I Naviganti 13: Teneri Paciocchini (racconto su Star Trek: Enterprise)   2 comments

I Naviganti 13: “Teneri Paciocchini”

di Monica Monti Castiglioni

Dedicato a mia Madre.

Rating: PG-13

Genere: Romanzo – avventura – comico

Riassunto: Vi siete mai chiesti come potrebbero essere i triboli patragani?

Spoilers: Tutta Enterprise, più qualche riferimento qua e là a tutto Star Trek.

Dichiarazioni: “Star Trek: Enterprise” e tutti i suoi personaggi sono proprietà della Paramount e dei suoi autori. Questo è un racconto di fantasia, creato da una fan al solo scopo di intrattenimento e senza scopo di lucro. Ogni somiglianza a racconti, fanfiction, persone reali o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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(4 ottobre 2009)

“Teneri Paciocchini” (I Naviganti 13)

Travis Mayweather avanzò lentamente, in punta di piedi. Doveva mimetizzarsi con le paratie, essere invisibile.
Non poteva farsi sentire.
Quella era l’ultima occasione.
L’ultima possibilità di salvare l’Enterprise e il suo equipaggio.
Il bastardello era lì, dava le spalle al timoniere, seduto sul pavimento che mangiucchiava tranquillamente un panino che probabilmente aveva rubato in mensa.
Quell’infida, perfida, schifosa palla di pelo chiaro, con le sue cinque zampette paffute e quelle antenne che avrebbe avuto voglia di strappare…. ma non poteva assolutamente farla fuori.
Si avvicinò lentamente.
Non poteva farsi notare o sarebbe scappata: era talmente veloce che sarebbe stato difficile recuperarla.
Bastava mettere una mano sul suo corpicino morbido e rovesciarla a pancia in su. Allora sarebbe stata innocua e avrebbe potuto addormentarla. O almeno così gli aveva detto il dottor Phlox.
Travis allungò la mano. Ce l’aveva quasi fatta….
La creatura si girò. Lo vide. Rizzò le zampine, tese le antenne e guardò il timoniere con occhi sgranati di paura.
«Calmo….» disse lui. «Non voglio farti male.»
Il pelo della creatura si rizzò di paura, facendolo sembrare un batuffolo di pelo.
Travis fece per prenderla delicatamente per il dorso, ma la creatura svicolò indietro, finendo in un angolo tra due paratie.
«Tranquillo…. non ti farò male.»
La creatura iniziò a vibrare.
«No….» Travis scosse la testa. «Calmati….»
La vibrazione si fece più forte….. sempre più forte….
BOOOOOM!
Travis fece appena in tempo a coprirsi il volto con un braccio.
Fu investito da una pioggia di detriti organici. Sentì pezzi di ossa ferirgli la pelle esposta e sangue rosso bagnargli la divisa. Quando abbassò il braccio, il piccolo essere peloso non c’era più. Le paratie erano ricoperte di frammenti di ossa, interiora e quant’altro formasse quello schifoso bastardello. Travis scosse una mano per togliersi di dosso un’orecchietta pelosa che si era appiccicata al dorso.
«Dannazione….» sussurrò. Questo non ci voleva. Premette l’interfono: «Mayweather a  Phlox.»
«Guardiamarina, l’ha trovato?»
Travis sospirò. «Sì…. Ma è esploso.»
Il medico rimase in silenzio per qualche istante. «Allora dobbiamo trovare un’altra cura. E in fretta.»

….Dieci giorni prima….

Quando Jonathan Archer, quella mattina, arrivò sul ponte di comando, notò un clima decisamente sereno, cosa che gli piaceva particolarmente. Negli ultimi giorni, dopo che erano ripartiti da Trekapa, l’esplorazione era stata proficua. Avevano trovato nuovi pianeti da visitare, avevano conosciuto nuove culture…. tutto, insomma, era andato bene. Erano anche scesi in incognito su un pianeta con una cultura pre-curvatura e tutto era filato liscio. Questo grazie ai dati che i Monarchi avevano fornito loro, probabilmente per fare in modo di tenerli impegnati mentre loro si tenevano Trip Tucker. Era stata l’unica cosa buona di quell’incontro. Recuperato Trip, il morale dell’equipaggio era tornato alto e di conseguenza lo era anche quello del capitano.
Quella mattina notò anche un altro straordinario avvenimento: quando era uscito dal turboascenseore, T’Pol gli era andata incontro con quella che Trip aveva affettuosamente soprannominata “imitazione vulcaniana del sorriso”.
«Buongiorno, capitano.» Gli passò un PADD. «Un pianeta.» disse.
Archer le sorrise e prese il PADD. T’Pol si era abituata a mettere i pianeti in alto alla lista delle comunicazioni. «Ottimo. Dove si trova?»
«A tre giorni di viaggio, in direzione 124.3.»
«Ci stiamo avvicinando allo spazio klingon?»
T’Pol annuì. «Ma il pianeta si trova ancora a una distanza di sicurezza. Possiamo avvicinarci tranquillamente.»
«Bene.» Archer si girò verso Mayweather, ma T’Pol lo fermò.
«C’è un’altra cosa. Sulla stessa rotta, a breve distanza da qui, ci sono detriti di metalli lavorati.»
«Suggerisce di avvicinarsi?»
T’Pol annuì.
«D’accordo. Timoniere, rotta 124.3, curvatura 4,5.»
«Sissignore.» disse Travis, sorridendo.
Jonathan si girò verso Hoshi: «Comunicazioni?»
«Nessuna in ingresso, per ora.»
Archer si sedette sulla poltrona in centro alla plancia. Questa sì che era vita.

