla sua visuale. Sentì qualcosa di morbido che gli veniva steso sopra – doveva essere una coperta o qualcosa del genere – e nella sua visuale riapparve il Nausicaano: «*Ypsaton eruoy fiuoyple hlliwe wmla cyats.*» Quindi scomparve.
Qualsiasi cosa gli avesse detto, Trip pensò che lo stava minacciando. Dove cavolo era finito?!
Sentì dei passi leggeri, quasi impercettibili, quindi vide un volto sorridente. Trattenne un urlo a stento. Il viso era completamente ricoperto di pelo beige, due occhi verdi dalla pupilla verticale lo fissavano. Dai capelli marroni spuntavano un paio di orecchie a punta decisamente non vulcaniane, e il sorriso si apriva su un muso da felino.
La creatura, era infilata in quello che sembrava in tutto e per tutto un kimono giapponese, si avvicinò a Trip e per qualche istante lui credette che gli sarebbe saltata addossa come una tigre alla sua preda. Invece, si sedette sul bordo del letto e gli appoggiò una mano sul collo.
Tucker poté sentire il proprio battito cardiaco pulsare troppo velocemente contro le sue dita pelose. «Che cosa vuoi da me?»
«Shhhhh.» sussurrò la creatura felina. «*Nwod uoymla cotgniyrt tsujmaI.*» Iniziò a massaggiargli lentamente il collo e dopo un attimo di stupore, Trip si ritrovò stranamente più calmo. La creatura continuò: «*Egaug nalruoy noro talsnart lasrev inuehte tarbilaco tgniogmai.*»
«Non capisco quello che dici.» disse lui.
La creatura annuì e mosse la mano con un gesto circolare.
«Vuoi che vada avanti a parlare?» Trip sospirò. «Mi puoi dire dove sono? E…. chi siete voi? Ho visto un Nausicaano…. un Vulcaniano con una cresta frontale…. e poi tu…. chi sei? Io…. io mi chiamo Charles Tucker III. Sono il capo ingegnere di una nave a curvatura 5.»
«Bene, perfetto.» L’essere si mise a parlare in inglese, o almeno così sembrava alle orecchie di Trip. Il traduttore universale doveva aver agganciato il suo linguaggio. «Ora mi capisci?» La sua voce era dolce, soffice e decisamente femminile.
«Sì…. io…. dove sono?»
«Be’, è un po’ difficile da spiegare. Hai detto che ti chiami Charlestuckerterzo?»
«Sì….» Lui la fissò. «Non ho afferrato il tuo nome.»
«Mi chiamo M’Ral.» rispose lei. «Io sono una Caitiana, tu?»
«Umano.»
«Mai sentiti.»
«Puoi liberarmi?»
M’Ral scosse la testa. «No, mi dispiace.»
«Senti, non sono pericoloso. Non voglio far male a nessuno.»
«Non hai capito.» sussurrò con voce soffice. «Non è che non voglio, è che non posso.» Sfiorò un lucchetto che teneva chiusa la spessa fascia sul suo polso destro. «Mi hanno revocato i codici di apertura l’ultima volta che ho liberato un nuovo arrivato senza il consenso di tutti.» La felina gli appoggiò una mano vellutata sul petto. «Certo, tu sei il più bello arrivato qui finora.»
Tucker rise nervosamente. «Ah, senti M’Ral…. sono…. sono lusingato, ma…. vedi…. io sono…. ehm…. sono fidanzato.»
«Vuoi dire che la tua ragazza non ti ha ancora sposato?!» M’Ral si chinò in avanti e iniziò ad accarezzare lentamente il petto e il collo di Trip. «Ah, che gente strana che esiste nella galassia.»
«Forse non ci siamo intesi…. non…. non desidero queste attenzioni da parte tua. Per favore.»
M’Ral si fermò, ma rimase con il muso a pochi centimetri dal volto di Tucker. Sbatté le ciglia. «Ormai la tua fidanzata si sarà sposata e avrà avuto bambini con qualcun altro.»
Lui cercò di alzarsi di scatto, ma si trovò, di nuovo, a fare i conti con le cinghie. «Non è possibile! Sono passati solo….» Quanto tempo era passato?
«Qui il tempo scorre in modo diverso rispetto al resto della Galassia. Potrebbero essere passati vent’anni o…. be’, sì, magari solo venti secondi. Chi lo sa?»
Tucker sospirò. «Il capitano Archer non mi lascerà qui. Verrà a riprendermi.»
«Amore, se qualcuno avesse potuto venirci a prendere, mica saremmo restati qui.» Appoggiò il naso al suo in un bacio gattesco. «Stai tranquillo. Ti troverai bene, qui, siamo tutti amici.»
«Non mi tranquillizza molto il Nausicaano.» disse lui. «Non sono mai andato molto d’accordo con la sua specie.»
«Darix? Non avrai paura di Darix?!» esclamò lei.
«Non so chi sia il Nausicaano.»
«Sì, il Nausicaano è Darix. Stai tranquillo, io avrei più paura di Spack.»
«Chi è Spack?»
«Il Vulcaniano. Ma anche di lui non devi aver paura, stai tranquillo.»
«Mi fa male il braccio.» Tucker sospirò. –E tante altre cose.–
M’Ral si chinò in avanti. «Scommetto che il prelievo te l’ha fatto Nijal. Non ha la mano tanto leggera.»
«Prelievo?»
«Abbiamo i kit per fare iniezioni con gli ipospray, ma non per fare prelievi. Per quelli dobbiamo usare ancora le siringhe tradizionali. Ti hanno fatto un po’ di esami per essere certi che stai bene e non hai patogeni.»
Tucker sospirò. «Dove siamo?»
«In infermeria.»
«No, intendevo….. in che luogo? Su che pianeta?»
«Ci sono diverse teorie a riguardo, ma credo che ci siano persone più adatte, qui, per cercare di spiegartelo.»
«Quando mi rilasceranno?»
«Quando saranno sicuri che non hai patogeni né sei una spia.» Si tirò indietro, tornando a sedere dritta. «Il che dovrebbe essere più o meno….»
La porta alle sue spalle si aprì e i due che erano entrati prima riapparvero.
«….ora.» disse M’Ral. Si alzò in piedi.
«Hai allineato il traduttore?» chiese Darix.
«Sì, ora ci possiamo capire.» M’Ral fece qualche passo indietro per lasciare spazio ai due.
«Come ti senti?» chiese il Nausicaano.
«Starei meglio se non fossi legato.» rispose Trip.
Darix annuì e premette due dita sui lucchetti, che si aprirono.
«Grazie.» disse Tucker.
«Fai piano.» lo avvertì lui.
Trip fece per mettersi a sedere, ma arrivato a metà strada, ricrollò indietro sul letto. «Oh porca….»
«Ecco, appunto.» Gli mise una mano dietro la schiena e lo aiutò a mettersi a sedere. «Il trasporto fa questo effetto. E poi sono ore che non mangi nulla.»
Tucker si girò verso l’altro, che gli stava passando vicino uno scanner medico.
«Sta bene.» disse. Si girò verso M’Ral: «Perché non vai a prendergli qualche abito?»
«Starò meglio con la mia uniforme.» replicò Trip.
«Quando vieni trasportato qui, ci arrivi senza vestiti.» rispose Darix. Prese lo scanner medico e glielo passò davanti agli occhi. «Spero che tu ci veda bene, perché il trasporto non comprende eventuali occhiali o lenti a contatto.»
«Sì, ci vedo bene.» replicò lui.
M’Ral entrò in quel momento con dei vestiti. «Va bene, maschietti, fuori tutti, aiuto io Charlestuckerterzo a vestirsi.»
Il due uomini si scambiarono un’occhiata e un sospiro, quindi Darix mise una mano sulla spalla di Trip: «Se hai bisogno di aiuto, urla pure.» Quindi uscirono.
Tucker li guardò uscire, quindi si rivolse a M’Ral: «Mi hai detto che non devo aver paura di loro due, ma di te devo aver paura?»
M’Ral sfoderò un sorriso felino. «Ma no, stai tranquillo. Non faccio del male a nessuno. Darix scherzava.»
Mentre si vestiva, le chiese: «Perché dovrei aver più paura di Spack? Sembra tranquillo.»
«Ah, no, quello che hai visto non è Spack. Si chiama Nijal, ed è un Romulano.»
«Romulano?»
«Sì, li hai già incontrati?»
«In un certo senso.»
M’Ral annuì: «Be’, Spack è di là, lo conoscerai dopo.» Gli porse una mano per aiutarlo a mettersi in piedi. «Ce la fai?»
«Credo di sì.» Le gambe gli cedettero e si trovò a terra, tra le braccia di M’Ral. «Direi di no.»
M’Ral sbatté le lunghe ciglia e gli appoggiò la fronte alla sua, un altro bacio gattesco. «Stai tranquillo, ora chiamiamo aiuto.» Allungò un braccio affusolato e premette un interfono. «Ehi, ragazzoni, qui abbiamo bisogno di aiuto.»
Darix e Nijal rientrarono. «Hai bisogno di una bella colazione.» disse Darix, sorridendogli. «Ed è proprio ora di colazione.» Assieme a Nijal aiutarono Trip a rimettersi in piedi e uscirono dall’infermeria. Si ritrovarono in un ampio locale con un tavolo centrale e alcuni macchinari su un lato. Dalla parte opposta, quattro divani circondavano un tavolino basso.
Al tavolo erano seduti un Vulcaniano e una Spenguliana – Trip la riconobbe subito per la pelle lilla.
Darix e Nijal fecero sedere Trip al tavolo.
«Che cosa vuoi per colazione, Charlestuckerterzo?» chiese M’Ral, avvicinandosi a uno dei macchinari.
«Charlestuckerterzo? Ti chiami davvero così?» chiese Darix, mentre Tucker chiedeva un caffè.
«Sì.» rispose Trip. «Perché me lo chiedi?»
«Be’, è un nome un po’ lungo…. voglio dire, se ti sta cadendo addosso un masso e uno deve avvertirti…. non fa in tempo.»
«Non hai un soprannome?» chiese Nijal.
«Trip.» rispose lui. «Gli amici mi chiamano Trip.»
Il Vulcaniano che era seduto al tavolo, sorrise. «Allora ti chiamiamo Trip!»
Lui lo fissò. «Sì…. io ho il piacere di parlare con….?»
«Spack.» Il Vulcaniano si alzò. «Lei è Galya. E là c’è Taily.»
Trip si girò e vide un Andoriano seduto sul divano. Aveva gli occhi chiusi ed era seduto con le gambe incrociate.
«Scusalo se non ti saluta. È in meditazione, verrà a salutarti dopo.» disse Spack.
M’Ral mise una tazza di liquido nero fumante davanti a Trip. «Questo dovrebbe avvicinarsi abbastanza al caffè.»
«Grazie, rispose Trip.»
«M’Ral.» disse Darix. «Vitamine!» esclamò. «Il nostro nuovo amico ha bisogno di vitamine.»
«Ah no!» esclamò M’Ral mettendosi tra Trip e Darix. «Non gli darai quella schifezza.» Mise le mani sulle spalle di Trip, come a volerlo proteggere.
«Gli farà bene.» Darix andò a quello che Tucker capì essere un replicatore di cibo.
«È una schifezza!» esclamò M’Ral.
«Si può sapere che cosa succede?» L’Andoriano era uscito dalla meditazione e si era alzato. «Abbiamo un nuovo ospite.» Unì le mani azzurre davanti a sé e fece un leggero inchino. «Benvenuto.»
«Grazie.» disse Trip, mentre riceveva una pappetta bianca.
«Fa schifo.» disse M’Ral, atteggiandosi in una smorfietta imbronciata, mentre si sedeva di fianco a Tucker.
L’Andoriano si avvicinò al tavolo. Indossava una tunica e aveva un fare molto composto. «Mi chiamo Taily.»
«Piacere, Trip.» disse Tucker, che, finito il caffè, si era avventato sulla pappetta, che, seppur sapeva di poco, faceva comunque un buon effetto al suo stomaco vuoto. Indicò intorno a sé. «Ci sono altri qui?»
«No, siamo solo noi.»
«Dove siamo di preciso?»
«Ci sono diverse teorie a riguardo.» Darix si sedette al tavolo di fronte a Trip. «Ma quella più probabile l’ha elaborata Nijal.»
Il Romulano era in piedi vicino alla porta dell’infermeria. «Siamo in una bolla di spazio tempo che si è distaccata dal nostro universo.»
«E come arriviamo qui?» chiese Tucker, mentre ripuliva alla perfezione la scodella.
Prima che Nijal potesse rispondere, Darix tolse la scodella a Trip. «È inutile che la pulisci col cucchiaio, c’abbiamo la lavastoviglie.» Si alzò in piedi e andò a riempire di nuovo la scodella, quindi la riportò a Tucker.
«Grazie.» rispose lui. I Nausicaani avevano sempre un certo modo di fare un po’ rude, ma Darix sembrava un bravo ragazzo.
Ragazzo? Boh, quanti anni aveva?
Nijal andò a sedersi al tavolo. «Abbiamo pochi documenti su chi ha creato questo luogo. Crediamo fosse una piccola civiltà, milioni di anni fa, forse la prima che ha sviluppato la velocità curvatura.»
Anche Taily prese posto. «Pensiamo che sia successo qualcosa, usando la curvatura o il teletrasporto, che abbia fatto sprofondare questo luogo. Sai, come un buco nero che deforma lo spazio piano. Questo posto doveva essere così pesante da aver strappato il proprio spazio ed essere uscito dal tessuto dell’universo.»
«E come ne usciamo?» chiese Tucker, mentre continuava a mangiare.
Il Vulcaniano si mise a ridere: «Non si può!»
Taily sospirò pesantemente.
Darix proseguì: «Gli antichi abitanti crearono dei teletrasporti per andare e venire dalla loro città, ne sparsero un po’ per la Galassia.»
Spack, che ancora stava ridendo, riprese il discorso: «Solo che i teletrasporti in ingresso funzionano ancora, mentre quello in uscita…. niente da fare!»
Tucker si chiese cosa ci trovasse da ridere e, guardandosi intorno, capì che anche gli altri la pensavano allo stesso modo. Tranne forse M’Ral, che era più impegnata a prendergli le misure a occhio e fargli le fusa che a ragionare su quel luogo.
«Ero su Spengulus. L’ultima cosa che ricordo è di essere stato infilato a forza in una sorta di….. “cabina”….»
«Allora la usano ancora.» Galya si alzò in piedi e solo allora Tucker poté costatare quando la Spenguliana fosse alta. Era estremamente magra, la sua pelle aveva una tinta lilla molto tenue, i suoi capelli erano stati legati in una treccia che le arrivava alla base della schiena. «Anch’io sono stata condannata a morte e giustiziata con quella macchina.» Socchiuse gli occhi. «I miei ex concittadini sono così ignoranti che non hanno capito di cosa si tratta.»
«Be’, credo che ci sia andata bene, in fondo.» disse Tucker.
«Lo dici perché non sei qui da vent’anni come me.»
Trip abbassò lo sguardo. «Mi dispiace.»
«Che cosa hai fatto per essere condannato? Hai baciato la tua fidanzata nel parco del Tempio?»
Tucker sospirò. «Sono entrato mezzo nudo nel tempio per riparare il condizionatore.»
«Grande insulto.» replicò Galya, facendo intendere di non pensarla così.
Spack rise. «Sai lei cos’ha fatto?»
«Ti prego, risparmiaci.» replicò Taily. Si mise nella posizione del loto sulla sedia e unì le mani davanti a sé, come se volesse entrare in meditazione. Galya si aggiustò la tunica e sospirò.
«Si è fatta il sindaco dentro il Tempio.»
«La tua solita finezza, Spack.» disse Taily.
«Il concetto è quello.»
«Non avete mai tentato di andarvene?» chiese Tucker.
I sei si scambiarono delle occhiate. «Sì.» disse infine Darix. «Non noi sei. Altri.»
«Altri che non sono più tra noi.»
«Sono riusciti ad andare via.»
«No.» disse Nijal, alzandosi. «Sono morti.»