«Archer a Tucker.»
T’Pol sfilò un braccio da sotto le coperte e raggiunse Trip, sdraiato dietro di lei. «Trip, svegliati.»
«Archer a Tucker.»
T’Pol sospirò e si girò. «Trip!»
Lui aprì gli occhi: «Che c’è?»
«Il capitano ti cerca.»
Tucker guardò verso la porta. «Non è qui.»
«All’interfono.» replicò lei.
«Ah.» Trip richiuse gli occhi e si riaccoccolò accanto a lei.
«Archer a Tucker…. Trip, dove ti sei cacciato?»
A quel punto, Trip aprì gli occhi. «Ah cavolo.» Raggiunse il pulsante di comunicazione: «Ma che ore sono?» chiese.
«Le due di notte. Abbiamo bisogno di te nell’hangar navette.»
«Alle due di notte?» Sbadigliò sonoramente. «Va bene, arrivo…. Tucker chiudo.» Si tirò le coperte fino alle orecchie.
«Trip, devi alzarti.» disse lei.
«Mhm….»
«Archer a T’Pol.»
«Qui T’Pol.» rispose lei, mentre con una mano scuoteva la spalla di Trip.
«Ho bisogno di lei nell’hangar navette.»
«Arrivo subito. T’Pol chiudo.» Si mise a sedere sul letto e tolse le coperte dall’uomo ancora mezzo addormentato al suo fianco.
«Fa freddo!» mugugnò Trip.
«Alzati.» replicò lei, scendendo dal letto.
«Ma ho sonno….»
«Quando vogliamo accoppiarci, dobbiamo smettere di vedere i film un po’ prima di mezzanotte. Altrimenti non dormi abbastanza.»
Tucker sospirò pesantemente e si mise a sedere. «Questo sì che è togliere la poesia.» Si tirò in piedi e recuperò i vestiti dalla cassapanca. «E poi avrei dormito abbastanza se Archer non mi avesse svegliato solo un’ora dopo….»
T’Pol gli raddrizzò la divisa sulle spalle, quindi uscirono dall’alloggio. Arrivati nell’hangar notarono subito un cubo metallico appoggiato sopra il portello.
«Che cos’è?» chiese Trip.
«L’abbiamo trovato nel campo di detriti.» rispose Jonathan.
«Confermo, capitano.» disse Reed, sbucando da dietro il cubo.
«Che cosa, “confermi”?» chiese Tucker.
Hoshi indicò una scritta sul lato del cubo. «È un cubo di carico patragano.»
«Quindi anche i detriti della nave sono patragani?» domandò T’Pol.
«Esatto.»
«Si sono spinti piuttosto lontani.» disse Trip, mentre osservava il cubo. «Come si apre?»
«Se l’avessimo saputo,» disse Archer. «ti avrei lasciato dormire. Ci serve tutta la tua abilità per farlo.» Poi si rivolse a Hoshi. «Provi a contattare i Patragani. Se lo rivogliono indietro, questo è l’unico pezzo della loro nave da trasporto rimasto intero.»
Sentirono distintamente un “click”. Poi videro un lato del cubo ruotare. Tucker aveva impiegato trenta secondi buoni per aprire il cubo che, poco prima, era stato definito da Reed “blocco unico inaccessibile”.
«Che cosa sono?» chiese, guardando all’interno.
«Piccole forme di vita.» disse T’Pol controllando l’analizzatore. «Sono tutti in stasi–» Si bloccò, quando Trip estrasse uno dei cubi trasparenti che erano stipati all’interno.
«Tutti tranne uno.» si corresse lei.
Trip osservò l’animaletto che stava iniziando a muoversi all’interno del cubo trasparente.
«È così tenero….» sussurrò Hoshi. «Saranno i loro animali domestici?»
La palletta di pelo si tirò su, rivelando cinque zampette paffute, che stirò distendendole una per una.  Con un leggero “pop” sbucarono due orecchiette a forma di goccia e in mezzo a loro si alzarono due antenne.
«Oh che bello!» esclamò Sato.
Archer si chiese se avesse potuto avere un animale domestico da piccola. Probabilmente no. Quindi stava avendo *ora* reazioni che avrebbe avuto vent’anni prima.
La bestiola spalancò due occhioni neri e li sbatté, guardando i cinque presenti.
Si bloccò. Il suo pelo si gonfiò di colpo, quindi iniziò a tremare vistosamente.
«Fossi in lei, comandante,» disse T’Pol, con flemma vulcaniana. «rimetterei il contenitore al suo posto.»
«Perché? È tenero….» Quando anche le sue mani iniziarono a tremare a causa della forte vibrazione dell’animaletto, Tucker decide che era meglio dar retta a T’Pol. Appoggiò il contenitore sopra il cubo di metallo.
«Ma cosa sta facendo?» chiese Reed.
«Sembra che abbia paura…. povero piccolo!» Hoshi avvicinò una mano, come per accarezzare il cubo trasparente. In quel momento l’animaletto esplose. Sato urlò e fece un salto indietro.
Tutti e cinque rimasero a fissare il cubo che sembrava l’imitazione splatter di un frullatore. Pezzettini di quella povera creatura erano sparsi per il piccolo contenitore.
«È…. è esploso.» disse Trip.
Archer premette l’interfono. «Archer a Phlox. Può venire nell’hangar?»

Tucker entrò in infermeria. Phlox aveva portato lì il cubo con l’animaletto esploso per esaminarne i pezzi. «’Giorno, doc.» disse. «Scoperto qualcosa?»
«Ben poco.» disse il medico, sollevando una pinzetta in cui aveva intrappolato un’orecchietta. «Questo animaletto è esploso completamente.»
Trip si sedette di fianco al tavolo. «Cavolo. Dovrò dire ai Patragani che uno dei loro dolci animaletti è morto tra le mie mani.»
«Non si colpevolizzi.» disse Phlox. «Non poteva sapere che sarebbe esploso, se tolto dalla stasi.»
«Veramente non sapevo nemmeno che estraendo il suo cubo si sarebbe risvegliato.»
Le porte dell’infermeria si aprirono ed entrò il capitano Archer. «Abbiamo contattato i Patragani.» disse.
«Ah….» Trip incrociò le braccia. «Devo andare a dirgli che mi dispiace.»
«No, non preoccupartene. Ho già parlato io. Hanno detto che qui è esplosa due anni fa, per errore, la Patraga 4.»
«Errore del personale?»
Archer annuì. «C’erano a bordo sette uomini, che hanno lasciato la nave in tempo con scialuppe di salvataggio e sono poi stati messi in salvo. Pensavano che tutto il carico fosse andato perso. Ho già detto loro che uno degli animaletti è esploso.»
«Mhm.» fece Phlox in sottofondo.
«Mi hanno spiegato che è una reazione istintiva di questi animali…. non ho capito di preciso come si chiamano, ma Hoshi dice che il loro nome può essere tradotto approssimativamente con….» Trattene una risata. «”Paciocchini”.»
Trip rise.
«Sono animali da compagnia, ma devono essere abituati poco per volta alla presenza dei loro padroni. Altrimenti si gonfiano e scoppiano. Questo dissuade e confonde i predatori.»
«Forse conviene lasciarli in stasi finché non glieli possiamo rendere.» propose Trip. «La stiva di carico 4 può ospitarli, è quasi vuota.»
«Purtroppo non è così semplice. Il periodo di stasi dei paciocchini non può protrarsi a lungo e forse alcuni di loro sono già morti.»
Phlox annuì. «Li posso tenere qui con i miei altri animali in infermeria.»
«No, sono troppi.» disse Archer.
«Di cosa si nutrono?» chiese Trip. «Dobbiamo considerare la necessità di tenerli in vita finché non li restituiremo ai Patragani.»
Archer lasciò andare un’espressione sofferente. «A dire la verità…. i Patragani ce li hanno regalati.»
«I…. i cosetti lì? Sono nostri?!» chiese Tucker, stupito.
«Eh sì. Ce n’è almeno uno per ogni componente dell’equipaggio, MACO compresi.»
Phlox appoggiò l’orecchietta nel piattino. «Credo che potrebbe essere utile per l’equipaggio avere un piccolo animaletto inferiore, morbido e tenero, di cui occuparsi. In fondo, capitano, lei ha Porthos.»
«Per quanto possa essere “inferiore”, Porthos non esplode se ha paura.» obiettò Archer. «Chi non vuole il suo animaletto, lo potrà lasciare nella stiva di carico.»
Tucker a quel punto saltò in piedi. «Perfetto. Vado a prepararla per il mio.»