Archer avrebbe voluto uccidere Liansu. Aveva fatto di tutto per evitare che Trip potesse essere salvato. «Perché questo accanimento?»
Un alieno vestito di lilla si avvicinò a T’Pol. «Si scosti.» le disse, senza molta gentilezza. «Devo ripulire.»
T’Pol fece un passo indietro. Osservò l’alieno che spazzava della cenere sul fondo della cabina, facendola finire in un sacchetto. Poi l’alieno si alzò e porse il sacchetto a T’Pol. «Era il suo compagno? Queste sono le ceneri. Per qualsiasi usanza abbiate.»
T’Pol ricevette il sacchetto e lo strinse tra le dita.
«Voi forse non vi rendete conto del danno che ci avete procurato.» Liansu rispose ad Archer.
«E nemmeno voi.»
«Mi aspetto che lasciate l’orbita.»
A quel punto fu T’Pol a parlare: «Avete giustiziato il signor Tucker per aver profanato il vostro tempio. Quindi potrete capire perfettamente che anche noi abbiamo alcune credenze.»
Liansu la fissò con odio. «E quali sarebbero?»
«In quanto compagna del condannato, dovrebbe essere mio diritto rimanere per un giorno nel luogo del decesso del comandante Tucker. Solo così le nostre anime si potranno riunire nell’Aldilà.»
Archer s’impose di non fiatare. Che cosa stava dicendo T’Pol? Non aveva mai sentito parlare di una usanza del genere.
«Così pure il capitano Archer, dovrà stare qui come testimone della nostra unione. Inoltre, se la morte è avvenuta in determinati modi, la sua anima non potrà passare nell’aldilà. E ciò è un’offesa gravissima. Dobbiamo poter esaminare la cabina.»
«Senta, a me non interessa–»
T’Pol interruppe Liansu: «Come potete pretendere che le vostre usanze e il vostro credo siano rispettati, se voi non fate altrettanto?» Si lasciò andare un’espressione addolorata che non era completamente una messa in scena. «Se voi non ci permetterete di adempiere ai doveri imposti dalla nostra fede, il Comandante Tucker potrebbe disperdersi nel vuoto.»
Liansu sembrò convinto, ma si girò verso Archer: «Disattivi subito le armi della vostra nave. Faccia risalire la squadra. Se riattiverete gli armamenti o se farete sbarcare altri, sarete allontanati a forza. E non m’interessa se ciò sarà contro la vostra fede.»
Archer guardò Liansu. Cosa avrebbe potuto dirgli? “La pagherai”? Fosse stato per lui, avrebbe raso al suolo l’intero pianeta. Ma forse c’erano anche delle brave persone, non erano tutti esaltati religiosi.
«Avete ventiquattro ore, da adesso. Scadute queste, mi aspetto che ve ne andiate.» Fissò il capitano.
Archer sospirò. Estrasse il comunicatore. «Archer a tenente Reed.»
«La sento, capitano. Purtroppo, noi….»
«lo so, Malcolm. Tornate a bordo.»
«Ma, capitano–»
«È un ordine. Archer chiudo.» Ripiegò il comunicatore e lo reinfilò nella manica. «Abbiamo capito che la morte del mio capo ingegnere è dovuta a un grave torto che ha fatto nei confronti della vostra religione. Ora le chiediamo di capire la nostra religione.»
Liansu li guardò con odio. Poi, girò sui tacchi e ordinò a tutti di uscire.
T’Pol annuì e, insieme ad Archer, tornò vicino alla cabina.
«T’Pol….» iniziò lui. Era difficile, in quel momento, dover pensare a qualche parola per consolarla. La perdita era anche sua. Alzò lo sguardo e notò che c’era qualcosa di strano in lei. Non sembrava veramente addolorata. Forse era solo il suo contegno vulcaniano a celare il dolore.
«T’Pol, cosa c’è?»
T’Pol gli passò il sacchetto.
Jonathan fece una smorfia. Che schifo di vita…. finire in cenere in un sacchetto di plastica.
«È poca.» disse.
«In che senso?»
«Un corpo cremato occupa circa cinque litri.» disse lei.
Archer guardò le ceneri. Il suo ufficiale scientifico aveva in mente qualcosa.
«T’Pol a dottor Phlox.»
«La ascolto, comandante. Il signor Tucker è con voi?»
T’Pol restò in silenzio un istante. «Dica al tenente Hess di agganciare il mio comunicatore e teletrasportarlo a bordo. Troverà della cenere in un sacchetto. L’analizzi al più presto e comunichi i risultati al capitano Archer. T’Pol, chiudo.» Riprese il sacchetto dalle mani di Archer, quindi appoggiò il comunicatore su una sedia assieme alle ceneri. Quindi spinse il portello della cabina ed estrasse un analizzatore da una delle tasche del saio.
«Che cosa ha in mente?» chiese Archer.
«Non credo che Trip sia morto.» Alzò lo sguardo su di lui. «Questo dispositivo non emette il tipo di energia adatta per bruciare un corpo.»

M'Ral

M'Ral (disegno originale di SummerCardin, Kimono di Monica MicioGatta)

Quando Tucker aveva finito di mangiare, M’Ral aveva insistito per accompagnarlo in quello che lei aveva chiamato “il suo cubo”.
«Si tratta delle nostre stanze.» gli spiegò M’Ral, mentre lasciavano gli altri cinque alle loro faccende. Oltrepassarono la parte con i divani, quindi M’Ral aprì una porta doppia e si ritrovarono in un ampio locale.
Contro il muro di fronte erano allineati dieci “cubi”, sovrastati da altri dieci, leggermente spostati indietro rispetto a quelli della prima fila.
«Sono questi?» chiese Trip.
«Sì, ce n’è uno libero di fianco al mio, ora lo prepariamo per te.»
«Sei gentile, M’Ral.»
La felide emise un suono che a Trip sembrarono fusa. Lei lo prese per mano e lo condusse verso il lato sinistro della stanza. «Questa è la mia.» disse, sfiorando la porta scorrevole in legno e carta di riso (o per lo meno così sembrò a Tucker) decorata con fiori rosa. «E qui dormirai tu. Non è molto grande, ma puoi usare tutti gli spazi comuni.»
Il cubo era piuttosto piccolo, doveva essere di due metri e mezzo di lato. Su un lato c’era una libreria divisa a scomparti quadrati, affiancata da un armadio. Sull’altro lato c’era un letto che aveva due spesse sponde imbottite e morbide. Sembrava, in qualche modo, una cesta per gatti.
«Vediamo….» M’Ral aprì l’armadio e cercò di raggiungere delle lenzuola che si trovavano sullo scaffale superiore. «Ho bisogno di aiuto.» disse.
Trip si girò verso di lei e prese le lenzuola che lei indicava. «Hai…. disegnato tu i letti?»
M’Ral scosse la testa. «No, li abbiamo trovati già così. Deliziosi, vero?»
Tucker annuì non troppo convinto e ricevette da lei un bordo del lenzuolo per rifare il letto.
«Quante coperte usi?»
«Be’, dipende da quanto fa freddo qui.»
«Non molto, in realtà.» M’Ral gli sorrise. «E se te lo dico io, puoi fidarti.» Ai piedi del letto c’era una panca. «Qui dentro trovi cuscini e coperte.» Tolse una coperta e gliela passò. «Con quanti cuscini dormi?» chiese, iniziando a tirarne fuori due e poi altri due.
«Uno solo.» rise Trip.
«Davvero?» M’Ral riprese gli altri. «Oh. Be’, sarà che dormivi con la tua fidanzata.»
“La sua fidanzata”. Raramente pensa a T’Pol in quel modo.
M’Ral infilò il cuscino nella federa, lo sprimacciò e lo mise al suo posto, quindi piegò le coperte ordinatamente perché il letto fosse perfettamente in ordine.
«Grazie.» disse Tucker. «Senti, non prenderla come una cosa personale, ma io spero di andarmene di qui al più presto.»
«Tutti lo sperano.» disse lei.
«Indipendentemente da ciò…. c’è qualcosa che dovrei sapere? Qualche regola? Qualche cosa di cui è meglio che non parlo in presenza di…. sì, insomma, degli altri.»
«Sì, be’…. Se devi vomitare, fallo in bagno o in infermeria. Taily è un po’ schifiltoso a riguardo.» iniziò lei. «Galya cercherà di portarti a letto. È ninfomane.»
–Andiamo bene.– pensò Tucker. –Anche M’Ral non mi sembra esattamente una tipa casta e pura.–
«Spack ride in continuazione e fa battute sceme. Cerca di ridere, qualche volta, anche se le sue battute non ti fanno ridere. Tende a diventare triste, quando nessuno ride, e si mette a piangere.»
«Ma è un Vulcaniano.» obiettò lui.
«Avrai notato che siamo un po’ tutti atipici qui. Hai mai visto un asceta andoriano? O un Nausicaano calmo e tranquillo che si preoccupa per tutti?»
«No, in effetti no.» Trip si sedette sul bordo del letto e cadde indietro. Rise leggermente. «Ci sono molte cose strane qui.»
«Abbiamo cinque razioni di cibo a testa al giorno. Di solito riusciamo a usarne solo tre. Mangiamo insieme, generalmente. Così risparmiamo razioni in caso dovesse succedere qualcosa.»
«Da dove viene l’energia per i replicatori?»
M’Ral indicò sopra di sé. «Dal sole.»
«C’è un esterno? Si può uscire?»
M’Ral scrollò le spalle. «Dipende dalle condizioni atmosferiche. Nell’Aldifuori, i raggi UV a volte sono a livelli letali, oppure c’è troppo vento, o ci sono tempeste.» Lo squadrò di nuovo come aveva fato poco prima. «Credo che avrai bisogno di altri vestiti.»
«Li replicate?»
«Non sempre, c’è un magazzino pieno di roba. È stata accumulata lì negli ultimi decenni, quando qualcosa non ci serve più, la rimettiamo lì. Se è inutilizzabile, la mettiamo nei replicatori, così recuperiamo l’energia.» Si sedette sul bordo del letto, ma lei doveva essere abituata a farlo, perché non scivolò giù dalla sponda. «Se hai bisogno di qualsiasi cosa, chiedi pure a me, o a uno degli altri. Forse penserai che non ti abbiamo accolto con i dovuti modi, insomma, ti sei risvegliato nudo, legato, con due alieni dal brutto aspetto che ti facevano esami dolorosi….» Passò il dito sul cerotto che aveva nell’incavo del gomito. «Ma non siamo cattivi, davvero.»
Tucker annuì. «Non lo metto in dubbio, M’Ral. Ma la mia vita non è qui.»
Lei gli sorrise. «Tutti lo dicono, appena arrivano qui.» Gli appoggiò la mano sul volto. «Vieni, ti faccio vedere dov’è il bagno.»

Il comunicatore di Archer trillò pochi minuti dopo. «Archer.» sussurrò lui, rispondendo.
«Capitano, T’Pol mi aveva chiesto–»
Jonathan lo interruppe. «Sì, ci dica cos’ha scoperto.»
«La cenere che mi avete fatto analizzare contiene carbonio, duranio, silicio, quantità minori di stagno, rame, piombo.»
«Dottore, crede che potrebbe essere l’unico risultato della combustione di un essere umano?»
Phlox rimase in silenzio per un istante. «Mi state dicendo che il comandante Tucker….?»
«Dottore!» esclamò T’Pol. I suoi sentimenti stavano sgomitando per farsi strada.
«No, comandante.» disse Phlox. «Credo di poterlo escludere. Oltre al fatto che è poca, il carbonio è in quantità troppo scarsa e mancano altri componenti tipici del corpo umano. Credo che queste ceneri potrebbero essere il prodotto della combustione di…. un comunicatore o un analizzatore, qualcosa del genere, e un’uniforme.»
«Grazie, dottore.» disse Archer. Chiuse il comunicatore e offrì un leggero sorriso a T’Pol.
Lei ricambiò con un’occhiata luminosa. «Ho scoperto qualcosa.» disse, passando l’analizzatore ad Archer.
Il capitano lo guardò, ma era tecnologia vulcaniana, che quindi riportava tutte le scritte in vulcaniano. «Cosa sto guardando?»
«Gli schemi di un teletrasporto subquantico.»
Archer alzò lo sguardo su di lei: «Quindi mi sta dicendo che Trip è da qualche parte, là fuori, non sappiamo dove….» Fece una breve pausa. «In mutande?»
T’Pol prese indietro l’analizzatore. «No, probabilmente è completamente nudo.»

«Scusa!» esclamò Galya.
«Ah, be’, niente.» disse Trip, guardando la Spenguliana che era appena apparsa sulla soglia del bagno. Lui era sotto la doccia, la quale non aveva né box né tenda, ma solo mezzo paraschizzi di vetro nemmeno troppo satinato. Fece un sorriso tirato a Galya. «Ehm…. ti spiace?»
«Che cosa?» chiese lei.
«Se…. ecco, se esci, finisco di lavarmi e poi avrai il bagno tutto per te.»
Galya gli sorrise. «Sì, va bene. Ma non hai bisogno di aiuto?»
«No.» replicò Trip, con un sorriso sempre più tirato. «Me l’ha già chiesto anche M’Ral, ma no…. ce la faccio da solo. Grazie.»
«Oh, non sai quello che ti perdi.» Galya sorrise e – finalmente – chiuse la porta.
Tucker sbuffò sotto il getto di acqua calda. Era lì da quattro ore e le due uniche donne del gruppo avevano già cercato di portarselo a letto – o non a letto – troppe volte per i suoi gusti.
Chiuse l’acqua e s’infilò in un accappatoio che M’Ral gli aveva procurato.
La stanza da bagno era enorme, avrebbero potuto dare una festa e stare tutti e sette lì dentro a ballare. M’Ral gli aveva anche mostrato dov’erano tutte le “cose da maschietti”. Fortunatamente Vulcaniani e Romulani sembravano avere una pelle molto simile a quella degli Umani, per cui i rasoi che usavano sembravano adatti anche alla sua pelle. Probabilmente non era la stessa cosa per Darix.
Quando finì di radersi e asciugarsi, uscì nel salone principale.
M’Ral, sdraiata prona sulla sponda del divano, con le gambe piegate indietro intrecciate alla coda, stava guardando un cartone animato su un PADD.
Taily era di nuovo in meditazione. La visione di un Andoriano calmo e meditativo gli stonava anche più di quella del Vulcaniano seduto sul divano che rideva e leggeva….. cos’erano?! Fumetti?!
Nijal e Galya erano impegnati in un gioco su una scacchiera tridimensionale che Trip non conosceva.
«È quasi ora di pranzo.» gli disse M’Ral. Poi gli sorrise.
Lanciò un’occhiata alla cucina e vide Darix ai fornelli. Era piuttosto strano vedere un alieno con l’aspetto tanto minaccioso e cattivo cucinare allegramente. Non solo: Darix stava canticchiando!
«Spero che ti piaccia il pesce.» disse Darix. «Sto facendo una cosa che ho trovato nel database degli Antichi Abitanti. Dovrebbe essere un cibo umano. Si chiama….» Darix lanciò un’occhiata a Galya: «Ha un nome un po’ strano, in realtà. Credo che potrebbe esserci un errore di traduzione.»
Trip si avvicinò ai fornelli.
«Vuoi provare?» chiese Darix.
«Credevo che il cibo ve lo faceste solo con i replicatori.»
«Non ci sarebbe gusto.» replicò lui e gli passò un cucchiaio di sugo.
Tucker lo provò. «Buono.» Sorrise. «Sugo alla puttanesca.» disse.
«Allora non c’è nessun errore di traduzione.» replicò il Nausicaano. Si girò verso gli altri: «È pronto, gente.» Indicò a Trip un mobiletto. «Ti spiace?»
«No, figurati.» Tucker iniziò ad apparecchiare la tavola.
«Ma guarda che cafone sei, Darix.» disse M’Ral, sfregando con nonchalanche la coda contro le gambe di Tucker. «Trip è appena arrivato e già gli fai apparecchiare la tavola.»
«Be’, voi non eravate disponibili.» Si girò verso Taily che era ancora in meditazione: «Sveglia laggiùùùùù!»
Taily aprì gli occhi lentamente. «Arrivo, bifolco amico mio.»
Tucker rise leggermente. «Si può uscire, oggi?»
Galya digitò su un terminale. «No, tempesta di fuoco in arrivo.» Spense il terminale e si sedette a tavola: «Perché sei interessato all’Aldifuori?»
«Forse potrei trovare qualcosa per andarcene di qui.»
Spack rise leggermente.
Nijal, passando dietro di lui, gli tirò una pacca sulla nuca. «Sei scortese.»
«Scusa, Trip, ma mi fa ridere questa cosa. Io sono qui da quarant’anni.»
Tucker scosse leggermente la testa. «Be’, voglio tentarci. Dove mi siedo?»
«Non a capo tavola.» rispose Galya. «Quello è il posto di chi cucina.» Lo squadrò: «Se vuoi puoi sederti vicino a me.»
«Ah, io…. sono l’ultimo arrivato, non voglio rubare il posto a nessuno.»
«Macché, dai.» disse Darix. Gli indicò la sedia accanto alla sua. Galya e M’Ral quasi si buttarono a terra per cercare di accaparrarsi la sedia accanto a lui. La gara fu vinta da M’Ral, decisamente più agile, e Trip incrociò le dita perché qualcuno occupasse il posto davanti a lui prima di Galya.
Taily sembrò captare al volo la sua silenziosa richiesta e andò a sedersi di fronte a lui. «Non ho mai sentito parlare degli Umani.» disse. «Dove si trova il tuo pianeta?»
«A circa sedici anni luce da Vulcano.» disse Trip, cercando di dare un buon punto di riferimento.
«Per curiosità, quand’è stato il primo contatto tra Umani e Andoriani?»
«Circa quattro anni fa. Ero nella squadra che ha fatto il primo incontro.»
Taily annuì lentamente. «Quattro anni. Sono qui da troppo tempo.»
«Da quanto?»
«Quasi trent’anni. Ma qui i veterani sono Nijal, Darix e ovviamente Spack.»
Trip sospirò.
«Lo so a cosa stai pensando.» disse Taily. «In più di trent’anni nessuno ha trovato una via di fuga. Cosa ti fa pensare che sia proprio tu a trovarla?»
Tucker fissò l’Andoriano. Non sembrava che lo stesse deridendo.
«È questo che ti darà la forza di sopravvivere qua dentro. La volontà di andartene.»
«Ho un altro vantaggio.» disse Trip. «So che mi stanno cercando. Mi verranno a prendere.»
I sei si guardarono. «In effetti ha ragione.» disse Darix. «Nessuno di noi aveva questo vantaggio.»
Galya sospirò. «Non per voler frenare il tuo entusiasmo, ma non ti cercheranno se ti credono morto. E gli Spenguliani hanno fatto sembrare che tu fossi morto. Anzi, lo credono anche loro.»
«Non conoscete il mio equipaggio.» obiettò Trip.
Taily gli sorrise e alzò un bicchiere pieno di acqua. «Al nuovo arrivato, il nostro amico Charlestuckerterzo detto Trip.»
Gli altri sollevarono i bicchieri: «A Trip!»

Nascosti dietro la Nebulosa della Rosa, gli Spenguliani non li avrebbero trovati se non attraversandola. T’Pol e Archer avevano fatto tutte le possibili analisi sulla cabina e, una volta a bordo, il capitano aveva spiegato la situazione all’equipaggio, che si aspettava di veder tornare a bordo Trip.
«Se ben ricordo» disse Reed, seduto nella sala tattica. «Emory Erickson stabilì che il teletrasporto subquantico non funziona. Il suo esperimento sparò suo figlio in una sorta di…. non so nemmeno come definirlo.»
«Dobbiamo puntare proprio su questo.» disse Archer. «Il segnale del teletrasporto di Trip potrebbe essere ancora in giro.»
«Ma dove?»
Archer passò un PADD a Hoshi. «Questi sono alcuni dati scaricati dal buffer della cabina. Deve riuscire a decodificarli.»
Sato annuì.
Poi il capitano si rivolse a T’Pol: «Avrà tutta la squadra di ingegneria a sua disposizione. Cerchi di calibrare il teletrasporto per captare qualsiasi segnale errante possa esserci.»

Trip alzò lo sguardo quando vide un plico alto una spanna venir riposto sul tavolo accanto a lui. «Nijal?» chiese.
Il Romulano si sedette al tavolo. «Ti osservavo mentre riparavi le unità di stasi.»
«Be’, una sciocchezza.»
Nijal appoggiò un gomito sul plico. «Non ti fidi ancora di noi, vero?»
Tucker sospirò leggermente. «Scusa. Ma….»
«No, non devi scusarti. Io ho creduto che mi volessero pugnalare nel sonno per quasi un anno.» Sorrise leggermente. «Geni romulani, siamo sospettosi di natura.»
Trip riprese a riparare il dispositivo che aveva tra le mani. «Non è che non mi fido. È che, a parte coi Caitain, ho avuto brutte esperienze con tutti i vostri popoli.»
«Ma non hai detto che la tua ragazza è Vulcaniana?»
Tucker rise. «Sì, ma è un po’…. atipica.»
In sottofondo sentirono la voce ridente di Spack. «Più di quello?» chiese Nijal.
«No, non più di Spack.» rise Trip. Poi sospirò. «Il fatto è che i Romulani che abbiamo incontrato…. siamo finiti in un loro campo minato, hanno tentato di farci fuori, ci hanno scatenato contro un drone, hanno rapito la mia ragazza e l’hanno costretta a sabotare la mia nave. Tu sei completamente diverso. A dir la verità, sei il primo Romulano che vedo, ti avevo scambiato per un Vulcaniano.»
Nijal annuì. «Mi sono dissociato dai miei fratelli. Per questo son qui.» Indicò dietro di sé. «L’Alto Comando Vulcaniano ti ha fracassato le scatole più di una volta, i fratelli di Taily son troppo violenti e il popolo della pulzella lilla ti ha condannato a morte.»
Tucker gli sorrise leggermente. «Sono qui da poco tempo.»
«Non avete ancora incontrato i Caitian?»
Lui scosse la testa. «No, M’Ral è la prima.»
Nijal si chinò in avanti, come se non volesse farsi sentire: «È una brava ragazza, è molto dolce.»
Tucker annuì. «Dovevi dirmi qualcosa di più particolare?»
Il Romulano sorrise e spinse il plico verso di lui. «Tutto quel che ho raccolto nei miei anni sulla possibilità di uscire di qui. Come vedi non è molto.»
Trip aprì il fascicolo.
«Lo so,» lo bloccò Nijal. «è tutto scritto in romulano. Ma non è un problema, posso aiutarti io.»
Tucker gli sorrise. «Grazie. Perché lo fai?»
«Non più speranze di uscire di qui, ma avevo quattro figli. Ormai saranno grandi e probabilmente io sarò diventato nonno, se non bisnonno. Se uno di loro dovesse finire malauguratamente qui, non mi dispiacerebbe se tu riuscissi a mandarli indietro.»
Spack rise. Nijal alzò gli occhi al cielo: «E magari potresti anche rimandare indietro lui.»
Tucker scoppiò a ridere.
Il Romulano si alzò. «Spero anche che tu possa andare via, se ci tieni davvero.»

Tucker consultò il terminale e sospirò.
Sentì qualcuno sfregarsi contro la sua schiena e seppe con sicurezza che era M’Ral. «Ciao bel ragazzo.» gli disse, appoggiandosi al terminale alla sua destra.
«La tempesta è cessata. Era ora. Sono dieci giorni.»
«A volte va avanti per settimane.» M’Ral gli sorrise.
«Partita a Tongo?» chiese Nijal.
«Pensavo di uscire.»
«Ma è sera.» replicò M’Ral.
Trip le sorrise. «Tanto fuori c’è sempre il Sole.»
«Le bobine sono sempre cariche, infatti.» disse Galya, andando a mettersi a sinistra di Trip. «Perché non riposi un po’? Potrei accompagnarti io a letto.»
«No, grazie.» disse Trip.
«Non sai dove andare là fuori.» disse Darix. «È pericoloso uscire soli. Alcuni sono morti.»
«Bestie feroci?»
«Montagne scoscese.» spiegò il Nausicaano. «Se aspetti domani mattina, io posso accompagnarti.»
Tucker sospirò leggermente. «Non voglio obbligare nessuno a venire.»
«No, lo faccio volentieri. Ogni tanto mi piace uscire.» Si girò: «Nijal, sarai dei nostri?»
«Sì, se il tempo tiene.» Sorrise a Tucker. «Allora, la fai una partita a Tongo?»
Trip sorrise. «Nah, voglio rivedere ancora quei dati sulla curvatura spazio-tempo.»
Nijal scosse la testa. «E dai, se giochi tu a Tongo è più divertente.»
«Va bene, ma solo una partita.» Si sedettero al tavolo, intorno alla ruota del Tongo, tutti tranne M’Ral. «Non giochi nemmeno stasera?»
La Caitian scosse la testa. «No, non gioco.»
Tucker incrociò le braccia e le lanciò uno sguardo interrogativo. «Perché no? Dai, vieni, è divertente.»
Lei fece un leggero sorriso imbarazzato. «No, scusate, sono stanca, vado a….» Scrollò le spalle. Raccolse un PADD e lo porse a Nijal. «Mi fai partire un cartone animato?»
«Certo.» Lui prese il PADD, digitò brevemente e glielo rese. «Buona visione.»
«Grazie.» Recuperò il dispositivo e si dileguò oltre la porta del dormitorio.
Tucker rimase a guardare la porta per qualche istante, poi chiese: «Perché non gioca mai con noi?» chiese.
Nijal iniziò a mescolare le carte. «È una cosa piuttosto…. privata.»
La Spenguliana, seduta di fianco a Trip, sorrise: «Non sa leggere e non sa contare.» disse.
«Galya.» si lamentò Taily. «Era proprio il caso?»
La Spenguliana scrollò le spalle. «Tanto prima o poi Trip l’avrebbe scoperto.»
«A volte sai essere stronza.» disse flemmatico Nijal. Poi si rivolse a Tucker. «È una cosa di cui M’Ral si vergogna molto.»
«Ma l’ho vista utilizzare un traduttore universale.» obiettò Trip. «L’ha calibrato per parlare con me.»
«Basta premere un pulsante per farlo.» disse Galya. «Lo farebbe anche una scimmietta pletuviana. E in effetti M’Ral non è altro che una stupida scimmietta analfabeta.»
L’atmosfera si congelò completamente quando tutti e sei videro che M’Ral era apparsa sulla soglia.
Nijal la guardò. «M’Ral…. hai bisogno?»
«È…. è scarico.» disse, alzando il PADD.
Darix si alzò. «Te lo metto in carica io.» disse.
M’Ral spostò lo sguardo da Galya a Darix. «No, grazie, non mi va più di vedere i cartoni.» Quindi lanciò il PADD su un divano, girò sui tacchi e scomparve di nuovo nel dormitorio.
Darix raccolse il PADD, quindi si girò verso Galya. «Brava, complimenti.»
«Non è colpa mia se è un’ignorante permalosa.»
«Sei stronza.» disse Nijal.
Galya scrollò le spalle: «Ho solo detto la verità.» Fece girare la ruota del Tongo. «Acquisisco.»
Trip scosse la testa. «Scusate, ma mi è passata la voglia di giocare.»
«Io invece ho ancora voglia di giocare.» disse Nijal. «Ma non con Galya.» Buttò le sue carte sul tavolo. «Quindi vado a giocare a scacchi contro il computer.»
Spack, stranamente serio, si alzò dal tavolo e andò a buttarsi su un divano, riprendendo in mano i suoi fumetti.

Trip bussò leggermente sullo stipite della porta di carta di riso. «M’Ral? Posso entrare?»
Ci furono alcuni secondi di silenzio, quindi sentì la Caitian dire: «Sì, vieni.»
Tucker fece scorrere la porta ed entrò. «Ti ho portato un PADD carico.» disse, porgendoglielo. «Ci sono i cartoni animati.»
Lei gli rivolse un sorriso tirato. «Grazie, ma…. mi è passata la voglia di guardarli.»
«E allora perché non ti guardi un film?»
Lei scrollò la testa. Di fianco all’ingresso, vicino alla porta, M’Ral aveva una piccola toilette. La Caitian si sedette davanti allo specchio e iniziò a spazzolarsi i capelli. Trip si sedette sul bordo del letto, dopo dieci giorni si era abituato a farlo senza cadere sul materasso. «È bello il tuo cubo, sai? L’hai personalizzato molto bene.»
«Grazie.» rispose M’Ral.
«Potresti darmi una mano a personalizzare un po’ il mio.»
M’Ral si girò verso di lui: «Sì, se vuoi sì, domani. Ma non credo che tu sia venuto qui per chiedermi di farti da arredatrice, vero?» Si alzò in piedi e andò verso la libreria. «Sei qui a chiedermi cosa ci fanno questi libri in lingua caitian qui, no?» Prese un libro e lo scagliò contro il muro posteriore.
Trip scrollò le spalle. «Tu sei una ragazza cordiale. Quel che tieni nella tua libreria non mi riguarda.»
M’Ral tirò su col naso.
Tucker si alzò e raccolse il libro. Lo aprì. «Questo sono caratteri Caitian? Mi sembra una scrittura piuttosto complessa.»
«Lo è troppo per me. Hai sentito cosa ha detto Galya.»
«Sì, ma ho sentito solo la sua versione e non la tua.»
«È uguale alla sua.»
«No, non credo.» Trip andò a riporre il libro nello scaffale.
«Non c’è bisogno che tu stia qui. Davvero.»
«Stai bene?»
Lei sorrise. «Sì, sono abituata alle cattiverie di Galya. Comunque, prima o poi l’avresti capito.»
«Senti…. hai…. mai provato con dei caratteri più facili?»
«Sono qui da dodici anni. Nijal mi ha consigliato di tutto, ha cercato di aiutarmi, di insegnarmi a leggere…. a contare. Ma….» Si sfiorò una tempia. «È proprio che non ci arrivo. Non ci riesco. Non so nemmeno ricaricare un PADD.»
«Qualcuno te l’ha mai fatto vedere come si fa?»
M’Ral sospirò. «Sì, sono un caso disperato.»
Trip a quel punto non sapeva più a cos’altro cercare di aggrapparsi. Si avvicinò a M’Ral e la abbracciò. Lei ricambiò, ma poi fece un passo indietro. «Ehi, cosa penserà la tua Vulcaniana, se mi abbracci?»
«Non sono dieci giorni che mi ripetete che da qui non si va via?»
M’Ral sorrise leggermente. «Dai, torna a giocare a Toggle.»
«No, nessuno ci sta più giocando, di là.» Non le fece notare che il gioco si chiamava Tongo e non Toggle.

Trip si girò prono, quindi tornò a sdraiarsi sulla schiena. Allungò una mano e sfiorò una sveglietta sul comodino, la quale si accese in una soffice luce ambrata. Era l’una di notte, secondo il tempo relativo che gli abitanti di quella casa si erano dati.
Non riusciva a dormire. Si alzò dal letto, scavalcando la sponda e si aggiustò la tuta che usava come pigiama. Uscì dalla stanza, intenzionato a prendersi un PADD e vedere quali film erano stati prodotti da questi “Antichi Alieni”. Fu sorpreso di trovare la luce accesa nella “zona salotto”.
Nijal era seduto sul divano e stava guardando le carte del Tongo. Alzò lo sguardo su Tucker. «Problemi a dormire?»
Lui annuì. «Anche tu?»
Il Romulano scosse la testa. «No, io dormo poco. Di solito passo le ore a leggere nel mio cubo, ma è adiacente a quello di Galya e non avevo proprio voglia di stare a meno di quattro metri da lei.» Gli fece un cenno con il capo. «Vuoi unirti a me?»
«Perché no.» Trip si sedette sul divano accanto a lui.
«Partitina?» chiese, alzando le carte.
Tucker annuì. Nijal aveva spostato la ruota del Tongo sul tavolino. Diede le carte.
Trip le guardò. «Fanno schifo.» Girò la ruota. «Ah, niente, passo.»
Nijal rise leggermente. «Sai come si dice….» Fece girare a sua volta la ruota. «Sfortunato al gioco, fortunato in amore. Acquisisco.»
Trip giocò il suo turno. Lasciò due barre di finto latinum nella coppa in mezzo alla ruota. «Sfortunato al gioco di sicuro.» Girò la ruota. «Ecco.» Buttò una carta sul tavolino e appoggiò altre due barre al centro.
«Non mi sembri molto convinto. Non sei fortunato in amore?» chiese, poi aggiunse: «Acquisisco.»
«Be’, un Umano e una Vulcaniana…. non è tanto facile.» Trip guardò le sue carte e scosse la testa. «Vendo.» Girò la ruota. «No, mi correggo. Perdo.» Buttò altre due barre nella coppa.
«Che tipo è?» Nijal fece girare la ruota.
«T’Pol? Be’…. è molto logica. Ma sa anche essere molto dolce, quando vuole.»
«Belle orecchie? Piccole?»
Trip rise: «Sì, piccole. E ha degli occhi stupendi. Sono grandi, castani e talvolta prendono una leggera sfumatura di verde.»
«Acquisisco.» disse Nijal. «Come siete finiti insieme?»
«Neuropressione.»
Lui gli rivolse uno sguardo interrogativo. «Facevate neuropressione prima di stare insieme?»
Tucker rise. «Già.» Sollevò una carta. «Ah…. devo ancora vendere.» Fece girare la ruota. «Ma dai, questa volta guadagno.» Recuperò una barra. «Che mi dici di M’Ral?»
«Sono stato a letto con lei un paio di volte.» disse Nijal. «Pon farr. Conosci il problema, immagino. Acquisisco.» Guardò le sue carte. «Consorzio.» Buttò le carte sul tavolo. «Ho vinto, mi spiace.»
Trip rise. «No, non è vero, non ti dispiace per nulla.»
Anche Nijal rise. «Sì, hai ragione, non mi dispiace. Sei una frana a giocare a Tongo. Fortuna che fai il capo ingegnere, perché non sei minimamente un Ferengi nell’amministrare le tue finanze.» Iniziò a sistemare il gioco. «Quindi la tua ragazza ha avuto il pon farr mentre stava con te?»
«Sì.» Tucker aiutò Nijal. «Speravo che sarebbe stata la volta buona….»
«Volta buona?»
«Vogliamo un bambino.» rispose lui. «Ma…. non è così facile.»
«Posso immaginare.»
Trip alzò lo sguardo sulla porta chiusa del dormitorio. «Come mai M’Ral non sa leggere?»
«Cosa intendi?»
«Quando è arrivata qui le avrete fatto degli esami, come a me. Avete trovato qualche problema neurale?»
Nijal scosse la testa. «No. Niente. Mi dispiace per lei, ho tentato qualche volta di insegnarle a leggere il romulano. Ho pensato che fosse troppo complesso, così ho provato con il klingon. Sai, lì è un unico…. “DaHjaj ‘oH QaQ jaj Daq Hegh”.» Nijal sorrise leggermente. «“Oggi è un buon giorno per morire.” Non è che abbiamo una grammatica particolarmente sviluppata, a meno che non ti rivolgi alla poesia d’amore.»
«Poesia?» chiese lui.
«Ah, sì, la poesia d’amore ha sfiorato le vette più alte coi Klingon. “Ho cacciato nelle tenebre, le stelle come guida. La memoria di te canta nel mio sangue. Ho preso il dono, lo porto alla tua casa e lascio ai tuoi piedi i cuori dei miei nemici.”»
Tucker annuì. «La prima parte è bella, ma se dicessi a T’Pol che le dono il cuore del mio nemico…. non so se la prenderebbe bene.»
Nijal scoppiò a ridere. «No, probabilmente no.»
Trip sospirò «Mi dispiace per M’Ral. Dev’essere deprimente e…. imbarazzante.»
«Cerchiamo tutti di non farglielo pesare. Tranne Galya, ovviamente.» Si alzò. «Dai, vai a letto e cerca di dormire. Se domani vuoi andare nell’Aldisopra, hai bisogno di essere riposato.»
Tucker annuì. «Sì, hai ragione. Grazie della chiacchierata. Buona notte, Nijal.»