«Fai piano!» disse Hoshi sottovoce, quando vide Travis Mayweather sulla soglia della sala mensa.
Il giovane timoniere si bloccò. Guardò la linguista che stava accarezzando lentamente una palla di pelo marrone chiaro.
«Sei riuscita ad addomesticarlo?»
«Sì, guarda quant’è tenero…. sta mangiando, ora, è tranquillo.» Hoshi gli sorrise. «E il tuo?»
«Ah, a dire la verità è ancora in stasi.» Travis prese una tazza e la riempì nel distributore. «Ho saputo che Hess è finita in infermeria.»
Hoshi si girò verso di lui. «Per un paciocchino?»
Travis annuì. «Le è letteralmente esploso in faccia. S’è beccata un’orecchia dritta in un occhio e svariati graffi dovuti a frammenti ossei in volo.»
Hoshi accarezzò il suo animaletto che stava mangiucchiando tranquillamente le briciole che lei gli aveva preparato. «Mi dispiace per Hess. Magari il suo paciocchino era più pauroso del mio.»
«Secondo me dovremmo lasciarli in stasi.» disse lui.
«Ma sono così carini….»
Travis le sorrise. «Se lo dici tu.»
Hoshi si alzò in piedi per recuperare un’altra fetta di pane. «Credo che avere degli animali domestici sulle navi potrebbe aiutare a diminuire lo stress.»
«E impegnerebbe molto del poco tempo libero che abbiamo. Sono cinque giorni che faccio doppi turni perché Hutchison si è ammalato. Se dovessi davvero avere anche un animale domestico penso che impazzirei.»
Hoshi scrollò le spalle. «Secondo me è rilassante.» Il paciocchino si girò e vide Travis. Iniziò a tremare e gonfiare il pelo. «Oh no!» esclamò lei e corse verso di lui con l’intenzione di calmarlo. Non fece in tempo. A metà strada il paciocchino esplose. Hoshi fece in tempo a ripararsi il volto. Quando abbassò il braccio, Travis poté vedere la sua espressione decisamente delusa. «Hoshi, mi dispiace….»
«Non è colpa tua.» disse lei. «Non avrei dovuto lasciarlo solo.» Sospirò.
«Ti regalo il mio, se lo vuoi.»
«Davvero?»
Mayweather le sorrise e annuì. «Andiamo a prenderlo.»
«Credo che prima dovrò sistemare questo disastro….» disse lei, guardando sconsolata il suo paciocchino esploso.
«Ti do una mano.»
Finito di ripulire scoprirono che Hoshi era particolarmente fortunata, oppure ci sapeva decisamente fare coi paciocchini patragani. Anche quello che Travis le aveva più che volentieri ceduto restava accoccolato tranquillamente accanto a lei senza esplodere. Almeno per ora.

Trip suonò il campanello ed entrò quando sentì un “avanti”.
«Fai piano.» disse T’Pol.
Tucker si bloccò dov’era. «Che succede?»
«C’è un paciocchino patragano che dorme sulla panca.»
Lui si girò e vide la palla di pelo che ronfava tranquillamente, con tutte e cinque le zampine ritratte vicino al corpo, le antenne e le orecchiette rilassate vicino alla testa.
Rimase completamente senza parole, fermo a fissarlo.
«Trip?»
Lui si girò e camminò fino al letto. «Hai preso un paciocchino?» sussurrò.
«Il capitano ha detto che dovevamo occuparci del risveglio, uno per ogni membro dell’equipaggio e qualcuno doveva anche prendersene due.»
«Hai preso un paciocchino?»
«So che quelli affidati a Hess e Sato sono esplosi.»
«Hai preso un paciocchino?»
«E Mayweather ha regalato il suo a Hoshi.»
«Hai preso un paciocchino?»
T’Pol lo guardò. «Sì, Trip, ho preso un paciocchino. Anche tu avevi un cane.»
«Sì, un cane. Ma il mio Bedford è morto di vecchiaia, non esplodeva quando percepiva un pericolo.»
La Vulcaniana lanciò uno sguardo al piccolo pentupede addormentato. «Quando sarà abbastanza addomesticato, lo porterò nella stiva 4.»
«Ultimamente ti manca il suo sehlat?»
T’Pol sospirò. «No, Trip. Non mi manca il mio sehlat, ma il capitano ha dato un ordine.»
«No, Archer non ha dato un ordine, ha solo detto che c’era un paciocchino per ognuno.»
«Dov’è il tuo paciocchino?»
«Non ha obbligato nessuno a prenderli.»
«Dov’è il tuo paciocchino, comandante Tucker?» replicò lei.
Trip sospirò. Le puntò contro un dito e disse: «Sai cosa ti dico? Che ti ho passato troppe pessime abitudini.»
Il paciocchino addormentato sulla panca, a quel punto si svegliò.
«Stai fermo.» sussurrò la Vulcaniana. Si alzò e andò a raccogliere tra le mani l’animaletto, con l’intenzione di tranquillizzarlo.
In quel momento Tucker pensò che avrebbe voluto prendere quella piccola odiosa palla di pelo e scagliarla contro la paratia. Non aveva una dignità di animale. Era stupido! Come si può scoppiare per difendersi? Non aveva senso, era evolutivamente insensato.
T’Pol osservò il paciocchino da vicino. «È un animale strano.» sussurrò. C’era qualcosa, però, che non andava.
Non nel paciocchino.
No. Era in lei.
Inspirò di scatto e starnutì quattro volte di fila.
«Sembra che tu sia allergica ai paciocchini.» disse Trip, non senza un certo godimento.
Non l’aveva mai sentita starnutire.
E nemmeno il paciocchino, che iniziò a gonfiarsi.
«Attenta, T’Pol!» esclamò Tucker.
La Vulcaniana continuò a starnutire e il paciocchino, terrorizzato, esplose.
«Ti sei fatta male?» chiese lui.
T’Pol si guardò mani e braccia insanguinate. «Direi di no.» Si portò una mano sotto l’occhio destro. «Mi è arrivato addosso qualcosa di duro.»
«Andiamo in infermeria.»
«No, non ce n’è bisogno. Mi faccio una doccia.»
«Però credo che sia meglio se riferisci a Phlox la tua allergia improvvisa ai paciocchini.»
La Vulcaniana annuì. «Sì, ma prima mi lavo.»
Poteva capirla. Per quanto l’amasse e la trovasse attraente anche quando era sporca, sudata, spettinata (cosa che comunque avveniva raramente), non era un bello spettacolo vederla ricoperta di interiora di paciocchino. Quando stava per entrare in bagno, lui le disse: «Se non fossi allergica, ti regalerei il mio.»
T’Pol gli rivolse uno sguardo di sussiego e Trip rise.