Darix si chinò oltre la pendenza e porse la mano a Trip.
Lui gli sorrise. «Ce la faccio, davvero.»
«Lo so, ma così fai meno fatica.»
Tucker accettò la mano e Darix praticamente lo sollevò sulla cima della montagna. Quindi il Nausicaano tirò su anche Nijal e, praticamente sollevandola tra le braccia, M’Ral.
«Così questa è la cima più alta dell’Aldifuori.» disse Trip, guardando il panorama. La piccola stella era alta nel cielo, come sempre nell’Aldifuori. Ai piedi della montagna si stendeva un lago celeste, sulla cui riva si apriva l’ingresso alla casa sotterranea.
C’erano altre montagne che circondavano il lago, ma erano più basse. Non faceva freddo sulla cima.
«Che cosa c’è oltre quelle montagne?»
«Niente.» rispose Nijal.
«Niente? Vuoi dire…. spazio vuoto?»
«No, voglio dire “niente”.»
Trip rimase a pensare per qualche istante. Certo, se lo spazio in cui si trovavano era una bolla che si era staccata dall’universo normale, forse lo spazio lì era curvo. «Niente….» sussurrò.
«Sì, o comunque, nessuno è mai andato oltre la parete.» continuò Nijal.
«Che parete?»
Darix prese Trip per le spalle e lo fece girare in direzione opposta: «Questa parete.»
Tucker si trovò a fissare una parete a pochi metri da lui. Si avvicinò e mise la mano su quello che, fino a pochi secondi prima, gli sembrava “semplicemente” il cielo. «Ma….» balbettò. «Ma questo….»
«Sì, è il cielo.» disse Darix.
Trip si girò verso di lui e notò, con la coda dell’occhio, M’Ral che si era sdraiata su una roccia al sole. Scosse la testa. «Di cos’è fatta questa parete?»
«Della stessa sostanza di cui sono fatte le normali pareti universali forse.» disse Nijal. «Chi lo sa….»
«Perché il mondo è concavo ed io ho toccato il cielo.» sussurrò Tucker, poi guardò in alto, socchiudendo gli occhi contro il sole. «È una sfera di Dyson!»
«Dyson?»
«Era un astronomo terrestre. La sfera di Dyson è una struttura di rivestimento applicata attorno ad una stella per catturarne l’energia.»
«Non credo che abbia una forma sferica. Penso sia una goccia.» Nijal incrociò le braccia. «Stai dicendo che è artificiale?»
Darix si sedette su una roccia. «Forse all’inizio l’idea degli Antichi Alieni era quella. E hanno usato talmente tanta energia che hanno strappato questo luogo dal tessuto universale.»
«E se non fosse così?» disse Trip. «Se fossimo ancora nel nostro universo, ma dentro una sfera di Dyson?»
Nijal e Darix rimasero per qualche secondo a pensare, poi si scambiarono un’occhiata.
«Nah.» disse Nijal. «Ce ne saremmo accorti.»
Tucker gli sorrise: «Come? Toccando il cielo?»
Darix alzò una mano con il palmo in su. «Dai, Nijal, devi ammettere che la sua versione è plausibile.»
Nijal incrociò le braccia. «Sì, però…. Gli Antichi Alieni hanno lasciato degli scritti. Abbiamo studiato….» Sospirò. «Cazzo.»
Trip scoppiò a ridere.
«Che c’è?» chiese Nijal. «Trovi divertente che in due settimane ci hai abbattuto le nostre poche certezze?»
«No, scusa….» disse Tucker. «Ridevo per la sua esclamazione finale.»
Nijal scoppiò a ridere e venne seguito poco dopo da Darix.
«Abbiamo tradotto male, magari!» esclamò il Nausicaano.
«E potremmo aver vissuto qui con una falsa idea per trent’anni!» replicò Nijal.
Anche M’Ral si mise a ridere, poi si girò sul fianco: «Perché ridete?» disse, facendo oscillare la coda.
Il Romulano si sedette accanto a lei e le accarezzò la testa. «Niente, M’Ral, rido perché siamo degli imbecilli. Ci siamo fissati su un’idea e per trent’anni ci abbiamo creduto.»
«Be’, aspettate. La mia è solo una teoria. Non è che dev’essere per forza così.»
Nijal gli sorrise. «Ma se fosse come dici tu, ci sarebbe qualche speranza in più di uscire da qui.»
«Ho fame.» disse M’Ral, iniziando a fare le fusa.
Darix aprì il suo zaino, tirò fuori un sacchetto e lo passò a M’Ral, che iniziò a mangiare allegramente un sandwich.
«In tanti hanno percorso questo luogo da cima a fondo, senza trovare nulla per uscire.» disse Nijal, grattando M’Ral dietro un orecchio. «Che sia una sfera di Dyson o un buco bianco, non cambia molto, se non riusciamo ad uscire.»
Tucker si sedette sul bordo della pendenza. «Se fosse una sfera di Dyson, però, qualcuno potrebbe trovarci.» Sentì una mano sulla spalla. Si girò e vide che era Darix.
«Trip, mi dispiace per te e per la tua ragazza, ma se in cent’anni non ci hanno trovato, non so se qualcuno potrebbe trovarci nei prossimi…. due, tre anni.»
Lui si alzò in piedi. «Cinque mesi fa, il mio capitano ha ricevuto un avvertimento. Una ragazza dal futuro gli diceva che io sarei morto nel febbraio del 2161, sulla sua nave.» Incrociò le braccia. «Non posso morire sull’Enterprise, se sono qui.»
Nijal scrollò le spalle. «Basta esserne convinti.»

Trip sentì due mani soffici appoggiarsi sulle sue spalle, poi un naso fresco e un musetto morbido appoggiarsi alla sua guancia. Restò qualche secondo ad ascoltare le fusa, quindi aprì gli occhi.
«Ti sei addormentato sul divano.» disse M’Ral. «Ti accompagno a letto?»
«No, grazie.» Le sorrise. «Adesso vado.»
«Sei troppo stanco. Stai lavorando troppo.» Tucker si tirò a sedere e M’Ral si mise sul divano accanto a lui.
«Devo ritrovare quella cabina.»
«Sì, ma sono settimane che scavi ininterrottamente nel magazzino.»
Era stata accumulata tanta di quella roba, là dentro, in cento o forse più anni, che era difficile ritrovare la cabina. Sempre che esistesse davvero. Non c’erano spazi per togliere tutto. Doveva spostare il materiale da un punto all’altro del magazzino. Darix gli dava una mano, avendo più muscoli di lui non faceva molta fatica. A parte Galya, che riteneva quel lavoro non alla sua altezza, tutti lo aiutavano, ogni tanto, ma nessuno di loro sembrava nutrire una particolare fiducia. Trip li capiva: lui era lì da poche settimane, loro erano intrappolati in quel luogo da anni.
«Se la cabina non c’è, cosa fai?»
Trip si alzò in piedi. «Sto trovando qualche cosettina che potrei mettere assieme per tentare di costruire un teletrasporto ex novo.»
«Come sei bravo.» M’Ral sbatté le palpebre. «Toglimi una curiosità, il tuo nome intero si scrive tutto attaccato?»
Trip rise. «No, sono….. un nome, Charles, un cognome, Tucker, un numero ordinale, III.»
«Terzo?»
«Mio padre e mio nonno si chiamano come me. Io sono il terzo…. triplo nome, Trip.»
M’Ral sorrise e appoggiò la fronte contro la sua. «Sei così dolce, Charles Tucker III detto Trip.»
Tucker rise leggermente. La spinse delicatamente indietro. «Buona notte, M’Ral.»
«Buona notte, Trip.»

Gli occhi di Hoshi Sato si chiudevano. Aveva già bevuto quattro tazze di caffè, ma erano le cinque del mattino. Sbadigliò: era un metodo per immettere più ossigeno nel corpo e quindi restare più svegli.
«Hoshi?»
Trasalì quando sentì la voce del capitano.
«Mi dispiace, ancora niente, capitano. Ci ho lavorato un’ora anche con T’Pol, ma…. sembra una codifica impossibile.»
«Stai bene?»
Lei si girò verso Archer. «Sì. Sono solo un po’ stanca, ma posso proseguire.»
Il capitano annuì.
Hoshi guardò ancora i dati. Cosa le sfuggiva?

Taily uscì dalla meditazione. «Qualcosa brucia.» disse con la sua voce calma e flemmatica.
«Sì, scusa, colpa mia.» disse Trip. Spostò la padella dal fuoco. «Scusate, ho bruciato le bistecche sintetiche.»
«Dalle a me!» esclamò Nijal. «Adoro le cose troppo cotte.»
Tucker gli passò le bistecche.
Nijal le guardò. «Non sono troppo cotte, sono carbonizzate.» Alzò lo sguardo su Tucker: «Sei negato per la cucina.»
«Mi dispiace, farò a meno di qualche mia razione nei prossimi giorni.»
«Ma va’, non ce n’è bisogno.» Nijal provò un pezzetto di carne e fece una smorfia. «Sarebbe perfetta per il camino.»
Tucker sospirò.
«Ma noi non abbiamo un camino.» disse M’Ral.
Nijal alzò lo sguardo su Trip: «Perché non ce ne costruisci uno? Sarebbe bello stare davanti al camino, nelle fredde serate d’inverno.»
«Qui non c’è l’inverno.» obiettò Tucker. Portò in tavola la pasta. «Gente, è pronto. C’è solo il primo, ma quello c’è.» disse, con tono piatto. Riempì sei fondi.
«Ehi, chi hai messo a dieta?» chiese Spack.
«Scusate, io…. mi ritiro nel mio cubo. Non ho fame.»
Tucker svanì dalla vista dei sei commensali.
Taily sospirò. «Il ragazzo è depresso.»
«Per forza, sono almeno quattro mesi che non fa sesso.» replicò Galya. Poi si rivolse a M’Ral. «Mi sembra che anche il tuo infallibile fascino questa volta abbia fatto cilecca.»
M’Ral le mise fuori la lingua.
«Che cosa possiamo fare per il ragazzo?» chiese Spack. «Le mie battute non lo fanno ridere.»
Nijal e M’Ral si scambiarono un’occhiata. “Ovvio”.
«Be’, insomma, se stava con una Vulcaniana, un po’ di senso dell’umorismo dovrebbe averlo.» disse Spack. «E dovrebbe capire anche quello vulcaniano.»
Con la sua solita flemma, Taily gli disse: «Il tuo umorismo non ha niente a che fare con l’umorismo vulcaniano che, per inciso, non esiste.»
«Non cambiate discorso.» disse Spack. «Che si fa?»
«Dopo quattro mesi che non batti un chiodo, anche tu saresti depresso.» disse Galya.
«Faccio sesso solo una volta ogni sette anni.» replicò lui. «Sono Vulcaniano. E non cambiare discorso.»
La Spenguliana scrollò le spalle. «Aiutatemi a legarlo nudo al lettino dell’infermeria, dopo ci penso da sola.»
M’Ral soffiò.
«Smettetela, ragazze, vi prego, smettetela.» disse l’Andoriano. «Credo che sarebbe molto più utile trovargli la cabina.»
«Secondo me non esiste.» disse Spack.
Nijal e Dirax si scambiarono un’occhiata.
«Allora cercheremo qualcosa di alternativo.» disse Taily.

Quando Trip uscì dal dormitorio, la mattina successiva, quello che si trovò davanti era quasi incredibile. Taily, Nijal, Darix, Spack, M’Ral erano stesi – stravaccati – sui divani. La Caitian era raggomitolata accanto a Darix, con la testa sul suo petto. Sembravano i reduci di una tremenda sbronza. I divani erano stati avvicinati tra loro, il tavolino era stato messo su un lato e accantonato, il tappeto arrotolato gli faceva compagnia. Avevano liberato una grande parte della zona salotto.
«Ragazzi, ma che diavolo….?» sussurrò. Si girò e vide che gran parte della roba che era nel magazzino fino alla sera prima, ora era stata accumulata lì. Notò che la maggior parte degli oggetti erano stati considerati non rimovibili dal magazzino, dato che non c’era spazio per spostarli. Trip andò verso il fondo della sala, aprì la porta del magazzino e guardò all’interno. C’era un grande spazio vuoto, ora. Sulla parete c’erano due ante scorrevoli, che erano state lasciate aperte.
Tucker sorrise e corse verso la cabina che era stata svelata nello scomparto. Dovevano aver lavorato tutta notte per liberare quell’angolo oscuro. Poveracci, avevano fatto in poche ore quello che non erano riusciti a fare in mesi.
Trip mise la mano sul vetro della cabina. Era esattamente come quella in cui era stato richiuso su Spengulus. Un brivido gli corse lungo la schiena. Questa, però, forse l’avrebbe portato via di lì.
Avrebbe voluto iniziare a lavorarci subito, ma decise che prima avrebbe preparato la colazione.

M’Ral si svegliò sentendo un buon odore. Non aprì nemmeno gli occhi, si mise a sedere e annusò l’aria. «Frittelle!» esclamò.
Tucker rise. «È pronta la colazione.»
La Caitian aprì gli occhi. «Buone.» disse. Scosse Darix per una spalla. «Svegliati.»
Il Nausicaano si lamentò leggermente nel sonno, ma poi aprì gli occhi. «Frittelle!» urlò, svegliando gli altri tre. Si tirò in piedi, prendendo M’Ral tra le braccia, per non farla cadere, dimostrando lo stesso sforzo che se fosse stata un peluche. Con la felide in braccio, si fiondò al tavolo. «Hai fatto le frittelle?!» esclamò.
«Spero vi piacciano. Ricetta segreta di mia madre.»
Arrivarono anche gli altri tre.
«Piene di zucchero, ma davvero deliziose.» disse Taily.
«Ci si potrebbe vivere.» commentò Spack.
Nijal mise una mano sulla spalla di Trip. «Grazie, amico.»
Tucker si sedette al tavolo con loro. «Grazie a voi. Ho trovato la sorpresa, questa mattina.»
«Ah, figurati, era solo questione di togliere quella roba che non si poteva spostare all’interno. Era proprio nel punto irraggiungibile altrimenti, se non tirando fuori un po’ di cose.»
Trip sorrise e tolse dalla padella altre frittelle. «Siete stati grandi. Io non so come ringraziarvi.»
«Cosa vuol dire “non sai”?!» esclamò Nijal serio. Poi gli sorrise. «Devi portarci via tutti di qui, ora!»
Lui annuì. «Vi assicuro che farò del mio meglio.»

Hoshi Sato pensava che sarebbe crollata sulla consolle. La decodifica sembrava ormai impossibile, ma non si sarebbe data per vinta. Archer aveva chiesto a T’Pol di cercare la scia del teletrasporto e le due donne erano ormai al quinto turno di fila senza aver trovato nulla di buono.
Chiuse gli occhi un minuto.
«Hoshi?»
Sato si girò di scatto e vide Trip vicino a lei. «Stai bene?»
«Sì, sto bene. Tu non dovresti essere qui.»
«Lo so.» rispose lui. «Ma credo che tu abbia bisogno di me.»
Hoshi sospirò. «Non riesco a decodificare queste maledette informazioni.»
Tucker le sorrise. «Perché non chiedi a T’Pol qual è il 670° numero primo.»
«Cosa?!» chiese lei.
Aprì gli occhi e si tirò a sedere di scatto. Si massaggiò il collo. Si era addormentata sulla consolle. Si guardò alle spalle. T’Pol stava lavorando alla postazione scientifica e non sembrava aver fatto caso al suo “pisolino”. Tornò a guardare la consolle, ma poi ci ripensò. Si rigirò verso l’ufficiale scientifico. «Comandante? Qual è il 670° numero primo?»
Vide distintamente T’Pol trasalire. «4999. Perché me lo chiede?»
Hoshi tornò al suo lavoro. «Non ne sono sicura, ma….» Si girò di nuovo verso T’Pol. «Mi dà una mano? Quali sono i primi 670 numeri primi?»
T’Pol si alzò e andò a mettersi vicino a lei. «1, 2, 3, 5….» Scosse la testa. «Se mi permette, scrivo una piccola subtroutine per l’elenco automatico.»
Hoshi annuì e si alzò per lasciarle il posto. «Ho bisogno che siano una stringa unica.»
La Vulcaniana annuì. Fece volare velocemente le dita sulla consolle, cinque minuti dopo, Sato aveva la stringa richiesta. «Che cosa ne deve fare?» chiese T’Pol, alzandosi per lasciarle il posto.
La giovane si sedette alla consolle. «Non ne sono sicura, ma….» Sul terminale si svolse una lunga lista di comandi, codici e dati. «Hanno un senso per lei?»
T’Pol lo fissò. «Sono i dati del teletrasporto. Come ha fatto a capire la chiave?»
«Non ne ho idea.» ammise Hoshi. Premette l’interfono: «Sato a capitano Archer. Ho decodificato i dati.»

«Per quanto ancora dovremo tenere il salotto in disordine?» chiese Galya, ma fu ignorata da tutti i presenti.
«M’Ral, mi dai una mano?» chiese Trip.
«Arrivo subitissimo!» esclamò lei, infilandosi con lui nel magazzino. «Perché chiedi di me, quando Nijal è un tecnico abile?»
«Mi piace passare il tempo con te.» disse Tucker. «Mi passi l’iperchiave?»
«Qual è?»
Trip le lanciò uno sguardo. «Lo sai benissimo qual è, perché me la passi almeno dieci volte ogni mezz’ora.» replicò lui.
M’Ral rise. «Dai, non mi ricordo.»
«Quella davanti.» disse lui.
M’Ral prese quella giusta, anche se le chiavi “davanti” erano quattro.
«Come va?» chiese Nijal, sulla porta.
Trip si tirò su. «C’è qualcosa che mi sfugge. Manca qualcosa qui, una…. bobina di induzione, o un solenoide di ridondanza…. Credo che sia per questo che non funziona.»
Nijal si avvicinò a loro. «E non è possibile ricostruirli?»
Trip sospirò. «Prima devo capire cosa ci vuole esattamente. C’è però una cosa strana, qui. Guarda.»
Nijal si chinò in avanti. «Quella….» Si bloccò. Lanciò un’occhiata a M’Ral, che era sdraiata prona vicino alla borsa degli attrezzi, sollevata su un gomito si stava pettinando la coda. «Sembra una bruciatura da phaser.»
Tucker annuì. «Qualsiasi componente fosse qui, è stato tolto a forza con un phaser.»
Il Romulano sospirò. «Chi lo sa chi può essere stato. Non sappiamo nemmeno quanti secoli abbia, questo posto.»
Trip sospirò. «A volte temo di non poter mantenere la mia promessa, Nijal.»
Lui gli mise una mano sulla spalla. «Non abbiamo fretta.»
Tucker abbassò lo sguardo.
Nijal rise leggermente. «Lo so, lo so. Tu ne hai, hai la tua bella T’Pol che ti attende sulla tua bella nave.» Gli batté una mano sulla spalla. «Buon lavoro.»

Trip non riusciva a dormire. Era un mese che lavorava su quella cabina senza giungere a niente di buono. Si sentiva in colpa verso i cinque che avevano messo così tanto impegno a trovarla e che dipendevano da lui per andarsene di lì.
Si girò ancora, e poi ancora.
Sentì bussare. Toccò la sveglia per vedere che ore fossero. Mezzanotte. «Avanti.» disse, accendendo l’abat-jour.
M’Ral entrò con il suo passo felpato e soffice. «Non riesci a dormire, eh?»
Lui scosse la testa. «No.»
M’Ral scavalcò la sponda del letto e si sedette inginocchiata vicino a lui. «Forse io ho qualcosa che ti può conciliare il sonno…. o fartelo passare del tutto.»
«M’Ral….» iniziò Trip.
«No, aspetta. Questo credo che t’interessi.» Iniziò a sciogliersi l’obi, la fascia di stoffa che chiudeva il kimono in vita.
Trip si tirò a sedere. «No, senti, M’Ral, davvero….»
«Taci un minuto.» replicò lei. Svolse l’obi sulla sponda e ne estrasse un taccuino nero, chiuso da un elastico rosso. «Tieni. È un segreto. Nessun altro lo sa.»
Tucker la guardò interrogativamente, poi prese il libretto. Lo aprì. «Questi….» Rimase a bocca aperta. «Sono gli schemi mancanti della cabina.»
«Ti serve una bobina stabilizzatrice a magnetismo inverso bipolare. Abbiamo tutti i componenti per costruirla, e tu sei in grado di farlo.»
Tucker sfogliò il taccuino. «Ma questi schemi….. chi li ha fatti?»
«Tanik. Era un Vulcaniano, era qui da molti anni, quando io sono arrivata. Mi ha preso sotto la sua protezione, finché non è morto. E poi di me si sono occupati Nijal e Darix.»
Trip alzò lo sguardo dagli schemi. «Com’è morto?»
«Vecchiaia, forse.»
«Forse?»
«Nessuno qui è un medico. Benia, un Boliano, era medico, ma è morto prima che io arrivassi. Lui ha dato le basi a Nijal e Darix, ma nessuno ha potuto stabilire con esattezza la causa della morte di Tanik.»
Trip tornò a guardare gli schemi. Sfogliò il libretto. «Ci sono una miriade di equazioni, non sarà facile.» Osservò gli schemi. «Temo che questi però non spieghino esattamente tutto.»
«Vai avanti.» disse M’Ral.
«Dovrò chiedere aiuto a Nijal, gli appunti sono presi in Vulcaniano.» Trip girò un’altra pagina. «Questa parte è scritta con un’altra grafia…. E questi caratteri….» Alzò lo sguardo sulla felide. «È caitiano.»
«Non dire nulla agli altri. Ti aiuterò io.»
Tucker tornò a guardare gli schemi. «Questi sono studi di alta ingegneria.» disse. «Prevedono conoscenze di fisica subquantica e matematica avanzata….»
«In dodici anni dovevo tenere la mente allenata, o sarei impazzita.»
«Scusa, M’Ral, ma c’è qualcosa che mi sfugge.» Alzò il taccuino. «Tu quindi sai leggere il vulcaniano?»
«Me l’ha insegnato Nijal.»
«No, lui mi ha detto che ci ha tentato, ma non….»
Lei annuì. «So leggere anche il romulano e me la cavo anche con il klingon.»
Trip incrociò le braccia. «Non capisco. Galya ti ha dato dell’analfabeta. Perché non l’hai smentita?» Sfogliò il taccuino. «Questi schemi sono roba da genio, non da…. analfabeta.»
M’Ral si appoggiò alla sponda. «È più facile fare la parte della bella idiota. Quando ero su Caitian, ero quella “brava”, quella a cui chiedere aiuto, quella da tenere in considerazione per i lavori mentali, che se la sapeva cavare da sola e quindi non aveva bisogno di compagnia. Ma nessuno mi ha mai considerato…. be’, insomma, in quel modo. E quando sono arrivata qui, ho pensato che avrei finalmente potuto cambiare la mia vita. Così, ho…. iniziato a fare la parte della bella stupida. Nijal e Darix si sono sempre presi cura di me, ed è così piacevole.»
Trip scosse leggermente la testa. «Ti avrebbero apprezzato e aiutato anche se sapevi leggere.»
M’Ral sorrise. «Sì, ma così è stato più facile. Non sono tutti come te, che t’innamori delle Vulcaniane.»
Tucker rise. «Come sei finita qui?»
«Facevo esperimenti di teletrasporto sul mio pianeta. Potevo teletrasportare qualcosa come un pompelmo da un pianeta a un altro adiacente nello stesso sistema. Anzi, pensavo di poterlo fare anche con una forma di vita. E un giorno ho tentato di spedire me stessa…. ma come immaginerai, non ha funzionato come speravo.»
«Perché non hai parlato di questo libretto a Nijal?»
«Perché solo Tanik sapeva che sono un ingegnere di teletrasporto. Quando è morto, ho avuto paura. Forse qualcuno l’ha ucciso, e io non volevo che qualcuno sapesse che sono in grado di progettare un teletrasporto per uscire di qui.»
«E perché l’hai detto a me?»
«Sei il primo che arriva qui che ha le capacità di mettere assieme quello che ci serve. Io non sono in grado di costruirlo. Sono una teorica, non un tecnico.» Prese il libretto e andò all’ultima pagina. «Questi sono schemi che ho messo insieme per completare la cabina, dal punto in cui Tanik era arrivato. Se colleghi l’induttore di posizione quadridimensionale alla parte di attivazione crono-spaziale, dovrebbe funzionare tutto alla perfezione.»
Tucker guardò gli schemi. «Sono piuttosto complessi.»
«Ho avuto dodici anni per metterli insieme.»
«Non sono sicuro di farcela da solo.» Alzò lo sguardo. «Tu mi aiuterai, ma vorrei coinvolgere anche Nijal.»
M’Ral fece una leggera smorfia. «Non fargli vedere il libretto, però.»
«Perché? Non credo che si arrabbierà se viene a sapere che sai leggere.»
«No, non è solo per quello. Nijal è un Romulano. Io mi fido di lui, ma dopo la morte di Tanik….» Sospirò. «I Romulani hanno cercato di annettersi il mio pianeta natale. Forse lui non è come gli altri, ma non voglio rischiare.»
«Pensi che Nijal possa aver ucciso Tanik?»
Lei scrollò le spalle. «A parte te, qui potrebbe essere stato chiunque. Anche il pelle-blu pacifista.» Si chinò leggermente in avanti. «Qualsiasi cosa tu faccia, guardati le spalle.»
«Mi stai dicendo che c’è qualcuno che non vuole andarsene di qui?» Tucker la fissò. Spack, forse? Un Vulcaniano così doveva essere piuttosto odiato dalla sua gente.
«A dirti la verità, di questo ne ho sentito parlare anche Nijal e Darix. Quindi non credo che sia uno di loro. Ma…. potrebbero semplicemente averlo detto per depistare.»
Tucker si appoggiò contro la testiera del letto. «Avrò bisogno di aiuto per capire tutto.»
M’Ral annuì. «Io sono qui per quello.»

Archer fissò lo schermo. «Quattro giorni?» chiese.
«A massima curvatura.» rispose T’Pol.
Il capitano sospirò. «Signor Mayweather. Tracci una rotta per le coordinate stabilite. Curvatura 4,5.»
Ci avrebbero messo quasi sei giorni, a quella velocità, ma non voleva spingere i motori troppo, senza Trip a bordo. Se T’Pol aveva ragione, avrebbero recuperato il suo capo ingegnere. Sperò che fosse vero.

M’Ral si guardò alle spalle. La porta del magazzino era chiusa. Si sporse in avanti e indicò un punto sulla cabina a Trip. «Qui. Devo agganciarlo in questo punto.»
Tucker annuì. «E in questo modo, dovremmo aver finito.» sussurrò. Altri due mesi. Erano passati altri due mesi, da quando era arrivato lì. Ormai chissà dov’era l’Enterprise. E T’Pol…. era tornata su Vulcano? Chi l’aveva rimpiazzato in sala macchine? Hess era molto brava, lo sostituiva già nel turno gamma.
«Se funziona, potrai tornare da T’Pol.»
Trip sospirò. «Già. Speriamo.» Si alzò in piedi. «Proviamo.»
La porta si aprì e con una mossa da prestigiatrice, M’Ral fece sparire i suoi appunti nell’obi.
Nijal era sulla soglia. «Come va?»
«Stiamo per fare la prima prova.»
Darix apparve alle sue spalle. Poveretto, pensò Trip. Era proprio brutto. «Che cosa spedite fuori?»
«Iniziamo con un vaso rotto.» disse Trip. «È una cosa che non credo potrà mai esserci utile.»
«Buona idea.»
Tucker infilò l’oggetto nella cabina, quindi la chiuse e attivò. Il vaso sparì scintillando.
«Pare abbia funzionato.» disse Darix.
«Com’è però che noi arriviamo qui senza vestiti e invece il vaso è partito?» chiese Nijal.
«C’era un difetto di fase nel confinamento del flusso. Immagino che anche gli altri teletrasporti abbiano lo stesso difetto.»
«Tutti allo stesso modo?»
«Sì, è un tipico sfasamento che avviene su questo tipo di buffer.» disse Trip.
«Ma come fai a sapere se funziona? Potrebbe aver disintegrato il vaso…. magari l’ha solo spedito nell’Aldisopra.»
Tucker annuì. «Ho pensato anche a quello, ma ci vorrà un’altra mezza giornata.» Si alzò in piedi. «Avete detto che questo mondo potrebbe avere la forma di una goccia, giusto? Allora se il teletrasporto funziona, è probabile che questa goccia non si sia ancora distaccata del tutto dall’universo. Dev’esserci un canale di collegamento che permette di entrare.»
Darix sorrise. «Allora anche di uscire!»
«Almeno lo spero.» Indicò un tavolino su cui era appoggiato un cubo. «Per questo sto costruendo una radio. Se la teoria è corretta, una volta che l’ho sparata fuori col teletrasporto, dovrei riuscire ad ricevere il segnale che emette.»
«Perché non modificarla in modo che ci invii la posizione di questo buco? Basterebbe farle captare quattro o cinque pulsar.» disse Nijal.
«Be’, ci vorrebbe del tempo. Preferisco fare una prova stasera.»
«Ti do una mano.» disse Nijal. Si girò verso Darix. «Ti spiace finire tu con il pranzo?»
Darix gli sorrise e uscì.
M’Ral lanciò uno sguardo a Trip. Lui si sedette al tavolino assieme a Nijal. «Come intendi modificarla?»
«Ci vuole un’unità ottica…. mi sembra di averne vista una quando abbiamo svuotato questa parte.» Si girò verso la Caitian: «M’Ral, non è che la prenderesti tu?»
«Ma non so come è fatta.»
«È in una scatola azzurra a righe gialle. Un componente a forma di stella. Lo riconoscerai facilmente.»
M’Ral annuì, non troppo convinta, e lasciò la stanza.
«È una buona idea.» disse Tucker.
«Te l’ha suggerito M’Ral, vero?»
Trip alzò lo sguardo. «S-suggerito cosa?»
«Tutta questa idea.»
–Oh merda.– pensò. –Sa che lo credo il traditore.– Prese un profondo respiro. «Non so di cosa parli.»
Nijal rise. «Dai, credo proprio che tu te ne sia accorto anche prima.»
Trip scosse la testa. «Giuro, non so di cosa stai parlando.» Poteva difendersi con un cacciavite a stella contro con un Romulano?
Lui lo fissò. «Dici davvero? Non hai capito di cosa sto parlando, eh?» Si girò verso la porta, controllando che fosse chiusa. «M’Ral è un tecnico esperto. Non so se fosse un tecnico informatico o un ingegnere di teletrasporto, ma è tutto, fuorché analfabeta.»
Tucker prese un profondo respiro. «Be’, ecco….» Esitò. «Non è che….»
«M’Ral non sa che io l’ho capito. Ma so che vuole tenere questo segreto. Non so perché, ma finché sta bene a lei, io non la contraddico.» Si girò di nuovo verso la porta. «Vedi? Tira in lungo fingendo di non avere la minima idea di cosa stia cercando, invece probabilmente lo sa anche meglio di me.»
«Quando l’hai capito?»
«Quando le ho insegnato il Vulcaniano. È una scrittura complessa. Ha fatto finta di non impararla, ma ho anzi il dubbio che l’avesse già imparata da Tanik.»
«Mi ha parlato di lui.» disse Trip. «Secondo te, perché lo fa?»
Nijal scoppiò a ridere. «Perché le piace essere coccolata e ha paura di perdersi le coccole, se si dimostra troppo intelligente.» Sorrise a Trip. «E lo è. È brillante. Spero che riesca a tornare indietro.»

«Siamo alle coordinate, capitano.» disse Travis.
«Non ci sono pianeti, né stelle, nel raggio di quattro anni luce.» comunicò T’Pol.
–Merda.– pensò Archer. «Detriti?»
T’Pol annuì. «Sì, c’è qualcosa a dritta.»
«Portateli a bordo.»