Malcolm Reed era fermo sulla porta d’ingresso alla stiva di carico 4. «Ma ne vale la pena?» chiese.
«Me lo sono chiesto anch’io.» borbottò Tucker. «Tanto esplodono.»
«I Patragani non hanno spiegato come evitarlo?»
«Eravamo al limite del raggio delle comunicazioni. Il capitano è riuscito a scoprire solo l’essenziale.»
«Be’, direi che non farli esplodere sarebbe abbastanza essenziale. Hai saputo che è esploso anche quello di O’Neill?»
Trip annuì. «Sì, è finita in infermeria con frammento osseo conficcato nella mano.»
«Ma uscita di lì, s’è presa un altro paciocchino.»
«Non capisco perché insistono nel cercare di addomesticarli.» disse Trip. «Sono animali cretini.»
«Be’, a molti dispiace pensare che muoiano in stasi.»
Tucker scosse la testa. Poi guardò Reed. «Dov’è il tuo?»
Malcolm esitò un istante, poi disse: «Ancora in stasi.» Tossì leggermente. «E il tuo?»
«L’ho regalato a Hoshi.»
«Questo significa che ora ne ha due?»
«No, quello che era di Travis è esploso.»

«Eccolo lì.»
T’Pol rimase a fissare lo schermo per qualche secondo. «Lo vedo.»
«Ho sintetizzato un antistaminico mirato—»
La Vulcaniana interruppe subito il medico denobulano. «No, grazie, non è necessario.»
«Non ha intenzione di prendersi un altro paciocchino?»
«No.»
«È un peccato.» disse Phlox, con nonchalance.
«Che cosa intende?»
«Penso che sarebbe un esperimento interessante se lei provasse a tenere un animale domestico.»
T’Pol squadrò il Denobulano. «Ho già provato, in passato. Avevo un sehlat.»
«Davvero?!»
Lei gli refilò un altro sguardo di traverso. «Sì, davvero.»
Phlox le sorrise e la fissò, incrociando le braccia.
«Un amico di mia madre.» disse lei. «Quando tornavo a casa da scuola ero spesso da sola e lui mi regalò questo sehlat. Mi faceva compagnia, m’impegnava il tempo e mi abituava a prendermi cura di me e di lui.» Si bloccò per un istante. «Lei, veramente. Era una femmina.»
«Interessante.» Phlox prese un ipospray. «Era una bambina, allora?»
«Sì. Ma non vedo il punto di questa discussione.»
«Non dev’esserci per forza un punto. Immaginavo che dopo questi anni passati con il signor Tucker lo sapesse.» Fece uno dei suoi enormi sorrisi. «In ogni caso, le devo comunque somministrare l’antistaminico, dato che ci sono ancora diversi paciocchini in giro per la nave.» Le appoggiò l’ipospray sul collo. «Fatto.»
«Grazie, dottore.» T’Pol girò sui tacchi e uscì dall’infermeria velocemente, seguita con lo sguardo da un sorridente Phlox.

Quando la porta del suo ufficio si aprì, Archer poté vedere Donna O’Neill, in comando del turno gamma, ferma sulla soglia.
«Tenente.» disse lui. «Venga, prego.»
La donna era leggermente rossa in viso e aveva un vistoso livido sulla fronte.
«Che cosa le è successo?» chiese lui, facendole cenno di sedersi.
«Come? Ah, questo….» Sfiorò il livido. «Il mio paciocchino è esploso l’altroieri. Mi sono presa un’orecchia ad alta velocità in fronte. Ma non è nulla.»
«Li abbiamo quasi finiti.» disse Archer. «Non sono animali molto resistenti.»
«E nemmeno molto coraggiosi.» constatò lei. «E questo mi ha fatto pensare….»
«È per questo che è qui?»
D.O. annuì. «Capitano…. le ho mai detto perché ho fatto richiesta di salire a bordo dell’Enterprise?»
Jonathan le sorrise leggermente. «Be’, mi pare abbastanza ovvio.» disse. «È la miglior nave della Flotta Astrale. Praticamente chiunque su questa nave desiderava intensamente salire a bordo…. tranne Hoshi.»
Lei si alzò e girò intorno alla scrivania per avvicinarsi al capitano. «Be’, non solo.» Camminò fino a che gli fu vicino. «Sono qui per te.» disse.
«Come?» chiese lui.
«Io ti amo, Jonathan.» si chinò in avanti, appoggiò le mani ai braccioli della sedia del capitano e lo baciò.
Archer le prese il volto tra le mani. «Anch’io, D.O..» rispose. Si alzò e abbracciò la donna, stringendola a sé.
«Perché non andiamo nel tuo alloggio?» sussurrò O’Neill.
«Perché perdere tempo?»
«Uomo pragmatico.» replicò lei, iniziando a slacciarsi l’uniforme. Fece un passo indietro per sedersi sulla scrivania e riuscire a cingere i fianchi del capitano con le gambe.
Mentre Archer si apriva l’uniforme, sentì il campanello. Senza nemmeno pensarci, disse: «Avanti.»
Hoshi apparve sulla soglia. Si fermò, fissando i due intenti in qualcosa di molto più intimo di quanto non sarebbe stato appropriato nell’ufficio di un capitano. «Capitano….» sussurrò.
«Che c’è, Hoshi?» chiese lui, mentre baciava il collo di O’Neill.
«Niente. Mi scusi, torno più tardi.»
«Va bene.» rispose Archer. «A dopo, Hoshi.» Sentì la porta chiudersi e sorrise a D.O.. «Spero che nessuno ci disturbi ancora.»

Hoshi Sato stava tamburellando nervosamente sul tavolo della mensa, quando Travis Mayweather entrò. «Ti faccio compagnia?» le chiese. Si sedette davanti a lei. «Che hai?»
«Ma ti rendi conto?!» urlò lei.
Travis sussultò. «Cosa?»
«Così, come se niente fosse!»
Il timoniere si guardò in giro. Erano soli in sala mensa e il senso delle parole di Hoshi gli sfuggiva completamente. «Di cosa parli?»
«Sono entrata nell’ufficio del capitano…. e lui era lì…. con Donna O’Neill!»
«E dunque?»
Sato si alzò in piedi, girò intorno al tavolo e si chinò in avanti per baciare Travis. Dopo un attimo di stupore, lui la spinse indietro. «Hoshi!»
«Ho voglia di fare l’amore, Travis. Mio alloggio o tuo?»
Mayweather si alzò in piedi, staccandosi da lei. «Stai dando i numeri?!»
«Il capitano può stare con O’Neill, ma non con me?!» esclamò lei. «E io e te? Perché no?! Abbiamo lo stesso grado.»
«Se sei arrabbiata con Archer, questo non vuol dire che devo andarci di mezzo io.»
Hoshi gli rivolse uno sguardo di odio, quindi uscì di corsa dalla mensa.
Travis sospirò. Il comportamento di Sato era davvero strano, ma in quel momento era troppo stanco. Decise di andare a dormire.