Trip, Nijal, Darix, Spack, M’Ral e Galya erano seduti davanti alla postazione di comunicazione con la radio e trattenevano il fiato. C’era anche Taily vicino alla postazione, ma non era in apprensione. Stava meditando. “Tanto per cambiare.”
Avevano appena spedito la radio tramite teletrasporto e stavano attendendo che tornassero i dati.
«Merda….» sussurrò Trip, quando un quarto d’ora dopo lo schermo della postazione era ancora vuoto.
«Concordo.» disse Darix.
«Non ha funzionato.»
«Merda!» esclamò Nijal. «Riproviamo, Trip.» disse.
«Sì, potremmo farlo, ma…. non credo che funzioni.»
«Per favore.» replicò il Romulano, prendendo la cassetta degli attrezzi per costruire una nuova radio. «Riproviamo.»

«Un vaso?!» chiese Archer.
«Rotto.» rispose T’Pol. Glielo porse. «Abbiamo trovato anche una palla di gomma, un fiore finto di stoffa e un cucchiaio di legno spezzato.»
«Ma…. cosa vuol dire?»
«Non ne ho idea, capitano. Vorrei tornare sul ponte per eseguire altre analisi.»
Archer annuì. «D’accordo.»

Tucker sospirò: «Va bene, Nijal, riproviamo.» Fece per alzarsi, quando un “bip” lo richiamò al terminale.
Nijal lasciò cadere la cassetta e corse per posizionarsi alle spalle di Trip. «Cos’è?»
«È….»
«È la radio!» esclamò M’Ral.
Tutti la fissarono.
Lei scrollò le spalle. «Be’, scusate, mi sembrava ovvio.»
Trip le sorrise e tornò a guardare il monitor. «Ecco i dati.» Restarono a guardare il monitor per diversi minuti.
«Merda comunque.» disse poi Nijal. «Siamo in mezzo al nulla, non c’è un pianeta nel raggio di cinque anni luce. E nemmeno una stella.»
«Come lo sai?» chiese Galya.
«Riconosco la posizione delle pulsar.» Nijal chiuse gli occhi. «Siamo nel “Vuoto”. Uno spazio desolato.»
«E questo che significa?» chiese Darix.
«Che non possiamo andarcene di qui nemmeno adesso che il teletrasporto funziona.» spiegò Taily. «Non abbiamo nessun pianeta dove teletrasportarci.»

«Come sta il ragazzo?» chiese Darix.
«È da dopo pranzo che è chiuso là dentro.» Nijal indicò il magazzino. «Ogni tanto M’Ral entra, ma esce subito. Non è di buon umore. E sinceramente, qui dentro, chi lo è?»
Darix si appoggiò al muro con una spalla. «Ci avevamo sperato tutti.»
«Questo mondo deve aver stirato lo spazio, allontanandosi da tutto il resto.»
«Però il teletrasporto in ingresso ancora funziona. Non basterebbe ampliare il raggio del nostro?»
Nijal scosse la testa. «Il teletrasporto in ingresso sfrutta il pianeta di partenza come una cassa di risonanza. Questo posto è troppo piccolo. Arriveremmo al massimo a uno, due anni luce.»
Darix andò a sedersi davanti a Nijal: «E non c’è niente in quel raggio.»
Il Romulano annuì. «Trip sta pensando di costruire una trasmittente che invii un segnale di soccorso continuo.»
«Se il suo vascello lo sta cercando, c’è qualche possibilità che funzioni.»
Nijal annuì. «Sì, ma una possibilità su quante, Darix? La Galassia è un posto molto grande.»
Il Nausicaano rimase per qualche istante in silenzio. «Ti ho mai detto perché sono stato mandato qui, Nijal? Perché mi hanno giustiziato?»
«Il tuo sovrano ti odiava.» disse lui. Poi gli rivolse uno sguardo interrogativo.
«Mi odiava perché io amavo sua figlia. Eravamo amanti segreti, ma io ero solo un cuoco. Ora la mia amata è di sicuro sposa di un altro uomo, ma mi piacerebbe comunque tornare a salutarla, assicurarmi che sia felice.» Si alzò. «Quindi non lascerò che il tecnico che ha rimesso insieme miracolosamente il teletrasporto cada in depressione.» Indicò dietro di sé il cumulo immenso di roba accumulata nel salotto. «Non ho fatto tanta fatica per niente.»

«Capitano, ho bisogno urgente di parlarle.»
Archer aprì gli occhi. Era al buio, nel suo alloggio. Non aveva sentito il rumore della chiamata.
«Capitano!»
Probabilmente perché non c’era stata. T’Pol aveva inserito la comunicazione diretta. Archer si tirò a sedere di scatto e premette l’interfono. «Che succede?»
«Posso entrare?» chiese T’Pol.
Stava parlando da un interfono sulla paratia fuori dal suo alloggio?! Conoscendola, era probabile. «Sì, entri.»
T’Pol aprì la porta dell’alloggio. «Mi scusi per l’ora.» disse. Senza attendere una sua risposta andò al terminale. «Il guardiamarina Sato ha iniziato a ricevere una trasmissione strana: abbiamo trovato una trasmittente. Invia un segnale ciclico, molto veloce.»
«Mhm?» fece lui, mentre si infilava una maglietta. «E?»
«Ho rieseguito le analisi e ho trovato questo.» Indicò sul terminale.
«Cos’è?»
«Una specie vortice nello spazio. Un buco nero non gravitazionale.»
Archer scosse la testa. «E cos’è?»
«Sul vostro pianeta viene chiamato “ingresso a un ponte di Einstein Rosen”.»
Ora T’Pol aveva tutta la sua attenzione.
«Quindi io e il guardiamarina abbiamo provato a decodificare il messaggio.» Premette altri tasti e dal terminale uscì una voce ben nota: «Questo è un segnale di soccorso. Siamo intrappolati in qualcosa sotto questo buco nero. Per favore, inoltrate questo segnale alla Flotta Astrale della Terra o all’astronave Enterprise. Qui parla il comandante Charles Tucker III. Questo è un segnale di soccorso….»
«Trip.» sussurrò Archer. «Ma perché l’ha codificato?»
«In realtà non è codificato.» disse T’Pol. «Era accelerato di circa venti volte.»
«E perché?»
«Credo che Trip sia in quella sacca di spazio-tempo distaccata dal resto dell’universo, dove il tempo scorre più velocemente.»
«Di venti volte?»
T’Pol annuì. «Questo significa che ogni giorno che passa qui, per lui ne sono passati venti.»
«Vuol dire che lui è là sotto da…. sette mesi, ormai.» Archer si alzò. «Possiamo tirarlo fuori di lì?»
«Con questa discordanza temporale non sarà facile, ma con una modifica al teletrasporto simile a quella fatta dal professor Erickson, credo di poter porre rimedio.» T’Pol si avviò verso la porta, poi si fermò: «Posso andare a fare le modifiche?»
«Sì, sì, certo. Si prenda tutti i tecnici di cui può aver bisogno, fate in fretta.»

Trip fece girare la ruota del Tongo. «Passo.» disse, con tono piatto. Erano passati altri cinque giorni da quando aveva spedito fuori la trasmittente.
«Non devi passare.» disse Nijal. «Puoi acquisire.»
«Ah….» rispose lui. Scosse la testa. «Scusate, ma non riesco proprio a giocare.» Buttò le carte sul tavolo.
M’Ral si alzò dal divano. Fece per andare da lui, ma mise il piede su qualcosa a terra. «Chi è che lascia in giro le cose?» chiese. La prese in mano. Non era qualcosa che aveva mai visto in giro per la casa. «Cos’è?» chiese.
«Mai visto niente del genere.» disse Darix. Diede una leggera pacca a Trip, che era seduto vicino a lui. «E tu?»
Tucker alzò lo sguardo. «È un PADD.» disse, con tono piatto. «Della Flotta….» Sgranò gli occhi. Scattò in piedi e andò verso M’Ral. «Posso averlo?»
Lei annuì e gli andò incontro per darglielo.
Trip lo accese. Apparve un videomessaggio. Erano T’Pol e il capitano Archer!
«Ciao Trip, stiamo cercando il modo di venirti a prendere.» disse Jonathan.
«Non è facile.» continuò T’Pol. «Il luogo in cui ti trovi ora è sfasato nel tempo rispetto all’universo piano. Dobbiamo trovare il modo di compensare lo sfasamento. Ce la stiamo mettendo tutta, ma considera che ogni minuto che passa per noi, per te ne passano venti. Tieni acceso il segnale del teletrasporto con cui hai fatto uscire la trasmittente. Servirà per calibrare la compensazione.»
«Tieni duro.» disse Archer. «Ci rivediamo presto.»
Tucker rise. «Ve l’ho detto, non mi hanno abbandonato!»
Nijal e Darix, che si erano avvicinati a lui, gli sorrisero e batterono le mani sulle sue spalle.
«Be’, spero che quando sarai sul tuo bel vascello» disse il Romulano. «con la tua bella – e caspita se è bella – Vulcaniana, ti ricorderai di noi.»
Trip annuì. «Se porteranno fuori me, porteranno fuori anche voi.» Appoggiò il PADD sul tavolo. «Devo andare ad accendere il teletrasporto.»

Trip rigirò il cucchiaio nel piatto.
«Non ti piace?» chiese Taily.
Lui alzò lo sguardo sul volto azzurro dell’Andoriano. «No, anzi, è buona. Solo che…. Sono già passate due ore.»
«Che per loro non sono che una manciata di minuti. Abbi pazienza, ragazzo.» disse lui.
Tucker annuì. Avrebbe avuto pazienza.

T’Pol alzò lo sguardo di scatto dalla consolle. «Abbiamo perso il segnale.» La sua voce tradiva panico.
«Da cosa può dipendere?» chiese il capitano.
T’Pol guardò il monitor. «Non lo so. Potrebbe essere stato un calo di energia del teletrasporto del comandante Tucker.»
«Gli mandi un altro PADD. Gli comunichi che deve tenere acceso il teletrasporto ad ogni costo.»
La Vulcaniana annuì. «Gli arriverà comunque tra almeno venti minuti.»
«Meglio di niente.»

Tucker si svegliò nella notte. C’era qualcosa che non andava. Sull’Enterprise dormiva tranquillamente quando sentiva i motori vibrare come dovevano.
Anche in quel momento c’era silenzio. Si alzò e uscì dal cubo. Corse nel magazzino e trovò quello che temeva.
La cabina di teletrasporto era stata spenta.
«Ci sono problemi?»
Trasalì quando sentì la voce. Si girò e vide Nijal sulla soglia. «Il teletrasporto è stato spento.»
Nijal guardò la cabina. «Spento?»
«Sì, l’ho appena riavviato.»
«Ci sarà stato un calo di tensione.»
Trip scosse la testa. «No.» Con nonchalanche, prese un’iperchiave. «È stato spento appositamente.»
«Chi potrebbe avere interesse a spegnerlo?» chiese lui. «Vogliamo tutti andarcene da qui.»
Lui lo fissò. «Proprio tutti?»
Nijal ricambiò lo sguardo. «Che cosa intendi?» Fece un passo in avanti, ma Trip alzò l’iperchiave. «Stai fermo dove sei.»
Il Romulano si bloccò. «Va bene, come vuoi.» Gli rivolse uno sguardo interrogativo. «Pensi che sia stato io?»
«Perché no?» chiese lui. «Sei tu che sei in piedi.»
Nijal incrociò le braccia. «Allora potresti essere stato tu. Sei sveglio anche tu.»
«Io voglio andarmene.»
«E anch’io.» rispose lui. «Lo sai che dormo poco. Per questo sono in piedi.» Alzò le mani. «Comunque, se vuoi che me ne vada, farò così.» Andò verso la porta, ma poi si fermò.
Trip strinse più forte l’iperchiave fissando il Romulano.
Nijal raggiunse un punto sopra lo stipite che Tucker non aveva mai notato.
«Fermo!» urlò Trip.
«Prendo solo questa.» disse, mostrandogli una chiave. L’appoggiò a terra e le diede una spinta con il piede, facendola arrivare fino a Tucker. «Chiudi questa porta a chiave, così nessuno potrà entrare. Buona notte, ci vediamo domani.»
Trip annuì. Prese la chiave e andò a chiudere la porta, quindi recuperò un materassino da ginnastica dal cumulo di roba che ancora stazionava nel magazzino e lo stese davanti alla cabina. Chiunque volesse spegnere la cabina, avrebbe dovuto svegliarlo.

La mattina dopo si svegliò sentendo bussare alla porta. Si alzò in piedi e si avvicinò. «Che cosa c’è?»
«Sono Nijal.» disse il Romulano. «Fai colazione?»
Trip si sfregò gli occhi. «Che ore sono?»
«Le sei.»
«È un po’ presto.»
«Lo so, ma ho bisogno di parlarti. Prendi pure l’iperchiave, se non ti fidi.»
Tucker esitò. «E tu? Sei armato?»
«Sì, di cucchiaio e biscotti, sto per far fare una brutta fine a un’innocente tazza di latte. Dai, esci, Trip!» esclamò.
Lui sospirò e uscì. La tavola era apparecchiata per due. Nijal era già seduto. «Dai, vieni.»
Trip avanzò lentamente fino a sedersi.
«M’Ral ti ha parlato della teoria del complotto, eh?»
Lui non rispose.
«Non bevi il latte?»
Trip scosse la testa. Nijal sospirò. Allontanò la sua tazza, prese il cartone in centro alla tavola e ne versò due tazze, quindi le mise nel forno a microonde. Le riscaldò, poi le tolse e le mise sul tavolo. «Scegli quella che vuoi.»
Tucker prese quella che era più vicina a sé.
Nijal si sedette e prese un lungo sorso dalla tazza. «Ti fidi ora?» Gli sorrise. «Trip, io non ho spento la cabina. Lo so che c’è poca fiducia, in tutta la Galassia, verso i Romulani. Ma io ho mantenuto il segreto di M’Ral, e ho dei figli da rivedere. Credi davvero che possa essere io a bloccare il tuo progetto? Sono qui da trent’anni, non vedo l’ora di andarmene. Conto i minuti.»
Trip lo guardò e gli sembrò sincero. Si sentì in imbarazzo. «Mi dispiace.» gli disse. «Ma ho bisogno che il piano del mio capitano e di T’Pol funzioni.»
Nijal finì di bere il latte. «Anch’io.» Raccolse le tazze e sparecchiò la tavola. «Vai a dormire un po’ nel tuo letto, ci penserò io a fare da guardia. Fidati di me, Trip. Ti considero un amico.»
Tucker decise di ascoltarlo. «Va bene. Ma ti avverto che me ne accorgo se la cabina si spegne.»
«Lo so.» Nijal sorrise.
Trip andò nel suo cubo. Si buttò a letto e mentre si addormentava realizzò: –Se Nijal avesse voluto sabotare la cabina, avrebbe chiuso a chiave il magazzino.–

La giornata era iniziata con calma, nessuno aveva più citato né la cabina né il piano di fuga. Era arrivata di nuovo notte, e Trip sapeva che sull’Enterprise non era passata che poco più di un’ora. –Forse Nijal ha ragione.– pensò Trip. –È stato uno sbalzo di tensione.–
Stava ormai per addormentarsi quando, di nuovo, sentì cessare il ronzio. «Merda!» esclamò e si alzò di scatto. Corse verso il magazzino e quello che vide entrato non era esattamente ciò che si era immaginato.
Galya stava letteralmente dando fuoco alla cabina.
«Noooooo!» urlò e corse verso di lei.
La Spenguliana si girò e lo spinse indietro con forza.
«Galya! Che diavolo stai facendo?! Quella è la nostra unica speranza di fuga!»
«Lo so.» disse lei e raggiunse un pannello laterale.
«No!»
Il rumore aveva richiamato Nijal, già sveglio. «Che diamine….?»
Trip prese Galya per i fianchi per trascinarla indietro, ma lei gli sferrò un calcio nello stomaco che lo stese.
«GALYA!» urlò Nijal. «Che cazzo stai facendo?!»
«Spengulus ha deciso che voi dobbiate rimanere qui e voi rimarrete qui!»
«Solo tu, Tucker e Spack siete stati fiondati qui da Spengulus!» Fece per trascinarla indietro, ma lei si girò, sbattendolo contro la cabina in fiamme.
Trip si girò sul fianco, gli occhi gli lacrimavano per il dolore. «Nijal….» sussurrò.
Il Romulano si tirò in avanti, aveva già una vistosa ustione sul viso. Prese Galya per un braccio, ma lei lo spinse indietro. «Non potete fuggire!» La Spenguliana andò verso un cumulo di oggetti. Trip cercò di tirarsi in piedi, ma poteva quasi giurare che Galya gli avesse rotto un paio di costole. «Galya…. fermati….» sussurrò.
Nijal prese Galya per i fianchi, ma lei lanciò un pezzo di legno infuocato sul cumulo, che istantaneamente prese fuoco.
Tucker si trascinò fino alla cabina e, con la propria maglia, cercò di spegnere il fuoco, mentre Nijal e Galya lottavano sul pavimento.
La Spenguliana riuscì ad allontanarsi da lui, ma si trovò direttamente davanti alla cumulo incendiato.
«No, Galya!» urlò Nijal. «Spostati di lì!»
«Non uscirete mai di qui!» urlò e un secondo dopo il magazzino esplose.