«Mi hanno rifiutata.»
Malcolm, con una mano appoggiata allo stipite, fissò Hoshi, in piedi davanti alla porta del suo alloggio. «Scusa, ma a quest’ora della notte fatico a capire gli indovinelli.»
«Mi fai entrare?»
Reed annuì e si scostò dalla porta.
«Prima il capitano mi dice che non possiamo stare insieme perché lui è un mio superiore.»
«Be’, sì, in effetti il regolamento della–»
Sato lo interruppe. «Poi lo vedo a letto con O’Neill. Cioè, non proprio a letto, erano sulla scrivania nel suo ufficio.»
Reed arrossì vistosamente. «Hoshi….»
«Dopo di che, vado da Travis. Lui è un guardiamarina come me, non dovrebbe farsi problemi, cavolo. Invece…. cosa fa?! Si rifiuta!»
«Aspetta…. aspetta.» disse lui. «Mi stai dicendo che tu hai proposto a Travis di…. andare a letto con lui…. e ha rifiutato?»
«SÌ!» urlò Hoshi.
«Ma quanto è scemo. Se capitasse a me…. non mi farei scappare l’occasione.» rispose lui.
«Bene.» disse Sato.
«Bene.» replicò Reed.
Restarono a fissarsi per alcuni secondi. Quindi Hoshi si sporse in avanti, abbracciò Reed e lo baciò. Come aveva detto pochi secondi prima, lui non si fece scappare l’occasione. Ricambiò il bacio, quindi la sollevò tra le braccia e la portò verso il letto.

T’Pol uscì dalla doccia e si avvolse in un asciugamano. Di solito l’aria fresca del bagno, uscita dalla doccia, le faceva venire i brividi. In quel momento, invece, aveva caldo. Passò la mano sullo specchio per togliere la condensa e fissò la sua immagine. Aveva un deciso arrossamento da sangue verde.
Si sciacquò il viso con acqua fredda.
Sfilò da un cassetto di fianco il lavabo un tricorder medico vulcaniano e se lo passò davanti. Controllò i dati. Aveva la temperatura più alta del normale. Sentì il campanello.
T’Pol infilò velocemente il tricorder nel cassetto e uscì dal bagno con addosso solo l’asciugamano. «Avanti.»
«Non vedevo l’ora di venire qui.» disse Tucker, entrando.
T’Pol si fermò sull’angolo che divideva la camera dal bagno. «Anch’io.» disse lei.
Tucker le sorrise. «Sai…. tutto il giorno non ho fatto altro che pensare a te.»
La Vulcaniana si avvicinò a lui. «Anch’io.» replicò di nuovo. Lasciò cadere l’asciugamano a terra. «Spogliati.»
«A un ordine così non posso che obbedire.» Tucker le sorrise. «Non vuoi che metta i vestiti dentro la panca?»
«No!» esclamò lei. «Non perdiamo tempo.» Lo spinse sul letto. «Trip, mi sento strana.» Lo baciò, quasi con violenza.
«Che cosa senti?» chiese lui, pensando più a toccarla che ad altro.
«Come se avessi il pon farr….»
«Devi averlo attaccato anche a me.» Tucker si tirò su, la prese tra le braccia, la fece sdraiare sul letto e lasciò che la conversazione svanisse.

Quando T’Pol ebbe recuperato un minimo di forze per aprire gli occhi, lanciò uno sguardo sul terminale. Aveva completamente perso il senso del tempo.
Era l’una di notte.
Questo voleva dire che….
«Trip, per due ore….» sussurrò. Si girò verso di lui.
Tucker stava dormendo, sdraiato sulla schiena, con una mano vicino al volto e l’altro braccio piegato sul petto. Completamente nudo.
T’Pol avrebbe avuto voglia di riprendere, ma il sonno era maggiore del desiderio. Decise che per quella volta non si sarebbe rivestita, non avrebbe convinto Trip a fare altrettanto. Si raggomitolò accanto a lui, appoggiò la testa al suo petto e si lasciò andare al sonno.

Quando quella mattina era uscito dal suo alloggio, la prima cosa che Travis aveva incontrato era un paciocchino patragano disperso nel corridoio.
Si fermò, sapendo di non essere esattamente l’Umano preferito da quegli animali. Lasciò che il paciocchino avanzasse incerto sulle cinque zampette e svoltasse l’angolo.
Era strano che qualcuno avesse lasciato il suo paciocchino libero di girare per la nave, ma quel pensiero svanì quando notò una stranezza ben più grande: la plancia era deserta.
Si sedette al timone, notando che la rotta era impostata sul pilota automatico. Abbastanza normale. Quando non c’erano particolari pericoli, il timoniere restava al suo posto solo per emergenza.
Tutto sembrava tranquillo, ma lui avrebbe preferito non essere da solo in plancia.
Forse gli era sfuggito qualcosa.
Premette l’interfono. «Mayweather a capitano Archer.»
Nessuna risposta.
«Mayweather a comandante Tucker.»
Ancora silenzio.
Be’, se anche loro due fossero stati impegnati da non poter rispondere, c’era qualcuno che avrebbe risposto anche se era appesa a un filo di cotone sopra un precipizio.
«Mayweather a comandante T’Pol.»
Travis attese un minuto. Due minuti. Cinque minuti.
Poi si alzò e andò a suonare all’ufficio del capitano. Ma nessuno rispose.
Premette l’interfono. «Mayweather a infermeria.»
«Qui Phlox.»
«È successo qualcosa?»
«Non che io sappia.» disse la voce tranquilla del medico.
«Dove sono tutti?»
«Ai loro posti, immagino.»
Travis si appoggiò con un braccio allo stipite. «No, dottore…. nessuno è al suo posto, tranne me e lei.»
L’interfono rimase in silenzio per qualche istante. «Il capitano è nel suo ufficio.» disse Phlox.
Mayweather sospirò. «D’accordo, proverò a chiedere a lui. Mayweather chiudo.»
Suonò il campanello un’altra volta e quando non ricevette risposta, decise di aprire la porta. Quello che si trovò davanti era qualcosa che nemmeno lontanamente si sarebbe aspettavo di vedere. Archer e O’Neill erano stesi sul pavimento, con le uniformi in disordine, indossate solo per metà (o anche meno), e sembravano dormire.
«C-capitano….» balbettò Travis. Poi si schiarì la gola. «Capitano.» chiamò di nuovo. «CAPITANO ARCHER! TENENTE O’NEILL!» urlò. Nessuna risposta. «JONATHAN! D.O.!»
Si chinò in avanti e mise due dita sulla gola del capitano, sentendo il battito regolare. Si ritirò in piedi e premette l’interfono. «Mayweather a dottor Phlox. Dovrebbe venire nell’ufficio del capitano Archer….»

«Tutto l’equipaggio si trova in un profondo stato di sonno. Non riesco a svegliarli.» spiegò Phlox.
Travis sospirò. «Riesce a capire la causa?»
«Ci sto lavorando.»
Avevano trasportato il capitano e O’Neill in infermeria, dato che avevano trovato gli altri membri dell’equipaggio negli alloggi, generalmente a letto.
«Qualsiasi cosa sia,» disse Phlox. «ha avuto effetto su tutti, compresa T’Pol, tranne me e lei.» Alzò un ipospray. «Mi faccia prendere un campione del suo sangue.»
Travis annuì.
«Ha notato nulla di strano, ieri sera, nell’equipaggio?» chiese Phlox.
«Ero piuttosto stanco, sono andato a letto presto.» rispose lui. «Però in mensa ho incontrato Hoshi ed era decisamente strana.»
«Strana come?» chiese Phlox, mentre proseguiva con le analisi.
«Era fuori di sé contro il capitano. Diceva…. ehm…. ecco….»
«Signor Mayweather, le ricordo che sta parlando con il suo medico denobulano.»
Travis sorrise imbarazzato. «Parlava del fatto che Archer stesse facendo sesso con O’Neill e mi ha…. proposto di unirmi a lei.»
«Sì, dalle analisi ho rilevato in tutto l’equipaggio alti livelli di feromoni. Oltre naturalmente a una serie di sostanze rilasciate dall’organismo durante l’accoppiamento.»
Il guardiamarina pensò che nonostante il suo medico fosse decisamente a suo agio a parlare di sesso, lui non condivideva la stessa tranquillità, quindi disse: «Torno al timone, dottore. Se ha bisogno di me, sono in plancia.»

Il timoniere tornò in infermeria a sera. Aveva coperto da solo le principali funzioni in plancia per tre turni consecutivi e ora era decisamente a pezzi. Sapeva che, purtroppo, avrebbe dovuto coprire anche il turno gamma.
«Dottore? Scoperto qualcosa?»
Phlox stava passando il tricorder vicino ad O’Neill. «Credo di aver trovato la causa.» Indicò sul monitor. «Lo vede lì?»
«Quel cosetto rosso?»
«No. Quel “cosetto” è un globulo rosso. Quello giallo, invece, è un microrganismo parassitario. Tutti i membri dell’equipaggio ce l’hanno, tranne me e lei. Per quanto mi riguarda, il parassita non è compatibile con la mia fisiologia. Mentre per lei, non ho ancora un’idea precisa.» Guardò il tricorder. «Il parassita stimola la produzione di feromoni, provoca eccitazione sessuale e reprime le inibizioni. Quindi fa cadere il corpo in uno stato di sonno.»
«Può debellarlo?»
«Per ora l’unico modo che ho trovato è quello di utilizzare un antimicrobico a livelli letali per gli organismi umani. Potrebbe funzionare su T’Pol, ma non ne sono certo, quindi prima di tentare, voglio cercare un’altra soluzione.»
Travis sospirò. «Sì, ha ragione. Ma da dove vengono questi microbi? Non abbiamo avuto contatti da quando siamo ripartiti da Trekapa, e i paciocchini hanno passato la scansione.»
«Prima di esplodere.» sottolineò Phlox. Cambiò la schermata sul video. «Ho analizzato i resti del paciocchino di O’Neill al microscopio e ho scoperto che la reazione chimica che innesca l’accrescimento della massa e quindi l’esplosione è creata dallo stesso microbo che ha infettato i nostri compagni. Rimangono disassemblati e quando il paciocchino inizia ad aver paura, il loro DNA si reintreccia e ricrea il microrganismo sfruttando la replicazione cellulare del paciocchino stesso.»
«Quindi…. Se noi trovassimo un paciocchino vivo….»
«Potremmo vedere che cosa impedisce la replicazione del parassita.» Phlox sospirò. «Purtroppo ho scoperto di non essere molto simpatico ai paciocchini. Il mio è esploso, così pure i successivi dodici che ho avuto in affido.»
«Ce ne deve essere qualcuno ancora vivo…. Sì, questa mattina ne ho visto uno passarmi davanti. So che Hoshi era piuttosto brava, posso tentare di vedere se il suo è ancora vivo ed è abbastanza addomesticato da farsi avvicinare.»
Phlox annuì. «Avrà anche bisogno di riposare, guardiamarina.»
«Credo che questo sia l’ultimo dei nostri problemi.»
Travis uscì dall’infermeria, correndo verso l’alloggio di Hoshi. Non riusciva a togliersi dalla mente l’immagine della ragazza a letto con Malcolm, quando aveva aiutato Phlox a girare per gli alloggi per controllare l’equipaggio.
Aprì la porta dell’alloggio di Hoshi e fece un cauto passo all’interno. La palletta di pelo era accovacciata tranquillamente sulla scrivania, vicino al terminale.
Travis si avvicinò lentamente. «Ciao.» sussurrò, cercando di metterci tutta la dolcezza possibile. «Ciao piccolo.»
Il paciocchino si alzò sulle cinque zampe, ma non scappò. Travis lo prese ponendo una mano sotto la pancia morbida. «Bravo, paciocchino.» Gli diede una leggera carezza in mezzo alle antenne. Doveva solo portarlo da Phlox.
Si girò per uscire, ma la nave venne scossa un forte colpo. Travis si aggrappò con la mano libera alla scrivania. Poi ci fu un altro colpo.
Il paciocchino iniziò a tremare.
«No!» disse Travis. «No, calmati, ti protegg….» Altro colpo e il paciocchino esplose. «Dannazione!» disse il timoniere, cercando di scrollarsi di dosso i pezzi del paciocchino. Un altro colpo ancora convinse Travis che, più che cercare un altro animaletto, era il caso di correre in plancia.
Fece uscire l’Enterprise dalla curvatura. Sul visore poteva vedere quattro navi sconosciute.
Premette il pulsante di comunicazione. «Qui Travis Mayweather, timoniere della nave stellare terrestre Enterprise. Perché ci state attaccando?»
La matrice di traduzione ci mise qualche minuto ad agganciarsi.
«….pericolo per il nostro pianeta.»
«No, no!» esclamò Travis. «Veniamo in pace. Siamo esploratori.»
Finalmente il volto di un umanoide dalla pelle arancione e lunghe orecchie apparve sullo schermo. «Non mettiamo in dubbio la vostra buona fede, signor Trevismaivuedertimoniere. Ma abbiamo rilevato a bordo la minaccia numero 543210boom. Il vostro vascello deve essere distrutto.»
«No, no, aspettate! Di cosa state parlando?! Quale minaccia?»
«Si tratta di un parassita molto infettivo, che provoca comportamenti sconvenienti e il sonno perenne. Non possiamo permettere la diffusione di quella malattia.»
Travis sospirò. «No, il nostro medico è alla ricerca di una cura. E poi guardate me, io non sono stato infettato. Il dottore sta cercando di capire perché. Se troveremo una cura, voi stessi potrete beneficiarvi.»
L’umanoide arancione esitò un istante, quindi si girò verso quella che doveva essere una postazione tattica. Quindi tornò a parlare a Travis: «Vi diamo cinque ore. Poi dovremo distruggere la nave.»
Mayweather annuì. Non poteva fare altro. Ma come aveva detto a Phlox, il timone era l’ultima delle loro preoccupazioni.

Travis Mayweather avanzò lentamente, in punta di piedi. Doveva mimetizzarsi con le paratie, essere invisibile.
Non poteva farsi sentire.
Quella era l’ultima occasione.
L’ultima possibilità di salvare l’Enterprise e il suo equipaggio.
Girò l’angolo.
Il bastardello era lì, dava le spalle al timoniere, seduto sul pavimento che mangiucchiava tranquillamente un panino che probabilmente aveva rubato in mensa.
Quell’infida, perfida, schifosa palla di pelo chiaro, con le sue cinque zampette paffute e quelle antenne che avrebbe avuto voglia di strappare…. ma non poteva assolutamente farla fuori.
Si avvicinò lentamente.
Non poteva farsi notare o sarebbe scappata: era talmente veloce che sarebbe stato difficile recuperarla.
Bastava mettere una mano sul suo corpicino morbido e rovesciarla a pancia in su. Allora sarebbe stata innocua e avrebbe potuto addormentarla. O almeno così gli aveva detto il dottor Phlox.
Travis allungò la mano. Ce l’aveva quasi fatta….
La creatura si girò. Lo vide. Rizzò le zampine, tese le antenne e guardò il timoniere con occhi sgranati di paura.
«Calmo….» disse lui. «Non voglio farti male.»
Il pelo della creatura si rizzò di paura, facendolo sembrare un batuffolo di pelo.
Travis fece per prenderla delicatamente per il dorso, ma la creatura svicolò indietro, finendo in un angolo tra due paratie.
«Tranquillo…. non ti farò male.»
La creatura iniziò a vibrare.
«No….» Travis scosse la testa. «Calmati….»
La vibrazione si fece più forte….. sempre più forte….
BOOOOOM!
Travis fece appena in tempo a coprirsi il volto con un braccio.
Fu investito da una pioggia di detriti organici. Sentì pezzi di ossa ferirgli la pelle esposta e sangue rosso bagnargli la divisa. Quando abbassò il braccio, il piccolo essere peloso non c’era più. Le paratie erano ricoperte di frammenti di ossa, interiora e quant’altro formasse quello schifoso bastardello. Travis scosse una mano per togliersi di dosso un’orecchietta pelosa che si era appiccicata al dorso.
«Dannazione….» sussurrò. Questo non ci voleva. Premette l’interfono: «Mayweather a  Phlox.»
«Guardiamarina, l’ha trovato?»
Travis sospirò. «Sì…. Ma è esploso.»
Il medico rimase in silenzio per qualche istante. «Allora dobbiamo trovare un’altra cura. E in fretta.»
Mayweather si appoggiò alla paratia e si lasciò scivolare a terra. Quale altra cura potevano trovare? Mancava poco più di un’ora all’ultimatum e i paciocchini erano finiti. Nonostante ciò, gli sembrava perfino che fossero più di quelli che potevano essere. Li aveva inseguiti in giro per la nave per quasi quattro ore. Cosa poteva fare ora? Era solo un timoniere. Non un medico, né un biologo. Chiuse gli occhi.
Rimase così per alcuni minuti.
Iniziò a sentire i pezzi del paciocchino scoppiato che cadevano dalla sua pelle, colando sul pavimento.
–Che schifo….– pensò. Aprì gli occhi, pensando di chiedere a Phlox di dargli un incarico, qualsiasi cosa fosse.
In quel momento, pensò che la stanchezza gli stesse dando le allucinazioni.
I pezzi del paciocchino – sangue, ossa, orecchie, pelo…. – stavano riconvergendo verso il punto dell’esplosione.
«Sto impazzendo.» sussurrò Travis.
I pezzi si stavano pian piano riassemblando e, in pochi minuti, il paciocchino era di nuovo intero.
«Non posso crederci.» ripeté il timoniere. Prese il paciocchino per il dorso e gli fece velocemente l’iniezione per addormentarlo. Si alzò, premette l’interfono: «Mayweather a Phlox. Ho il paciocchino.»

«È certo che sia meglio provarlo prima sul capitano?»
«Abbiamo poche scelte, signor Mayweather.» disse Phlox. «Non tempo per tirare a sorte, e so quale sarebbe la scelta del capitano Archer.»
Travis non poteva dargli torto.
Phlox appoggiò l’ipospray al collo di Archer e lo attivò.
I due uomini attesero alcuni secondi con il fiato sospeso, poi Archer aprì lentamente gli occhi. «Che mal di testa….» sussurrò. Si coprì gli occhi con un braccio, qui lo scostò e guardò Phlox e Travis in piedi che lo fissavano. «Cos’è successo?» Aveva il vago ricordo di aver fatto qualcosa di completamente avventato con Donna O’Neill. No, doveva essere solo un sogno.
«Ha preso un parassita, ma….» Travis lanciò uno sguardo allo schermo sopra il letto. I parassiti stavano scomparendo. «Phlox ha trovato una cura.» Sorrise. «Capitano, deve venire subito in plancia.»
Archer si alzò a fatica. Si girò verso Phlox per ringraziarlo e vide O’Neill sdraiata sul lettino accanto al suo. Sentì la pelle d’oca. «Cos’è successo a D.O.?» chiese.
«La stessa cosa che è successa a lei, capitano.» rispose Phlox. «E al resto dell’equipaggio. Ora ascolti il guardiamarina Mayweather, o i miei sforzi per trovare questa cura saranno vani.»

«Siamo usciti dallo spazio dei Scovistani.» disse Mayweather.
Archer annuì. «Ottimo lavoro, Travis.» Si girò verso Phlox, che pochi minuti prima era arrivato in plancia per spiegare ai Scovistani, gli alieni che avevano minacciato di distruggere l’Enterprise, come aveva trovato la cura e come funzionava. «Credo che possiamo passare a svegliare l’equipaggio.» Mise una mano sulla spalla del timoniere. «Resista ancora qualche minuto, guardiamarina. Le manderemo un sostituto al più presto.»
Lui sorrise. «Non c’è problema signore.»
Archer si girò verso D.O. che, seduta alla postazione tattica, fissava il pavimento.
«O’Neill?»
Lei trasalì e, quando alzò lo sguardo, arrossì completamente.
«Dia una mano a Mayweather.» le disse. Quindi entrò nel turboascensore con Phlox. «Dottore, come eravamo messi a livello di anticoncezionali?»
«Avevano fatto il richiamo mensile quasi tutti.» disse il medico.
«Quasi?» chiese Archer, mentre il turbo ascensore si muoveva verso il ponte B.
«Diciamo solo che non dovrebbero esserci problemi.» Phlox sorrise leggermente. Naturalmente erano esclusi T’Pol e Tucker. Il problema, però era un altro. Non avevo potuto praticare l’iniezione mensile al tenete Reed, dato che era sotto dosi massicce di farmaci per un’allergia, e al guardiamarina Sato, che doveva fare il richiamo due giorni prima, proprio quando era iniziata l’emergenza.
«Be’, se sono pochi» disse Archer. «non dovrebbe essere un grosso problema.»
Phlox non rispose. Premette il pulsante di apertura della stanza di Malcolm Reed. «Il problema è questo.» disse.
Archer rimase in corridoio, pronto ad intervenire in caso di emergenza. Ma una cosa gli era chiara: non voleva entrare negli alloggi dei suoi ufficiali e trovarli in atteggiamenti decisamente inappropriati.
Si schiarì la voce. «Quale?» domandò a Phlox. –Dannazione, che cosa diavolo abbiamo fatto io e D.O.?!– si chiese. Ma lo sapeva benissimo. Incrociò le braccia.
«Vedremo col tempo.» disse Phlox, uscendo.
«Andiamo a svegliare Trip e T’Pol, prima.» disse Archer, dal corridoio. «Ho bisogno di loro due.»
Phlox annuì e lasciò Hoshi e Malcolm al loro sonno. «Per curiosità, cosa le fa pensare che siano assieme?»
Archer si bloccò in mezzo al corridoio. «Cosa?!»
«No, stia tranquillo, capitano. Sono in effetti assieme. Ma non è così ovvio.» Il Denobulano sorrise. «Sa, credo sia questo il problema delle società monogame.» disse. «Comunque devo ammettere che tutto questo girare di feromoni mi ha fatto ricordare le gare di fertilità di Octran. Gliene ho mai parlato, capitano?»
«Una volta me ne ha accennato.» disse sbrigativamente Archer. Mentre camminavano verso l’alloggio di T’Pol, si chiese se fossero in effetti lì o erano finiti altrove. Se T’Pol fosse stata minimamente in sé, avrebbe scelto la sua stanza, dato che c’era un letto più grande: era logico. Sperò solo che l’influsso dei paciocchini fosse stato più ritardato sulla Vulcaniana.
Si fermò sulla soglia, attendendo in caso Phlox avesse avuto bisogno di aiuto.
Probabilmente, se T’Pol aveva avvertito qualche sintomo così come se li ricordava lui, non ci aveva fatto troppo caso: in fondo era con Trip.
Lei era ancora addormentata sul letto, molto probabilmente interamente nuda sotto la lieve protezione del solo lenzuolo. Trip era steso accanto a lei, prono, nelle stesse condizioni.
Phlox appoggiò l’ipospray sul collo di T’Pol.
T’Pol si svegliò quasi subito. Vide il medico vicino al suo letto e si tirò a sedere di scatto. «Che cos’è successo?» chiese. Poi recuperò il lenzuolo per coprirsi.
«Che cosa ricorda?» chiese Phlox, mentre caricava nuovamente l’ipospray per iniettare la cura a Tucker.
«Ricordo che avevo parecchio caldo. Poi è arrivato il comandante Tucker e….» Si girò verso di lui, che poté notare che le sue guance erano diventate leggermente verdi. «Ma che cosa è successo?»
«Siete stati infettati tutti da un virus che ha portato a uno stato di eccitazione generale.» disse Phlox. «Tutto l’equipaggio dell’Enterprise ha avuto una movimentata nottata di sesso.» Premette l’ipospray sul collo di Trip.
Lui si girò sul fianco e sbadigliò. «Mhmpf…. wow….» sussurrò. Poi aprì gli occhi e si trovò di fronte un sorridente Phlox. Si mise a sedere urlando. Tirò il lenzuolo di scatto verso di sé e T’Pol, che era aggrappata al lenzuolo stesso, gli arrivò addosso.
«Che diavolo è successo?!» esclamò Trip.
«Tranquillo, comandante.» disse Phlox, passando il tricorder vicino a lui. «Ha avuto una bollente notte con T’Pol.»
«E lei perché è qui?»
«Era un virus.»
T’Pol tirò leggermente il lenzuolo per  cercare di coprirsi. «Un virus?» chiese la Vulcaniana.
«Era latente nei paciocchini patragani. Crea eccitazione sessuale e quindi uno stato di sonno profondo.»
«Ancora loro!» esclamò Trip. «Saranno anche tipi simpatici, ma sono troppo casinisti. Io c’ho paura.»
Archer era in corridoio, ma poteva sentire più o meno tutto. Si coprì gli occhi con una mano. Non era convinto che volesse sapere cosa lui e O’Neill avessero fatto. –Credo che la prossima volta che incontriamo i Patragani, giriamo la nave e scappiamo più veloce che se fossero Klingon.–
Phlox uscì dall’alloggio. «Loro due stanno bene. Andiamo, ho altri ottanta marinai da svegliare.»
T’Pol guardò Tucker, che ricambiò lo sguardo. «C’era qualcosa che non andava.» Le sorrise. «Non hai voluto che sistemassi l’uniforme nella panca.»

Jonathan Archer sorrise a Mayweather, quando lo vide arrivare in plancia alle 8:01.
«Mi scusi per il ritardo, capitano.» disse il giovane timoniere.
«Nessun problema.»
Mayweather diede il cambio ad Hutchison. «Devo informarla che Phlox ha scoperto il motivo per cui non ho preso il virus. Ho un anticorpo, ma era molto debole ed è stato difficile trovarlo. Sono stato in contatto con una creatura simile a quelle, da bambino. Non lo ricordavo, ma quando Phlox me ne ha parlato, poi mi è tornato in mente.»
«Il vantaggio di essere uno spaziale.» disse Archer. «Inoltre Phlox mi ha detto che è riuscito a prendere un paciocchino prima che esplodesse.»
Travis si girò verso il capitano. «A dire la verità è esploso.» In effetti nella fretta si era dimenticato di precisare quel particolare. «Poi…. è strano da dire, ma si è ricomposto.»
«Cioè, i pezzi sono tornati indietro e si è ricreato il paciocchino?»
Mayweather annuì. «Sì, capitano.»
Si scambiarono uno sguardo.
Archer premette l’interfono. «Archer a O’Neill. Venga subito sul ponte, prenda il timone.» Poi disse agli ufficiali di plancia: «Travis, Malcolm, T’Pol, con me.»
Scesero di corsa verso la discarica, mentre Archer chiamava Trip. Quando arrivarono, Tucker era già all’opera a smontare uno dei pannelli di ispezione.
Quando lo sfilò, i timori di Archer e Travis furono confermati. La discarica era piena di piccoli, allegri, sazi, saltellanti paciocchini patragani.
«Porca….» sussurrò Trip.
A quel punto i paciocchini, come fossero stati un unico organismo, si girarono verso di lui.
«NO!» esclamò Archer.
Un centinaio di paciocchini iniziò a tremare.
Tucker si affrettò a chiudere il portello…. ma non abbastanza velocemente.
«GIÙ!» urlò Archer.
La detonazione di un centinaio di pallette di pelo aprì le paratie interne della discarica.
Quando la pioggia di rifiuti cessò, cinque ufficiali della Flotta Astrale, fortunatamente illesi ma decisamente sporchi, si guardarono sospirando.
Tucker si passò il dorso della mano sotto il naso. «Gente, siamo nella merda.» Fece un lieve sorriso. «Letteralmente.»

FINE

(18 ottobre 2009)

Ispirato dalla fenice di “Save Enterprise”:

*******

Il feedback positivo e/o costruttivo è benvenuto su xmcarter@email.it

Pubblicato 18 gennaio 2011 da MicioGatta in Enterprise, fanfic, I Naviganti, Star Trek

2 risposte a “I Naviganti 13: Teneri Paciocchini (racconto su Star Trek: Enterprise)

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  1. Pingback: I Naviganti « Fabuland

  2. Carinissimo! E mi piace moltissimo il modo in cui tu tratti la normalità della vita a due di Trip e T’Pol.

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