Quando Trip riaprì gli occhi, sentì un forte dolore alla schiena. Capì che l’esplosione l’aveva scaraventato vicino alla porta. Sentiva qualcuno bussare insistentemente e riconobbe la voce dei quattro che erano rimasti nel dormitorio.
La porta doveva essersi fusa o forse c’era qualcosa davanti che non permetteva di aprirla. Si tirò a sedere. «Nijal?!» chiamò.
Intravide Galya. O meglio, un pezzo di Galya. La sua testa era stata staccata dal corpo e ora stazionava sul pavimento in una pessima imitazione di un’antica statua greca.
«Nijal?!» chiamò di nuovo.
Si alzò a fatica. Se Galya con il calcio gli aveva rotto due costole, quell’esplosione, probabilmente, aveva spezzato le restanti. Andò verso la cabina e notò che ormai era completamente fuori uso.
«Trip….» Sentì una voce debole.
Si girò e vide Nijal. Era intrappolato sotto una grossa trave che probabilmente faceva parte del soffitto, fino a poco prima.
«Nijal.» Tucker si chinò vicino a lui, sentendo il dolore aumentare. «Ti tiro fuori di qui.»
«No.»
Tucker cercò di alzare la trave, ma era troppo pesante, era incastrata e scottava. E lui era troppo debole.
«Trip, smettila, ti ho detto di lasciar perdere!» urlò il Romulano.
«Non ti lascio qui!»
Nijal, con uno sforzo immenso, gli prese un braccio. «Ascoltami, dannazione! Quella bomba rudimentale creata da Galya non è esplosa del tutto. La prossima esplosione potrebbe essere molto più forte.»
«Ti porterò fuori di qui.»
«Devi uscire, farti aiutare da Darix e gli altri a mettere i divani davanti alla porta. Poi andate a ripararvi nel dormitorio, a sinistra. Devi salvarli, Trip, li ho sempre protetti io, ora tocca a te…. SBRIGATI!»
Trip scosse la testa. Strinse le labbra. Poi mise una mano sulla spalla del Romulano. «Grazie, Nijal.»
«Trip…. c’è un futuro per noi. Romulani e Umani…. prima poi andranno d’accordo come noi….»
«Lo so.» Tucker gli sorrise.
«CORRI!»
Trip fece come lui gli aveva detto. Tirò la porta con forza, ma non si aprì. La tirò ancora, ma si mosse appena. Batté il pugno sulla porta. «Darix! Darix, ho bisogno che abbatti questa porta!»
Dopo due colpi, Darix era dentro. «Nijal?»
«È intrappolato là in fondo!» disse Trip.
«Non ti avvicinare, Nausicaano!» urlò Nijal. «Sta per saltare in aria tutto! Mettevi al sicuro, dannazione!»
«Nijal!» chiamò Darix.
«Darix, vattene! Mettili tutti in salvo!»
Il Nausicaano esitò ancora un istante, quindi si girò, sollevò Trip come se fosse una bambola di pezza e lo portò di corsa fuori di lì. «Spack, Taily, aiutatemi coi divani!» ordinò. «M’Ral, porta Trip negli alloggi, nascondetevi in fondo.»
«Ma io….» disse Trip, cercando di spingere un divano.
Darix gli lanciò uno sguardo. Tucker era insanguinato e mezzo bruciacchiato. «Trip, porta in salvo M’Ral!» gli ordinò.
La felide gli prese la mano e Tucker si lasciò convincere. Zoppicò fino al fondo del dormitorio, vicino al suo cubo, che si trovava praticamente dietro l’infermeria. Pochi minuti dopo videro entrare gli altri tre. Darix fece entrare Taily e Spack, quindi chiuse le porte e raggiunse gli altri. Non fece nemmeno in tempo a sedersi.
Un fortissimo colpo scosse l’Aldidentro.
Fu come un terremoto. I cinque si appiattirono a terra. Polvere e calcinacci iniziarono a piovere dal soffitto. Tucker sentì il dolore aumentare sempre di più, finché non svanì di colpo.
Trip si lasciò andare all’oblio.

C’era il silenzio intorno.
Il rumore dei passi era ovattato dalla sabbia color biscotto. Il cielo era nero e pieno di stelle brillanti che tremavano leggermente a causa dell’aria calda. Stelle bianche, chiare, così luminose come mai le aveva viste. Le piccole dune salivano e scendevano dolcemente senza obbligare a sforzi nell’andatura. Un passo dopo l’altro, camminando verso le stelle, era finalmente arrivato in cima all’ultima duna.
E dopo?
Nulla.
Il mondo finiva lì. Dopo non c’era più nulla. Il nero che avvolgeva quel deserto era profondo, senza stelle, che si vedevano solo in alto, indietro…. ma non davanti. Provò a toccare quello che sembra il muro del nulla. Ma non poteva. Il nulla non si può toccare.
Si girò per tornare indietro, ma non poteva fare nemmeno quello.
Era morto.
Era arrivato ai confini del mondo, là dove non si può andare. Che sciocco, lo doveva sapere. Si stese sulla sabbia e guardò le stelle. I confini dell’universo sono il punto migliore da cui guardarle. La rabbia dell’essere morto lì, così distante dalla Terra, pian piano svanì. Quelli che erano rimasti là non sapevano nemmeno che voleva dire vedere quel cielo.
In fondo, gli andava bene così. Chi aveva voglia di tornare indietro, farsi trenta miliardi di miliardi di unità stellari solo per tornare sulla Terra? C’era da aspettarselo…. ai confini dell’universo, non c’è niente. Ma si possono guardare le stelle.
….Le magnifiche stelle….
(Adattato da “L’Ultimo Viaggio” di Monica M. Castiglioni, scritto in data 22 maggio 2001, ispirato da una vecchia idea che non so da dove venisse, rinvenuta grazie al ‘Fence Bug’ di “Unfinished Business: the Shadow of the Cat”, schemi aggiuntivi di Tomb Raider 1).

Cominciò a sentire freddo. Non era così che descrivevano la morte? Perdita di coscienza, sensazione di freddo….
Però era strano. Sentiva freddo solo in faccia.
Freddo e bagnaticcio.
Aprì gli occhi e si ritrovò a fissare tre volti preoccupati.
«Trip, mi senti?» Era M’Ral, che gli stava mettendo sul viso un fazzoletto bagnato.
«S-sì….» disse lui.
Fece per tirarsi su, ma una mano lo bloccò a terra. «No, fermo. Non sei conciato molto bene.» disse Spack.
«Ah….» rispose Tucker, senza sapere davvero cosa dire. Fissò M’Ral, poi Spack e infine Darix. «Dov’è…. dov’è Taily?»
«Sono qui.» disse l’Andoriano, entrando. «L’infermeria è utilizzabile. Portiamolo là.»
Darix sollevò Tucker e lo aiutò ad andare in infermeria. Passarono per la zona del salotto e la sala pranzo. Trip poté constatare gli ingenti danni provocati dall’esplosione.
La cucina era stata praticamente divelta dal muro. Pezzi di divani erano sparsi fuori dalla porta del magazzino, da cui ancora usciva fumo.
«Nijal?» chiese.
Taily scosse la testa. «Non ce l’ha fatta.»
Darix gli indicò il lettino. «Siediti, vediamo cos’hai.» Prese un tricorder medico. «Le ustioni sembrano superficiali. E anche i tagli.»
«Voi come state?» chiese Tucker.
«Solo qualche livido.» disse Spack. «Niente di grave.»
«Hai due costole incrinate…. e un leggero trauma cranico.» Il Nausicaano spense il tricorder. «A parte questo, sei a posto.»
Trip annuì. «Grazie, Darix.» Fece per scendere dal lettino, ma il Nausicaano lo bloccò. «Ehi, ehi, dove vuoi andare?»
«C’è un sacco di lavoro da fare, per rimettere questo posto insieme.»
«Be’, non nelle tue condizioni.» ribatté il Nausicaano.
Trip scosse leggermente la testa. «È colpa mia. Se non avessi iniziato a–»
«Ah, basta.» disse Darix. «La colpa è di quella stronza di Galya. Stop. Tu hai solo cercato di portarci fuori di qui. Non hai colpe, se non di esserti fidato di Galya. Colpa che abbiamo tutti.»
«Solo che ora non abbiamo più nemmeno i replicatori.»
«Sei riuscito a riparare un teletrasporto, un replicatore per te sarà una vaccatella.»
Lui scosse la testa. «No. Da dove vengo io, non abbiamo replicatori come quelli.»
Taily incrociò le braccia. «Ma qui sì. Puoi studiarli. Dai, mica sarà andato tutto perso.»
«E abbiamo gli schemi degli Antichi Alieni.» disse Spack. «Be’, sempre che il terminale non sia andato in pezzi.»
Tucker chiuse gli occhi. Si sentiva in colpa. Se non avesse provato ad andarsene, ora Nijal sarebbe ancora vivo, e anche Galya, e loro non si troverebbero davanti a una possibile morte per fame. Si tirò in piedi a fatica.
«Dai, stai tranquillo. Qualche cosa ci inventeremo.» Darix gli sorrise. Gli porse una mano.
Trip alzò la mano per accettare l’aiuto, ma prima che potesse sfiorare Darix iniziò a percepire un formicolio noto.
Prese fiato per dire qualcosa ai quattro amici, ma quando riprese la capacità di parlare era sulla piattaforma del teletrasporto dell’Enterprise.
«Trip!» Davanti a lui c’era un sorridente capitano Archer.
Tucker si mosse in avanti con fatica. Si sentiva più frastornato rispetto alle sue precedenti esperienze con il teletrasporto. Dovette sforzarsi di respirare. Con la coda dell’occhio vide T’Pol alla consolle. C’erano anche Hess e Rostov, con lei, e vicino al capitano c’era Malcolm.
Il tempo era ancora rallentato? Tutto gli sembrava strano.
Sentì Archer parlare e capì che il tempo era tornato a scorrere per lui come sull’Enterprise. Probabilmente era per il passaggio attraverso lo stretto canale che ancora collegava il luogo da cui veniva a quell’universo. O forse, era il trauma cranico, le costole rotte….
«Jonathan….» disse.
«Sei a casa, Trip.» Il capitano lo raggiunse.
Tucker gli mise una mano sulla spalla. «È un piacere rivederti….» Le gambe gli cedettero. Si aggrappò all’uniforme di Jonathan.
«Tranquillo.» disse Archer, sorreggendolo. «Va tutto bene.»
Tucker sentì in sottofondo T’Pol chiamare l’infermeria. «No…. non posso andare in infermeria.» disse, sforzandosi di rimanere in piedi da solo. «Ci sono altre quattro persone laggiù….»
«Li riportiamo su noi, Trip.»
Lui scosse la testa. «Devo essere qui, quando risaliranno.»
«Ho trovato un segno di vita vulcaniano.» disse T’Pol.
Trip annuì. «Sì. Portatelo su.»
Archer accompagnò Tucker fino alla consolle, vicino alla Vulcaniana. Dovette praticamente sorreggerlo per il metro che percorsero.
Hess annuì. «L’ho agganciato. Sta salendo.»
T’Pol si girò verso Trip. «Ci vogliono circa quarantasette secondi per il trasferimento completo.»
Tucker le sorrise debolmente. «Ora capisco tante cose.» Le sfiorò la mano con la propria. «Ti saluterò come si deve tra poco.»
Lei gli strinse la mano con delicatezza. «Lo so.»
Phlox arrivò in quel momento. «Comandante Tucker, è un piacere rivederla. Qualcosa non ha funzionato nel teletrasporto, vedo.»
«No, questo dipende da altro.»
«Devo portarla in infermeria.»
Trip scosse la testa. «Mi dia qualcosa per il dolore, ho bisogno di assicurarmi che risalgano tutti…. poi verrò in infermeria e mi farò fare tutte le torture che vuole.»
Il medico guardò Archer, che annuì. «Va bene, ma lei è un incosciente.» Phlox gli premette un ipospray sul collo.
I quarantasette secondi del ciclo finirono e sulla piattaforma apparve Spack. Il Vulcaniano si guardò in giro spaesato. Poi vide Tucker. «Trip!» esclamò.
«Sei sulla mia nave.» disse. Gli fece cenno di scendere dalla piattaforma. «Dobbiamo portare su anche gli altri.»
Spack scese, aiutato da Malcolm a mantenere l’equilibrio. «Sta bene?»
«Direi di sì….» Si girò verso Tucker. «Oh, è lei T’Pol!»
La Vulcaniana, intenta a cercare altri segni di vita, gli lanciò un breve sguardo con un sopracciglio alzato.
«Oh, è davvero bella come dicevi.» continuò Spack.
«Ho trovato un altro segno di vita.» interruppe T’Pol. «Nausicaano.»
Trip annuì.
«Ci siamo quasi.» disse Hess. Pochi secondi e sulla piattaforma apparve Darix. Il Nausicaano si guardò in giro e scese dalla piattaforma, senza bisogno di aiuto. «È la tua nave?» chiese a Trip. Poi si girò verso il capitano Archer. «E lei dev’essere il capitano Archer.» Sorrise in una smorfia che non appariva del tutto amichevole. «Grazie di averci tirato fuori.»
Archer gli sorrise e strinse la mano che lui gli porgeva. Nonostante la forza che dimostrava il Nausicaano, la sua stretta era ferma, ma non dolorosa come si sarebbe aspettato.
«Riuscite a portare su anche gli altri?»
«Sto cercando i segni vitali.» disse T’Pol.
Darix si avvicinò a Trip. «Non mi sembra che tu ti sia fatto curare.»
«Ci penserò quando saremo tutti a bordo.»
«Un Andoriano.» disse T’Pol.
Quando il ciclo si completò, un Andoriano seduto a gambe incrociate, con gli occhi chiuse apparve sulla piattaforma.
«Taily!» esclamò Spack.
L’Andoriano non si mosse. Darix salì di corsa sulla piattaforma del teletrasporto e scosse Taily per le spalle. «Svegliati, Taily!» urlò.
Lui aprì gli occhi. «Che brutto modo di uscire dalla meditazione!» esclamò. «Ma poi tu eri sparito!»
«Siamo sulla nave di Trip, togliti di qui, dobbiamo portare su anche M’Ral.» Lo prese per un braccio per farlo alzare più velocemente.
«Lo trovi l’ultimo segno di vita?» chiese Tucker.
T’Pol scosse la testa. «Non trovo nulla.»
«Cerca ancora.» disse Tucker. «Non è un’umanoide.»
La Vulcaniana fece scorrere le mani sulla consolle. «No, mi dispiace…. niente.»
Spack, Darix e Taily si avvicinarono a T’Pol e, assieme, la implorarono: «Provi, ancora, per favore!»
Lei annuì. Passarono alcuni minuti, poi, finalmente, T’Pol disse: «L’ho trovato. Non so cosa sia.» Lanciò uno sguardo ad Archer, che annuì.
Hess avviò il ciclo.
Poi, una forma felina, raggomitolata con il volto nascosto tra le braccia, apparve sulla piattaforma. Quando finì di materializzarsi, sentirono un sommesso pianto. Trip lasciò la postazione e, contemporaneamente a Darix, arrivò sulla piattaforma. «M’Ral.» chiamò.
Lei alzò lo sguardo di scatto. «Darix! Trip!» esclamò. Buttò le braccia al collo di Tucker che si trovava più vicino a lei. «Ho avuto paura che il teletrasporto non funzionasse più, avevo paura di rimanere sola!» Doveva essere rimasta sola per più di un’ora.
Trip la strinse tra le braccia. «Va tutto bene, ora sei qui con noi. Di nuovo.»
M’Ral appoggiò la fronte alla sua. «Siamo sulla tua nave?»
Lui annuì. «Sì, e ci siamo tutti.»
La Caitian sciolse l’abbraccio con Trip e si buttò tra le braccia muscolose del Nausicaano. «È tutto a posto, M’Ral.» le disse lui. «Siamo fuori, è finita…. la nostra prigionia è finita.»
«Ci sono altri?» chiese Archer.
«No, purtroppo no.» disse Trip.
«Non potremmo comunque portarli fuori.» disse T’Pol.
«Perché?» chiese Tucker.
«L’ingresso si è chiuso.»
Darix strinse a sé M’Ral e la baciò sui capelli. «Stava sprofondando e ora deve averlo fatto del tutto. Adesso è isolato. Abbiamo fatto appena in tempo.»
«O forse è stato l’averci teletrasportato ad aver dato il colpo di grazia.» disse Taily.
Darix annuì, prese in braccio la Caitian e si alzò. «Grazie, capitano. Grazie a tutti voi.» Poi si girò verso Tucker. «E soprattutto grazie a te. Se non fossi arrivato tu, probabilmente ora saremmo ancora imprigionati in quel luogo.»
«Credo che nessuno potrà più essere imprigionato là dentro.» comunicò T’Pol. «L’ingresso è completamente chiuso.»
Darix si avvicinò alla consolle della Vulcaniana. «Posso vedere il punto in cui c’era apertura?»
«Non si vede nulla, otticamente parlando.» rispose lei. «Comunque, è questo.»
I cinque superstiti si avvicinarono al monitor. Taily appoggiò la punta delle dita al monitor, là dove T’Pol aveva detto che c’era l’ingresso. «Addio, Nijal.» sussurrarono M’Ral, Taily e Trip.
«Addio, amico mio.» disse Darix.
Spack aprì la mano nel saluto vulcaniano. «Pace, amico.»
«Ora è meglio che andiate tutti in infermeria.» disse il capitano. Tutti avevano lividi e graffi, come se fossero sopravvissuti a un terremoto. Trip, però, sembrava quello messo peggio. Si avvicinò a lui per aiutarlo.
Anche T’Pol andò ad aiutarlo. Trip si girò verso di lei e in quel momento, senza che nessun altro se ne accorgesse, T’Pol lo baciò sulle labbra. «Mi sei mancato.»
Lui le sorrise. «Come avete fatto a trovarci?»
«T’Pol ha scoperto che la cabina con cui ti hanno mandato via era un teletrasporto.» spiegò Archer. «Ha convinto gli Spenguliani a lasciarci restare vicino alla cabina per alcune ore, così siamo riusciti ad analizzarla. Hoshi poi è riuscita a decodificare i dati e così ha trovato le coordinate di questo luogo.» Entrarono in infermeria. «Poi abbiamo trovato la tua trasmittente. Hai ricevuto i nostri messaggi?»
«Solo uno.» disse Trip. «Quello in cui mi dicevate di tenere accesa la cabina. Poi purtroppo siamo stati sabotati da una Spenguliana. Immagino che il secondo PADD sia andato perso durante l’esplosione.»
«È così che ti sei ferito?»
Trip annuì e lasciò a malincuore la mano di T’Pol per salire su un lettino dell’infermeria.
Archer notò il gesto: «Fatti curare da Phlox. Poi, sia tu che T’Pol avrete la giornata libera.»
Tucker rise leggermente. «Grazie, capitano.»

Steso supino a letto, Trip aprì gli occhi e guardò T’Pol, seduta dietro di lui. Le sorrise. «Questa postura mi piace.» sussurrò. «Però non ho ben capito cosa stai facendo. Non mi sembra neuropressione.»
Lei scrollò le spalle. In realtà stava facendo movimenti simili a quelli che avrebbe fatto per applicargli gel decontaminante. «Non ti piace?»
«Oh no, no…. mi piace molto. Sembra quasi che ti stai assicurando che sono tutto intero.»
Lei si chinò in avanti e lo baciò. «In un certo senso.»
«Be’, l’avrai notato, prima, che sono tutto intero….»
Lei non colse la provocazione. Si tirò su e riprese a fargli neuropressione. «Ti fanno ancora male le costole incrinate?»
«Be’, bene non fanno. Passerà.» Si girò e la prese tra le braccia, facendola sdraiare su un fianco accanto a lui. «Mi sei mancata così tanto, T’Pol….» La baciò sulla fronte.
«Anche tu.» Gli mise una mano sulla guancia, cercando di non toccare i graffi che l’esplosione gli aveva provocato, e lo baciò. «Non eri solo, però.»
«No. Andavo d’accordo con tutti, anche con la Spenguliana.» Si girò sulla schiena, sentendo le costole protestare. «È morta assieme a un altro…. Nijal.»
T’Pol si alzò su un gomito. «Un Romulano?» chiese.
Lui annuì. La Vulcaniana doveva aver riconosciuto il nome. «Era una brava persona. Aveva dei figli, mi piacerebbe provare a contattarli, riferirgli che era una persona di valore, un amico leale…. che ha dato la vita per salvare noi cinque.» Sospirò. «Ma con i nostri attuali rapporti con Romulus, non credo che sia possibile.»
«Temo di no.» disse lei, passandogli un dito sulla linea della mandibola, sopra un evidente livido.
«Potrei però lasciargli scritto qualcosa.» Le baciò il palmo della mano.
T’Pol gli rivolse uno sguardo interrogativo. «E spedirglielo attraverso la galassia? Non credo che sia fattibile.»
«No…. Nijal mi ha detto che crede fermamente che un giorno Umani e Romulani saranno alleati.»
«Potrebbero passare secoli.»
Trip annuì leggermente. «Lo so, ma voglio che chiunque possa sapere che un Romulano mi ha aiutato a tornare qui.» Si girò verso di lei e le sorrise. –Un Romulano, e una Romulana per un ottavo.–

Darix entrò nella mensa del capitano e si guardò in giro. Dietro di lui, gli altri tre, si fermarono. «Non c’è Trip?» chiese.
«Ci raggiungerà tra poco.» disse Archer. «Prego, sedetevi.»
Taily fece per sedersi vicino al capitano, ma M’Ral lo tirò indietro per un braccio. «Mi lasci sedere lì?» Senza aspettare una risposta si sedette. «Grazie.»
L’Andoriano, con una flemma che Archer non riconosceva del suo popolo, si sedette in un altro posto.
«Trip sta bene?» chiese Darix, sedendosi di fronte a M’Ral.
«Sì, ora sta meglio.» rispose Archer, sorridendogli.
«Vabe’, ma lui e T’Pol avranno un sacco di tempo da recuperare.» disse Spack.
«E poi sarei io la maniaca.» disse M’Ral. Sbatté le palpebre a Darix.
Il Nausicaano scosse leggermente la testa, sorridendole.
La porta si aprì e Trip entrò. «Scusate il ritardo.»
«Ti capiamo.» disse Darix, prima che Spack potesse fare una delle sue battute.
«Oh, come sei bello in uniforme!» esclamò M’Ral.
Tucker sorrise leggermente. «Non dovevate aspettarmi.»
«Siamo appena arrivati.» disse Taily. «Come stai?»
«Meglio, grazie.»
Iniziarono a mangiare. Raccontarono ad Archer ciò che era successo negli anni in cui erano stati fuori dall’universo noto.
«E poi è arrivato Trip.» disse Spack. «Che ha miracolosamente ripristinato il teletrasporto, e poi voi a riprenderci.»
«Be’, non ho fatto tutto da solo.» Lanciò uno sguardo a M’Ral, che scosse impercettibilmente la testa. «Nijal.» disse. «Nijal mi ha aiutato tantissimo.»
«Possiamo portarvi sui vostri pianeti.» disse Archer. «Però non sappiamo dove sia Caitian.»
M’Ral scrollò le spalle.
Darix sospirò leggermente. «E io sinceramente non ho nessuna voglia di andare su Nausicaa. Probabilmente sarei condannato a morte di nuovo.» Si rivolse al capitano. «Ero l’amante della principessa, è l’unico crimine che ho commesso.»
«E io su Vulcano?» chiese Spack. «Mi esilierebbero dopo due delle mie battute.»
«O anche una sola.» disse Taily. «Mi dica, capitano, c’è la pace ora su Andoria?»
«Sì, c’è la pace. Abbiamo aiutato i negoziati con i Vulcaniani, ma pensiamo ci vorrà ancora un po’ di tempo perché tutto si sistemi.»
«C’è l’Impero?» chiese Taily.
«Sì.»
L’Andoriano scosse la testa e guardò i suoi compagni di sventura: «Ragazzi, siamo via da così tanti anni dai nostri pianeti, che ormai siamo alieni sui nostri stessi mondi.»
«Posso portarvi su un altro pianeta.» disse Archer.
«Anche la Terra?» chiese M’Ral.
Il capitano annuì. «Sì, se volete.»
I quattro rimasero in silenzio per un po’.
«Nemmeno lì conosciamo nessuno.» disse Darix. «Anzi, a dire la verità, ormai l’unica persona che conosciamo è Trip.»
Archer sospirò. «Purtroppo non posso tenervi a bordo di questa nave per sempre.»
«Lo sappiamo.» disse Darix. «Però…. speriamo di venirvi a trovare, qualche volta.»
«Possiamo cercare Caitian nelle mappe vulcaniane.» propose Trip. «Sei via da solo dodici anni, puoi riprendere a vivere lì. Inoltre, se il tempo per noi accelerava, è probabile che ne siano passati anche meno.»
M’Ral restò a pensare per qualche secondo. «Sì, probabilmente hai ragione.»
«Pensi che i Caitian accetterebbero anche loro?» chiese lui.
Lei annuì. «Sì, è un buon popolo.»
«Chiederò a T’Pol di cercare il suo pianeta.» disse Archer.
«No, non c’è bisogno.» M’Ral si rivolse a Trip: «Tanto prima o poi lo dovranno sapere.» Indicò un terminale. «È collegato alla nostra posizione attuale e alle mappe?»
Il capitano annuì. «Certo. Prego.»
M’Ral si alzò sotto lo sguardo interrogativo degli altri. Premette alcuni comandi. «Ecco, capitano, Caitian è questo.»
Spack e Taily si scambiarono un’occhiata interrogativa. Darix cercò di trattenere una risata, ma non ci riuscì del tutto. Trip, sorridendo, gli lanciò uno sguardo consapevole.
«Ma che….?» iniziò Spack.
«Ma sì, in tutti questi anni non l’avete capito?» chiese Darix. «M’Ral sa leggere e scrivere almeno quattro o cinque lingue.»
Spack e Taily si girarono verso di lei, che scrollò le spalle. «È una lunga storia. Se venite su Caitian con me, ci sarà tempo per spiegarvela.»
Darix si alzò in piedi e si avvicinò a lei. «Posso capire perché l’hai fatto.» Le prese il volto tra le mani e la baciò sulla fronte. «Grazie per aver aiutato Trip a tirarci fuori di lì.»
Lei gli sorrise. «Ti prenderai ancora cura di me?»
«Per sempre.»
Archer guardò la mappa. «Va bene, faremo rotta per Caitian.»
«Possiamo anche visitare il pianeta?» chiese Trip.
«Sì.» M’Ral annuì. «Vedrete, vi piacerà.»
Jonathan sospirò leggermente. «Per quale motivo l’hanno teletrasportata?» Non sarebbe sceso su un altro pianeta che prevedeva la “pena di morte” come su Spengulus.
«Ho fatto un esperimento su me stessa e mi sono teletrasportata via da sola.» Sorrise: «La mia gente è pacifica.»
«Bene, allora credo che questo sia un ottimo primo contatto con i Caitian.»
Trip sorrise. «Io credo che non passerà molto tempo, prima di averli nella Flotta.»
M’Ral ricambiò il sorriso. «Di’ a T’Pol che se non ti sposa, io non la potrò mai considerare una donna logica.»

«Ti ha detto così?» T’Pol era seduta sul letto disfatto, in biancheria intima, e parlava a Trip che era appena uscito dalla doccia e si stava asciugando in bagno, con la porta aperta.
«Ambasciator non porta pena.»
Erano appena risaliti da Caitian. Era un bel pianeta verdeggiante, con tanti posti al sole per schiacciare pisolini, dove la vita scorreva tranquilla, la gente si salutava strofinandosi le code e gli amanti si baciavano appoggiando la fronte l’uno all’altra.
Archer era decisamente soddisfatto di quel primo contatto – aveva fatto bene a non portare Porthos con sé – e Darix, Taily e Spack erano stati accolti con disponibilità.
T’Pol guardò il PADD che aveva in mano. «E tu cosa pensi?»
«Che ha ragione.» rise lui.
Lei digitò qualche comando sul PADD.
Trip guardò fuori dal bagno. «Ehi. Era una battuta.» disse.
T’Pol scosse leggermente la testa. «Non è vero.»
Tucker sospirò. S’infilò la biancheria intima e tornò sul letto. «Che cosa intendi?» disse. Le mise una mano sulla guancia.
«Vuoi che ci sposiamo, Trip?»
Lui rimase a guardarla per qualche secondo. «Perché me lo stai chiedendo, T’Pol?»
«Se me l’hai detto, vuol dire che ci hai pensato.»
Trip le sfilò il PADD dalla mano. «Mi stai….» Sospirò. «T’Pol, ti stavi informando sui rituali di matrimonio umani?»
Lei scrollò leggermente le spalle. «Che cosa vuoi fare, Trip?»
«Non è una domanda così facile.» Abbassò il PADD. «Non lo so, non mi sono mai considerato un tipo da matrimonio, veramente…. la festa, gli invitati, i regali e un pranzo che ora della fine ti fa vomitare….»
T’Pol prese il PADD, digitò un paio di comandi e glielo restituì.
«Cerimonia ufficiale a bordo di una nave della Flotta Astrale.» lesse lui. «Celebrata dal capitano.»
«Non è abbastanza sobria?» chiese lei.
«Tu cosa vuoi?»
T’Pol si girò leggermente. «Hai visto come sono le cerimonie vulcaniane. Io mi sono sempre immaginata che mi sarei sposata così. Ma l’ho già fatto, non m’interessa rifarlo.»
Tucker rimase in silenzio per qualche secondo, poi scosse la testa. «No, è…. troppo ufficiale, sarebbe comunque in grande…. pensi che i nostri amici dell’equipaggio non ci farebbero trovare una festa in grande stile? No, lasciamo stare.»
T’Pol riprese in mano il dispositivo. Fece l’“imitazione vulcaniana” del sorriso e gli ripassò di nuovo il PADD. «Un testimone e il nostro medico.»
Tucker sgranò gli occhi. «Dici sul serio?»
«Phlox li sa fare i tatuaggi. Dobbiamo solo trovare un testimone.»
«Credo sia una scelta ovvia.»
Rimasero in silenzio per qualche secondo: «Archer.» disse T’Pol.
«Archer.» replicò Trip, poi scoppiò a ridere. Scosse la testa. Aprì sul PADD un documento vuoto. «Facciamo che ne riparliamo domani, di questa strana cerimonia caitiana?»
La Vulcaniana annuì. «Ma ora che cosa fai?»
Trip si mise a scrivere sul PADD. «“Io, Charles Trip Tucker III, detto Trip, prendo la qui presente T’Pol Meesha, come mia legittima sposa e guai chi me la tocca.”» Le passò il dispositivo.
T’Pol prese il PADD. «“Io, T’Pol Meesha, prendo il qui presente Charles Trip Tucker III, detto Trip, come mio legittimo sposo e guai chi me lo tocca.”»
Tucker le sorrise: «Sposàti?»
«Sposàti.» rispose lei.
«Posso baciare la sposa, allora?» Si chinò in avanti e le diede una leggero bacio sulla guancia. «Be’, non era poi così tremendo come pensavo.» Spense la luce e si sdraiò accanto a lei. Appoggiò la fronte alla sua. «Però quella cerimonia del tatuaggio non la scarterei completamente.» Le sorrise nel buio e la baciò. «È il mio sogno avere il tuo nome scritto lì.»

FINE

(12 gennaio 2010)

Pubblicato 12 febbraio 2011 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, I Naviganti, Star Trek

4 risposte a “I Naviganti 15: Perché il Mondo È Concavo ed Io Ho Toccato il Cielo (racconto su Star Trek: Enterprise)

Iscriviti ai commenti con RSS .

  1. Pingback: I Naviganti « Fabuland

  2. Lento, noiso e poco trek. Mezz’ora di vita butta via.

    • Ma che simpatia! Non sei stato molto intelligente a proseguire la lettura fino in fondo se non ti paiceva, ti conveniva interrompere prima: se sei arrivato alla fine sarà che non fa così schifo come dici. Ti suggerisco di non leggere gli altri miei racconti e di non tornare più sul mio blog: così non perdi tempo. Altrimenti potresti almeno avere il coraggio di sostenere i tuoi commenti e inserire il tuo vero indirizzo email, invece di mettere un fake.

      Lascio questo commento per mostrare esattamente come un commento di questo genere sia completamente inutile: la critica dev’essere costruttiva, altrimenti non serve. Cmq immagino da dove questo essere così “furbo” da proseguire nella lettura possa venire. Congratulazioni per la maturità!😀

      Oh, PS…. Anche della serie “Enterprise” si dice che sia poco trek, quindi questo racconto è perfetto! :LOL:

  3. Evidentemente quell’Ernesto è tutto fuorche Ernesto. Non ti sprecare, amica mia: è un dato di fatto che la madre degli imbecilli è sempre incinta.
    Oltre tutto, non solo quello stupido commento era del tutto fuori luogo; era anche incongruo, illogico e SBAGLIATO. Perché questa è una delle migliori storie che io abbia letto. Quando uno comincia a leggere una storia e non smette finché non ha finito (indipendente dalle circostanze in cui la lettura si svolge), significa che ne vale la pena.
    E, oltre tutto, risponde in pieno ai miei gusti (che sono, lo ammetto, un tantinello difficili).
    E, mio caro Ernesto, nell’attesa di sentiti dare una plausibile spiegazione su che cosa significhi “poco Trek”, voglio dirti che quella mezz’ora di vita che tu hai perso, io l’ho guadagnata. Ma il tempo apprezza solo le persone intelligenti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: